Dieci Horror per un Anno: 1975

Chiedo venia per l’assenza forzata di questa settimana; magari non ve ne siete neanche accorti, ma io chiedo venia lo stesso. Sto attraversando uno di quei periodi, sul lavoro, in cui faccio orari abbastanza strampalati e mi manca persino il tempo per alzarmi dalla scrivania e andare a prendere un bicchiere d’acqua, quindi trovare quello per aggiornare il blog è un’impresa per veri eroi, a meno di non farlo a tarda ora, quando però mi si chiudono gli occhi dal sonno e non so neanche bene cosa diavolo sto scrivendo.
Ma questa rubrica è un impegno che ho deciso di mantenere, anche se non ce la faremo mai a concluderla per la fine dell’anno, possiamo arrivarci vicini, e poi, con il vostro aiuto, provare addirittura a stilare una classifica (vera, questa volta) dei migliori horror per ogni decennio, compreso quello in chiusura, soprattutto quello in chiusura.
Detto ciò, il 1975 è un contenitore di ogni singolo motivo per cui amiamo il genere: ce n’è per tutti i gusti, dal blockbuster alla satira sociale, dal giallo al survival, passando per il rape & revenge e il body horror; e tutte queste definizioni neanche bastano per esaurire la quantità di roba impressionante che ci aspetta.
Andiamo dunque al sodo, che ho già blaterato troppo.

1. La Fabbrica delle Mogli – Regia di Bryan Forbes (Uscito negli USA il 12 Febbraio del 1975)

Apriamo con un film dall’attualità sconcertante per come mette in scena il terrore che gli uomini provano nei confronti dell’emancipazione femminile, e le eventuali contromisure volte a impedirla, con ogni mezzo necessario. Tratto da un romanzo di Ira Levin, La Fabbrica delle Mogli è un ottimo esempio di distopia “casalinga” (ma con la possibilità di espansione su scala globale) e di satira sui ruoli artificialmente costruiti e imposti con la violenza. L’idea di arrivare alla sostituzione di un individuo in carne e ossa con la parodia di una casalinga anni ’50 da spot televisivo, è semplice e allo stesso tempo geniale, mentre le scelte visive di Forbes costruiscono un’atmosfera che da comica si fa via via sempre più sinistra, fino a sfociare in un finale dai toni cup e pessimisti.

2. Trilogia del Terrore – Regia di Dan Curtis (Andato in onda negli USA il 4 Marzo del 1975)

Sapete quanto sia grande la mia ammirazione per Dan Curtis e quanto sia stato inestimabile il suo contributo alla causa dell’horror, in particolare quello televisivo, che se non fosse stato per lui neanche esisterebbe. Trilogia del Terrore segue lo schema del tipico horror antologico in voga soprattutto negli anni ’60, e destinato a tornare di moda negli anni ’80, ma lo applica al modello televisivo, usando questo formato non come un’occasione per osare e forzare al massimo i suoi stessi limiti. Karen Black in tre ruoli diversi (anzi, quattro) è uno spettacolo, ma voi ricorderete Trilogia del Terrore soprattutto per un episodio in particolare, Amelia, quello con la bambola posseduta che perseguita la protagonista da sola nel suo appartamento. Credo che abbia creato un’intera generazione di perennemente traumatizzati.
Scrive Richard Matheson, tanto per cambiare.

3. Profondo Rosso – Regia di Dario Argento (Uscito in Italia il 7 Marzo del 1975)

Più i film sono importanti e famosi meno cose ho da dire. Perché, davvero, cosa mai potrei aggiungere in poche righe su Profondo Rosso? Forse che, quando l’ho visto per la prima volta alle medie ho avuto incubi per settimane e non riuscivo neanche ad ascoltare la colonna sonora senza farmela addosso. Sì, di fronte a certe opere resta solo l’aneddotica personale, i ricordi legati a esse e al ruolo che hanno avuto nella tua formazione e nella tua vita da appassionata di horror. In effetti Profondo Rosso può quasi essere considerato uno spartiacque che divide gli appassionati dal pubblico generico: se lo si vede all’età giusta, o si abbandona per sempre il cinema dell’orrore o lo si ama per sempre.

4. L’Ultimo Treno della Notte – Regia di Aldo Lado (Uscito in Italia l’8 Aprile del 1975)

Restiamo in Italia (e anche in compagnia di Macha Méril) per uno dei miei rape & revenge preferiti, una sorta di rifacimento de L’Ultima Casa a Sinistra, senza l’ufficialità della parola remake: dall’esordio di Craven Lado preleva di peso l’idea di far capitare i criminali proprio a casa dei genitori di una delle due vittime, nonché la divisione del film in due segmenti molto netti, il primo ambientato come da titolo sul treno, che racconta la violenza perpetrata da una coppia di balordi su due ragazze; il secondo che invece si occupa della vendetta. L’elemento di novità è rappresentato proprio dal personaggio di Macha Méril, in grado di trasformare un tipico rip-off all’italiana di un film più famoso in un pezzo di cinema politico, magari un po’ datato (ma neanche troppo), però sempre efficace.

5. Bug Insetto di Fuoco – Regia di Jeannot Szwarc (Uscito negli USA il 6 Giugno del 1975)

E a proposito di traumi, anche Bug sa il fatto suo, soprattutto se avete un problema con le blatte; o se non lo avevate e il film di Szwarc ve lo ha fatto venire, il che è molto probabile. Roba che il famigerato episodio di Creepshow sembra un gioco per poppanti.
Si tratta dell’ultimo film scritto e prodotto da William Castle prima di morire, due anni dopo. Dirige il futuro responsabile de Lo Squalo 2, e il tutto deriva da un romanzo di Thomas Page. Al centro della vicenda, una razza di scarafaggi mutanti rilasciati da un terremoto che funzionano come dei fiammiferi (da qui il sottotitolo in italiano); le bestiacce non sopravvivono a lungo, ma uno scienziato ossessionato da loro li incrocia con una normale blatta e crea un’orrenda, resistentissima progenie di schifezze.
È un B movie, ma ha un sacco di elementi interessanti. Tra i film presenti in lista è il meno noto, però il divertimento è assicurato, se avete stomaco.

6.  Lo Squalo – Regia di Steven Spielberg (Uscito negli USA il 20 Giugno del 1975)

Se per molta gente Jaws è il motivo principale per cui non bisogna mettere piede in acqua, per me vale l’esatto opposto: grazie al film di Spielberg mi è presa la fissa delle immersioni e quella per gli squali. E sì, riconosco da sola quanto tutto questo possa sembrare assurdo, ma è anche un bel modo di canalizzare la paura in qualcosa di positivo.
Vale, amplificato, lo stesso discorso fatto su Profondo Rosso: non c’è nulla da aggiungere su Jaws; la sua sola esistenza, date le condizioni in cui è stato realizzato, è un miracolo, e il fatto che sia uscito fuori un capolavoro, ancora oggi mai neanche avvicinato da qualunque film sugli squali o sugli animali assassini in generale, è tutto merito di un ragazzino di 26 anni, incosciente e cocciuto ai limiti del maniacale. Parlo di Spilby, il mio Spilby, ovviamente.

7. In Corsa col Diavolo – Regia di Jack Starret (Uscito negli USA il 27 Giugno del 1975)

Due coppie in vacanza in camper assistono per sbaglio a un omicidio rituale, con la conseguenza di essere inseguiti dagli assassini. Un survival tipicamente anni ’70 invecchiato molto bene e pieno zeppo di scene d’azione (inseguimenti di auto soprattutto) da levarsi il cappello, se si considera il budget ridotto di cui Starret (ve lo ricorderete come attore in Rambo) disponeva. Col tempo, In Corsa col Diavolo è diventato un cult e ha anche influenzato parecchio cinema al di là da venire, tipo Red State di Kevin Smith.  A differenza di tanti, troppi film che, ai tempi, cercavano di emulare le atmosfere di Non Aprite quella Porta, questo prende delle direzioni inaspettate e si ritaglia il suo spazietto nelle produzioni d’epoca.

8. Picnic ad Hanging Rock – Regia di Peter Weir (Uscito in Australia l’8 Agosto del 1975)

Come si può pretendere di dire qualcosa su Picnic ad Hanging Rock e non perdere tutta la credibilità faticosamente conquistata nel corso di quasi nove anni di blogging? Che è poi il motivo per cui mai mi sono azzardata a recensirlo: certi film andrebbero lasciati in pace e basta, o almeno visti senza che si avverta per forza la necessità di analizzarli. Anche perché, che ti vuoi analizzare? Weir firma un’opera che è tutta atmosfera e sospensione, un film su un mistero che non viene mai svelato, un avvenimento di cui si ripercorrono i dettagli in maniera quasi ossessiva, ma che rimane privo di spiegazioni, e lo fa come se stesse scrivendo un lungo poema. È vero che, come abbiamo visto e dobbiamo ancora vedere, il 1975 è un anno fitto di grandissimi horror, ma se c’è un film del cuore, è soltanto questo.

9. The Rocky Horror Picture Show – Regia di Jim Sharman (Uscito in UK il 14 Agosto del 1975)

Il musical più bello della storia del cinema (senza temere l’iperbole) e il film culto per eccellenza. Che siate amanti del musical, dell’horror, del camp o del bizzarro, non potete non sentirvi coinvolti da questo meraviglioso miscuglio di tutto ciò che esiste di giusto, santo e puro al mondo. Difficile, quasi impossibile, non farsi venir voglia di saltellare come dei deficienti con la colonna sonora, impensabile non prendersi una cotta per Tim Curry, qui all’apice della sua figaggine. Anche in questo caso, ma di cosa cazzo vogliamo parlare?

10. Il Demone sotto la Pelle – Regia di David Cronenberg (Uscito in Canada il 10 Ottobre del 1975)

Il buon David inaugura il body horror ufficialmente, con un film a base di parassiti vermiformi e perversioni sessuali di ogni tipo. Le critiche ricevute in patria, ai tempi dell’uscita di Shivers, furono così feroci che il regista pensò di ritirarsi e cadde in depressione. Poi per fortuna ha continuato a girare film, ha imparato a fottersene e, anzi, a osare sempre di più. E anche se oggi è un autore stimato che con l’horror non ha niente a che spartire, sono questi primi passi nei territori del cinema estremo quelli per cui tutti gli vogliamo bene, perché se da un lato l’horror stava già viaggiando a grandi passi verso la normalizzazione degli anni ’80, la vena rivoluzionaria dei ’70 ruggiva ancora, e Cronenberg era tra quelli che ruggivano più forte.

 

24 commenti

  1. Sono contento che appaia nella classifica Bug, perché è un film non proprio popolare, che piace a chi, come me, basta che vi sia un animale assassino in scena e non si perde il film. Li ho visti 8 su dieci, mi manca trilogia del terrore e la fabbrica di mogli. Davvero un gran bel anno iil 75

    1. Bug è davvero bellissimo ❤
      Voglio un sacco di bene a quei dannati scarafaggi!

      1. E il momento in cui SPOILER al povero Parmiter gli orridi fanno capire il loro grado di intelligenza (PARMITER WE LIVE)? FINE SPOILER 😉 Scarafaggi, squali o parassiti vermiformi si può dire che per loro il 1975 sia stato un’annata eccellente, come del resto per tutti gli altri grandissimi film della lista (dei quali l’unico che non ricordo di aver visto con certezza è In Corsa col Diavolo)…
        P.S. Hai voglia di scherzare? Certo che mi sono accorto della tua assenza forzata! ❤ 😉

  2. Buongiorno!..che anno!..e che selezione..e, come dici tu,che altro puoi aggiungere su questi film?..tutti straordinari😊👍

  3. Veramente per tutti i gusti questo 1975.
    Mai sentito neanche nominare questo In Corsa col Diavolo, sembra intrigante.
    Profondo Rosso è un film spartiacque sicuramente, ma che dire della scena de Lo Squalo che hai messo in gif: ha fatto saltare in aria generazioni di spettatori che, magari, con l’horror non hanno mai avuto niente a che spartire, e da solo questo basterebbe per volere bene al(l’allora) giovane Spielberg.
    Sai che, lo devo confessare, il Picnic non l’ho mai amato particolarmente?
    Brava Lucia, anche con gli occhi semi-chiusi tiri fuori ottimi post 😉

    1. Grazie! Spero che la settimana prossima sia leggermente meno intensa.
      Su Picnic, è uno di quei film che o ti conquistano completamente da subito o ti annoiano.
      Lo capisco. 🙂

  4. Bellissimi tutti, L’Ultimo Treno della Notte onestamente non lo ricordo.
    Di Profondo Rosso ho apprezzato anche il remake, la scena finale e’ da incubo (slavata nell’originale.
    Io mi sono accorto della tua assenza 🙂

    1. Grazie per aver notato la mia assenza 🙂
      Però non mi pare che esista un remake di Profondo Rosso. O mi sono persa qualcosa?

      1. mea culpa, mi sono confuso con Suspiria 🙂
        sara’ l’eta’ che avanza

  5. Da piccolo Bugs mi terrorizzava. Credo che la colpa del perché le blatte mi fanno orrore ce l’abbia per il 50% questo film. L’altra metà se la busca l’episodio del primo Creepshow.

    Gran bell’annata.

    1. La differenza tra Bug e Creepshow sta nel fatto che il secondo è volutamente esagerato, finto, sopra le righe. Invece gli scarafaggi di Bug sono trattati con molta serietà. Ora, se questa serietà forse non regge benissimo alla prova del tempo, su un bambino può avere un effetto devastante.

      1. E’ vero, però ero davvero moccioso quando vidi Creepshow la prima volta. Il fatto di vedere questi schifosi cosi neri venire fuori da ogni buco (capish a mme!) deve aver colpito tanto la mia sensibilità per cui l’orrore è rimasto. Con gli occhi adulti posso analizzare la credibilità (drammatica) di un film, ma quando si è piccoli certi strumenti mancano. E i traumi infantili restano per sempre.

        Non è che se vedo una blatta oggi schizzo su una sedia e urlo da pazzo, sia chiaro. Però lo stesso sento la schiena raggrinzirsi e un’erezione in ogni pelo del corpo. Non la schiaccio solo grazie a Kafka e al suo Gregorio…

        1. Sì sì, capisco perfettamente. Io ho visto prima Bug e poi Creepshow, quindi il trauma primario è Bug, che mi fa senso solo guardare la gif che ho postato 😀

  6. Sarebbero bastati Profondo rosso, Lo squalo e otto scamorze per farne un anno irripetibile, ma poi c’è Picnic a Hanging Rock e Cronenberg – l’unico regista per il quale uso l’aggettivo sgradevole come un complimento, quindi… (tra i misconosciuti, mia menzione speciale per L’ultimo treno della notte).

    1. Mi piace la definizione di sgradevole riferita a Cronenberg, e più di tutto, mi piace che sia inteso come un complimento 🙂

      1. Cronenberg è allo stesso piacevolmente sgradevole e sgradevolmente piacevole 😉

  7. A propò, Lucia, nella scheda di Lo squalo ci sono due proposizioni che cozzano:

    Se per molta gente Jaws è il motivo principale per cui bisogna mettere piede in acqua, per me vale l’esatto opposto

    La seconda sembra avversativa della prima, ma dici la stessa cosa. Credo che nella prima manchi un “non” (il film ha convinto molta gente a NON mettere piede in acqua).

    Mannaggia a gli impegni lavorativi che ti distolgono dal blogghe.

    1. Sì, scusa, ho corretto il refuso! Grazie per la segnalazione 🙂

  8. 10 titoli sono sempre pochi e qualcuno meritevole magari resta fuori, tipo “Il bacio della tarantola” o “La morte dietro la porta”. Personalmente “L’ultimo treno della notte”, seppur agghiacciante, lo vedo più un thriller ma in classifica ci può anche stare. 🙂

    1. La morte dietro la porta si trova nella decina del ’74 🙂

      1. Ho toppato anno, allora… merito le frustate 😀

        1. Ma no! È che tra anno di produzione, anno di distribuzione in patria e in Italia, si fa confusione. Io ho gli schemini per stilare le liste 😀

  9. Picnic ad hanging rock è un film a se, uno dei più misteriosi e interessanti titoli degli anni settanta, resta un mistero per questo affascina, forse perché noi comuni mortali non possiamo capire cosa è realmente accaduto?
    The Rocky Horror Picture Show è uno di quei film ormai mitici

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: