The Furies

Regia – Tony D’Aquino (2019)

Allora, è successo che la vostra blogger preferita si è innamorata di questo rozzo, violentissimo e lurido survival australiano e vuole che tutti lo vedano, e ne parlino, e se ne innamorino a loro volta, perché era più o meno dai tempi di The Descent che non uscivo da un film così entusiasta e caricata a pallettoni.
Poi un giorno dovremo cominciare a quantificare il contributo dato dall’Australia al cinema dell’orrore; ho sempre l’impressione che venga sottovalutato, e non si dia mai la sufficiente rilevanza a questa terra meravigliosa che sembra stata creata apposta per fungere da ambientazione all’horror, in ogni sua forma, ma soprattutto quei film tutti girati in esterni, e possibilmente in pieno sole, per godere appieno della bellezza selvaggia dei luoghi.
Ecco, se vi piacciono gli horror diurni, tutti giocati sulla gestione di immensi spazi aperti, dove si combatte metro dopo metro per la sopravvivenza, anche voi vi innamorerete di The Furies. Se poi non potete resistere al gore artigianale, quello fatto bene, sempre in campo, che non distoglie lo sguardo neppure di fronte al più estremo dei dettagli, allora siete fregati: dopo averlo visto, sarà impossibile pensare ad altro.

Kayla (Airlie Dodds) è una ragazza epilettica che, una sera, ha una brutta litigata con la sua migliore amica. Le due si separano e vengono rapite e drogate.
Quando Kayla si risveglia, è all’interno di una cassa da morto, abbandonata in un bosco. Scoprirà di non essere sola: insieme a lei ci sono altre donne, tutte arrivate lì nella stessa maniera, ma non solo; per il bosco si aggirano anche degli individui mascherati che danno la caccia alle ragazze, e le uccidono nelle maniere più atroci mai concepite da mente umana. Oltre a dover ritrovare la sua amica, Maddie, Kayla dovrà sfuggire a questi energumeni e cercare di capire se le altre vittime di quello che sembra un gioco malato, sono alleate o avversarie.
Le varie recensioni di The Furies in cui mi sono imbattuta parlano quasi tutte di un misto tra Battle Royale, Hunger Games e Non Aprite quella Porta, con un pizzico di The Running Man a condire il tutto.
Non c’è nulla di falso in paragoni del genere, eppure io non ho pensato a questi film in particolare, anche se sì, c’è un gioco a cui le ragazze partecipano loro malgrado, e sì, gli assassini che le inseguono sono mascherati come alcune delle icone più o meno note dello slasher (occhio alla presenza del barbagianni di Deliria), tra cui, com’è ovvio Leatherface. La mia mente è andata al già citato The Descent e a Hostel, perché del primo condivide l’idea di utilizzare un cast quasi interamente femminile e di trasformare i personaggi in belve scatenate; c’è persino una scena in cui D’Aquino paga un tributo diretto al film di Marshall. Dal secondo ruba un po’ la faccenda del voyeurismo online, ma ne migliora dinamiche e svolgimento.

Il titolo rimanda elle erinni, le personificazioni femminili della vendetta nella mitologia greca, che a Roma diventano, appunto, furie, e se magari leggendo la trama il collegamento tra queste figure e il film non è subito evidente, basta adottare il punto di vista di D’Aquino sulla sua protagonista, Kayla, per capire che The Furies non racconta di un gruppo di ragazze contro una squadra opposta di brutti ceffi armati di accette e falci, ma della metamorfosi di una donna in una furia vendicatrice, attraverso la violenza, il sangue e la morte.
Kayla, accusata da Maddie all’inizio del film di essere così vigliacca da non avere neppure il coraggio di fare un graffito su un muro, Kayla, bloccata dall’epilessia e quindi marchiata subito dalle sue compagne di sventura come sacrificabile (il “maiale più lento” in una caccia), si trasfigura, perde la propria identità lasciando al suo posto la vendetta incarnata.

Che sì, non è un concetto nuovo nell’horror, specialmente nel survival e nello slasher, dove la final girl di solito è costretta a tirare fuori delle risorse che non sapeva di avere, eppure di rado è stato sviluppato in maniera così viscerale e spontanea, privandolo di ogni forma di sovrastruttura psicologica: The Furies è uno di quei film che, nella loro brutale semplicità, arrivano dritti al punto, senza riflessioni, senza voler fare sociologia spicciola o dover per forza giustificare la violenza con sotto testi politici. Niente di tutto questo; The Furies è diretto, è esplosivo, è azione pura, è la nuda essenza del survival, come soltanto negli anni ’70 poteva essere; è un’opera che esce una volta ogni quindici anni e cresce col tempo e con le ripetute visioni (io sono già a quattro, per esempio), e ogni volta sbalordisce più di quella precedente.

D’Aquino è un esordiente, e quindi non ha alcuna paura, si lancia sfrontato in questo incubo che viaggia a 200 all’ora, e vedere un regista così impavido è un gran sollievo, perché siamo troppo abituati a un cinema innocuo, che pare prefabbricato per strizzare l’occhio a ogni tipo di pubblico, per non scontentare nessuno, per creare, a volte, controversie ad arte che in realtà controversie non sono; ecco, The Furies rischia di essere controverso sul serio, ma ha la forza prodigiosa, oggi, di fottersene, e io ammiro tantissimo D’Aquino per questo. Certo, magari può permettersi di essere così spudorato in quanto rivolto a una nicchia di spettatori che non svengono di fronte a un occhio cavato con un cucchiaio, e vi assicuro che è il dettaglio meno orrendo che vi capiterà di vedere in 80 minuti scarsi.
Ma non è solo perché non si tratta di un film destinato a un circuito per forza di cose limitato: anche nell’ambito strettamente horror, una roba così carica di rabbia, ferocia e crudeltà non la si vede spesso.

Ha dei difetti? Certo che li ha, soprattutto in sede di scrittura, dove qualcosina scricchiola nel finale e non tutto torna, ma poi il meccanismo del gioco, svelato circa a metà del film, è così entusiasmante, ben gestito e teso, che ci si passa sopra volentieri, anche perché si spera in un seguito a breve;  l’universo narrativo messo in piedi da The Furies apre infatti a scenari vastissimi, a possibilità di andare avanti nella storia di Kayla pressoché infinite.
Non c’è neanche bisogno di invocare un budget superiore: D’Aquino, e il suo direttore della fotografia Garry Richards, anche lui alla sua opera prima (mortacci sua) hanno dimostrato di poter fare del grande cinema con tre lire.
L’unico problema è che non ci sono i sottotitoli in italiano e quelli in inglese sono tradotti in maniera pedestre. Ma, anche qui, non preoccupatevi, perché Ilgiornodeglizombi è da sempre in prima fila nella diffusione dell’arte e della cultura, e quindi i sottotitoli in italiano li ho fatti io.
Se li volete, contattatemi in privato e sarete accontentati. Basta che vediate il film e vi innamoriate anche voi.

22 commenti

  1. Lo avevo notato da tempo, ma come hai detto tu causa mancanza sottotitoli lo lasciato da parte,
    poi mi e’ arrivata la notifica del canale Shutter con un trailer, e ho incominciato a disperare.
    Lucia, mi puoi mandare gentilmente i sottotitoli 🙂

    ps: trailer non consigliato ai deboli di cuore

    1. Mi serve la tua mail per mandarteli 😉

      1. e dove li mando? a quale indirizzo? 🙂

          1. Scaricato :),
            e’ compatibile con la versione AMZN?

            grazie 🙂

          2. confermo, sono compatibili con quella versione,
            magari dopo la visione li sincronizzo meglio, ci sono delle frasi che vengono visualizzate prima o dopo.

            ps: ma li hai fatti tu ho trovati?

            grazie ancora 🙂

          3. Li ho tradotti io!

          4. bene, ottimo lavoro, poi te l’invio sincronizzati meglio 🙂

            stasera mi godo la visione e poi lascio un commento 🙂

      2. Lucia non riesco a trovare la tua email nel tuo blog,
        non voglio inserire la mia qui, ma in privato

        ps: ma quando scrivo un commento devo inserire l’email, tu non riesci a vederla?

  2. scusate, il canale e’ Shudder, non Shutter come avevo scritto :

  3. Ok, ora hai la mia più completa attenzione. Spero vivamente che esca in Italia.

  4. Anche a me interessano i sottotitoli 😊👍

    1. Li trovi in uno dei commenti qui sotto! 😉

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Arrivo or ora (titolo bello tosto, vedo, tipicamente aussie), approfitto anch’io e ringrazio! 😉

        1. Tostissimo! E da vedere lontano dai pasti 😀

    2. Grazie Lucia, mi hai rovinato, sicuramente non dormiro’ sereno per almeno un mese.
      Ma ne valeva la pena, era da molto che non mi spaventavo e disgustavo cosi.
      L’Australia sa essere bella con i suoi panorami mozzafiato ma sa anche ucciderti (in senso letterale).
      Credo che gli concedero’ un’altra visione, ma non immediata.
      Aspetto i seguiti e magari una serie tv.

  5. CRISTINA GHIRARDELLI · · Rispondi

    Ciao Lucia oltre ai sottotitoli vorrei sapere dove trovare il film…grazie

    1. Lo puoi trovare soltanto tramite i soliti canali perché è del tutto inedito in Italia e non credo che arriverà mai da queste parti.

  6. Mi mancava da un po’ un film del genere! Bello.
    Peccato solo che le recensioni le leggo dopo aver visto i film, e così mi son perso la comodità dei sottotitoli… Grazie mille comunque per il lavoro svolto a farli!!!

    1. Figurati! Magari un giorno replicherò!

  7. Un vero gioiello!.. grazie per i sottotitoli 😊👍

    1. Felicissima che ti sia piaciuto!

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