Freaks

Regia – Zach Lipovsky, Adam B. Stein (2019)

ATTENTI AGLI SPOILER

No, non è un remake del film di Browning, e sono consapevole del fatto che un titolo del genere può rappresentare un deterrente, come sono certa che molti, quando questo articolo andrà in condivisione, si fermeranno al titolo e si metteranno a frignare perché a Hollywood hanno finito le idee. Quindi lo ribadisco: Browning e i suoi fenomeni da baraccone non c’entrano niente e, se c’è un genere cui Freaks appartiene è quello supereroistico. A parte questo, il mio consiglio da amica è di non leggere il post se prima non avete visto il film, perché rientra in quella categoria di storie dove le informazioni date allo spettatore per i primi quindici minuti o giù di lì sono talmente vaghe, nebulose e fuorvianti da creare un piacevole effetto di “non capisco cosa cazzo sto vedendo, ma mi piace molto”, io non voglio in nessun modo privarvi di questa sensazione: ho iniziato a guardarlo senza sapere niente e ho sinceramente ammirato il modo in cui regia e sceneggiatura confondono le carte e, a un certo punto, rivelano tutto lo scenario con una sola inquadratura. Quindi, se l’avviso iniziale non dovesse essere sufficiente, questa è l’ultima riga utile per smettere di leggere.

La parola freaks è un nomignolo dispregiativo che gli esseri umani “normali” hanno appioppato a una specie di mutanti, dotati di poteri molto speciali e per questo considerati pericolosi, perseguitati, rinchiusi e sterminati. La piccola Chloe, 7 anni, vive con il padre (Emile Hirsch) in un appartamento con tutte le finestre oscurate, dal quale non deve mai uscire; lei non ha la più pallida idea di far parte della razza dei freak, ma comincia a essere stufa della reclusione e a ribellarsi. Quando un anziano signore (Bruce Dern) con un camioncino dei gelati si ferma davanti alla casa, Chloe non resiste e decide di andarsi a comprare un cono. E da lì scoppia il casino.
Dicevo che è molto interessante il modo in cui il film ci faccia condividere il punto di vista della bambina, rendendoci di fatto incapaci di cogliere il quadro generale, chiarissimo agli adulti che la circondano. E tuttavia, noi spettatori non siamo bambini, non abbiamo quindi la fiducia cieca che ha Chloe nei confronti del suo papà, quindi sospettiamo per parecchio tempo che lui sia una specie di pazzo paranoico, un complottista fanatico che vive rintanato in un bunker, convinto che tutti lo vogliano uccidere e arrivato a un punto di follia tale da tenere prigioniera la sua stessa figlia.

Arriviamo a pensare che Chloe pure, stia andando fuori di testa, che soffra di allucinazioni, che lo stato mentale del padre l’abbia, in qualche modo, contagiata, fino a quando, senza spiegoni, senza didascalismi di nessun tipo, e con un manifesto intravisto per la strada, tutto diventa palese e noi ci sentiamo anche un po’ stupidi.
Lì il film, da thriller paranoico, si trasforma in un ottimo dark fantasy che si muove tra gli X-Men e L’Incendiaria (in questo aiuta la straordinaria somiglianza tra la giovane protagonista e Drew Barrymore da bambina) e, pur senza proporre nulla di particolarmente innovativo, colpisce al cuore, non risparmia in cattiveria e morti ammazzati ti tiene incollato per quasi due ore allo schermo, sperando quasi che non finisca mai.

Freaks è un film che punta quasi tutta la sua forza su due fattori: l’empatia nei confronti dei protagonisti e la messa in scena. Il cast, come avrete notato, è ben assortito, con due nomi pesanti e immediatamente riconoscibili (cui si aggiunge addirittura Grace Park in un piccolo ruolo), e un’attrice giovanissima (Lexy Kolker, classe 2009) che possiede un’intensità nello sguardo da diva in erba. Ma è anche vero che questo gruppo di attori lavora su un materiale di per sé strutturato benissimo: si tratta, come accennato all’inizio, di quel cinema di supereroi sotterraneo, indipendente e molto lontano dalle certezze granitiche della Disney. Non è quindi lo sfoggio dei poteri dei singoli individui il perno di Freaks, ma le relazioni e i conflitti interni a questa stramba famiglia sempre in fuga e sempre nascosta agli occhi di un mondo che la rifiuta e la vorrebbe eliminare dalla faccia della terra. E se è vero che è una storia già vista (e per la quale io ho sempre un debole), qui si percepisce davvero il pericolo, l’urgenza, l’angoscia di non arrivare al giorno successivo e la sacrosanta rabbia del perseguitato. Questo perché sono i personaggi a portare avanti la baracca, e se hai dei personaggi così solidi e coerenti, puoi anche raccontare la solita vecchia storia e io ti starò a sentire.

Per quanto riguarda il secondo fattore, Freaks è un film a basso budget e si svolge per gran parte della sua durata in un appartamento a due piani, ma la vicenda narrata è di ampio respiro, è la cronaca di una guerra per la sopravvivenza di una specie intera. In altre parole, è come se Dark Phoenix si fosse svolto tutto nella casa di Jean da bambina. Non saprei come spiegarlo meglio. In un paio di sequenze, com’è ovvio, non mancano gli effetti speciali, anche se utilizzati con garbo e parsimonia, ma per il resto, tutto il carico di mostrare al pubblico l’entità dei poteri di Chloe è affidato a una messa in scena acrobatica che abbina un certo grado di spettacolarità a una perfetta chiarezza espositiva, per cui non c’è bisogno neppure di un dialogo atto a spiegarci cosa sia in grado di fare la bambina: vediamo tutto con i nostri occhi e a costi contenuti.

Freaks, insieme a quell’altro gioiellino di Fast Color, mi sembra stia inaugurando un nuovo modo di parlare di superpoteri senza per forza propinare al pubblico il solito blockbuster basato sempre sulla stessa formula e con i soliti archi narrativi. Se è vero che il modello MCU è destinato ancora per parecchi anni a farla da padrone, questi piccoli esperimenti atti, non dico a contrastarlo perché è impossibile, ma a dimostrare che esiste un’altra via, possono fare davvero tanto per un filone che pare cristallizzato nell’offrire un’esperienza cinematografica sempre identica a se stessa. Io Freaks ve lo consiglio con tutto il cuore e mi impegno a trovare altri film con queste caratteristiche, perché non può esistere solo la Disney.

8 commenti

  1. Questo è un film che mi interessa da molto tempo, non per il titolo, mi sono informato sulla trama al contrario di molti altri che invece hanno urlato allo scandalo pensando che fosse un remake del capolavoro di Browning (certa gente lo credeva veramente). Mi dispiace solo non poter leggere la tua recensione. Lo farò in seguito quando vedrò la pellicola che, se non sbaglio, esce verso metà febbraio in dvd e blu-ray (mi dispiace solo che non l’abbiano portato al cinema).

  2. Pura poesia, non ho altre parole per definirlo,
    accidenti tiene testa e supera i moderni film di superhero con milioni di budget.
    Bello, veramente bello, mi ha molto emozionato.
    E si sono uno di quelli che non ho capito una mazza all’inizio, pensavo che li fuori era in corso un’invasione di zombie (la solita)…e invece.
    Attori molto bravi, Lexy Kolker fara’ molta strada, me lo sento.
    voto: 9

    ps: non funzionano le notifiche

  3. Giuseppe · · Rispondi

    Come spettatore gradisco sempre questo tipo di spiazzamenti (a margine, stendiamo un velo pietoso nei confronti di chi non ha pensato nemmeno per un secondo che potesse anche NON trattarsi affatto del remake dell’omonimo classico di Browning), ragion per cui smetto di leggere all’ultima riga utile proprio per non rovinarmi la sorpresa 😉

  4. Volevo segnalarti, dopo la tua recensione su The Best che condivido in pieno, un altro film italiano ” Il Demone Di Laplace ” Di Giordano Giulivi del 2017. Devo ancora vederlo, è da poco apparso online, ma ho trovato recensioni entusiaste anche estere.

  5. The Nest sorry

  6. L’ho visto recentemente e apprezzato anche io. Tra l’altro il finale farebbe pensare anche a un sequel.

    1. Esatto! E si spera che lo facciano, perché vorrei proprio vederlo!

  7. L’hanno passato proprio l’altra sera su Rai4, lo guarderò con molta curiosità.
    Ma in realtà scrivo perché quando si parla di “Freaks”, oltre che il film classico in bianco e nero, mi viene sempre in mente “Freaked” (la “parodia demenziale” dei primi anni 90) di cui ho un buon ricordo, forse perché uno degli ultimi film del genere di buona fattura.
    Oggi le parodie americane, pure quelle dei film horror, sono diventate insulse e volgari.
    Ma per non andare “off topic” sottolineo che anche le odierne parodie dei film di supereroi sono insulse e volgari.

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