Ottobre Amicus: The Vault of Horror

Regia – Roy Ward Baker (1973)

Chiudiamo oggi la nostra rassegna ottobrina dedicata alla Amicus con una sorta di “sequel” del bellissimo Tales from the Crypt; ho scritto “sequel” perché anche The Vault of Horror è tratto dai fumetti della EC Comics, e nasce proprio sulla scia del buon successo di pubblico ottenuto dal precedente. Questa volta, Francis non è disponibile e alla regia troviamo un altro dei registi più solidi e affidabili dell’horror britannico dell’epoca, il mio amato Roy Ward Baker, che tuttavia non si può dire sia particolarmente in forma o ispirato, quando dirige The Vault of Horror, forse perché stava girando due film quasi contemporaneamente, questo, le cui riprese si situano tra l’agosto e il settembre del ’72, e And Now the Screaming Starts, che era iniziato a fine luglio, e dove recita Peter Cushing che, infatti, qui non appare.
Ciò non vuole assolutamente dire che The Vault of Horror sia un brutto film, anzi, a mio parere contiene uno dei segmenti migliori di tutta la parabola della Amicus; fa il suo sporco lavoro, ma non ci si impegna più di tanto, ecco, soprattutto nei due episodi centrali che stentano a suscitare un vero interesse. Per fortuna ci si riprende con quello conclusivo, un gioiello.
Per il resto, The Vault of Horror (nessuno degli episodi è veramente tratto dalla collana del titolo) rispetta una delle regole principali stabilite dai fumetti EC: la tua storia funzionerà tanto quanto il tuo protagonista sarà spregevole. E qui, di personaggi da disprezzare ce ne sono parecchi.

La Cornice

Cinque conosciuti si ritrovano in un ascensore che, invece di portarli al piano terra di un moderno edificio di Londra, li fa scendere fino al seminterrato, dove i nostri protagonisti si ritrovano all’interno di un salottino, privo di porte che conducano all’esterno, e senza alcun pulsante per richiamare l’ascensore e risalire. Ai cinque non resta che sedersi su delle comode poltrone, versarsi i loro drink e mettersi a disquisire di sogni e incubi.
Sì, la cornice di The Vault of Horror è ancora più scarna di quella di Tales from the Crypt, privata, oltretutto di un Guardiano della Cripta o di una Vecchia Strega a fare da anfitrioni e a introdurre le storie; più che di una cornice vera e propria è lecito parlare di un blando collante atto a mantenere viva la formula che aveva fatto la fortuna della Amicus.
Baker infila un paio di ottime inquadrature dall’alto, ma per il resto non c’è molto da aggiungere, tranne forse che la rivelazione sul perché i cinque siano arrivati proprio lì è abbastanza interessante e un po’ diversa da quello che si potrebbe pensare. C’è anche un aneddoto su un’inquadratura andata perduta, utilizzata per qualche immagine promozionale e poi mai inserita nel montaggio finale, ma di più non posso dire, perché rischio di fare spoiler.
Una cosa importante: quando recupererete il film, semmai lo farete, non guardate la versione per il mercato USA, che in pratica è mutilata.

Gli Episodi

Il primo segmento del film, Midnight Mess, è tratto da una storia apparsa nel numero 35 di Tales from the Crypt (aprile-maggio 1953), non solo tra le più iconiche e famose nella breve storia della testata, ma suppongo anche fonte di ispirazione per King e il suo Salem’s Lot.
Si parla infatti di una piccola città di campagna di cui i vampiri stanno gradualmente prendendo il controllo; gli abitanti non escono di casa dopo il buio e lo straniero che arriva lì per fare una “visita di cortesia” (la vuole uccidere per intascare l’eredità paterna) a sua sorella avrà una sgradevolissima sorpresa, quando si recherà a mangiare nel ristorante del posto.
La sequenza finale di questo episodio potrebbe essere mostrata a tutti come esempio dei motivi che mi spingono ad amare e a diffondere questi film: è macabra, è ironica, è crudele e terribilmente punitiva, è del tutto in linea con lo spirito dei fumetti originali e, come se non bastasse, è anche molto violenta, per essere parte di un film british dei primi anni ’70.
Ottime le interpretazioni dei due fratelli, interpretati dai veri fratelli Daniel e Anna Massey e, a differenza dei segmenti successivi, per una volta tanto Baker non si addormenta dietro la macchina da presa.
Ma non è questo l’episodio migliore del film.

Perché il migliore è The Neat Job, tratto dal primo numero di Shock SuperStories (febbraio-marzo 1952). Ora, dovete sapere che Shock SuperStories era la testata più controversa tra tutte quelle pubblicate da Gaines, ma anche quella più “artistica”, se vogliamo usare questo termine, quella dove Gaines esprimeva, in maniera anche radicale, la sua visione del mondo, le sue idee politiche, la sua opinione (non elevatissima) sull’umanità.
The Neat Job è tuttavia una commedia macabra con una implacabile morale di fondo; racconta di un attempato e benestante scapolo (Terry-Thomas), che dopo una vita passata da solo, decide di sposarsi. Quella povera donna di sua moglie, Eleanor (Glynis Johns), non sa che l’uomo è fissato, in maniera maniacale, con l’ordine e che le renderà la vita un inferno.
Guardando un horror, ci si aspetta di restare inchiodati alla poltrona, ma non ci si aspetta che ciò avvenga assistendo a una scena in cui la protagonista deve sbrigarsi a togliere una macchia da un tavolino prima che suo marito torni a casa.
Ecco, tenete presente che è il momento più teso, dinamico e carico di adrenalina di tutto il film: un quadretto domestico che si trasforma in un thriller da lasciare senza fiato.
La conclusione è tanto grottesca e scioccante quanto liberatoria.

Ed è un peccato che da qui in poi il film cominci a calare, perché l’episodio successivo, This Trick Will Kill You (Tales From the Crypt numero 33, del gennaio 1953) è forse il più debole dei cinque, non perché lo spunto iniziale non sia interessante, anzi: c’è un prestigiatore inglese in viaggio in India alla ricerca di nuovi trucchi magici e disposto anche a uccidere per trovarne uno davvero impressionante da riportare in patria e utilizzare per il suo numero. Peccato che sia davvero moscio, con un Baker ai minimi storici delle sue capacità, e delle lungaggini che fanno sembrare un’eternità i suoi quindici minuti di durata.

Un po’ meglio, ma non troppo, va con Bargain in Death, se non altro per il gradevolissimo trucchetto metacinematografico che vede il protagonista leggere la novelizzazione di Tales from the Crypt, e per la battuta sugli horror che non fanno guadagnare soldi, pronunciata da uno scrittore squattrinato che si fa seppellire vivo per riscuotere i soldi della sua assicurazione sulla vita e poi spartirli con un suo amico. Ovvio che, nel mondo cinico e spietato di Gaines, i due “amici” abbiano già preso la decisione di fregarsi a vicenda, ma il destino è anche più perfido di loro.
Bargain in Death non è affatto noioso, e presenta alcune inquadrature di sepoltura prematura che, se soffrite di claustrofobia, vi faranno digrignare i denti.
Alla fine, è un giochino innocuo con finale beffardo. C’è di peggio, ma c’è anche tanto di meglio.

E arriva Tom Baker, protagonista di Drawn and Quartered, che chiude l’antologia in maniera più che dignitosa, nella consapevolezza di essersi comunque sparati le cartucce migliori con i primi due episodi.
Il Quarto Dottore interpreta un artista ritiratosi ad Haiti; grazie a un incantesimo, acquisisce il potere di trasformare le sue opere nella versione pittorica delle bamboline voodoo, e così torna a Londra e decide di prendersi la sua vendetta su critici e mercanti d’arte, colpevoli di aver speculato sui suoi quadri e di essersi arricchiti alle sue spalle.
Peccato che, tra i vari dipinti magici, ci sia anche il suo autoritratto.
Baker è, al solito, un esempio di fulgida classe, la storia (apparsa su Tales from the Crypt 26, di ottobre-novembre 1951) è abbastanza articolata e complessa, con il personaggio principale che è sì spregevole, ma con le sue ragioni e forse non si merita del tutto l’osceno contrappasso finale; le scene in cui il pittore si prende la sua vendetta hanno dei tocchi di gore di tutto rispetto, tra acido tirato in faccia e braccia tranciate di netto, e tutto sommato, è un segmento perfettamente in linea sia con la tradizione degli antologici Amicus sia con quella dei fumetti della EC Comics.
Il nostro viaggio nei meandri della Amicus, per il momento, si ferma qui: ritorneremo a parlare di antologie la settimana prossima, ma questa volta non faremo menzione della casa di produzione inglese.
Spero di avervi dato dei buoni spunti di visione per il vostro Halloween.
E spero di darvene ancora tanti altri.

4 commenti

  1. Giuseppe · · Rispondi

    Ah, The Vault of Horror l’ho recuperato da tempo e nella versione UK 😉
    Non il portmanteau migliore della Amicus, no, ma comunque ha dei buoni momenti che raggiungono vette di eccellenza nell’episodio The Neat Job… “Un posto per ogni cosa, e ogni cosa al suo posto” 😉

    1. Povera Eleanor 😀

  2. Domanda sull’episodio the neat job: secondo voi, viene omaggiato nello speciale di Halloween di Psychoville?
    https://en.wikipedia.org/wiki/Psychoville

    1. Sai che non ne ho idea? 😀

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