Ma

Regia – Tate Taylor (2019)

Questa settimana ho deciso di farmi odiare parlando bene non soltanto del secondo capitolo di IT, ma anche di un film che non è piaciuto quasi a nessuno, prodotto da Jason Blum, il cui solo nome suscita eccessi di rabbia con conseguenze nefaste nei cultori dell’horror indipendente, che di solito guardano ogni robina amatoriale presente in rete, salvo poi crollare in un sonno profondo se capita loro sotto il naso un film come In Fabric.
Da quando uno dei miei adorabili lettori mi ha detto che Blum mi paga per scrivere recensioni positive dei suoi film qui sul blog, dopo aver sghignazzato scompostamente per due o tre giorni, ho preso una decisione: tutte le volte in cui vedrò un film Blumhouse superiore alla sufficienza, gli dedicherò un post elogiandolo, e poi mi metterò ad attendere il bonifico di Jason. Poi magari ditelo anche alla Warner e alla New Line che faccio recensioni prezzolate, sia mai mi dovessero arrivare altri bonifici da gente che non sa neanche della mia esistenza.

Appurata dunque la mia natura di mercenaria del cinema horror (per non dire meretrice), perché parlare proprio di Ma, con tutta la roba bella in giro proprio in questi giorni? Dopotutto, Ma è uscito in sala tre mesi fa, in pratica ere geologiche, è un film già vecchio e, diciamo pure la verità, non è un grande film.
E qui aggiungerei che il 90% dei film non aspirano a essere grandi, mentre con l’horror questa percentuale si alza fino al 98%, a voler essere generosi.
Sì, ma la domanda rimane: perché?
Perché è un horror che ha in realtà una struttura molto meno comune di quanto si pensi, e non racconta la solita storia di una pazza psicopatica, ma tenta di andare più in profondità, di dotare la sua protagonista (perché è lei, la protagonista) di sfumature che, soltanto una decina di anni fa, sarebbero state impensabili nel genere, e perché Octavia Spencer mattatrice assoluta di un film di genere mi dà da pensare.
Seguirà pippone ove si parlerà pochissimo di Ma e tantissimo di quanto l’horror, anche nelle sue derivazioni più commerciali, sia avanti anni luce rispetto non solo agli altri generi, ma anche al cinema tutto.

Da un certo punto di vista, nulla sembra essere cambiato rispetto ai primi anni ’60 del secolo scorso, quando le attrici non più giovani, per dare un nuovo senso a una carriera zoppicante, dovevano sperare di interpretare qualche vecchia squilibrata sul modello di Baby Jane in un prodotto di bassa exploitation. Le dive, si sa, hanno i conti da pagare come tutti, e a parte tutto, a nessuno va giù facilmente di doversi allontanare dalle scene perché non si è più ventenni, mentre i colleghi maschi continuano a essere definiti sex symbol fino al momento di venir calati nella tomba.
La nostra Octavia, di anni ne deve ancora compiere cinquanta, non ha mai avuto un ruolo da protagonista, è stata nominata tre volte agli Oscar, vincendone uno nel 2012 per The Help, diretto proprio da Tate Taylor. Octavia è condannata ai ruoli da comprimaria: non ha un fisico corrispondente ai canoni di bellezza hollywodiani, il suo colore della pelle è quello “sbagliato” o comunque inadatto a ruoli non collaterali, adesso è pure diventata “troppo vecchia”. Dovrebbe essersi rassegnata, cos’altro può pretendere, una come lei, dalla macchina cinema?

Qui interviene Jason Blum, che già ha dato prova di non temere affatto l’utilizzo di attrici un po’ avanti con gli anni nella saga milionaria di Insidious. Ma il parallelo con la hagsploitation degli anni ’60 si ferma qui, perché sono i ruoli e le dinamiche a essere profondamente mutati e, anche se all’apparenza il personaggio di Sue Ann potrebbe essere assimilato a uno di quelli interpretati all’epoca da Bette Davis o Joan Crawford, la sostanza è molto, molto differente. È differente anche da una Misery, tanto per fare un esempio più recente di un’altra attrice non proprio corrispondente agli stereotipi estetici comunemente accettati, e assurta al ruolo di protagonista in un horror: la differenza sta tutta nello slittamento da villain unidimensionale a personaggio a tutto tondo, con cui empatizzare, per cui addirittura schierarsi contro la torma di generici adolescenti cui Ma è contrapposta, irritanti come uno sciame di formiche nei pantaloni, ma non altrettanto carismatici o intelligenti.

Ma racconta infatti di un gruppo di ragazzini che cercano un adulto disposto a comprare loro da bere, e trovano Sue Ann, soprannominata in seguito Ma, che fa loro il favore e offre anche un posto dove andare a sbronzarsi e a organizzare feste, lo scantinato di casa sua. All’inizio è anche divertente avere a che fare con questo bizzarro personaggio, solo che poi le cose diventano prima imbarazzanti, poi inquietanti e, alla fine, pericolose.
Perché Sue Ann non ci sta tanto con la testa, e chiunque, tranne un branco di adolescenti generici e fastidiosi, sarebbe in grado di vederlo; Ma è una persona danneggiata, nasconde qualcosa e le è successo qualcosa, anni prima, che l’ha spezzata per sempre, e adesso vuole vendicarsi di chi l’ha ferita a tal punto da impedirle di condurre una vita normale, di diventare adulta, di chi l’ha fatta restare un’eterna adolescente intrappolata nel corpo di una quasi cinquantenne.

C’è tanto da scoprire in un film come Ma, non perché abbia una regia da ricordare: Taylor è un buon mestierante e nulla più; qualcosina di più si trova nella sceneggiatura, e anche nel montaggio, per come alterna in maniera implacabile il presente e il passato di Sue Ann e ci fa scoprire gradualmente la cosa orrenda che le è stata fatta; eppure tutte le sottigliezze, le sfumature, i piccoli tocchi di intelligenza presenti nel film sono dovuti a una persona sola: Octavia Spencer, che davvero, come si suol dire, si carica tutto questo pesante carrozzone di un B movie sulle spalle e lo trasforma in qualcos’altro, perché quando finalmente concedi a una comprimaria di essere protagonista, e capita che questa comprimaria relegata sullo sfondo di film considerati sempre più grandi di lei, sia un’attrice straordinaria, succedono piccoli miracoli.
Va a finire che il villain designato di una storia non sia più tale, e la sua umanità e il suo dolore divengano il motivo per cui te ne stai lì 90 minuti a guardare un film, non ad assistere alle gesta di un malvagio carismatico o alla sanguinosa disfatta di una squilibrata imbarazzante; non alla vittoria del bello e giovane sul goffo e lo sgraziato, ma alla vicenda complessa di una donna per cui non si prova quel minimo sindacale di pena riservata alle vittime diventate carnefici, bensì reali empatia e partecipazione.
Ed ecco perché, ancora una volta, l’horror non solo sta bene e vi saluta tutti, ma mette anche la freccia e vi supera, tutti quanti.
Postilla finale: non c’è solo Spencer a brillare in questo film; tutto il cast di adulti è molto interessante e, tra i ragazzini, c’è una vera e propria rivelazione, Diana Silvers, intravista in Glass, giovanissima, e protagonista di uno dei migliori episodi di Into the Dark, potrebbe essere destinata a diventare una di quelle attrici che, con l’horror, faranno grandi cose. Tenetela d’occhio. Io lo farò di sicuro.

16 commenti

  1. Comunque quando incassi l’assegno di Blum, puoi mettere una buona parola anche per me? ^_^ Va che sta cosa del “chi ti paga?” è imbarazzante. Non per chi è oggetto della domanda, ma per chi la pone,
    “Ma” io e mia moglie volevamo vederlo, ma alla fine abbiamo scelto altro. Lo recupereremo .
    Per quanto riguarda l’horror mi fanno tenerezza quelli che continuano a dire che il genere non brilla perché signora mia quando c’era Carpenter, Romero, eh quelli sì! A me pare che codesto anno siano usciti una manciata di titoli davvero molto interessanti e un paio pure italiani.
    Tanto per dire.

    1. Sì, gli assegni di Blum sono cospicui, quindi posso dividerli con gli amici! Vi invito tutti a cena a Bibbiano!

  2. As usual, vado subito a cercarlo e se non lo trovo lo richiedo (anche se i miei recenti tentativi di recuperare horror di valore son stati tutti cassati, perché “non in linea con i progetti di acquisto” bibliotecari. Eh, vabbeh, il soldo che manca sempre…).
    Detto questo, adoro la Spencer, e trovo che in The Help sia stato a pieno titolo una comprimaria. Non ho dubbi che abbia brillato anche qui, e non posso che amare Ma ed amare l’horror in maniera definitiva. Non c’è trippa per gatti detrattori.

    1. Octavia Spencer è una grandissima attrice, The Help è un bel film che senza di lei non credo sarebbe stato la stessa cosa. Qui, finalmente, le danno la possibilità di dominare un film intero e soltanto nell’horror poteva succedere.

  3. gli attori e le attrici non più guovani fanno ruoli adatti alla loro età, attori e attrici di aspetto fisico non proprio gradevole (e non è questione di canoni) fanno ruoli adatti a loro, vale allo stesso modo per attrici e attori, non mi pare che un attore come Danny De Vito possa fare 007 (al di fuori di una parodia) ed è giusto così. Sul resto nulla da eccepire

    1. Credo che la critica fosse alla tendenza di relegare molte attrici non proprio “fresche” in ruoli che, quando va bene, sono delle comparsate e quando va male, direttamente fuori dal film.
      Specie se sono state di grido una ventina di anni prima e dunque l’ingaggio si fa potenzialmente costoso.

      1. capisco ma riguarda pure gli attori maschi

        1. Sì, ma un po’ meno: il sentore comune è che le rughe non peggiorino un uomo – a meno che non abbia la pelle come una vecchia ciabatta – e, salvo che la testa non abbia una forma assurda, nemmeno la calvizie lo danneggia troppo.
          A un attore anziano, magari ex-belloccio, un ruolo da vecchio zozzone non lo si nega, mentre l’attrice fatalona, appena esce di poco dall’area cougar/milf, di certo non becca i ruoli da corruttrice di (finti) ragazzini.

          In generale, viviamo in una società per cui l’invecchiamento è un crimine, specie in ambito glamour, ma essere una donna è un’aggravante.

          1. come ho detto ogni attore e attrice fa ruoli adatti alla sua età e al suo aspetto

  4. Ma quanto sarai diventata ricca con tutte queste recensioni ben pagate (se avanza un posto a tavola a Bibbiano vengo anch’io)? 😜 😂
    Ovviamente cercherò di recuperare questo film: Octavia Spencer è davvero in gamba e leggo che qui affronta egregiamente un ruolo tutt’altro che facile…

    1. Multimiliardaria. Potrei ritirarmi a vita privata su uno yacht in mezzo al mare, ma voglio troppo bene al blog per farlo 😀

  5. Visto. Mi e’ piaciuto a meta’, la storia fa’ un po’ acqua e se non sarebbe stato per la Spencer a tenere in piedi tutto non credo che usciva un prodotto decente.
    Pagatemi pure a me per la recensione 🙂

    1. Ora chiamo Jason che ti fa subito un bel bonifico! 😀

      1. spero sia cospicuo 🙂
        sto ristrutturando casa e mi servono soldi 🙂 ,
        con i rimanenti faccio una vacanza in giro per il mondo 🙂

  6. Ho gia’ scritto il mio commento su questo film, il motivo per cui scrivo qui adesso e’ un altro.
    Ho notato che in molti post i commenti sono disabilitati.
    Oggi ho visto The Little Stranger, Bellissimo 🙂 mi ha veramente stregato, non ho letto il libro ma penso che la spiegazione del finale sia uguale a quello che ho pensato io, cioe’:

    Il Faraday bambino e’ rimasto intrappolato nella casa
    </spoiler
    Scenografia e atmosfera perfetta, si respira qualcosa di malsano (anche se succede veramente poco) dall'inizio del film.
    Bello, veramente bello 🙂 10 stelle

    ps: Lucia, riapri i commenti

  7. Segnalo un altro bel film che ho appena terminato di vedere, A Good Marriage (2014) basato sul racconto Un bel matrimonio, di Stephen King, contenuto nell’antologia Notte buia, niente stelle (2010). (cit.Wikipedia) .
    Joan Allen e’ straordinaria e’ Anthony LaPaglia gli tiene testa. Se non lo avete visto ricuperatelo.
    Spero che dopo Lucia inserisca una recensione, penso che gli piacera’.

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