Cinema degli Abissi: Underwater

Regia – William Eubank (2020)

Il primo horror visto in sala dell’anno arriva solo a febbraio, ma è una partenza col botto, ovvero con mostri giganti sottomarini risvegliati da improvvide trivellazioni nella Fossa delle Marianne, roba che se dovessi dare una definizione di felicità sarebbe la trama di Underwater.
Purtroppo, il film è piaciuto soltanto a me e fa anche parte di quel nutrito gruppo di fallimenti al botteghino che sta portando mamma Hollywood sempre più verso una produzione ossessiva di blockbuster a colpo sicuro (quindi supereroi, solo supereroi, niente altro che supereroi, ma griffati Disney, mi raccomando) da spedire nei multisala, mentre si aprono contemporaneamente praterie per i servizi streaming sempre più agguerriti. Non sta a me dare giudizi in merito: mi fa male il cuore a pensare che, un domani, un film come Underwater sarà realizzato soltanto per fruizione dal divano di casa, ma se il pubblico muove il culo solo per le tutine, non è colpa mia e, fintanto che cose del genere continuano, a fatica, a esistere, io sarò sempre in prima fila.

La critica non è stata tenera con Underwater e posso capire perché. Non starò qui a dire che deve piacervi per forza e ho letto stroncature ragionate e molto precise, tipo questa. Ma non sopporto più l’accanimento contro bersagli facili, fatto con sadismo e sagacia da battutari di social network, non sopporto più che si spernacchi il lavoro altrui e che si distruggano un film o un attore perché la massa urlante e belluina lì fuori pretende il loro sangue. Questo modo di fare critica cinematografica a uso e consumo dei nerd di merda è semplicemente disastroso e i danni da esso compiuti sono incalcolabili. Che poi, seriamente, un’attrice che lavora con autori del calibro di Assayas non credo possa essere scalfita dai ragli di questo o quel blogger rimasto allo stadio di un alunno di seconda media.
Premesso ciò, Underwater è un B movie estremamente lineare, claustrofobico e ansiogeno quanto basta, un film che, fosse stato prodotto a cavallo degli anni ’80 o ’90, ora avrebbe il suo posticino d’onore accanto a Leviathan e a Deepstar Six. Con la differenza che è superiore a essi anni luce.

È vero, è parecchio derivativo, dalla saga di Alien in primis, come a loro volta lo erano i film da me citati nel paragrafo precedente, ma lo è soprattutto da una concezione di cinema di intrattenimento che, lo ammetto io per prima, è superata: innanzitutto dura poco più di 90 minuti, quando oggi siamo abituati a blockbuster mai inferiori alle due ore, perché credo che il pubblico sia oramai assuefatto al linguaggio delle serie televisive per accettare una storia così semplice, dove non è necessario sapere nei dettagli le vicende personali dei personaggi e anzi, quando si prova a dar loro un minimo di spessore, la cosa sembra posticcia e quasi appiccicata con lo sputo in un attimo di ripensamento, per dare agli spettatori qualcosa in più oltre all’azione e ai mostri.
Quando dico che la tv ha rovinato il cinema, è anche a questo che mi riferisco: pensateci, riflettete su quante delle due ore e mezza di un qualsiasi film di supereroi uscito al cinema negli ultimi dieci anni fossero effettivamente necessarie e a quante fossero in realtà soltanto un vuoto bombardamento di informazioni.
Non avevo bisogno di sapere nulla del personaggio di Peter Weller in Leviathan, perché la struttura del film non lo richiedeva, era così compatta da non lasciare spazio per altro.
E Underwater è esattamente così.

E infatti parte a razzo, con un “incidente” nella piattaforma di trivellazione spettacolare e repentino: non abbiamo il tempo di realizzare cosa sia effettivamente successo che subito ci ritroviamo nel buio di un ambiente ostile (il luogo più inospitale della terra) a combattere per la sopravvivenza. È cinema degli abissi puro e semplice: sei membri dell’equipaggio superstiti che devono dirigersi da un punto A a un punto B, con passeggiata sul fondo della Fossa incorporata.
La prima discesa nell’abisso toglie il respiro: la pressione schiaccia i corpi, il buio è intollerabile, l’acqua che sale sempre più veloce lungo la superficie trasparente dei caschi delle tute (dal design magnifico) scandisce il ritmo dell’angoscia di trovarsi all’improvviso alla mercé di un universo altro che non ci vuole, ci considera intrusi e ci può disintegrare in un instante. Mentre guardavo, mi rendevo conto di quanto avessi sentito la mancanza di film così, storie dove il mare è ancora un elemento di mistero, dove in quelle profondità ignote (più ignote dello spazio stesso) può celarsi qualsiasi cosa.

Ovviamente, ci sono i mostri, che si presentano in varie forme e misure, dal tentacoloide base, al deep one, passando per Great C. in persona e in tutta la sua magnificenza, perché lo sapevate anche voi che, prima o poi, avremmo menzionato Lovecraft. Non se ne può prescindere, se si parla di creature nelle profondità dell’oceano.
Ora, è abbastanza logico che Underwater prenda da lovecraft la parte più superficiale e immediatamente riconoscibile: è insito nella sua natura di B movie, non ne vuole e non ne può cogliere l’essenza cosmica, ma si limita a riempire l’oceano di esseri che sono degli evidenti richiami a quanto siamo avvezzi a definire lovecraftiano. E tuttavia non abusa di essi, li fa apparire poco, almeno fino ai minuti conclusivi e, quando si arriva al computo delle vittime, il mare ne miete molte di più dei mostri stessi. Non è quindi, come era Alien, una specie di slasher sott’acqua coi nostri fatti fuori uno a uno da questa nuova specie emersa dalle viscere della terra; è più un survival horror ambientato sott’acqua. Ed ecco un’altra definizione di felicità secondo il dizionario di Lucia.

Non vi sto convincendo che Underwater sia un capolavoro: non lo è, e per fortuna, che di quella brutta malattia chiamata capolavorite acuta ne avrei anche abbastanza. È un divertentissimo e tesissimo film di serie B di un genere di cui si è sentita la mancanza per troppo, troppo tempo. Perde un po’ di mordente nella parte centrale e, a volte, soprattutto nelle scene ambientate sul fondo della Fossa delle Marianne, paga una eccessiva frenesia del montaggio, per cui l’azione diventa un po’ confusa, ma ci ripaga con un finale che per poco non mi alzavo in piedi ad applaudire.
Kristen Stewart è l’anima emotiva di un film dove di emotività ce n’è pochina, e se partecipiamo della sorte dell’equipaggio, è quasi del tutto merito suo, di come riesce a trasmettere orrore e determinazione con lo sguardo, anche dietro a un casco.
Appena esce il Blu-ray me lo riguardo almeno una volta alla settimana, per sentirmi in pace col mondo.
Solo un piccolo appunto da una rompicoglioni di professione: la smettiamo, per favore, di dire che i sub respirano ossigeno? Soprattutto se, per la miseria, si tratta di scendere con un rebreather.  Sto parlando con voi, doppiatori più bravi del mondo.

 

18 commenti

  1. Underwater è un film che mi ha molto sorpreso. Era un progetto che poteva funzionare ma che poteva anche essere, passami il termine, un grande buco nell’acuqa. E invece mi ha divertito. Non ti annoia mai e dall’inizio fino alla fine sa come tenerti in tensione. Qui buona parte del lavoro lo fa la regia e il ritmo e ho molto apprezzato la Stewart in questa pellicola (che ancora non capisco come la si possa definire una pessima attrice, soprattutto dopo Personal Shopper).

    Se ti interessa ho scritto anch’io una recensione sul film: https://mymaddreams5.wordpress.com/2020/02/03/underwater-2020/

    1. L’ho letta quando l’hai pubblicata. E hai ragione su tutto

      1. Ciò mi rende molto contento! La tua è un’ottima recensione e centra tutti i punti fondamentali.

  2. daniele minuti · · Rispondi

    ecco mi è salita la scimmia
    gia so che lo amerò
    unico dubbio, andare al cinema ora e sorbirsi un doppiaggio ormai sempre monocorde o attendere il BR?

    1. Al cinema fa la sua porca figura, però ho paura che ormai sia sopravvissuto in pochissime sale 😖

  3. Ma come è piaciuto solo a te? Io, nonostante abbia rischiato di morire d’ansia al minuto due, l’ho apprezzato parecchio ❤

    1. Credo sia piaciuto solo a noi due, amica 😥❤

      1. Beh, in quanto sorta di erede contemporaneo dell’indimenticabile tripletta oceanica del 1989 (The Abyss, Leviathan, DeepStar Six) penso che Underwater possa avere le carte in regola per piacere pure a me 😉
        Tra l’altro, giustamente nella recensione hai fatto notare che, fosse stato prodotto proprio in quell’epoca, gli sarebbe stata tributata un’importanza diversa: purtroppo temo assai che, fatto salvo il discorso dei gusti personali, gran parte del pubblico di oggi sia ben poco ricettivo nei confronti di un film che (aggiornandosi) cerca di rinverdire i fasti di quel filone oceanico bruscamente interrotto a fine ’80/primissimi ’90…

        1. Purtroppo c’è un davvero un problema di mancanza di un pubblico che ha cominciato a chiedere sempre le stesse cose, soprattutto in ambito mainstream.
          Per fortuna, noi che sguazziamo in una nicchia, siamo ancora salvi dall’uniformità totale.

  4. Bo ormai sono diventati tutti registi da divano, ma poi anche i film di supereroi sono pieni di cose insensate, meglio 90 minuti secchi senza noia che inutili spiegoni che di fatto rendono il film non riguardabile per cogliere i dettagli, dei gesti, in una foto, o lo stesso vestiario, taglio di capelli del personaggio che ci da un’idea di che sia.

    1. Ma infatti, per un film di intrattenimento, 90 minuti bastano e avanzano. Il resto è tutta roba superflua.

  5. Piaciuto anche a me.
    Mi ha un po’ annoiato la parte centrale, dove secondo me viene meno la sensazione di soffocamento dovuta all’ambientazione abissale, e personalmente avrei preferito che il mostraccio lovecraftiano – che è l’unico protagonista interessante a parte Kristen – fosse più presente, ma a parte questo devo ammettere di essermi divertito non poco, complice una durata nettamente più contenuta rispetto alla media dei prodotti del medesimo genere.

    1. Anche a me ha un po’ annoiato al centro, diciamo la parte della “passeggiata” vera e propria, anche perché ha dei problemi strutturali e di narrazione eccessivamente confusa ed è difficile non annoiare quando non c’è chiarezza espositiva.

  6. Visto. Divertentissimo. Si capisce fin dall’inizio che tipo di film è, e fa egregiamente il suo dovere, per cui non penso sia opportuno chiedergli nulla di più. A me è piaciuto dall’inizio alla fine, mi sono molto divertito a scoprire chi sarebbe morto per primo e chi per ultimo (e in un paio di casi sono rimasto sorpreso), e in definitiva anche se sicuramente ha dei difetti sono così piccoli – e anzi quasi obbligatori in certi film – che non tolgono affatto il piacere della visione.
    Ma tutti questi nerd che si lamentano che non ci sono più i bei film di una volta, perchè criticano quello che è in effetti “un bel film fatto come una volta”? Forse perchè in realtà non sanno riconoscere un pregio neppure se se lo trovano davanti, nonostante tutta la loro “sapienza”.
    Promosso a pieni voti.

    1. Io credo che si sia proprio persa l’abitudine a vedere un film di questo tipo. Si resta spiazzati per la carenza di informazioni, la mancanza di spessore dei personaggi, etc.
      Lo si perdona in un B movie dichiarato come, per esempio, Crawl: ci sono i coccodrilli in un appartamento, non può essere preso sul serio. Ma in un film che è più sf che horror vero e proprio, non si riesce a perdonare il fatto che non abbia la stessa lucidità tagliente di Alien.
      Non tutti i film devono essere Alien, di Alien ce n’è uno e non è obbligatorio che ogni film di sf claustrofobica (spazio o Fossa delle Marianne, la differenza è minima) abbia le ambizioni di essere il “nuovo Alien”.

      1. Va beh, ma la SF in Underwater è un pretesto per rendere più “fica” e (paradossalmente) plausibile l’ambientazione, Underwater è un horror sottomarino come Punto di Non Ritorno era un horror ambientato nello spazio. Chi non capisce questo perde già in partenza. Se poi si mette a pontificare su cosa sia plausibile o no, allora meglio che stia zitto, perchè fa miglior figura.
        E penso che se Alien uscisse oggi, il pubblico farebbe le stesse critiche che oggi fa ad Underwater. Come ripeto, a me è piaciuto, mi sono goduto il giro di giostra, non mi serviva altro e non ho chiesto altro. Se voglio vedere Fellini, mi guardo Fellini, e non vado a chiedere “argomenti” a un film come questo, che oltretutto fa bene il suo lavoro, benissimo, e dunque non credo abbia da rimproverarsi qualcosa.

  7. Mi ispira tantissimo ma temo di averlo perso. Forse perché vivo in provincia, ma non ho mai visto la locandina fuori dal cinema, nemmeno per un giorno. Forse il flop è effettivamente dovuto a problemi di distribuzione?

    1. In Italia i problemi di distribuzione, purtroppo, ci sono sempre. Io sono riuscita a vederlo in extremis in un multisala a Roma, dove è stato relegato, neanche dopo una settimana, nella sala piccolissima e sfigata, che fai prima a vedertelo a casa, tanto è uguale.
      Ma non credo che negli USA sia stato distribuito così male, è proprio che il pubblico ormai vive in perenne anestesia disneyana, convalidando ogni giorno quanto detto da Scorsese mesi fa.

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