IT – Capitolo Due

Regia – Andy Muschietti (2019)

Parlando di questo secondo capitolo, sono molto sollevata dal fatto di poter evitare tutti i preamboli: quanto è importante per me il romanzo, il numero delle volte in cui l’ho letto, come mi ha formata nel corso degli anni e quello che ho appreso a ogni rilettura; se tutto questo vi dovesse interessare, è pieno il blog di post in cui lo spiego e potete andare a ripescarli tra quelli di un paio di anni fa. Per chi non avesse, comprensibilmente, la voglia di recuperare vecchi articoli, dico soltanto che non posso essere oggettiva quando parlo di IT, non posso essere distaccata, e quindi giudicare il film è molto difficile. Neanche mi va di giudicarlo, perché lo sforzo di trasferire in immagini un’opera che potrebbe essere paragona alla Bibbia per ogni appassionato di horror, è segno di un coraggio enorme che merita il mio rispetto e la mia comprensione, anche per quanto riguarda gli errori e i difetti, di cui mai ho negato l’esistenza.
Detto questo, cominciamo subito sparandola molto grossa: ho preferito il secondo capitolo al primo, nonostante la parte razionale di me sappia che il primo, se non altro per compattezza, è un film migliore.
Ma se Muschietti ha realizzato, nel 2017, un film di qualità superiore, nel 2019 ha fatto il miracolo della trasposizione perfetta, e io di questo gli sarò grata a vita.
Cerchiamo di capire perché.

Sono certa che ognuno di noi abbia sempre avuto il “suo” IT in testa, e abbia anche un’idea ben precisa di come dovrebbe essere un film tratto dal romanzo di King; è una cosa normale, perché noi lettori, noi che davvero abbiamo amato il romanzo e abbiamo vissuto nel romanzo per 1200 pagine e passa, abbiamo immaginato le sequenze, abbiamo dato una voce e un volto ai personaggi, e tutti  hanno un determinato passo del libro che avrebbero voluto vedere su uno schermo; io, per esempio, sogno da 27 anni esatti di vedere il frigorifero di Patrick; altri potrebbero desiderare Alta Precisione e il licantropo con la giacca del liceo di Derry; altri ancora l’incontro del povero Edward (solo omonimo di Eddie) col Mostro della Laguna Nera.
Ho elencato tutti elementi che, in entrambi i film, sono assenti, e non l’ho fatto per caso; i sogni dei lettori sono una faccenda seria, vanno rispettati, vanno capiti, ma non vanno accontentati, e non c’è nessuna legge, scritta o no, che imponga a registi e sceneggiatori di inserire in un adattamento tutti i dettagli di un libro.
Un mio amico, di fronte a trasposizioni simili, parla di “effetto lista della spesa”, che mi pare un’espressione molto azzeccata.

Cosa, al contrario, ha il diritto di pretendere un lettore quando va al cinema a vedere un film tratto dal suo libro preferito?
Io credo l’aderenza allo spirito dell’opera letteraria, ed è stato esattamente ciò che ho trovato in IT-Capitolo Due, per due aspetti in particolare, che sono strettamente legati tra loro: la struttura e l’uso della memoria.
IT, il romanzo, non è diviso in due parti, come il film e la sciagurata miniserie che ne sono stati tratti, ma è costruito con un montaggio alternato tra passato e presente, con una struttura a flashback che diventa sempre più serrata verso la fine, quando i Perdenti da bambini e da adulti arrivano nella tana di IT in una maniera che è quasi simultanea.
Se era impossibile riportare una alternanza del genere al cinema, a meno di non volere un film di sei ore (e chi sono io per dire che non sarebbe bellissimo?), Muschietti, dopo il successo del primo capitolo, dopo gli incassi che lo hanno reso il film dell’orrore più remunerativo di sempre, ha avuto la libertà di fare un po’ come diavolo voleva, e ha portato in sala un mastodonte di quasi tre ore; se consideriamo che qualunque durata al di sopra dell’ora e mezza è ritenuta suicida per un film dell’orrore, ci rendiamo conto di quanto IT abbia cambiato la percezione dell’horror in sala, quanto sia stata fondamentale per educare il pubblico la sua uscita due anni fa, e quanta influenza avrà il film di quest’anno per l’horror a venire.

Ma torniamo alla struttura: questa volta, con più tempo e spazio a disposizione, Muschietti ha potuto trasferire su schermo il montaggio del romanzo, creando un film che forse soffre un po’ della sua stessa natura episodica, ma che è fedele, non al dettaglio da lista della spesa (la fionda, il frigo, il Gill-Man), ma al nucleo più profondo del romanzo, estratto da 1200 pagine come una pepita d’oro, ovvero la funzione della memoria, del ricordo, la riconciliazione del nostro io adulto con quello infantile, che è poi l’unico modo per sconfiggere la creatura multiforme che infesta (haunt) Derry e non farsi soggiogare dal terrore che essa ci incute.
Perché la vulgata comune recita che sia la sezione dedicata ai Perdenti cresciuti, quella più difficile da portare al cinema, nonché quella meno riuscita?
Semplice, perché i Perdenti, quando tornano a Derry dopo 27 anni fanno, in sostanza, una sola cosa: ricordano. Hanno una serie di incontri separati con IT, così come era accaduto loro da bambini, ma per il resto del tempo, se ne stanno in biblioteca a raccontarsi gli avvenimenti della loro infanzia dimenticata.
Il motivo per cui dividere il romanzo in due parti nette non ha senso è che questa divisione, sulla carta, non esiste; è un gioco di risonanze, di dettagli che riportano i fatti a una memoria piena di strappi, di zone buie di angoli ciechi.

Ed è esattamente quello che accade in IT-Capitolo Due: un frammentario e caotico tornare a galla di ricordi sepolti. I Perdenti, da adulti, sono persone di successo, ma sono anche gusci vuoti, perché senza avere coscienza di ciò che sei stato, non puoi accettare quello che sei, e non puoi affrontare ciò che sarai.
IT è sì un romanzo sulla fatica e sul dolore di crescere, ma è soprattutto un romanzo sulla memoria, sul passato, e anche sulla storia, individuale e collettiva.
Io non lo so, magari tra dieci anni faranno una serie tv di 20 puntate in cui butteranno dentro tutto, persino la vicenda dell’incendio al Punto Nero, e forse sarà quello l’unico modo di rendere davvero giustizia a IT. Ma, allo stato attuale, Muschietti ha intrapreso l’unica strada percorribile: ha tradito dove era necessario tradire, ha tagliato i rami, secondo lui, secchi, ha cercato di dare un senso cinematografico a quella mole enorme di informazioni, personaggi, accadimenti, dettagli, e ha consegnato a chi ha davvero amato il libro un’opera con un’anima e un cuore pulsanti, a cui non mi sento di chiedere di più.

It-Capitolo Due è stato molto criticato, forse anche a ragione, per tutta una serie di motivi: i vfx spesso non sono all’altezza, uno dei cast più interessanti mai visti in un horror è sfruttato poco e male, la parte finale pecca di eccessiva confusione, non tutti i personaggi vengono fuori allo stesso modo. Sono tutte critiche plausibili, ci stanno, non sono d’accordo, ma non voglio prendermela con chi la pensa diversamente da me.
C’è solo una critica in particolare che non posso accettare, ed è quella riguardante la sovrabbondanza di momenti comici.
Ora, non è necessario sapere il romanzo a memoria (giuro che ve lo potrei recitare) per essere a conoscenza del ruolo che l’umorismo ha nella sua economia. Non si tratta della semplice volontà di alleggerire, a uso e consumo di un pubblico avvezzo alle battutine nei momenti meno opportuni; al contrario, è parte integrante di quella fedeltà al testo, o meglio, al suo significato ultimo, di cui stiamo parlando da ore.
La risata è un meccanismo di difesa: noi esseri umani ridiamo ai funerali, ridiamo di fronte alle malattie, alla morte, alle tragedie, ridiamo perché non possiamo fare altro, a volte.
Ridiamo quando siamo insieme ai nostri amici, soprattutto se in gruppo. I Perdenti ridono, ridono in continuazione, ridono come matti: Bill (e scusatemi se la citazione non è esatta, ma non ho voglia di andarmi a spulciare 1200 pagine) dice che, di quell’estate del 1958, ricorda soprattutto due cose, la paura e le risate, e il famoso rito di CHUD consiste, semplificando al massimo, nel raccontarsi barzellette fino a quando qualcuno non ride.

Ma a parte queste ovvie considerazioni, è impossibile non capire come la risata sia l’altra faccia del terrore, e che spesso il confine tra pauroso e ridicolo è sottilissimo. Non a caso, Pennywise è un clown, non a caso, bombarda i Perdenti di pessime battute come un bullo qualsiasi. E non a caso, non c’è nulla che faccia incazzare un bullo quanto ridere di lui, e quindi, ridimensionarlo.
IT, che è un bullo di proporzioni cosmiche, può essere affrontato ridendo, perché non c’è altro modo. Non è una horror comedy, IT-Capitolo Due, è un film dove i personaggi ridono per non impazzire.
E da qui deriva la mia convinzione che il vero alter ego di King non sia Bill, ma Richie, il personaggio che, nel film, ne esce meglio, quello più convincente, meglio interpretato, con più spessore. E anche quello che spara più stronzate e viene “beepato” dagli amici ogni cinque minuti.
Alla fine, poco mi importa di un mostro in CGI uscito male, poco mi importa se non ho visto il frigorifero, e ancora meno mi importa se la maggior parte di voi considera questo film troppo commerciale. A me interessa di aver ritrovato sullo schermo quell’emozione che avevo trovato per la prima volta tra le pagine del libro, quel non sentirmi sola, essere parte di qualcosa, sia pure di un gruppo di sfigati all’ultimo stadio.
Dare valore alle nostre esperienze, alla nostra umanità, ai nostri ricordi, specchiarsi in una vetrina e vedere ancora la faccia dei ragazzini che un tempo eravamo, e farlo circondati da persone che ci amano, dopo aver sconfitto un mostro, anche per chi non ce l’ha fatta.
Soprattutto per chi non ce l’ha fatta.
Articolo dedicato a Fran.

26 commenti

  1. Maxnataeleale · · Rispondi

    Ero curioso di sentire la tua opinione ed in effetti ha senso.. Io però non sono riuscito a godermi il film. Lo ho trovato troppo schematico e prevedibile soprattutto quando cerca, ea mio parere non riesce,a far paura. Capita quella brutta cosa che invece di spaventarti non sai se ridere o no (vedi la vecchina con Beverly). Molto più centrato e centrale il personaggio di Ritchie e forse questa è la cosa che mi è piaciuta di più.

    1. Però la famosa scena della vecchina con Bev l’abbiamo tutti vista mesi fa e nessuno l’ha trovata ridicola. È stata la primissima cosa che è uscita di questo secondo IT, se ti ricordi.
      Ora, io credo che un film dove l’elemento comico ha un’importanza così grande, se viene doppiato da un gruppo di cani abbianti e ringhianti, perda gran parte dell’effetto desiderato dal regista, e non a caso la sequenza con la vecchina è efficace in inglese e non tanto in italiano.
      Tutto il film è pesantemente penalizzato.

  2. Senza sapere della dedica, ho semplicemente sentito il legame di un eterno girotondo al crepuscolo.
    E tu sai benissimo, amica.
    Grazie :**

    1. Grazie a te ❤
      Spero che tu riesca a vederlo quanto prima.

  3. enricotruffi · · Rispondi

    Articolo bellissimo, sentito, che condivido dall’inizio alla fine. Il primo era forse più equilibrato, ma qui secondo me il legame fra i Perdenti viene sviscerato meglio, e la componente emotiva (portata sulle spalle quasi tutta dal personaggio di Richie) mi ha colpito molto di più. Ma sono di parte perché amo tantissimo Bill Hader, attore che trasforma in oro tutto ciò che tocca (la sua serie Barry è fantastica).

    1. Per me è stato una sorpresa, perché al cinema lo conoscevo pochissimo, e invece è il migliore del gruppo, e anche quello che beneficia di una scrittura più profonda.
      Grazie!

  4. Te scrivi benissimo per cui anche se It non mi è garbato ho trovato molto bello il tuo articolo. Perchè al di là del film in questione dice una cosa vera, cioè che per riportare sullo schermo opere impegnative come It non devi fare la lista della spesa o esser fedele al massimo, ma catturare l’atmosfera, l’essenza.
    Come ho già scritto quello che mi rimarrà, spero per molto tempo, è il bellissimo finale. Credo che esser stati dei bambini malaticci come Eddie che cercavano in modo imbarazzante da ragazzini il consenso degli altri attraverso l’uso e abuso di battute, come Ritchie, ti faccia vivere quel finale come una specie di abbraccio, come dire: vabbè alla fine ce l’hai fatta anche tu, sei sopravvissuto a chi ti credeva uno sfigato e così via. Sì, il finale mi ha commosso molto. Ma io sono un sentimentale.

    1. ll finale è quello che tradisce di più il libro, se proprio vogliamo dirla tutta. Va, anzi, in controtendenza rispetto al libro, lo contraddice proprio, eppure è perfetto e funziona benissimo così.
      Poi non è obbligatorio farsi piacere IT, figuriamoci

      1. Certo! È proprio bello di suo. No, vabbè ammetto che dopo 30 anni sto rileggendo It. Per cui mi ricordo il finale apocalittico che colpisce Derry ( e quello mi manca) ma è facile che il buon King non sia stato così sentimentale coi suoi personaggi ❤ Comunque lo sto rileggendo dopo l'estate in cui praticamente l'ho letto due volte di seguito.

        1. Io l’ho riletto poco prima dell’uscita del primo capitolo, ma sto pensando di rileggerlo ancora una volta.

  5. Flavio Troisi · · Rispondi

    Hai colto perfettamente il senso del romanzo e perché sia per tanti di noi IL romanzo generazionale. Tutto ciò che gli orbita intorno, compresa questa accoppiata di film, godrà sempre della mia indulgenza a priori. So che non è intellettualmente corretto. Ma lo è in tanti altri modi.

    1. Non credo che si possa essere davvero imparziali con questo romanzo, e con ciò che ne è derivato.
      Per esempio, il mio odio viscerale per la miniserie del ’90 è del tutto irrazionale, ma non posso farci niente.

      1. Oltretutto era davvero troppo corta (anche al netto degli altri suoi difetti) per essere un adattamento/riduzione soddisfacente, in special modo per chi aveva letto prima il romanzo. Al di là di inevitabili tradimenti e sacrifici di “scene madri” magari attese da molti (es. Il Gillman) la trasposizione cinematografica di Muschietti giustamente non è caduto nella stessa trappola, tanto nella prima quanto nella seconda parte che spero di riuscire a vedere il prima possibile (e con una buona storia come questa credo di riuscire ad adattarmi bene anche a dei vfx non sempre al top) 😉

        1. Sai cosa mi piacerebbe vedere? Una versione estesa delle due parti, montate però alternate. Sarebbe un sogno.

          1. Giuseppe · ·

            Perfettamente d’accordo… Potremmo lanciare una petizione a riguardo 😉👍

  6. Mi sono ri-commossa. Non c’è altro da aggiungere, solo da voler bene a Muschietti.

    1. Amica, difendiamo questo film con le unghie e con i denti!

    2. Aspettavo la tua recensione e mi trovo perfettamente d’accordo con te..il film mi è piaciuto moltissimo, l’ho trovato emozionante e commovente..e non mi vergogno a dire che in diversi punti ho avuto le palpitazioni..il regista ha saputo davvero cogliere lo spirito del libro.. certo,i difetti non mancano..forse un po’ troppo lungo,ma la durata non pesa minimamente su quanto mostrato.. insomma.. è un film che mi ha emozionato e che già amo!😍

  7. L’ho visto giusto ieri e condivido ogni parola. Oltre a tutto ciò che hai descritto aggiungerei che questo film è pieno zeppo di spettacolo; guardi qui e c’è spettacolo, ti giri e c’è spettacolo anche lì (per non parlare di certe transizioni). Ci sono un sacco di sequenze bellissime, fra cui spicca un omaggio a un film molto caro a noi dell’horror.
    Non capisco la questione dei vfx… ok che non è il nuovo Avatar, ma me li sono goduti ugualmente un mondo. Boh, cosa vuole la gente…

    1. Sì, purtroppo ho tralasciato l’aspetto visivo per concentrarmi su altro, ma penso che farò un post a parte quando rivedrò i due film uno dietro l’altro, dedicato proprio a come Muschietti ha messo in scena il tutto, creando un vero e proprio assalto visivo continuo, quasi da film d’azione. Bellissimo.
      Sulla citazione da La Cosa, è stato amore assoluto ❤

      1. Aspettavo la tua recensione e mi trovo perfettamente d’accordo con te..il film mi è piaciuto moltissimo, l’ho trovato emozionante e commovente..e non mi vergogno a dire che in diversi punti ho avuto le palpitazioni..il regista ha saputo davvero cogliere lo spirito del libro.. certo,i difetti non mancano..forse un po’ troppo lungo,ma la durata non pesa minimamente su quanto mostrato.. insomma.. è un film che mi ha emozionato e che già amo!😍

        1. Io, alla fine, soprattutto per Richie ed Eddie, piangevo come una scolaretta 😀

  8. Non ho mai visto questo remake, sono troppo legato al romanzo e la mia paura era un’altra inutile opera come la miniserie televisiva uscita nel 1990.
    Devo dire che mi hai invogliato a dargli una possibilita’.

    1. Calcola che per me la miniserie è il Male con la emme maiuscola. Ne distruggerei ogni copia esistente, se potessi. Altro che infanzie rovinate…

  9. Ti capisco, ancora me la ricordo quella spazzatura, dopo aver letto il libro e’ stato un trauma.
    Devo dire che pochissime trasposizioni del maestro King sono riuscite.

  10. Aspettavo la tua recensione e mi trovo perfettamente d’accordo con te..il film mi è piaciuto moltissimo, l’ho trovato emozionante e commovente..e non mi vergogno a dire che in diversi punti ho avuto le palpitazioni..il regista ha saputo davvero cogliere lo spirito del libro.. certo,i difetti non mancano..forse un po’ troppo lungo,ma la durata non pesa minimamente su quanto mostrato.. insomma.. è un film che mi ha emozionato e che già amo!😍

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