Di NOS4A2, dell’autosciacallaggio e del perché non tutto può essere una serie tv da mille stagioni

E così oggi battiamo un record, quello del titolo più lungo della storia del blog. Inoltre, credo sia quasi un anno che viviamo beatamente senza alcuna stroncatura, ma ogni tanto ci vuole, soprattutto quando il fatto che non mi sia piaciuto un determinato prodotto (cosa, in fin dei conti, irrilevante) porta a delle riflessioni che prescindono dal film o dalla serie in quanto tali, e investono invece il sistema grazie al quale arrivano nelle sale o dritti nelle nostre case.
NOS4A2 è una serie televisiva di 10 episodi tratta, per modo di dire, dall’omonimo romanzo di Joe Hill e disponibile su Amazon Prime.
Io non sono una fan di Hill, ho letto il libro e l’ho trovato poco sopra la mediocrità, con delle buone idee e dei bei personaggi. Un po’ troppo King comprato al discount e decisamente affetto dalla stessa elefantiasi verbale, ma senza la genialità dell’illustre genitore, NOS4A2 è un romanzo che si aggira serenamente intorno alle 600 pagine e avrebbe potuto essere ridotto alla metà, guadagnandoci parecchio. È un libro dove, ogni tot capitoli, la narrazione viene sospesa per far spiegare a un personaggio tutto quello che è successo fino a quel momento, come se non lo avessimo appena letto. Ma ha una sua coerenza, ti tiene sufficientemente incollato dal voler sapere come andrà a finire, ed è comunque molto onesto con il lettore.

Ne poteva uscire fuori una miniserie magnifica, a patto di rispettare i punti forti del testo, stralciare senza pietà quelli deboli, e mantenere l’arco narrativo di Victoria, la protagonista, pressoché identico a quello scritto da Hill.
Ho accolto la notizia della trasposizione con una certa aspettativa, soprattutto perché Victoria da adulta sarebbe stata interpretata da Ashleigh Cummings, che era ora avesse un bel ruolo al centro della scena e non come comprimaria, e perché Zachary Quinto lo psicopatico lo interpreta sempre molto bene e il luciferino Charlie Manx gli sembrava, sulla carta, cucito addosso. Ero anche molto curiosa di vedere Christmas Land, il luogo dove Manx porta i bambini: si potevano fare cose visivamente egregie con questa terra dell’eterno divertimento creata dalla mente di uno squilibrato.
E invece no.
Invece il risultato finale è molto simile a uno di quegli adattamenti kinghiani degli anni ’90 o, senza andare troppo lontano, a spettacoli deprimenti come Under the Dome o (mamma mia) la serie di The Mist.

Le prime perplessità sono arrivate ancora prima di cominciare a vedere NOS4A2, quando mi sono accorta che non c’era alcuna attrice accreditata nel ruolo di Vic da bambina. Il che significa aver tagliato, senza alcuna motivazione plausibile, tutta la prima parte del romanzo. La serie inizia con Vic già diciottenne, e non può essere un caso di economia narrativa, dato che nel corso dei lunghissimi dieci episodi di cui la serie è composta, abbondano le ripetizioni, i tempi morti, i dialoghi inutili e tutti quei riempitivi che conosciamo tutti troppo bene.
Poi, avendo molto fresca in mente la lettura del libro, mi sono resa conto che questa prima stagione è stata orchestrata come una sorta di prequel a ciò che effettivamente accade nel romanzo. È stato lì che ho capito la portata dell’autosciacallaggio compiuto da Hill ai danni della sua stessa opera, ed è stato lì che un pochino mi sono incazzata.

Voi lo sapete: a me della fedeltà pedissequa a un testo poco interessa: non è quello il nocciolo della questione, perché tagli e modifiche varie sono insiti nella parola adattamento e lamentarsene è infantile, e anche un po’ sciocco. Il punto, qui, è che la serialità programmata ha preso il sopravvento sulla necessità di raccontare una buona storia. È evidente che, nel libro di Hill, non ci sia materiale sufficiente per più di una stagione, soprattutto se costituita da dieci episodi di circa un’ora l’uno, e allora non soltanto si stiracchia ogni cosa all’inverosimile, ma si inventano linee narrative assenti, si aggiungono personaggi a caso, si fanno comportare quelli originali in maniera assolutamente erratica, e, in sintesi, si finisce la serie esattamente dove il romanzo comincia, così siamo già pronti per una seconda stagione, magari pure una terza. E infatti, l’annuncio di una seconda stagione è arrivato puntualissimo al Comic-Con di quest’anno.
L’immagine che ho in testa è quella di Joe Hill che munge una povera vacca fino a prosciugarla, e non è una bella immagine.

Se penso che, due anni fa, c’era qualcuno che chiedeva a gran voce una serie tv tratta da IT, al posto del film, mi viene voglia di decollare e nuclearizzare.
Perché, vedete, la tv resta lo sterco del demonio, e anche se vi placcano uno stronzo in oro, quello che ingoiate rimane sempre uno stronzo.
Un romanzo, a meno che non sia il primo di una serie, non nasce come forma narrativa seriale, e costringerlo in quella forma è sempre un azzardo: la serialità è ipertrofica, ha delle necessità ben precise, si nutre molto spesso delle specificità e unicità di una storia, le cannibalizza e le uniforma a un mezzo espressivo limitatissimo, che è quello televisivo, legato a un perpetuarsi quasi infinito della stessa vicenda stiracchiata nel corso di anni.
Si salvano, in parte, da questo ragionamento la struttura antologica di alcune serie particolarmente buone (Hill House su tutte), e il concetto di miniserie autoconclusiva, che deve finire in un arco piuttosto breve e deve, per forza di cose, andare dritta al punto.

Ma quando si imposta un prodotto nel modo in cui NOS4A2 è stato impostato, è una specie di truffa organizzata ai danni dello spettatore, e realizzata facendo leva sul fatto che quasi nessuno legge più e, per seguire una storia, tutti aspettano la trasposizione televisiva e ricordano solo quella.
E io lo so che, con questo discorso, rischio di sembrare una vecchia carampana che si lamenta della degenerazione dei tempi attuali, ma posso assicurarvi che a me le serie tv piacciono e ne seguo anche parecchie. Solo, non credo che ogni singola opera dell’ingegno umano sia adatta per diventare una serie tv di almeno tre stagioni tanto per cominciare.
La lunghezza o il numero di pagine non hanno nulla a che vedere con l’adattabilità di un romanzo alla forma televisiva: è più un fatto di come la storia è sviluppata dallo scrittore. Restando su King, credo che L’Ombra dello Scorpione, con tutta la sua impalcatura corale, le miriadi di personaggi, il carattere quasi episodico dello svolgimento, sia molto più facile da portare sul piccolo che sul grande schermo; e la stessa cosa vale per roba come Cose Preziose o Le Notti di Salem.
Ma NOS4A2 è un romanzo da cui al massimo puoi tirare fuori, se allunghi il brodo all’inverosimile, cinque o sei buone puntate, e poi la devi chiudere lì.
E invece non si chiude mai niente, non si riesce mai a capire quando è arrivato il momento di fermarsi. In questo caso, il disastro è stato compiuto ai nastri di partenza, e il risultato è uno dei pastrocchi più indigeribili della storia della tv recente.

11 commenti

  1. Praticamente è questo il motivo per cui tendo a guardare poco le serie tv. Perché il più delle volte rischiano di fare come NOS4A2. Sono felice che tu abbia citato quella perla di Hill House per descrivere un tipo di serie (o mini serie) ben riuscita, scritta e diretta. A mio avviso sarebbe stato meglio adattare il romanzo di Hill per il grande schermo o almeno farci una mini serie invece che allungare il tutto all’infinito.

    1. Esatto. Qui hanno deciso in partenza che bisognava fare almeno un paio di stagioni, da una roba molto esile e lineare. Hanno gonfiato il tutto e hanno aggiunto elementi molto opinabili. Il risultato è la trashata del 2019.

  2. Giuseppe · · Rispondi

    E’ diventato così difficile capire che non tutto è adatto alla serializzazione ad ogni costo (rifacendomi alla triste immagine, se quella mucca rimane senza latte puoi mungerla quanto vuoi ma non puoi non sapere a cosa stai andando incontro)? Ammetto che ai tempi un adattamento mini-seriale di IT (tenendo ovviamente conto che King fornisce molto materiale su cui lavorare rispetto a Hill) non mi sarebbe dispiaciuto per niente, ma pensare oggi a una produzione realizzata con criteri anche solo simili a NOS4A2 mi terrorizza più di Pennywise 😞

    1. IT poteva davvero uscire fuori uno scempio di proporzioni inaudite. Almeno, la forma cinematografica ti impone di metterti dei limiti.

      1. Giuseppe · · Rispondi

        E, a proposito di questo, IT – Capitolo 2 si sta avvicinando sempre più… 😉

  3. Giuseppe · · Rispondi

    E, a proposito di questo, IT – Capitolo 2 si sta avvicinando sempre più… 😉

    1. Giuseppe · · Rispondi

      Doppione… Sembrava che wordpress mi avesse mangiato il primo commento 😉

      1. Tranquillo, ogni tanto WP fa questi scherzetti 😉

  4. Cara Lucia, mi paleso solo ora ma ti seguo ormai da tantissimo e sei una fonte inesauribile di conoscenze sul mio genere preferito.
    Questo articolo mi ha messo la curiosità di leggere il romanzo (la serie ecco… forse posso tralasciarla).
    Quanto a una trasposizione per la TV de L’ombra dello Scorpione, che a mio parere è il capolavoro di King, anch’io spero che prima poi qualcuno la realizzi a dovere, ma non so se ti é capitato di vedere la miniserie già uscita negli anni 90, con Gary Sinise, Molly Ringwald e altri attori più o meno famosi. Io gli adattamenti da King li guardo tutti, a tappeto, belli o brutti. Questo non è certo un capolavoro, ma se non l’hai visto devi recuperarlo per dovere di cronaca!

    1. Ciao e benvenuta qui nei commenti!
      Ho visto la miniserie de L’Ombra dello Scorpione tanti anni fa ed effettivamente aveva un gran bel cast. Un po’ troppo televisiva, figlia della sua epoca e non memorabile, ma sempre meglio di quella tratta da IT 😀

    2. Ah, e dimenticavo: la serie de L’Ombra dello Scorpione è attualmente in pre-produzione!

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