Top 50 2010: Posizioni dalla 40 alla 31

Sospendiamo per qualche settimana la rubrica sulla storia dell’horror, altrimenti mi ritrovo col blog ingolfato di liste e mi rincoglionisco io per prima. Pensavo che le classifiche fossero una noia mortale, e invece avete reagito con un certo entusiasmo. Ora, compilarle, per la sottoscritta è uno strazio, non nel senso che faccio fatica (sempre meglio che lavorare), ma nel senso che, a ogni esclusione, a ogni film che viene messo da parte, perdo dieci anni di vita. Ridurre il quasi centinaio di film del video che ho montato a cinquanta è una cosa dolorosissima da cui non mi riprenderò mai più. Ma procediamo con ordine, senza farci prendere dal panico, e vediamo quali film sono finiti in questa seconda parte della tentacolare top 50.

40. What Keeps You Alive – Regia di Colin Minihan (2018)

Perché si trova qui: Questo è un po’ a sorpresa, vero? Dai che non ve lo aspettavate, eppure non è qui per caso, ma perché è uno degli horror più audaci e centrati del decennio. No, non perché ha come protagonista una coppia di lesbiche, ma perché usa una struttura tipica del noir (quello vero, quello degli anni ’40) e la trasporta, finalmente, nel XXI secolo. Se ci pensate, gli elementi del noir ci sono tutti: la femme fatale, l’inganno, l’avidità come unico motore delle azioni umane, la predestinazione; eppure tutto è declinato in maniera diversa, nuova e sì, anche dirompente. 
Scene da ricordare:
La “caduta” di Brittany Allen dalla rupe e la cena con gli amici che finisce in un bagno di sangue.

39. Under the Shadow – Regia di Babak Anvari (2016)

Perché si trova qui: È un altro di quegli esordi che, anni fa, fecero stropicciare gli occhi per la meraviglia a molti appassionati del genere: un film poverissimo che però mette addosso un terrore atavico e persistente e si riappropria di quella concezione metaforica dell’horror come specchio della Storia, della politica, delle paure condivise dall’inconscio collettivo. Under the Shadow è cinema politico nell’accezione più nobile ed elevata del termine, ed è un gioiello che soltanto gli anni ’10 potevano partorire.
Scene da ricordare: La corsa notturna della protagonista con la figlia in braccio per le strade di Teheran e l’apparizione del djinn che soggioga la bambina.

38. Don’t Breathe – Regia di Fede Alvarez (2016)

Perché si trova qui: A lungo sono stata indecisa (ho cambiato tre volte solo mentre scrivevo il post) se inserire questo film o il precedente di Alvarez, il remake di Evil Dead. Poi ho capito che privilegiare Evil Dead a scapito di Don’t Breathe sarebbe stata soltanto una cosa fatta a dispetto di quelli con l’infanzia rovinata. Nonostante la versione che Alvarez ha realizzato del film di Raimi migliori a ogni visione, Don’t Breathe non è soltanto un film superiore, ma anche più significativo per l’excursus in forma di top 50 che stiamo cercando di fare sull’horror contemporaneo.
Scene da ricordare: Quando il buon Stephen Lang stacca la corrente per mettere gli intrusi al suo stesso livello, in un ribaltamento geniale di una situazione già vista ne Gli Occhi della Notte, e la scoperta di cosa ci faccia l’anziano reduce con le ragazze che tiene nello scantinato.

37. The Endless – Regia di Justin Benson, Aaron Moorhead (2018)

Perché si trova qui: Benson e Moorhead sono una delle realtà più vivaci e interessanti dell’horror indipendente americano. È stato difficile scegliere un loro film tra i  tre che hanno diretto (e il quarto è in arrivo nel 2020), anche perché danno la sensazione di essere tutti in qualche modo connessi tra loro. Alla fine, la decisione è caduta su The Endless, perché è uno dei film più lovecraftiani del decennio, senza tuttavia che appaia un solo tentacolo. Un film, quindi, che da Lovecraft non mutua l’estetica più semplice e immediatamente riconoscibile, ma l’abisso di orrore cosmico in cui i suoi personaggi, e di conseguenza quelli di The Endless, precipitano.
Scene da ricordare: Il tiro alla fune che rimanda a L’Orrore di Martin’s Beach e il cielo con due lune.

36. The Monster – Regia di Bryan Bertino (2016)

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Perché si trova qui: Per far incazzare i detrattori. Non sto ovviamente dicendo sul serio, perché in questo modo non renderei giustizia a The Monster e al buon Bertino, che ha realizzato un film così bello da assurgere a simbolo del motivo per cui amo e amerò finché esisto, il cinema dell’orrore. E se vi pare poco, per trovarsi in una top 50, allora mi dispiace per voi.
Scene da ricordare: La fine del povero poliziotto della stradale con tanto di citazione a Jurassic Park, e la prima apparizione del mostro del titolo alle spalle della bambina.

35. Kill List – Regia di Ben Wheatley (2011)

Perché si trova qui: Kill List ci ha messo un po’ a farsi strada nel mio cuore di pietra: a una primissima visione non lo avevo capito fino in fondo, e anzi, neanche mi era piaciuto. Ma c’era qualcosa, in questo strambo horror, che mi era rimasto appiccicato addosso, e così ho voluto rivederlo una seconda volta. Ed è stato lì che ho cominciato a nutrire nei confronti di Wheatley un rispetto che, gradualmente, si è trasformato in amore. Dei due horror che ha diretto, credo che Kill List sia il più riuscito, e anche quello meno ostico, mentre Wheatley è un tizio a cui affiderei le sorti del cinema mondiale, a lui e alla sua collaboratrice di fiducia, sceneggiatrice e montatrice, Amy Jump.
Scene da ricordare: Le martellate in testa e il rituale che io ancora non mi capacito.

34. Il Cigno Nero – Regia di Darren Aronofsky (2010)

Perché si trova qui: Quando un horror arriva agli Oscar, seppure snobbato per un film e un regista mediocri, è sempre un’occasione storica. Non perché gli Oscar contino qualcosa in quanto tali, ma perché vuol dire esporre un certo tipo di cinema in una vetrina molto più ampia. Di solito, quando ciò accade, si cerca di non definirlo un horror, altrimenti poi le signore impellicciate e i signori col sigaro si scandalizzano. Invece Il Cigno Nero è un horror, anche più horror di Mother!, se vogliamo fare i precisini, e ha lasciato su di me un segno indelebile dalla prima visione in sala, nel lontano 2011.
Scene da ricordare: La trasformazione di Natalie Portman sul palco e, ovviamente, “I felt it. Perfect. It was perfect.”

33. A Girl Walks Home Alone at Night – Regia di Ana Lily Amirpour (2014)

Perché si trova qui: Il cinema a base di succhiasangue non è stato particolarmente prolifico in questi anni ’10, ma i pochi film sul tema sono significativi di un cambiamento nella percezione di questa figura archetipica della narrativa horror; la vampira velata, protagonista di un western in bianco e nero, è diventata un’icona vera e propria nel corso degli anni, e la cosa dovrebbe farvi riflettere sulle capacità pervasive del cinema dell’orrore e del suo immaginario, specialmente quando è particolarissimo e innovativo come quello messo in scena da Amirpour.
Scene da ricordare: La corsa in skateboard di Sheila Vand e la sequenza dell’abbraccio accompagnata dalla musica dei White Lies.

32. Personal Shopper – Regia di Olivier Assayas (2017)

Perché si trova qui: Ci mancava una bella ghost story in classifica, ma come quasi tutti i film qui presenti, Personal Shopper non è una storia di fantasmi tradizionale, perché il cinema horror degli anni ’10 le tradizioni le prende, le passa attraverso il tritacarne e ce le ripresenta cariche di ambiguità, di nuove tematiche e nuovi interrogativi. Personal Shopper si trova qui anche a indicare la tendenza, per autori di una certa fama consolidata, a sporcarsi le mani con un genere che sta diventando, ogni giorno di più, la modalità preferita di rappresentazione delle ansie contemporanee.
Scene da ricordare: L’ingresso di Kristen Stewart nella casa dove incontra per la prima volta l’entità, che forse esiste, forse no, forse è malevola, forse no, e la prova del vestito della sua cliente.

31. Honeymoon – Regia di Leigh Janiak (2014)

Perché si trova qui: All’apparenza, potrebbe sembrare un’ennesima variazione sul tema de L’Invasione degli Ultracorpi, ma Honeymoon è soprattutto un film sulla perdita di identità, sulla memoria, sul non riconoscere più noi stessi e chi ci sta accanto. Rientra in pieno in quel discorso sul ribaltamento di prospettiva che sto portando avanti da quando mi sono messa in testa di fare la classifica. È una tendenza che ha cominciato a farsi strada nel cinema horror dapprima timidamente, quasi si avesse paura di rovinare la festa a qualcuno, e poi in maniera sempre più decisa. Janiak ha avuto un gran coraggio a esordire con questo film, e noi qui gliene rendiamo ogni merito.
Scene da ricordare: L’insignificante litigio a colazione della coppia, che comincia a far traballare l’equilibrio del film, e il finale.

Dato che non stiamo qui a pettinare le bambole, e dato che il dispiacere per le esclusioni è enorme, un breve elenco di tre film che avrebbero potuto, ma per vari motivi, non sono rientrati in classifica: John Dies at the End, Raw e Annientamento.

 

21 commenti

  1. Ivo Salvatico · · Rispondi

    Anzitutto grazie per queste liste, sto scoprendo varie perle che mi ero totalmente perso.

    Finite le liste ti toccherà fare una lista coi che hai dovuto escludere, così ti peserà di meno averli esclusi XD

    1. La verità è che avrei dovuto fare una top 100 😀

  2. e di nuovo ne ho visto uno solo, e manco tutto xD

  3. Utilissime queste liste delle “seconde file” – sono quelle in cui si possono pescare più facilmente titoli perduti rispetto alle top-ten. Qui ne ho trovati un paio che mi erano proprio sfuggiti come What Keeps You Alive e A Girl Walks Home Alone at Night.
    Concordo sui giudizi positivi riguardo gli altri titoli presenti, ad eccezione di Personal Shopper che ho trovato noiosissimo, tanto da far fatica ad arrivare alla fine.

    1. Eh, lo so, Personal Shopper è un film strano, non è piaciuto a tutti, e molti si sono annoiati. Io in sala ero rapita e, quando sono riuscita a rivederlo a casa in lingua originale, l’ho amato anche di più.
      Però capisco che possa suscitare reazioni molto diverse dalla mia.

      1. Personal shopper mi ha stupita (complice la banalità delle sinossi sulle copertine), ed ho apprezzato il suo essere evanescente, come i fantasmi appunto, ma non ambiguo in modo fastidioso.
        Mi accorgo che leggendo il titolo m’è partita una ola interiore.
        L’altro film che mi interessa particolarmente è il primo della tua lista, che però non ho trovato 😦

        1. Perché è inedito qui in Italia, purtroppo. Non è mai arrivato neanche in home video 😦
          Su Personal Shopper, ho apprezzato anche io il fatto che fosse un film quasi impalpabile. Al cinema, la persona che era con me, ne è uscita angosciatissima, per esempio, quindi ha fatto il suo mestiere!

          1. Ah, ecco 😶
            Angosciatissima è 🔝

  4. PS: Una nota a margine. Ad eccezione di Personal Shopper, tutti gli altri film presenti nella lista che ho visto m hanno regalato un buon numero di emozioni piacevolmente spiacevoli come deve fare un buon horror, ma c’è un’unica sequenza che mi indignato, costringendomi a stringere i pugni e frenare l’impulso di prendere a calci nelle palle tutti i maschi nei paraggi (per quanto quelli a portata di calci fossero del tutto incolpevoli): in Under the Shadow, quando la protagonista fugge in preda al panico per le strade di Teheran e viene severamente redarguita, rinviando a orrori reali che non possono stare alla pari con l’orrore di creature immaginarie.

    1. Quella scena ha fatto un effetto terribile anche a me, ed è questo, credo il vero scatto in avanti che l’horror ha fatto negli ultimi 10 anni: si confronta con l’orrore reale in un modo che, secondo me, è del tutto nuovo, anche differente rispetto all’horror politico degli anni ’70.

      1. Luca Bardovagni · · Rispondi

        Questo è un “discorsone”. Forse (ma la butto lì con la mia fallibilità assoluta) molto dell’horror tardo ’70s e 80s si confrontava (avoja!!) con l’orrore reale ma era meno “aperto al mondo”. Prendi “They live”, così a caso. Di cosa ci parla? Dell’ America Reaganiana (e pronta per essere Bushiana). Magari i registi -di oltreoceano e non- sono un po’ più …bho…consapevoli di quello che c’è attorno a loro. Ti immagini un libro di King ambientato a Berlino, piuttosto che in qualche posto reale o fittizio del Maine?
        Tra le varie cose che ha portato la globalizzazione forse ci godiamo un effetto positivo. Come a dire: se mi guardo Train to Busan non mi sto guardando una storia di infezione di zombie Coreana. Mi sto guardando una storia di infezione di zombie.
        Temo di essermi spiegato non abbastanza bene. Ma son fiducioso nella vostra intelligenza che è superiore ai miei mezzi espressivi 😀

  5. carlo rotolo · · Rispondi

    Bene, bene, la situazione sembra tranquilla per il momento, ma non siamo neanche al giro di boa. Ma, com’e’ naturale, sono pronto a scommettere che l’atmosfera si scalderà’ man mano ci si avvicina al vertice. Io intanto mi preparo con carta e penna, sono sicuro che ci saranno diverse pellicole che mi sono sfuggite.

    1. I guai cominceranno con la top 20, ne sono sicura 😀
      Per un paio di settimane possiamo stare tranquilli!

  6. Bella graduatoria. Finora ha combaciato con la mia solo per IL CIGNO NERO; ma credo che, salendo verso il vertice, troverò altre vecchie conoscenze.

    1. Eh, ma questa è una classifica tutta settoriale, si parla solo di horror, non di altri film!

  7. Giuseppe · · Rispondi

    E infatti John Dies at the End e Annientamento io li stavo proprio cercando in questa lista (come possono essere dolorose le esclusioni, vero), però lo stesso mi fa piacere notare quanto altri titoli che mi aspettavo di trovare siano invece presenti, incluso What Keeps You Alive 😉
    Vedo lassù pure Personal Shopper sul quale non mi pronuncio, essendo il film ancora parte del gruppo dei miei arretrati inevasi (alcuni non più recentissimi, ormai)… e riguardo a quell’eccelso horror con tutti i crismi che è Il Cigno Nero, l’Oscar immeritatamente vinto da un film a lui del tutto imparagonabile è qualcosa da far gridare vendetta ancora oggi 😦

  8. film del cuore di questa lista? senza ombra di dubbio “il cigno nero”, senza se e senza ma. amore a dismisura per quel film. in compenso ho recuperato proprio oggi “personal shopper” e sono ore che rimugino sul finale.

    ATTENZIONE SPOILER
    so che la teoria più gettonata è che lei sia morta in quella camera d’albergo, ma io non ne sono mica così sicura… ora parto in quarta con un pippone che probabilmente sarà ridicolo, ma devo condividerlo con qualcuno o scoppio XD io mi sono fatta l’idea che maureen in albergo ci sia andata, sì, ma non fosse nella stessa stanza in cui poi è entrato l’assassino della sua ex datrice di lavoro (difatti, se non sbaglio, quando lei entra in camera non si vede nessun numero sulla porta; quando si vede lui uscire invece il numero é ben inquadrato). insomma, fuori era appostata la polizia, quindi non è così assurdo pensare che maureen abbia fatto “da esca” consapevole. il sonoro di quella scena sembrerebbe farci pensare: “oh cavolo, è entrato qualcuno, la porta si è aperta e si sentono i passi”, ma io credo che in realtà maureen sia andata nella stanza proprio di fianco a quella in cui avrebbe dovuto esserci l’appuntamento con lo psicopatico (e gli alberghi, si sa, non hanno proprio i muri spessi XD). lui non ha trovato nessuno nella stanza e se n’è andato, per poi essere preso dalla polizia all’ingresso. per quanto riguarda le varie porte dell’ascensore e della hall che si aprono da sole, non potrebbe essere quella parte di maureen che era “morta dentro” (per via del lavoro che odiava, della città in cui non si sentiva a casa, dell’attesa incessante di un segno dal fratello ecc.) finalmente libera di andare avanti? e difatti qualche scena dopo, in quel dialogo quasi catartico con il nuovo ragazzo dell’amica, dice che si tratterrà solo una notte e partirà il giorno dopo per raggiungere il suo fidanzato (quindi non è più immobile e costretta in un posto, ma libera di andare avanti, sia fisicamente che mentalmente).
    FINE SPOILER

    è molto idiota come ipotesi? XD

    1. No, non lo è affatto, anzi. Io non credo che lei sia morta nella camera d’albergo, esattamente come te, penso che, al contrario, abbia solo aiutato a catturare il maniaco.
      Poi è un film di un’ambiguità assoluta, così assoluta da essere quasi scorretta 😀 Quindi possiamo romperci la testa da qui all’eternità e non sapremo mai che fine ha fatto davvero la protagonista!

    2. E’ un’ipotesi sensata ma penso che anche l’altra lo sia, il regista è stato volutamente ambiguo circa la sorte del personaggio, che comunque “varcando” la porta della stanza cambia il suo stato: va verso verso una nuova vita in un caso, muore e raggiunge il fratello in un altro. A me generalmente questi finali così aperti a diverse interpretazioni intrigano molto, ma non in questo caso: Personal Shopper mi ha dato l’impressione di un film evanescente, con un finale ambiguo fatto apposta per il tentativo di caricare di significati allegorici una storia troppo esile.

  9. E niente, io Personal Shopper non sono riuscita a farmelo piacere, anche se mi ha fatto rivalutare la Stewart. Lo stesso vale per Annientamento, tra gli esclusi.
    Il resto invece è tanta roba!!

  10. IlBischero · · Rispondi

    Kill List bellissimo e anche The Endless mi è piaciuto molto.
    Quello dei vampiri è uno spettacolo.
    The Monster mi è garbato, ma il titolo mi ha fatto venire in mente 2 film che non citi: Monsters e Monsters Dark continent.
    Ok anche per Honeymoon, mentre gli altri film non li ho visti, provvederò a colmare le lacune.
    Grazie per i consigli.

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