The Void

 Regia – Jeremy Gillespie e Steven Kostanski (2016)

Vorrei poter scrivere una recensione piena di entusiasmo su The Void, ve lo giuro, vorrei trovarmi a qui a fare i salti di gioia insieme a tanti altri appassionati, per celebrare l’avvento del nuovo messia della carne e dell’orrore cosmico, ma non è che The Void abbia poi suscitato in me tutto questo delirio estatico. Mi sento anche un po’ stupida e un po’ guastafeste, perché è davvero piaciuto a tutti quelli con cui di solito mi confronto sul cinema horror. E allora deve essere un problema mio.
Però specifichiamo: The Void non mi è dispiaciuto, mi ha solo parzialmente deluso. Si intravedono enormi potenzialità, nel film, ma il problema è che si intravedono e basta. Diciamo pure che intravedere è la parola chiave di tutta l’operazione, salutata come un ritorno a certe atmosfere carpenteriane (non è vero) e fulciane (è vero solo in parte), che però del modo di fare cinema cui si dovrebbe in teoria ispirare, evita l’elemento più importante: la persistenza dell’inquadratura sul dettaglio osceno. Se questo dettaglio osceno si intravede (arieccoci) appena, hai perso la partita ancora prima di cominciarla.

Prima che qualcuno mi salti al collo, c’è sicuramente qualcosa di Carpenter in The Void, ma sono solo gli aspetti più immediati e superficiali che rimandano al Maestro e, nello specifico, la situazione da assedio che è tipica del 90% delle pellicole carpenteriane, e la paranoia crescente che si rifà a La Cosa e al Signore del Male. Sì, c’è anche la colonna sonora sfiorante il plagio, ma ormai questa è una specie di conditio sine qua non di qualsiasi film dal sapore retro uscito nell’ultimo lustro. Per il resto, se si escludono le deflagrazioni gore di The Thing, Carpenter col body horror ha bazzicato poco e c’entra come i cavoli a merenda. Oltre a Fulci (e a Lovecraft) su cui torneremo, le reali fonti di ispirazione di The Void sono i soliti Stuart Gordon, Brian Yuzna e Clive Barker. Una volta posti in chiaro i numi tutelari, The Void si configura per ciò che è: un pastiche con un paio di idee buone e tanta confusione, un film dove i singoli momenti, se considerati a sé stanti, funzionano, ma che a uno sguardo d’insieme, si affloscia come un pallone bucato.

Il primo problema è che The Void non ha una storia, sembra un collage assemblato alla come capita di tante altre storie raccontate meglio prima. Ci si passerebbe volentieri sopra, considerando soprattutto che moltissimi film recenti hanno questa natura di collage di altri film. Anche Turbo Kid può essere considerato un collage. Solo che Turbo Kid ha tanto di quel cuore e tanta di quella conoscenza della materia che la cosa a stento si nota. È come se Gillespie e Kostanski avessero visto in fretta e furia una ventina di pellicole horror degli anni ’80 e, senza alcuno studio effettuato su di esse, senza alcuna rielaborazione a posteriori, si fossero precipitati sul set facendo copia e incolla. Ma non traspare in nessun modo, da The Void, una vera passione per il cinema a cui si sta facendo il verso, come neanche una precisa volontà filologica che, se ci fosse stata almeno quella, si sarebbero evitati gli errori marchiani che costellano il film.

E voi mi risponderete che neanche i film soprannaturali di Fulci avevano una storia. Vero, ma non avevano la pretesa di essere lineari, di procedere dal punto A al punto B e di fingere di raccontare qualcosa, erano l’espressione di un immaginario estremo tramite un’estetica ancora più estrema. The Void non ha queste caratteristiche, se non nella parte finale. Ma, anche lì, c’è l’insistente voce del cattivo di turno che ti spiega tutto per filo e per segno, diventando un po’ fastidiosa e, a lungo andare, anche vagamente ridicola. Le visioni infernali, gli squarci di paura siderale che i due registi ogni tanto si degnano di mostrarci hanno il loro fascino e ci sono alcune sequenze che valgono il tempo speso a guardare il film. Eppure, a me è sembrato che filasse molto più liscia la prima parte che la seconda, forse perché la regia è un po’ più ferma e il montaggio meno isterico, forse perché c’è un’ottima costruzione di un’atmosfera minacciosa e molto vaga, in cui non si capisce quasi nulla e nessuno si mette lì a guardare in macchina e a darti spiegazioni. Ecco, fino a quando la prima creatura (o la prima mutazione) compare, The Void è un bel film. Ed è tragico che il suo maggior punto di forza si risolva nel suo difetto peggiore.

Mi riferisco agli effetti speciali artigianali e agli esseri ripugnanti sparsi per ogni angolo dell’ospedale in via di sbaraccamento dove The Void è ambientato. Sono bellissimi, per carità, o meglio lo sarebbero se i due registi e il montatore ci avessero fatto la cortesia di mostrarli, non dico sempre, ma almeno un paio di volte a tutto campo, magari restando su di loro per più di una manciata di fotogrammi e senza lo sfarfallio continuo delle lampade al neon. Già, magari. Se punti tutto sulla resa visiva di trucco, animatroni e pupazzi, per quale motivo giri e monti come se avessi uno sciame di formiche nei pantaloni?
Io non lo so, chiedetelo a Gillespie, Kostanski e all’esordiente Cam McLauchilin alla postazione Avid.
O forse sì, forse lo so: questi strabilianti effetti speciali fatti alla maniera dei bei tempi che furono non erano poi così strabilianti e, alla resa dei conti, si è dovuto compiere ogni sforzo possibile per camuffarli e fare in modo che si intravedessero.
Spero la risposta sia questa, altrimenti i nostri eroi non hanno alcuna cognizione del linguaggio cinematografico del genere che stanno tentando di imitare per dare il contentino ai fa duropuristi dell’horror.

Il linguaggio sì, quella cosa che andrebbe capita e analizzata a fondo, perché ogni sotto genere dell’horror ha il suo. E il linguaggio del body horror, che sia di natura cosmica o terrena (sono quisquilie) è un linguaggio che sfiora la pornografia. Il che ci porta dritti alla necessità di mostrare tutto nei minimi dettagli. Pensate, che so io, al finale di From Beyond di Stuart Gordon, all’orgia finale di Society o sì, anche alle orrende mutazioni dell’alieno di Carpenter. Quello è horror viscerale. Questo no. Allora io preferisco rivedermi Baskin che, con tutti i difetti, ha almeno il coraggio di tenere ferma la macchina da presa quando si tratta di andarci giù pesante.
Però non è il coraggio che manca ai registi di The Void. Semmai è la competenza.
Poi sì, se volete vedere un filmetto con un po’ di splatter in più della media, qualche intuizione interessante, un paio di sequenze ben girate e un impianto concettuale che, in mano a gente diversa, poteva essere una bomba, accomodatevi. Se però cercate l’horror definitivo, ecco, una pernacchia vi seppellirà insieme a Gillespie e a Kostanski.

17 commenti

  1. grazie Lucia, credevo di essere il solito bastiancontrario… una volta terminato il film, ho mandato mentalmente a cagare tutto l’hype, i fighetti e i bloodydisgusting di questo mondo per averne tessuto le lodi in modo sperticato.
    Stima per Kostanski e Gillespie ma sembra proprio una gara a chi fraintende meglio Fulci, Barker, Lovecraft, Yuzna e tu nonno in carriola (d’accordissimo sul fatto che Carpenter non c’entri nulla).
    PS: magari non interessa a nessuno, ma il creature design di quell’abominio che si (intra)vede verso la fine è preso paro paro da “Blood Pigs”, horror ultra low-budget di Brian Paulin, regista che adoro per la bravura tecnica, l’amore per il genere e l’impegno quasi donchisciottesco che mette nei suoi lavori (guardatevi “Cryptic Plasm” o “Fetus” e venitemi a dire chi capisce meglio la lezione di Fulci e Lovecraft).
    Non ho controllato se il suo nome figura nei credits di The Void…

    1. Cavolo, non ho visto Blood Pigs!
      Di Paulin ho visto soltanto Fetus e sto cercando di recuperare proprio Cryptic Plasm, che ha un argomento che mi interessa da morire.
      Però, adesso che me lo dici, recupero anche Blood Pigs.
      Io certe volte non capisco come si faccia a spingere così tanto un film mediocre.
      E non posso credere che quelli di BD non si siano resi conto di quanto è mediocre.
      Ma ormai io ho quasi smesso di seguirli, se non per le news: il mio nuovo sito di riferimento è Modern Horror, che infatti ha stroncato The Void senza pensarci due volte.

  2. Modern Horror? Mai sentito, grazie per la dritta 🙂
    Non sai quanto il mio cuore stia infartuando di felicitá proprio ora, non capita tutti i giorni di trovare fan del Brian… cmq ecco la storia: Cryptic Plasm lo sto puntando ormai da due anni ma ancora zero tracce, non ha ancora messo fuori il suo brutto muso 🙂
    Nell’attesa recupera Bone Sickness, il primo grande successone di Paulin: è il più bello, vero e sentito omaggio a Fulci mai fatto nell’underground, ha gli zombi con il make-up più de cristo dai tempi di Giannetto DeRossi e la carneficina finale più sfiancante e grottesca dai tempi di… beh, Il Giorno degli Zombi 😀
    Ciao, buon weekend!

  3. Vederlo lo vedrò, è lì che mi aspetta da giorni. Ormai le aspettative sono sotto il minimo sindacale, ma magari in questi casi è un bene 🙂
    Intanto mi hai ricordato From Beyond, me lo devo procurare che non lo vedo da secoli!

    1. Sì, credo che se parti con aspettative basse, alle fine non ti delude. Il problema è essere partiti con l’hype alle stelle…
      E From Beyon è un’altra categoria, ma che dico, un altro sport proprio 😀

  4. Se devo essere sincero pur non avendo realizzando le aspettative che avevo non mi ha colpito cosi negativamente. Si alla fine non è il nuovo avvento del messia dell’Horror e i registi hanno ancora molto imparare ma nel complesso l’ho considerata una visione piacevole. Non concordo che manchi il cuore (vista la caterva di riferimenti) , credo che ai registi il genere piaccia semmai è più probabile che le loro attuali capacità (e probabilmente il budget) non fossero all’altezza delle loro ambizioni.

    1. Ma io non credo che il cuore di un progetto si misuri dalla quantità di riferimenti. Anche Turbo Kid è pieno di riferimenti e ha anche un budget molto basso (credo anche più basso di questo) eppure non fa sfarfallare le luci al neon perché non sa inquadrare un mostro.
      Stessa cosa per Baskin: il budget è ridicolo, eppure nella scena della lunga tortura al poliziotto, la mdp se ne sta bella ferma e tutto è in campo. A me lo splatter, lo sai, interessa fino a un certo punto, ma quando l’obiettivo preciso di un film è quello di essere un body horror, allora non capisco l’impostazione linguistica generale di The Void.

  5. Ogni tanto sei insopportabile.

    Sarà che siam sempre costretti a rapportarci con quel che detto e sentito da altri:
    Capolavoro! -no guarda ha mille difetti
    Merdata! -no guarda ha mille lati positivi
    Mah! -nonostante i difetti, bello
    Mah! -bello, ma i difetti lo rovinano

    Uff, vero, no che non sei insopportabile!

    1. Addirittura insopportabile? Non facevo un post negativo su un film da anni 😀

  6. L’hype c’è, ancora non ho avuto l’occasione di guardarlo… tornerò a rileggerti appena fatto 🙂

  7. Giuseppe · · Rispondi

    Il mio hype non era altissimo, ragion per cui la cosa deve avermi aiutato senz’altro: film senza infamia e senza lode, con omaggi sparsi e buone idee non sempre ben amalgamate fra loro e che non riesce a portare la sua estetica “mostruosa” -anch’io mi aspettavo di vedere un po’ meglio le creature, in effetti, dato che se ne sbandierava la presenza ai quattro venti- fino in fondo riscattandosi parzialmente con quel finale suggestivo. Io lo considererei come una specie di banco di prova per Kostanski e Gillespie, in attesa che correggano il tiro con qualcosa di più maturo e controllato, in presenza di budget un tantino meglio adeguati magari (all’incirca la stessa cosa che penso a proposito di The Creature Below, lovecraftianamente parlando)…

    1. Sì, hai ragione: di sicuro sono promettenti (anche se a me il loro Manborg non era piaciuto più di tanto) e con un controllo maggiore, sia narrativo che stilistico, potranno fare ottime cose, in futuro.
      The Creature Below ha un quindicesimo del budget di The Void, è un film di una povertà così estrema che mi chiedo come abbiano fatto a realizzarlo, ma credo abbia più cuore di questo, anche se esteticamente è molto più brutto 🙂

  8. Ecco: qui in Void abbiamo più o meno lo stesso concetto di “Bornless ones”, solo che il primo è davvero una stanca copiativa de La Casa, con personaggi fighetti e con superstorie e superproblemi cuciti addosso alla cazzo di cane, luoghi comuni a raffica e pezzi di storia raccontati a colpi di spiegone, mentre qui abbiamo rapidità, personaggi che si spiegano per quel che fanno e non per quel che dicono e ai quali ci si affeziona subito, alcune buone idee, belle creature, finalmente un pò di terrore cosmico, tanto ritmo e una bella tensione. Storia caotica e incompleta? Secondo me tutt’altro, anzi assolutamente lineare. Non ci si sofferma abbastanza sui mostri? Forse sì, ma in fondo non importa, il film si regge comunque in piedi molto bene.
    Fulci, bla bla bla, Carpenter bla bla bla, sicuro, Barker in potenza ma non negli effetti, un pò di Lovecraft secondo me, ed è la cosa più bella in assoluto, insieme ad alcuni concetti tanto semplici quanto “potenti”, e che non cito per non fare spoiler.
    Cuore ne ho trovato, il film mi ha intrattenuto dall’inizio alla fine. E’ un capolavoro? no, ma chissenefrega. Ce ne fossero.

    1. Ma tu passi di qui soltanto quando devi sottolineare quanto sei più figo e intelligente di me?

      1. Ah, sì, colpa mia, hai assolutamente ragione. Ho un pessimo modo di dimostrartelo, comunque ti “rassicuro” dicendoti che il tuo è l’UNICO sito di recensioni horror che frequento, e tengo in alta considerazione i tuoi giudizi, che leggo con accuratezza. Direi anzi che questa pagina mi è stata essenziale per quel che riguarda scoprire nuovi titoli misconosciuti. il problema in generale è che ho poco tempo per scrivere, magari leggo gli articoli al volo, e (soprattutto) ho pochissimo tempo di vedere i film. Tanto per dire, ne ho TRENTA messi da parte, molti credo consigliati da te, che non ho mai avuto il tempo di guardare, ed è davvero un peccato. Diciamo che a volte, proprio mancandomi il tempo, mi faccio bastare le tue recensioni, ed è come se quei film me li fossi guardati veramente.
        Tutto questo per dire che quindi ho davvero poco da commentare e che comunque non ti seguo per disprezzarti o aspettando che tu faccia “passi falsi” veri o presunti. Non sono uno stalker ma un “Fedele Lettore”, anche se sì, ne convengo: ho un pessimo modo di dimostrarlo.
        Ieri, per una congiunzione astrale più unica che rara (chiamasi Stanchezza Acuta da Lavoro + Serata Libera) sono riuscito a vederne ben 2. Il primo consigliato da te, il secondo consigliato da me e non da te, e il fatto di essermi trovato in buona parte in disaccordo con entrambe le tue valutazioni (ribadisco: in Bornless ho trovato dei personaggi davvero superficiali e assurdi, inquadrature di culetti comprese, con “segreti” esageratissimi appiccicati col lo scotch che puzzano di posticcio lontano un miglio, e scene che, per carità, saranno state ideate con le migliori intenzioni del mondo, ma che verso la metà della pellicola diventano involontariamente comiche, soprattutto quella della ragazza che al ragazzo con un chiodo piantato in testa rimprovera di essere nervoso e scostante con lei, ahahahahaaha!, e lui che due secondi dopo è come se si fosse scordato tutto il dolore e il trauma)… il fatto di essermi trovato in disaccordo, dicevo, mi ha stupito così tanto che ho pensato di scrivere un commento. io scrivo veloce, e vado dritto al punto. Cerco semplicemente di fare in fretta. Se poi appaio uno che cerca di essere “figo e intelligente” amen, colpa mia, mille scuse, non volevo, non lo sono. Puoi anche pensare che io sia uno stronzo, non per questo smetterò di seguirti. Ah, ma dimenticavo che qui siamo su internet, dove non importa cosa dici, e non si discute su cosa uno dice, ma l’unica cosa che importa sono “i modi”.
        Riguardo VOID ribadisco che a parte gli spunti, o omaggi, o citazioni, o quel che volete, a Carpentiere o a Fulci – che poi sono 2 o 3 cose, quel che più mi è piaciuto ritrovarci è stato un accenno di Lovecraft, e certi concetti tanto semplici quanto efficaci mi hanno dato lo stesso piacere di mettere in bocca una bella fetta di pizza dopo aver digiunato tutto il giorno. Ah, che soddisfazione! Quindi il film mi è piaciuto e lo rivedrei anche subito. Tutto qui.
        Un saluto!

        1. Ma vedi, il punto è che il disaccordo ci sta perfettamente, però in effetti, dato che (come dici anche tu) qui su internet stiamo tutti sempre in guardia, quando leggo un commento sprezzante, ci resto male. Il disaccordo è normalissimo, è giusto e parlare con qualcuno che non condivide il mio giudizio è una cosa sempre utile.
          Non è perché non concordi con il mio giudizio (minoritario: The Void è piaciuto a quasi tutti) che ti ho scritto quello che ti ho scritto, è perché mi sono sentita anche vagamente presa per i fondelli.
          Entrando nel merito: non ho mai detto che Bornless è un film perfetto, ma che è un filmettino di serie C, neanche B, divertente e con un paio di spunti interessanti, considerando che è stato girato con un pacchetto di noccioline.
          Quindi, proporzionato alle intenzioni e alle ambizioni, secondo me centra abbastanza il punto.
          The Void, al contrario, sempre a mio parere, non riesce a farlo, perché partiva con ben altri presupposti.
          Però ho anche scritto che non mi è dispiaciuto. Il problema non è che “non si vedono i mostri”, ma che poteva essere girato meglio e senza quel montaggio da fucilazione, per esempio.
          Bornless, poveretto lui, è un film che mi ha semplicemente ispirato una benevolenza maggiore, come un altro film lovecraftiano che ho recensito pochi giorni fa, The creature below, miserevole e poverissimo, ma con una comprensione di Lovecraft maggiore rispetto a The Void.
          Tutto qui.
          Scusa per la risposta fiume e per il commento precedente e un saluto a te!

          1. Non so, credo che a questo punto quello che entra in merito è il giudizio personale… io ti posso dire che con Void mi sono sentito trascinato e coinvolto, che ho molto apprezzato la partenza rapida e i personaggi delineati con le loro azioni e non con lunghe auto-riflessioni, e che ho DOVUTO guardarmelo tutto anche se era tardi, perchè mi ha molto interessato, ed è una cosa che mi capita molto di rado. Che poi sia imperfetto ci sta: più o meno tutti i film sono imperfetti. Riguardo le creature anche io forse avrei voluto vederle meglio, ma in effetti non mi sono sentito defraudato perchè non so se il body horror fosse in effetti nelle intenzioni degli autori. Se lo era allora no, hanno cannato in pieno mostrando troppo poco. Se non lo era (ho letto un’unica piccola intervista dove hanno detto che si sono dannati l’anima per fare gli effetti speciali a mano, e non c’è stata scena che non fosse un “parto” pieno di lacrime e sudore), se non lo era a posto così. E poi mi sono piaciuti i vari personaggi, davvero tutti diversi e uniti insieme dal caso, dal nonno di Heidi alla tirocinante che va in crisi, aaah, che soddisfazione! E tante altre cose che non cito perchè ho già spoilerato troppo.
            Riguardo Bornless credo che… beh, sia stata proprio la tua recensione una complice della disfatta del film, perchè dopo averla letta mi aspettavo davvero un’opera coraggiosa sulla malattia e sulla sofferenza. Però non ho trovato niente di tutto ciò: un concetto potenziamente interessantissimo ma ridotto a una scheletro superficiale, un pretesto narrativo e poco più. Ora non so come è andata più avanti, perchè al minuto 50 ho interrotto per vedermi Void, ma quello che ho trovato io non è stato alcun discorso coraggioso sulla malattia ma bensì un accozzaglia di luoghi comuni che per quanto cerchino di non esserlo in effetti SONO i giovani scapestrati che finiscono in una casa coi mostri. Poi partono i chiodi, le vocine, le smorfiette… Tutti elementi che secondo me non possono più essere ammessi in modo palese in un qualsiasi film, proprio perchè sono stati così “codificati” e resi “eterni” da Raimi al punto che qualsiasi tentativo di riprodurli non è altro che un plagio (non so se mi sono fatto capire bene… volevo dire insomma che sebbene si possano fare 1000 film con gli zombi, per dire, e rimanere originali, ci sono degli elementi tipici di questa filmografia talmente “iconici” che usarli significa solo “copiare”, ed è una battaglia persa in partenza). Ed ecco dunque che la pellicola mi è rapidamente diventata proprio “fastidiosa”, un cugino poverissimo e magrissimo che indossa i vestiti del cugino ciccione e ricchissimo e non si rende conto che ovunque andrà sfigurerà. Almeno, ripeto, nella mia opinione.
            L’idea degli spiriti/malattia secondo me è un concetto di enorme potenziale, che in altri luoghi poteva dare molto. Qui più o meno la cosa è stata servita senza mediazione ai protagonisti, che si sono semplicemente dovuti sorbire gli effetti di qualcosa che non hanno provocato… sarebbe stato meglio, allora, l’opposto, che fosse proprio quello il tema del film, proprio quello che si vede nell’interessante prologo (forse sono incomprensibile ma cerco di parlare senza spoilerare). Zach passa semplicemente da zero a cento, e la gente che gli sta intorno non è altro che un testimone del fatto, senza che vi sia partecipazione, peso di scelte sbagliate, responsabilità di aver fatto magari un patto diabolico… e per me questo ha tolto quasi ogni valore. Poi sarà che io in ospedale ci lavoro, e conosco credo meglio del regista le dinamiche che stanno dietro a una malattia.
            non mi dilungo oltre: la terapia intensiva mi aspetta. riguardo il mio post non voleva essere offensivo nei tuoi confronti, ci mancherebbe, colpa mia che non ho approfondito bene.
            Saluti.

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