2017: Bilancio di un anno di horror

Mi piace cominciare questo consuntivo dell’anno che sta per concludersi con un’immagine di Jason Blum (nella foto con la sempre apprezzata Lin Shaye) perché nel 2017 mi sono sentita dare più volte della leccaculo prezzolata al soldo del produttore americano (troll pakata da Jason Blum!1!1!1), come se lui sapesse che io esisto e, qualora lo sapesse, fosse disposto a pagarmi per scrivere delle recensioni in suo favore, o come se io avessi un qualunque vantaggio morale o materiale per parlare bene di lui, a parte attirarmi addosso l’odio degli appassionati duropuristi che in effetti è un vantaggio di un certo peso.
Sì, per molto tempo non ho avuto una grandissima opinione del suo lavoro e sì, ho cambiato idea nel corso del tempo, come credo sia lecito poter fare. Penso ancora che la Blumhouse sia una catena di montaggio che sforna cose buone e meno buone, ma ciò non toglie nulla alla genialità del personaggio.
Cosa ci azzecca tutto questo con il bilancio del 2017 in campo horror? Tutto, perché se questo è l’anno in cui l’horror ha incassato di più nel corso della sua intera storia, lo si deve a una sola persona, ovvero Jason Blum e non solo perché molti degli horror con considerevoli guadagni siano stati sfornati dalla sua casa di produzione, ma soprattutto perché, nel corso degli anni, ha inaugurato una formula che poi è stata copiata con successo da altri e come conseguenza più evidente ha avuto l’impennata di incassi registrata quest’anno. Come conseguenza meno evidente ha avuto IT, ovvero il più grande incasso della storia del genere, ovvero uno degli horror migliori dell’anno (odiatemi, grazie), un film figlio in tutto e per tutto della filosofia di Jason Blum, anche se generato dalla New Line, che a tale filosofia aveva già attinto in passato, quando è andata a pescare James Wan (resuscitato proprio da Blum con Insidious) e ha finanziato The Conjuring, dando vita all’universo condiviso dei Warren, che al momento consta di quattro film, tutti comportatisi molto bene al botteghino.

Da Jason Blum arriva anche Get Out, che nella classifica dei Cahiers Du Cinema (l’ultimo branco di cretini, giusto?) sta al quarto posto e in quella di Sight and Sound del British Film Institute (altro branco di cretini) addirittura al primo. Ma non solo, il caro Blum piazza altri due successi di pubblico e critica da non sottovalutare: Split, dell’altro riesumato Shyamalan, e Happy Death Day. Insomma, io lo so che rosicate, ma Blum vince sempre a mani basse, e non solo da un punto di vista commerciale, ma anche artistico, tanto che, di fronte a una perla come Get Out, si sono dovuti arrendere anche i suoi più accesi detrattori, rendendogli l’onore delle armi, per poi tornare a sputare sopra tutto l’horror mainstream, colpevole di avergli rotto il giocattolino di nicchia con cui si sentivano parte di una setta di incompresi.
Io non so se significhi qualcosa, ma sono andata a rivedermi le classifiche di fine anno da quando ho aperto il blog, ovvero nel lontano 2011 e ho scoperto un dato interessante: se nella prima classifica ho fatto fatica a trovare tre film da inserire, già a partire dal 2013 ho dovuto ampliare la lista a più film, fino ad arrivare ai 20 dell’anno scorso. O mi sono rincoglionita io (possibilissimo) o l’horror sta bene e vi saluta tutti. E vi saluta non più da qualche oscuro angolo della rete, ma dalle riviste più quotate di cinema, dai multisala, addirittura dai Golden Globe (che Get Out sia stato infilato nella categoria commedia, è un’offesa che grida vendetta, ma nulla toglie al fatto che lassù ci sia arrivato) e forse dai prossimi Oscar.

Se il 2017 è stato un anno molto più ricco del 2016 per il cinema al di là dei generi specifici, a me non pare che ci sia stata una grossa differenza in ambito strettamente horror. So che molti hanno lamentato una flessione nell’anno passato rispetto a questo, ma credo sia dovuto al fatto che nel 2016 è uscito un film di James Wan e ai duropuristi qualunque annata che veda la presenza di un film di James Wan, responsabile secondo loro della morte dell’horror, fa schifo per principio. Io, che duropurista non sono e apprezzo l’horror mainstream quanto quello indipendente cercando di valutare i singoli film, credo che la qualità dell’offerta complessiva sia sempre molto alta e, se qualcosa è mancato, è il capolavoro vero e proprio. Ma quello, sempre a mio parere, manca dal 2014, da Babadook, per essere precisi, ed è anche vero che il capolavoro assoluto capita una volta ogni tot anni e non ne farei un dramma.

Forse il 2017 ha solo esasperato una tendenza avvertibile da parecchi anni, quella che ha fatto delirare qualche critico poco avveduto di post-horror: molti di quelli che critici e appassionati hanno considerato gli horror migliori dell’anno sono difficili da ascrivere con serenità assoluta al genere. Questo non perché esista qualcosa come il post-horror, ma perché il cinema dell’orrore, quando è in forma smagliante (e non è mai stato così in forma) trasmigra e si mimetizza negli altri generi, ipnotizza e affascina gli autori che di solito non lo frequentano. Metaforicamente, è come quelle liceali bruttine dei film americani a cui tolgono gli occhiali e diventano bellissime, anche se lo erano sempre state e bastava solo che qualcuno si accorgesse di loro.
Il linguaggio del genere è filtrato in luoghi insospettabili e il risultato è che molti hanno indicato come horror dell’anno The Killing of a Sacred Deer, che non è un horror, ma va bene: è un film bellissimo ed è giusto che se ne parli fino allo sfinimento.

Per quanto mi riguarda, i due film più amati dagli appassionati mi hanno, parzialmente in un caso e totalmente in un altro, delusa. Sto parlando di The Void, di cui potete leggere la recensione in cui ho cercato di spiegare perché non mi sia piaciuto e, soprattutto, di It Comes at Night, su cui neppure ho ritenuto necessario sprecare due righe perché rappresenta tutto ciò che odio del nuovo cinema horror indipendente. L’unica cosa che ho ricavato dal film di Trey Edward Shuts è stata una noia mortale, e non perché sia un film lento; io di solito i film lenti li apprezzo e uno di quelli che ho amato di più quest’anno è stato A Ghost Story, che è di una lentezza in alcuni punti addirittura (e volutamente) esasperante, ma è anche, lui sì, un capolavoro, e lo è proprio per come dilata i tempi a dismisura. La noia, nel caso di It Comes at Night, deriva dal fatto che il film non racconta niente, ma lo racconta con la prosopopea delle verità rivelate. Il risultato è che tra me e gli altri appassionati del genere il divario si allarga di giorno in giorno e credo diventerà presto un abisso.

Una vera e propria classifica, quest’anno, non mi sento di farla. Posso darvi una manciata di titoli in ordine sparso e poi rivelarvi quello che è stato il mio horror preferito, scelta effettuata dopo lunghe e strazianti riflessioni. Procediamo, dunque:

IT – Sapevate che lo avreste trovato e non credo di dovermi giustificare perché mi è piaciuto. È un film pensato per il grande pubblico e io non se vi aspettavate bambini sventrati in primo piano o orge tra minorenni. Barcamenandosi tra tutta una serie di compromessi che avrebbero rotto le ossa a gente più esperta e famosa di lui, Muschietti ha portato a casa un grande adattamento e  se per qualcuno è tvoppo mainstveam ce ne faremo una ragione. Alla New Line stanno piangendo e si stanno asciugando le lacrime con biglietti da 100 dollari. Fate voi.

Mother! – Forse è il film più odiato e controverso dell’anno, perché l’ambizione va sempre bastonata, bisogna volare basso e il cinema deve essere piccolo piccolo come i suoi spettatori. È il primo della lista di quest’anno che si fa fatica a considerare horror, ma negli ultimi venti minuti tira certe mazzate che è quasi impossibile non pensare a una forma di orrore, magari non tipica, ma di sicuro potentissima.

Tonight She Comes – Con buona pace di The Void, è questo lo splatterone dell’anno. Un tale bagno di sangue da annegare per un film totalmente privo di pudore e vergogna.

A Dark Song – Dall’Irlanda, un film con due attori in una casa che diventa stregata grazie alla loro presenza, una storia sul perdono, un incubo che diventa un sogno.

Brimstone –  Anche questo, è un horror vero e proprio? Non che mi interessi granché: mi ha fatto stare malissimo e mi basta e mi avanza.

Personal Shopper – Annata splendida per i fantasmi, questa. E se A Ghost Story, nonostante la presenza di uno spettro, non può essere inserito nella categoria horror neanche a forza, il film di Assayas è un horror nel suo intimo, è anche tante altre cose, tutte bellissime.

The Devil’s Candy – Il metal, un padre e una figlia, un killer che fa paura e tristezza in egual misura, una colonna sonora da urlo e una delle scene (quella dell’altalena) più impressionanti dell’anno. Questo è un horror puro e fiero di esserlo.

Raw – Dalla Francia una regista da tenere d’occhio e un’opera di intelligenza sopraffina, con un paio di dettagli rivoltanti che fanno sempre la loro porca figura.

Get Out – Sia lodato Jason Blum, sempre.

Thelma – Forse è l’horror (?) che mi ha emozionata di più, alla faccia della freddezza dei film del Nord Europa.

La Cura dal Benessere – Anche questo lo avete odiato perché, dite, non ha una sceneggiatura. Io dico che il gotico puro non ha bisogno di meccanismi perfetti per funzionare, ma solo delle suggestioni giuste. La Cura del Benessere è pieno di suggestioni ed è una gioia da guardare.

Per concludere, ecco il mio horror preferito del 2017: è una produzione Netflix, è di un regista che non mi ha mai delusa e si è dedicato all’horror sin dall’inizio della sua carriera; l’ho sempre difeso, qualunque cosa abbia fatto, soprattutto quando è stato bersaglio dei soliti duropuristi perché ha lavorato con Blum per due film. Il regista è Mike Flanagan e il film è la trasposizione impossibile de Il Gioco di Gerald.

Ci sono stati altri ottimi film dell’orrore nel corso dell’anno, ma questi sono quelli che mi hanno dato qualcosa in più rispetto agli altri. Split e Cult of Chucky sono fuori di pochissimo, per esempio. Non mi sento di dar loro un ordine preciso perché, per un motivo o per l’altro, mi sono entrati nel cuore tutti allo stesso modo. Tranne uno, ovviamente, che se ne sta solo soletto nell’olimpo e che il cuore me lo ha spappolato.
E per il 2017 è tutto. Chiudiamo le trasmissioni e prepariamoci a un altro anno di horror da trascorrere insieme, sempre che vi vada.
Buon anno a tutti.

 

23 commenti

  1. grandissimo pezzo e grande classifica! alcuni titoli devo ancora recuperarli, ma già solo per aver inserito ‘la cura dal benessere’ ti farei una statua 😀 buon anno e a rileggerci! 😀

    1. La cura del benessere è piaciuto a pochi, ma buoni 😀
      Buon anno anche a te!

  2. SaulVerner · · Rispondi

    Grazie della classifica, preziosissima. Non ne ho visto ancora uno (!), eccetto “Il gioco di Gerald”, che in effetti è un buon film.

    Non abbiamo sempre gli stessi gusti in fatto di film, ma trovo sempre ottime le tue recensioni, molto ragionate, molto critiche come dovrebbero essere le recensioni ben fatte, un’arte che ormai sembra persa.

    Grazie ancora del lavoro in nome del buon cinema, horror o meno che sia.

    Tanti auguri, Simone.

    1. Grazie a te di leggermi e di non farmi sentire una pazza che farnetica da sola. Tantissimi auguri!

  3. SaulVerner · · Rispondi

    Cara Lucia,
    volevo chiederti un parere su un film che, almeno su IMDB, tutti bistrattano: “Feardotcom” del mestierante William Malone. Secondo te, non ha un qualcosa che si salva? Se non dal punto di vista della sceneggiatura, almeno da quello della messa in scena. Visivamente l’ho trovato ben fatto, e poi io l’ho inteso in un’ottica di allucinazione/delirio, quindi libero da stringenti leggi di logica.
    Tu che pensi?
    Ciao, Simone.

    1. L’ho visto secoli fa a dire la verità. Ricordo che all’epoca non mi era affatto piaciuto, ma sono passati circa vent’anni e io sono molto cambiata da allora. Dovrei rivederlo.

  4. Grandissima!!! Veramente un bell’articolo! Jason Blum sempre sia lodato, ho adorato Split. Buon anno anche a te, con tanto horror 😊

    P.S.
    Ho recuperato giusto ieri Alta Tensione… Ho le ossa rotte.

    1. Grazie, e buon 2018, sperando sia pieno di horror!

  5. La seguiam fin dagli inizi
    proprio lei: Lucia Patrizi!
    Sull’orrore, saggia, insiste
    Jason Blum lo sa che esiste?
    Ne ha un’idea, seppure vaga?
    C’è chi pensa “Lui la paga!”
    ‘Sti cervelli con l’affanno,
    sempre, pure a Capodanno!
    Che voi tutti, brillantoni,
    non rompiate più i coglioni!
    Una cosa vi diremo:
    “Siam con lei e ci resteremo!”

    Piccola dedica in rima per l’ultimo dell’anno (e non preso un soldo da Blum) 😉

    1. Pure la rima baciata! Ma che onore!
      Grazie ❤

  6. Grande Lucia ti seguo da un po’ e grazie a te ho visto bellissimi film. Buon anno

    1. Ciao Cristina (che poi ti chiami come mia sorella!). Spero di continuare a consigliarti ottimi film anche nel 2018. Auguroni!

  7. Il mio horror dell’anno è It, e il mio blog dell’anno è Il giorno degli zombi. Auguri e continua così.

    1. Poi io va a finire che mi monto la testa…
      Scherzo, grazie di cuore e un milione di auguri.

  8. Sembra perciò che l’horror sia finalmente tornato, me lo Auguro davvero, anche se nel 2017, a parte qualche eccezione, molti mi hanno deluso, fortunatamente però nessuno di questi, tutti da recuperare al più presto 😉
    p.s. Buon 2018 🙂

  9. Negli ultimi anni ho notato un aumento di ottimi film horror sia qualitivamente che di quantità. Certo un vero e proprio capolavoro quest’anno non c’è proprio stato (anche se continuo a dire che mother! e La Cura del benessere avevano tutte le carte in regola per esserlo). Spero di poter vedere qualcosa ai livelli di Babadook e It Follows (o anche The VVitch).
    Buon 2018!

  10. Fabrizio · · Rispondi

    Ciao, Lucia
    Sono l’unico che non ha capito qual’è questo film che – ti cito testualmente – “se ne sta solo soletto nell’olimpo e che il cuore me lo ha spappolato”.
    ‘Il gioco di Gerald”?

    1. Sì, è Il Gioco di Gerald! 😉

  11. Fabrizio · · Rispondi

    Beh, ma Flanagan è uno proprio forte.
    La malvagità di ‘Oculus’ me la sento ancora appiccicata addosso…

  12. Cristina · · Rispondi

    Auguri anche a te, Brimstone capolavoro

    1. Già, un film impressionante. Non capisco perché lo abbiano stroncato più o meno tutti.

  13. VITO LIPPOLIS · · Rispondi

    Ciao Lucia,
    grazie per i tuoi articoli e le tue recensioni, sempre interessanti e stimolanti.
    Condivido la lista dei migliori horror dell’anno (tranne forse per Get Out che ho trovato involontariamente comico). Il migliore che ho visto quest’anno è The Wailing di Na Hong-jin (anche se penso sia uscito in patria nel 2016..), veramente notevole
    Continua così

    1. Grazie a te 🙂
      Sì, The Wailing è del 2016 ed è notevolissimo. E se hai trovato Get Out involontariamente comico, sei comunque in linea con i Golden Globe che lo hanno inserito nella categoria comedy 😉

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