Dieci Horror per un Anno: 2006

Mentre ci addentriamo nel primo decennio di questo secolo, le cose si fanno complicate e ingarbugliate anzichenò: il numero di film horror distribuiti ogni anno aumenta in maniera esponenziale, e di conseguenza, la spazzatura si moltiplica. Cambia anche la concezione distributiva, soprattutto per quanto riguarda il cinema indipendente, e quindi il passaggio in sala non è più considerato obbligatorio, ma al contrario di quello che succede oggi con Netflix e compagnia bella, i film che arrivano dritti all’home video sono comunque ancora stigmatizzati come “inferiori”. L’horror americano prosegue nel suo galleggiare in una crisi di idee dalla durata indefinita, mentre è dall’Europa che arrivano le cose più interessanti. Non c’è da segnalare la presenza di grandi capolavori  in questo 2006 (a parte forse uno), ma di tanti buoni, a volte ottimi, film. E, in momenti di magra, ci si può accontentare; vi assicuro che è un gran bell’accontentarsi, nella maggior parte dei casi.
Disclaimer periodico obbligatorio, riservato solo a chi si affacciasse qui per la prima volta o avesse la memoria corta: l’ordine delle liste non è dettato dalle mie preferenze, ma solo dalla data di distribuzione. Non vedrete alcuni film prodotti nel 2006 non perché me li sono dimenticati (a volte sì, succede, lo ammetto, ma di solito chiedo scusa in anticipo), ma perché non sono stati distribuiti nel 2006. L’esempio di quest’anno è Bug, di William Friedkin, che sarebbe arrivato in home video soltanto l’anno successivo.

1. Requiem – Regia di Hans-Christian Schmid (Uscito in Germania il 2 Marzo del 2006)

Nel 2005 era uscito un filmaccio bieco e gravido di imbecillità dal titolo L’Esorcismo di Emily Rose. Per quale motivo ve ne parlo? Perché gli eventi a cui il filmaccio si ispirava sono gli stessi di questo gioiellino tedesco arrivato l’anno successivo e passato abbastanza inosservato. La storia è quella di una giovane donna epilettica, Anneliese Michel, convinta di essere vittima di una possessione demoniaca e assecondata in questo dalla famiglia e, in seguito, dalla chiesa cattolica, morta nel 1976 dopo dieci mesi di torture. Requiem ha un approccio alla vicenda che è l’esatto opposto di quello sensazionalistico adottato dal film di Derrickson: è quasi un documentario, che si concentra più sulla malattia non curata della protagonista (qui si chiama Michaela) che sulle risibili implicazioni di natura soprannaturale del suo stato fisico e psichico. Il risultato è un’opera impressionante, che consiglio a tutti di vedere, anche se ci vuole stomaco.

2. Slither – Regia di James Gunn (Uscito negli USA il 31 Marzo del 2006)

Alleggeriamo i toni con uno dei pochissimi body horror dello scorso decennio, e una delle migliori commedie splatter mai realizzate a memoria d’uomo. James Gunn, anni e anni lontano dall’essere cooptato nel meraviglioso mondo della Marvel, firma un film che, a ogni visione, mi fa maledire il giorno in cui è stato chiamato a girare I Guardiani della Galassia, e non perché non lo apprezzi, anzi, ma perché mi chiedo cosa sarebbe successo se Gunn avesse continuato a fare cinema indipendente, magari horror, libero e non risucchiato dai meccanismi infami dei grandi studios. Purtroppo non lo sapremo mai: da certe situazioni non si torna più indietro e auguro, sinceramente, a Gunn di continuare a dirigere blockbuster multimilionari. Ma, se ogni tanto, ci regalasse anche un film come Slither, ecco, sarei molto più contenta.

3. Silent Hill – Regia di (Uscito negli USA il 20 Aprile del 2006)

Di sicuro è il film più famoso di tutta la lista, nonché quello che ha ricevuto più critiche perché il fandom è una fogna, e persino nel 2006 la gente rompeva il cazzo al prossimo per futili motivi. Io, al di là di tutto, credo si tratti di uno dei pochissimi adattamenti validi di un videogioco, e non perché ricalca l’esperienza che può dare un videogioco, cosa impossibile, inutile e controproducente per un film, ma perché della sua fonte d’ispirazione rispetta pienamente l’estetica e l’atmosfera, pur mantenendo un’identità del tutto cinematografica, che è forse il motivo per cui ai videogiocatori non piace, ma se non siete capaci di riconoscere a apprezzare la specificità di ogni media, la colpa vostra e non di Gans, un signor regista, tra l’altro, che spero di rivedere presto all’opera.

4. Ils – Regia di David Moreau, Xavier Palud (Uscito in Francia il 19 Luglio del 2006)

Non mi fate ricominciare a parlare dell’ondata di horror estremi francesi, per cortesia, che mi annoio da sola: il contesto storico lo avete, i film dovreste conoscerli, fate due più due da soli per capire in che momento ci troviamo della storia del genere, quando due esordienti realizzano questo home invasion particolarissimo e ferocissimo che, nonostante il gore non sia il suo punto di forza, entra a pieno titolo in quella manciata di lavori ad alto tasso di disagio e inquietudine caratterizzanti il cinema di genere dei nostri cugini nel decennio scorso (tra un po’, di un paio di decenni fa). Ils è, prima di tutto, un esercizio mirabile di tensione, e in seconda battuta, un buon esempio di economia narrativa. Credo che abbia parecchi debiti da riscuotere dagli home invasion americani che sono arrivati dopo di lui e, purtroppo, quando si parla di new french extremity lo si menziona troppo poco.

5. The Host – Regia di Bong Joon Ho (Uscito in Corea del Sud il 27 Luglio del 2006)

Adesso che ha vinto la Palma d’Oro e il suo film sta persino avendo un notevole successo di pubblico, sono buoni di tutti a dire che Bong è un genio. Più complicato dirlo nel 2006, o ancora prima, nel 2003, e da lì in poi, ogni volta che si è messo dietro la macchina da presa. The Host è il monster movie del XXI secolo per antonomasia, perché complesso, problematico, terribilmente umano nel ritrarre una famiglia sgangherata alle prese con il dramma della scomparsa dell’unico elemento di speranza in un contesto quotidiano segnato dalla desolazione e dal fallimento.
Dal rapimento della bambina per mano della creatura che appare all’improvviso nel lago, lo spettatore avvezzo al cinema di genere si aspetta che la storia prenda una certa piega, si aspetta un certo tipo di risoluzione, è convinto di sapere come andrà a finire. E invece no. The Host ti spiazza, ti colpisce a tradimento e neanche ti consola. Ma è bellissimo proprio per questo.

6. Severance – Regia di Christopher Smith (Uscito in UK il 25 Agosto del 2006)

Per qualche tempo, Smith è stato una delle più grandi speranze dell’horror britannico, soprattutto con due film, Triangle e Black Death. Poi se ne sono completamente smarrite le tracce, ma noi ci ricordiamo di lui, e ce ne ricordiamo anche prima che facesse morire Sean Bean in maniera atroce o che desse il primo ruolo significativo in lingua inglese a Clarice van Houten: noi ce lo ricordiamo quando faceva fuori, uno a uno, gli insopportabili colleghi d’ufficio in viaggio per fare team building. Che, se ci pensate, l’idea di coprire di sangue e ridicolo queste puttanate dove gente che si detesta è obbligata non solo a lavorare insieme, ma anche a passare del tempo libero insieme, era pure abbastanza innovativa nel 2006, quando le commedie horror anticapitaliste non te le tiravano dietro come succede oggi.

7. The Last Winter – Regia di Larry Fessenden (Uscito negli USA l’11 Settembre del 2006)

È il film migliore, più maturo, e anche quello meno “amatoriale” per quanto riguarda i mezzi e il cast, di Fessenden. Insomma, si è potuto permettere Ron Perlman e Connie Britton, e avere a disposizione attori del genere è di grande aiuto. Eppure, lavorare con una produzione un pochino più ricca rispetto al solito, non cambia nulla nel modo di intendere il cinema horror di Fessenden, che è sempre un canto funebre per il genere umano, sempre di un pessimismo allucinante, sempre portatore di pessime notizie per chiunque abbia il coraggio di ascoltare. Quello di Fessenden è, e sempre sarà, horror politico ed esistenziale allo stesso tempo: The Last Winter parla di colonialismo, violenza di genere, cambiamenti climatici, e lo fa coi toni di una fiaba macabra che si potrebbe raccontare a un bambino, per quanto è semplice da recepire. Sempre che vogliate terrorizzarlo a vita, ovvio.

8. The Woods – Regia di Lucky McKee (Uscito negli USA il 3 Ottobre del 2006)

Qualunque film di Lucky McKee rientra di diritto in queste liste; qualunque film con Patricia Clarkson dovrebbe rientrare di diritto in ogni lista. Per quanto riguarda The Woods, i due fenomeni, McKee e Clarkson, si presentano contemporaneamente, componendo l’omaggio a Suspiria del regista indie americano, alle prese con un collegio gestito da un gruppo di streghe. È abbastanza allucinante che molti film vengano definiti a cazzo “remake non ufficiali di Suspiria” e poi nessuno si ricordi che l’unico remake non ufficiale del capolavoro di Argento sia proprio questo. Il che non significa affatto mancanza di originalità, soltanto devozione nei confronti di un’opera e di un regista responsabili di aver definito l’estetica del genere alla fine degli anni ’70. L’operazione è perfettamente riuscita, e McKee ne esce, al solito, a testa alta.

9. Cold Prey – Regia di Roar Uthaug (Uscito in Norvegia il 13 Ottobre del 2006)

Come dicevo in apertura, l’Europa era foriera di novità interessantissime e questo slasher norvegese (del regista che poi avrebbe diretto il reboot di Tomb Raider nel 2018) ha avuto il merito indiscutibile di dare una bella spinta alla cinematografia di genere del Nord Europa, caratterizzandosi come un prodotto capace sì di avere successo in patria, ma anche buono per l’esportazione sul mercato estero. E così Cold Prey (Fritt Vilt) incassa uno sproposito e genera ben due seguiti; viene così stabilita una sorta di formula poi usata spessissimo dall’horror (e non solo) di quelle latitudini: sfidare il cinema americano sul suo stesso terreno, ma con una mentalità molto più smaliziata. Cold Prey è un ottimo slasher, tra i migliori di un periodo in cui il filone languiva, perché troppe volte inglobato nel torture porn. Vi consiglio di vederlo, soprattutto in inverno.

10. Altered – Regia di Eduardo Sánchez (Uscito negli USA il 19 Dicembre del 2006)

Quando fai un film che, un po’ per caso, un po’ perché ti dimostri bravissimo nel promuoverlo, diventa un successo planetario, tutti si aspettano che tu continui a fare la stessa cosa per tutto il resto della tua carriera. Questo è stato il destino di Sánchez: dopo TBWP, ha atteso sette anni per tornare dietro la macchina da presa, ma ha tradito le aspettative, non ha realizzato un altro found footage, ma un fanta horror tradizionale, una variazione sul tema (anzi, un’inversione vera e propria) dei rapimenti alieni: effetti speciali dal vero, tanto sangue, omaggi sparsi al cinema di Raimi e alla Troma, ritmo alto e divertimento assicurato.
Eppure il film non andò affatto bene, e Sánchez tornò a più miti consigli, continuando sulla strada che lo aveva reso celebre e abbandonando l’idea di un percorso che si distaccasse dalla Strega di Blair e dirigendo, dopo questo esperimento, soltanto found footage. Che peccato.

20 commenti

  1. tra i film del cuore di questa settimana inserisco i numeri 1, 4 e 8. l’ultimo in particolare lo adoro e trovo che sia estremamente sottovalutato. poi va beh, devo dirlo che su “requiem” i commenti che vanno per la maggiore sono “ma non succede nulla! ma è lento!”? u_u vuoi mettere, non c’è nemmeno una testa che gira! XD

    1. Ma infatti, che razza di esorcismo è se nessuno prende e vomita verde? 😀

  2. Visti : 2-che nel finale omaggia Society, 3- ma i fan non hanno visto che riprende la trama del primo gioco sostituendo Harry Manson con Radha Mitchell e usando la stessa colonna sonora del videogioco? 6-film divertente con Tobey Stephen (Black Sails) e Laura Harris ( Dead Like Me) 8- Agnes Bruckner era la protagonista ma il ruolo del padre mi sembra che era Bruce Campbell e pure Rachel Nichols me la ricordo in -P2 e il serial Inside, 10- bello il dramma di tre ex ragazzini rapiti dall’alieni, e l’exogini muostroso che gioca a corda tesa con l’intestino di uno di loro.

    1. I fan sono stupidi, immensamente stupidi.

  3. Nuuu, me triste, me ha amato The exorcism of Emily Rose… (e manco sapevo chi fosse ‘sto Derrickson, ma vabbeh, problema mio). Requiem per questo ed altri millemila motivi lo devo assolutamente vedere, e “divergenze artistiche” tra di noi a parte (aha, si scherza 😉 ) tu per me sei Bibbia – vedi che questa è grossa, segnatela -, quando un film ha un’aura di imprescindibilità lo si avverte anche quando non lo espliciti.

    Poi, di nuovo, sarò forse ottusa io ma non mi ha detto granché Severance (visto il mese scorso), mentre ho amato, ma davvero tanto, Triangle – un momumento. E me lo rivedo periodicamente.

    Va poi detto che l’alieno di Altered è assai caruccio.

    1. Non mi merito di essere la tua Bibbia, ma ti ringrazio tantissimo e ti devo al minimo una pizza 😀
      Per Emily Rose: la fattura del film è perfetta, gli attori in gamba, i meccanismi di genere sfruttati a dovere, però io non riesco a non pensare che spettacolarizza la morte atroce di una ragazzina e prende per buono il fatto che fosse posseduta, quando invece era soltanto malata e, se qualcuno le avesse somministrato le giuste cure, forse non sarebbe morta in quel modo. 😦

      1. Magari. Non so neanche dove vivi, e con la mia proverbiale pigrizia qualunque città più lontana di Milano equivale a Timbuctu, ma mi piacerebbe. Una pizza alla salute del cinema, ed in memoria di Anneliese.

        1. Siamo lontanucce, io sono di Roma.
          Però, dai, Roma-Milano con la Freccia si fa in tre ore 😀

          1. Vero, vero.
            E poi Roma è Roma.
            Se vedi un triangolino di ❤ spazzato dal vento lungo un marciapiede, potrebbe essere il mio.

          2. Lo vedrò sicuramente lungo la ciclabile mentre torno a casa stasera ❤

  4. Sei stata generosa, come annata non è esattamente brillantissima.
    Il capolavoro c’è, quello di Bong Joon Ho (che del resto di capolavori ne sforna a ripetizione), poi qualche film discreto (Requiem, Them, The Last Winter, l’adorabile Altered, magari anche Cold Prey se si è di bocca buona), il resto però non è questa gran cosa.
    Mi iscrivo anch’io al gruppo “fan di Emily Rose anonimi”; l’ho visto al cinema e mi sono cagato sotto, anche perchè certi jump scares all’epoca non erano venuti a noia come oggi; se lo si interpreta alla luce della storia vera da cui è ispirato allora è sicuramente opera concettualmente deprecabile, come becero horror esorcistico invece funziona, anche perchè Derrickson non è uno sprovveduto dietro la mdp.

    1. Io darei qualche punticino in più a Lucky McKee.
      Su Emily Rose hai ragione: il film è buono, se non consideri lo sfruttamento bieco della vicenda, che fa pure passare l’esorcismo come una cosa buona e giusta. Derrickson è bravo, anche se Sinister è un’altra categoria. C’è un parco attori clamoroso, e tutto funziona.
      Quando poi diventa un dramma procedurale però perde parecchio.

  5. The Woods dovrei rivederlo, ricordo solo che non mi piacque granchè e la delusione fu acuita dal fatto che dopo aver visto May le aspettative erano a mille.

  6. SERGIO FAVILLA · · Rispondi

    Ottime recensioni, come al solito.
    Spezzo una lancia (nella schiena,ovvio) a favore di SEVERANCE, che mi piacque da morire quando lo vidi di straforo in inglese, e ancora di più rivisto in italiano. Le morti truculente dei poveri impiegati secondo la legge del contrappasso sono esilaranti e terribili al tempo stesso.
    E’ uno di quei film che ogni tanto tiro fuori dal cilindro durante le serate con gli (ignari) amici.
    E dire che a me le commistioni di generi solitamente non piacciono… o un film è commedia, oppure è un horror e deve far cagare sotto.
    Ma SEVERANCE è una chicca !

  7. Infatti mi domando: quanti, ora che Parasite ha consacrato Bong, faranno i fighi citando Host?

  8. Ottima lista, devo recuperare un po’ di film. Altered, porca puttana, avevo il DVD e poi è sparito… Ogni tanto lo cerco ancora per casa. Mi piaceva un sacco per gli effetti speciali, appunto.

  9. Giuseppe · · Rispondi

    Host e Slither: già sarei contento così, per quest’annata 2006! Scherzo, se no poi McKee, Fessenden, Smith e Gans dove li mettiamo? 😉
    M’incuriosisce Requiem avendo io visto, riguardo ai film ispirati al caso della povera Anneliese Michel, solo quello di Derrickson (immaginavo già come l’approccio scelto da Schmid sarebbe stato radicalmente diverso, comunque). E poi c’è Altered, che credo ormai l’abbiate visto tutti tranne il sottoscritto…

    1. Altered te lo consiglio in una di queste giornate invernali e piovose. Atmosfera perfetta ed effetti speciali da brivido.

  10. Slither e Severance sono due dei miei film preferiti, il secondo in particolare non mi stancherei mai di rivederlo.
    All’epoca mi era piaciuto molto anche Silent Hill, che a tratti fa davvero paura, ma quello, paradossalmente, che mi ha fatta davvero ca*are in mano è Altered, uno dei pochi horror recenti ad avermi tenuta sveglia la notte.

    Gli altri, nonostante i nomi enormi, mi mancano. Devo impegnarmi nel recupero!

    1. Ma è verissimo che Altered fa cagare addosso, perché Sanchez è bravissimo in questo. Te la fa fare sotto con pochissimo.

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