Dieci Horror per un Anno: 1996

Dall’immagine in testa al post, dovreste aver capito già quanto sia fondamentale, per la sottoscritta, il 1996: anche se fosse uscito solo quel film lì, e poi più niente, già sarebbe stato un grande anno. Ma, anche senza essere smaccatamente di parte, alla fine non è stato poi così male, persino prescindendo da quel film lì, ci sono cose molto pregevoli uscite nel 1996, segno di una ripresa che aveva già coinvolto il genere, prima che quel film lì arrivasse a cambiare per sempre il modo di percepire l’horror, prima che smontare e sezionare un’opera diventasse una pratica di uso comune tra gli spettatori, e che a fornire i mezzi per smontare e sezionare fossero registi e sceneggiatori. In altre parole, prima che il dialogo diretto tra creatore e fruitore non fosse più considerato una faccenda da iniziati o di nicchia, ma entrasse a pieno titolo nell’ottica commerciale e mainstream.
Perché quel film lì è uscito a fine dicembre, e prima c’è tutto un anno da prendere in considerazione.

1. Dal Tramonto all’Alba – Regia di Robert Rodriguez (Uscito negli USA il 19 Gennaio del 1996)

Partiamo subito fortissimo, con l’acceleratore premuto a tavoletta, per questa storia di vampiri che definire sopra le righe è un eufemismo. È difficile trovare dei succhiasangue più figli di puttana di questi, o meglio, per trovarne di ancora più bastardi tocca aspettare un altro paio d’anni, ma non anticipiamo troppo le cose. Dal Tramonto all’Alba è puro e scanzonato divertimento senza alcuna pretesa, quasi due ore che filano via e sembrano la metà. Si ride, si fa il tifo, ci si innamora di Salma Hayek, perché Satanico Pandemonium è il personaggio più azzeccato di tutto il film, nonostante lo scarso tempo in campo, e si inorridisce persino, dato che Rodriguez non è certamente avaro con il gore.
Difficile chiedere di più all’intrattenimento.

2. Mary Reilly – Regia di Stephen Frears (Uscito negli USA il 23 Febbraio del 1996)

Frears non è come Neil Jordan: lui sull’horror non ci è più tornato, e non ci si era neanche mai avvicinato, prima di dirigere questo adattamento del bellissimo romanzo omonimo di Valerie Martin, stravolgendolo nel profondo e trasformando quella che era una riflessione sul bene e sul male compiuta da una donna in condizioni di inferiorità culturale e sociale, in una specie di thriller erotico ad alto tasso di morbosità.
Eppure, è un buon film e, da amante del romanzo, devo ammettere che, considerandoli due opere diverse che condividono soltanto titolo, ambientazione, e alcuni snodi fondamentali della trama, non ci sono rimasta neanche troppo male: Frears è troppo bravo per badare a certe minuzie, e allora ci si gode la sua maestria senza protestare. Però comunque il libro leggetelo.

3. Tesis – Regia di Alejandro Amenábar (Uscito in Spagna il 12 Aprile del 1996)

E parlando di metacinema, nonché di analisi e sezionamento dell’immagine, ecco un film che arriva con quei vent’anni di anticipo sui sui contemporanei, un’opera così avanzata e acuta che non so quanto, nel 1996, sia stata poi compresa. Certo, quel ragazzino di 24 anni di nome Amenábar non poteva prevedere cosa avrebbe combinato la tecnologia al concetto di snuff movie e a quello di riproducibilità e possibilità di modificare delle immagini all’infinito, ma ci era andato abbastanza vicino da un punto di vista teorico, con un racconto che è quello del nostro rapporto con la violenza filmata, con la finzione o con la percezione di essa, che poi porta all’incapacità di distinguerla dalla realtà. Tutti temi inseriti tuttavia in una struttura da thriller all’apparenza molto semplice e diretto. Soltanto all’apparenza, però.
Tesis ha rilanciato il cinema di genere spagnolo e ha segnato l’esordio di un piccolo genio.

4. L’Arcano Incantatore – Regia di Pupi Avati (Uscito in Italia il 19 Aprile del 1996)

Ultimo gotico di Avati prima de Il Nascondiglio, uscito la bellezza di undici anni dopo, e ultimo acuto del cinema gotico e di genere italiano in generale: mentre quello spagnolo trovava in un giovanissimo regista la strada per il proprio futuro, noi ci affidavamo a un quasi sessantenne, per poi mandare tutto alla malora. Storie diverse, destini diversi, anzi, addirittura opposti.
Eppure questa parentesi di cinema demoniaco locale, ambientato nell’Italia del XVII secolo, con protagonisti due reietti dallo Stato Pontificio, ha una fascino tutto suo che, al netto della solita recitazione approssimativa (per essere benevoli) e di una qualità generale delle immagini troppo televisiva, suscita i dovuti brividi e integra molto bene le peculiarità del filone satanico con la nostra storia, le nostre superstizioni e i nostri paesaggi.
Peccato fosse troppo tardi.

5. Giovani Streghe – Regia di Andrew Fleming (Uscito negli USA il 3 Maggio del 1996)

Una delle prime volte in tutta la mia vita in cui mi è capitato di sentirmi vecchia sul serio, è stata quando ho appreso che The Craft avrebbe compiuto vent’anni, ed è successo nel 2016. Pensate quanto mi sento vecchia adesso. Non vorrei dire corbellerie troppo grosse, ma questo film è un po’ il Carrie della mia generazione; lo si vede anche dal fatto che qui lo status quo viene restaurato e l’emarginata sconfitta, mentre le sue compagne rientrano tutte nei ranghi con una certa docilità. Si spera che nel remake prossimo venturo questo punto un po’ controverso venga sistemato.
Resta comunque un ottimo esempio di horror generazionale, precursore dell’ondata di slasher con protagonisti adolescenti riportata in vita da quel film lì pochi mesi dopo, e ha senza dubbio il primato di aver azzeccato toni e ambientazione prima di Williamson.

6. Sospesi nel Tempo – Regia di Peter Jackson (Uscito negli USA il 19 Luglio del 1996)

Dopo la fortuna critica e il discreto successo di pubblico di Creature del Cielo, Peter Jackson va a girare il suo primo film hollywoodiano e, splatter eccessivo a parte, ritorna alle origini della sua carriera con una horror comedy che, secondo la vostra affezionatissima, non gode dell’amore che meriterebbe. Oltre a essere, purtroppo, l’ultima incursione nell’horror del regista neozelandese (a meno che non consideriate Amabili Resti, in parte, un film dell’orrore), è una ghost story originalissima e dal ritmo scatenato, con anche un cuore grande così. Aggiungete che ha un cast perfetto, dai protagonisti ai comprimari, tra cui, se proprio devo scegliere, mi prendo tutta la vita quel gigante di John Astin e un viscidissimo Jeffrey Combs. Dovete volergli più bene, a Sospesi nel Tempo.

7. The Dentist – Regia di Brian Yuzna (Uscito negli USA il 18 Ottobre del 1996)

L’angolo della serie B, questa settimana, è occupato da due film; il primo è la storia di un dentista di Los Angeles che sbrocca dopo il tradimento della moglie e comincia a utilizzare le sue competenze professionali in maniera impropria. L’ho rivisto da poco e devo dire che lo ricordavo molto più esplicito di quanto in realtà non sia: a parte un paio di sequenze molto forti, Yuzna è bravissimo a giocare con una delle fobie più comuni avvalendosi soprattutto di effetti sonori e inquadrature sinistre di ambienti bianchi e asettici, tramutati in camere di tortura. C’è anche la consueta satira sociale che è parte integrante della poetica di Yuzna, e il risultato è uno spasso.

8. L’Occhio del Male – Regia di Tom Holland (Uscito negli USA il 25 Ottobre del 1996)

L’altro B movie è uno degli adattamenti più sfigati di King, sempre mal considerato e poco apprezzato, anche dai completisti. Invece non è così brutto come lo si dipinge, anzi. Prima di tutto, il romanzo è parte della produzione di Richard Bachman, quindi è più cattivo rispetto ai libri ufficiali del Re; inoltre c’è sempre Holland dietro la macchina da presa, che è garanzia, se non proprio di qualità, almeno di competenza.
Purtroppo, e lo stesso discorso vale per Yuzna, questi registi che avevano costituito l’ossatura dell’horror anni ’80, si ritrovano con carriere zoppicanti e appannate, e con budget sempre più ridotti. Ciò non toglie che Thinner sia un film di una perfidia senza pari e che forse, oggi, nessuno avrebbe il fegato di girarlo.

9. Bad Moon – Regia di Eric Red (Uscito negli USA il 1 Novembre del 1996)

La perla dimenticata del ’96 è invece la sfortunatissima trasposizione del romanzo Thor, di Wayne Smith, che affrontava la licantropia dal punto di vista del cane della famiglia protagonista, il pastore tedesco Thor, appunto. Ovviamente, nel film tenere questa prospettiva non era del tutto possibile, e quindi Red opta per una serie di cambiamenti, recepiti molto male.
In realtà, Bad Moon è un ottimo film sulla licantropia, forse l’unico davvero interessante degli anni ’90; sembra infatti più un figlio del decennio precedente, di quell’epoca in cui i lupi mannari spuntavano a ogni angolo dello schermo, salvo poi sparire o essere sostituiti da cuccioloni pucciosi in CGI.
Bad Moon andò così male che, prima di tornare a dirigere, Red dovette aspettare dodici anni. Non si meritava un destino simile.

10. Scream – Regia di Wes Craven (Uscito negli USA il 20 Dicembre del 1996)

Lo sapevate che Weinstein, oltre a essere la merda ributtante che tutti noi conosciamo, era anche uno che di cinema ci capiva davvero poco? Lo sapevate che, se fosse stato per la merda ributtante di cui sopra, noi Ghostface così come lo conosciamo non lo avremmo mai avuto?
Poi bisogna anche attribuirgli il merito di essersi accaparrato per primo la sceneggiatura scritta da Williamson e di aver creduto che un horror potesse tornare, dopo tanti anni,a sfondare al botteghino, facendolo addirittura uscire nel periodo natalizio.
Ma, intuizioni della merda ributtante a parte, Scream è la creatura di Craven, è il suo riscatto, è il suo tornare a essere padrone di una scena che stava languendo e che, grazie a lui, è tornata a respirare.
Scream, tra le altre cose, è il mio film generazionale, ed è anche quello che mi ha fatto tornare a innamorarmi dell’horror dopo un periodo (di cui mi vergogno) in cui lo avevo in parte rinnegato.
Ho parlato di Scream fino a farvelo odiare, su questo blog, e quindi non ho molto da aggiungere. È un capolavoro, e sui capolavori si possono solo dire banalità.

24 commenti

  1. i numeri 2, 3, 5 e 6 sono filmoni del mio ❤ (e hai proprio ragione: “sospesi nel tempo” merita moooolto più amore!). del 10, che ne parliamo a fare? 😉 recupero volentieri “bad moon” e “l’arcano incantatore” (di avati conosco solo quel capolavoro de “la casa dalle finestre che ridono”).
    grande classifica, non pensavo fosse stato un anno così prolifico! 😀

    1. Bad Moon è un po’ complicato da recuperare, però ti assicuro che ne vale la pena. Il romanzo è meglio, quindi, se ti ci trovi, recupera anche quello 🙂

      1. Due cose -recupero film e romanzo- che dovrò fare, visto che Bad Moon manca del tutto anche a me, a differenza degli altri titoli (compresi ovviamente quella svolta del decennio che è stata Scream e l’ottimo, nonché oggi dai più quasi dimenticato, Sospesi nel Tempo).
        Riguardo a L’Arcano Incantatore, una parte del suo indubbio fascino trovo che risieda proprio nel limite costituito dalla qualità d’immagine assai più televisiva che cinematografica, capace di richiamare alla memoria i nostri gotici/misteriosi/soprannaturali sceneggiati tv (e relativo bagaglio di brividi e inquietudine) di fine ’70/primissimi ’80… che avevano dalla loro un livello di recitazione migliore, certo, pure se, tutto sommato, anche Dionisi riesce a non far sfigurare troppo il proprio personaggio (senza Avati a dirigerlo gli sarebbe andata sicuramente peggio) 😉

  2. i. In altre parole, prima che il dialogo diretto tra creatore e fruitore non fosse più considerato una faccenda da iniziati o di nicchia, ma entrasse a pieno titolo nell’ottica commerciale e mainstream.
    Per cui è il film che ha inventato il cinefilo nell’era di internet?
    Ottimi film. I numeri due , il numero quattro e il numero sei sono quelli che amai di più in quel periodo. Il film di Jackson è davvero ottimo, un grande film che mescola benissimo momenti leggeri e momenti di terrore. Avati va comunque in ogni caso ringraziato per l’originalità della sua poetica macabra, o meglio a come sia l’unico o tra i pochi ad aver capito che noi italiani abbiamo storie, leggende, tradizioni, assolutamente spaventose e di come la provincia nostra covi mostri degni di quella americana.
    Frears a me era piaciuto perché era una sorta di romanzo vittoriano morboso, aveva una buona atmosfera.
    Poi vabbè Scream è al di là di ogni giudizio, fa parte della mitologia del genere. Non mi son piaciuti i sequel, tranne il numero 4.

    1. Internet ha creato i cinefili dell’internet 😀
      A me, tra i seguiti di Scream, non dispiace affatto il secondo, mentre il terzo, vabbè, lasciamo stare.
      Il quarto è bellissimo ❤

  3. Che anno della madonna.
    Ci sono quasi tutti i miei horror preferiti, a partire da Dal tramonto all’alba, dove Tarantino e Clooney non sono mai stati così fighi, a Giovani Streghe, per il quale perdemmo tutte la testa per la wicca e i libri di “magia” alle superiori, passando poi per l’adorato Tésis e Sospesi nel tempo.
    Poi, vabbé, Scream per vederlo mi ero fatta una scarpinata di mezz’ora a piedi sotto il sole di settembre e lo avevo sfruttato per terrorizzare, l’aprile seguente, un gruppetto di fanciulle danesi, quindi chi lo dimenticherà mai?

    1. Anche io mi ricordo il caldo bestiale di quel settembre mentre andavo al cinema. E il film era piaciuto solo a me. Avevo brutte amicizie all’epoca 😀

  4. Anno buono ma, a mio parere, non travolgente. Scream è ovviamente quello più importante per la storia del genere ma, se penso a cosa ha figliato il suo successo, non si sento di porlo sul trovo. Frears mi pare giochi in un campionato diverso, quello di un regista non aduso al genere che ad un certo punto ha diretto una trasposizione di un romanzo (molto bello) che conteneva elementi orrifici, affrontandola con il suo stile elegante alla “Relazioni pericolose”.
    Vediamo gli altri fra quelli visti: Dal tramonto all’alba è un divertentissimo fumetto, Tesis è discreto ma non imprescindibile, The Dentist ha soppiantato il Maratoneta come suggestione spiacevole quando mi tocca sedermi su quella sedia lì,.Sospesi nel tempo è originale e ha molti buoni spunti ma non mi ha conquistato. Niente da fare, mi tocca dare la palma personale a Scream, ma controvoglia.

    1. Io però su Scream penso che non sia da considerare una colpa se poi ha partorito una serie di film mediocri. Il film in sé è magnifico. Quello che è successo dopo, non è una sua responsabilità, credo.

      1. Un poco di responsabilità credo invece che ce l’abbia, non il film in se stesso ovviamente ma il suo creatore . E’ stato Craven a dirigere i tre film successivi, trasformando Scream in una saga in cui le idee che avevano fatto la grandezza del primo sono state riproposte e sfruttate fino all’osso, banalizzandole. A questo riguardo, Scream mi pare stia all’horror come Matrix sta alla fantascienza: film dirompenti ed innovativi al momento dell’uscita che hanno perso almeno parte del loro appeal diventando, da splendidi “unicum”, primi capitoli di saghe in calando.

        1. A me i tre film successivi, a parte Scream 3 che è deboluccio, sono piaciuti tutti, soprattutto il quarto capitolo che metto quasi al livello del primo.
          Però il paragone con Matrix ci sta, anche se io Matrix non sono mai riuscita ad amarlo più di tanto. Delle Wachowski ho preferito altre cose, successive.

  5. L’arcano incantatore è uno dei pochi Avati che non ho mai visto, lo recupero. Tu dici “solita recitazione” riguardo ai suoi film o agli horror italiani? Perchè per me Avati è quasi sempre riuscito a far recitare bene chiunque, anche le figurine di contorno.

    1. Scusa, mi sono espressa male: mi riferivo al generalizzato canile italiano. Il protagonista de L’Arcano Incantatore è Dionisi, e lì neppure Avati è riuscito a fare molto, purtroppo.

      1. E’ vero che Avati è un bravo regista che sa valorizzare generalmente i suoi attori (al contrario di quel che accade ad Argento che considerate le sue ultime opere riuscirebbe a far recitare male anche Laurence Olivier redivivo), però con Dionisi non ci voleva un bravo regista ma un santo in grado di fare miracoli.:o)..

  6. Stefano69 · · Rispondi

    Anche per me quest’annata contiene diversi film del cuore: Dal tramonto all’alba, L’arcano incantatore, Mary Reilly e soprattutto Scream. Già, quest’ultimo è un capolavoro, ed è pericoloso parlarne, perché come hai giustamente detto sui capolavori si rischia di dire solo banalità. Dico solo che anche nella mia storia personale questo è stato il film che mi ha fatto tornare ad amare l’horror, ad un età non più giovanissima!

    1. Io frequentavo cattive compagnie, e Scream mi ha dato una svegliata. È un film importantissimo, per me e per l’horror. E, a quanto vedo, non sono la sola a considerarlo un punto di svolta personale.

      1. Io andai a vedere screm col fidanzatino dell’epoca che, poverino, non capì il mio entusiasmo a fine visione.
        Dal tramonto all’alba è ancora davvero godibile con dei personaggi indimenticabili (caro caro il mio sex machine); Giovani streghe ha la splendida fairuza del mio cuore.
        Come sempre super brava Lucia!

        1. Questa cosa di frequentare cattive compagnie a metà anni ’90 è abbastanza comune, vedo 😀
          Anche le mie amiche con cui andai a vedere Scream non capirono. Una se ne uscì addirittura che “non faceva paura per niente”.
          Poi ho cambiato giro di amicizie.

  7. Dal tramonto all’alba l’ho visto da poco, per la prima volta.
    Inutile dire che in apertura al post sono rimasta dieci minuti buoni ferma sulla .gif di Satanico, a sbavare. Amen, e adesso mi metto in lista prioritaria Scream, è ora di rituffarsi nel passato – che non passa mai.

    1. Salma Hayek era una cosa imbarazzante. Una bellezza assoluta. Da sentirsi male, davvero.

      1. E infatti quella notte, e le sei successive, non ho potuto dormire.

  8. Già solo per Scream il 1996 è da ricordare, senza voler mancare rispetto per gli altri film citati.

  9. Pur essendo vecchietto e orrorofilo, Scream non l’ho visto al cinema all’epoca della sua uscita, ma su sky (o addirittura stream) tempo dopo. Come mai ricordate il caldo di settembre fuori dalla sala se l’uscita ufficiale è indicata a dicembre?
    Peraltro, al contrario di Lucia, sono stato uno dei meno entusiasti dopo la prima visione, solo rivedendolo ne ho colto la reale grandezza.
    Degli altri non conosco Bad Moon, vari li ho rivisti in tempi recenti e li ho trovati invecchiati maluccio (Dal tramonto all’alba e Giovani streghe in particolare), mentre mi sento di rimarcare la magnificenza di Tesis, film che all’epoca (anche se in Italia credo che iniziò a circolare post Apri gli occhi) sembrava fatto apposta per colpire i nervi scoperti di ogni metallaro ombroso del pianeta (e quindi anche me, nella fattispecie) ma che, a più di 20 anni di distanza, riesce ancora a perturbare niente male e a regalare uno dei colpi di scena più inaspettati del cinema orrorifico.

    1. Scream è uscito negli USA a Natale, ma per arrivare in sala da noi, si è dovuto aspettare fino ai primi di settembre del ’97, perché all’epoca gli horror in Italia uscivano d’estate.
      Tesis, hai ragione, è uscito in Italia cinque anni dopo la sua distribuzione spagnola, tanto per dire quanto siamo indietro.

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