Dieci Horror per un Anno: 1983

Come dovreste sapere bene, quando si arriva agli anni ’80 c’è solo l’imbarazzo della scelta, ma si assiste anche a una certa reiterazione di tematiche e sotto-generi, tipica del momento in cui l’horror diventa, per la prima volta, un fenomeno commerciale di massa e, di conseguenza, seriale.
Non è un caso se, su 10 film presenti in lista, 3 sono adattamenti da romanzi di King e 2 sono slasher.  D’altronde, bastava il nome del Re sul cartellone per spingere la gente in sala, mentre gli adolescenti sbucciati e affettati non erano mai stati così famosi, nel bene e nel male. Qualche mamma e qualche critico cominciavano a fare un po’ di rumore, ma ancora nessuno temeva per la sopravvivenza di un filone così redditizio. Nel giro di un anno, sarebbe cambiato tutto.
Eppure l’horror, anche quando è così codificato come negli anni ’80, è sempre un vecchio anarchico che non ci vuole stare a essere costretto in caselle troppo piccole per contenere il suo ego: c’è spazio quindi per una doppietta targata Cronenberg, per un gioiello tutto italiano, radicalmente diverso sia dal Giallo che dai nostri horror soprannaturali, e per tante, tante altre cose bellissime.
E insomma, tuffiamoci in questo simpatico 1983 e vediamo cosa ci riserva il passato.

1. The House on Sorority Row – Regia di Mark Rosman (Uscito negli USA il 21 Gennaio del 1983)

Cominciamo subito con un fulgido esempio di cinema d’autore, uno di quei film che ti riconciliano con l’atto stesso del vedere, un film necessario e rigoroso, dalla morale spietata ma giusta. In altre parole, benvenuti nella Sorority House dove gli scherzi finiscono malissimo, e tuttavia, la fine dell’anno scolastico va festeggiata nonostante ci sia un assassino a piede libero che ti decapita e poi mette la tua testa nella tazza del gabinetto. Ah, l’avanguardia!
Adoro questo film, ne adoro ogni singolo elemento, dai titoli di testa che fanno un po’ il verso a Picnic ad Hanging Rock, alla sequenza del gioco “innocente” che finisce in tragedia, dai personaggi ai modi in cui il killer mette fine alla loro vita sullo schermo. È uno slasher che non gode della stessa fama di altri suoi colleghi, ma vi assicuro che ne vale la pena.

2. Videodrome – Regia David Cronenberg (Uscito in Canada il 4 Febbraio del 1983)

Nonostante io sia convinta che l’horror migliore di Cronenberg non sia questo, Videodrome è di sicuro una delle sue opere più fuori dagli schemi e (perdonatemi, ma in questo caso direi che ci può stare) visionarie. Ha in effetti visto in anticipo un pezzo di futuro, il canadese pazzo, e ha portato il body horror alle sue più estreme conseguenze fisiche girando un film che è tutto cerebrale.
Mi ricordo di averlo visto tardi rispetto ad altri pilastri del genere: dovevo avere circa vent’anni e mi fece uno strano effetto, una sorta di esaltazione disgustata, se riesco a rendere l’idea. Mi affascinava soprattutto la capacità di affrontare una materia così viscerale con un distacco quasi clinico. Cronenberg non è mai stato e mai sarà il mio regista preferito, ma il livello è altissimo.

3. The Hunger – Regia di Tony Scott (Uscito negli USA il 29 Aprile del 1983)

E invece qui c’è l’esordio di uno dei miei registi preferiti (lo so, sono una donna dai gusti rozzi e semplici), lo Scott veramente bravo, l’uomo a cui non posso pensare, anche a distanza di sette anni dalla sua morte, senza che mi si spezzi il cuore.
Purtroppo Tony ha diretto soltanto un horror in carriera, una delle più interessanti variazioni sul tema del vampirismo, e l’ennesima dimostrazione di quanto sia stato enorme e sottovalutato il suo ruolo nel definire il linguaggio del cinema contemporaneo.
Ma The Hunger è molto importante per la sottoscritta anche a un livello più profondo e personale, cosa di cui discuteremo a breve.

4. Cujo – Regia di Lewis Teague (Uscito negli USA il 12 Agosto del 1983)

Primo film della tripletta kinghiana, con il veterano Teague che porta sullo schermo la vicenda del San Bernardo con la rabbia. Il romanzo è del 1981, e King a stento si ricorda di averlo scritto, perché risale al periodo in cui era fatto di coca dalla mattina alla sera. È un romanzaccio “di serie B” (entrambe le definizioni sono da intendere in accezione positiva) con un’idea di fondo tanto semplice quanto geniale e delle lungaggini eccessive ad appesantire la narrazione.
Il film si libera di queste lungaggini e fila via come un treno; il cagnolone incattivito è una star, ma anche Dee Wallace nel ruolo della mamma disperata, morta di caldo e assediata dalla bestiaccia si difende bene. L’ovvia modifica del finale potrà far storcere il naso ai puristi, ma quella pensata da King era una conclusione troppo negativa e nichilista per un film che aspirasse a fare dei grossi incassi. Tutto sommato, si tratta di una trasposizione fedele e più che buona, perfetta per una rassegna estiva di Zia Tibia.

5. Zeder – Regia di Pupi Avati (Uscito in Italia il 25 Agosto del 1983)

Credo che Avati abbia sempre dato il meglio di sé quando si è sporcato le mani con l’horror, dando al genere una dimensione rurale e provinciale che altri registi italiani di genere non hanno mai neppure avvicinato. Se La Casa dalle Finestre che Ridono era ancora, sette anni prima, ascrivibile al Giallo, con tuttavia un’ambientazione e uno stile totalmente diverso rispetto al canone, Zeder è un horror soprannaturale dal sapore quasi cosmico. Lunga è stata la diatriba relativa alle somiglianze con Pet Sematary, arrivato in libreria mesi dopo l’uscita del film di Avati: le due storie hanno infatti molti elementi in comune, ma non potrebbero giungere a conclusioni più antitetiche. Zeder resta comunque una meraviglia anomala nel panorama del nostrano cinema horror, che meriterebbe una considerazione maggiore.

6. La Zona Morta – Regia di David Cronenberg (Uscito negli USA il 21 Ottobre del 1983)

Secondo film tratto da King e seconda regia di Cronenberg presente in lista, La Zona Morta è un film su commissione, diretto all’ombra di uno scrittore molto ingombrante e con una produzione alle spalle forse anche più ingombrante e invasiva di King stesso. Logico che Cronenberg ne esca ridimensionato, ma non sconfitto. Costretto ad affrontare tematiche che non gli appartenevano, porta comunque a casa un film molto solido e riuscitissimo, un esempio da studiare di economia narrativa applicata alla consueta elefantiasi kinghiana. Alla fine, La Zona Morta dura poco più di 100 minuti, contiene quasi tutti gli avvenimenti presenti nel libro e tiene un ritmo anche abbastanza alto, per una storia così triste, cupa e dolente. Un Cronenberg meno autore e più professionista, da ammirare in ogni caso.

7. Sleepaway Camp – Regia di Robert Hiltzik (Uscito negli USA il 18 Novembre del 1983)

Com’è possibile che uno slasher di livello quasi amatoriale sia diventato un oggetto di culto col passare degli anni? La risposta è nel finale, non solo per il colpo di scena di rara efficacia, ma anche perché è costruito in maniera tale da non vederlo arrivare, ed è persino messo in scena così bene che, per quel mezzo minuto prima dei titoli di coda, Sleepaway Camp sembra quasi un film vero, e non una roba girata con tre lire da un esordiente dalle competenze, a voler essere generosi, non del tutto adeguate. Se però si legge tutto il film alla luce del finale, bisogna ammettere che Hiltzik non era poi questo granché dietro la macchina da presa, ma era una gran bella penna.
Sleepaway Camp è anche un esempio di quanto sia generosa, appassionata e affezionata ai suoi beniamini la comunità di spettatori horror. Per chiarificazioni, guardate una qualunque intervista a Felissa Rose, all’epoca tredicenne.

8. Di Origine Sconosciuta – Regia – George P. Cosmatos (Uscito negli USA il 24 Novembre del 1983)

Cosmatos lo conoscete per Cobra o per Rambo II. Oggi, purtroppo, impazza quel simpaticone del figlio, che se solo quel sant’uomo del padre non fosse morto prematuramente nel 2005, sarebbe preso a calci in culo dalla mattina alla sera. Cosmatos era in realtà un regista più versatile di quanto si creda: nel corso della sua carriera ha diretto Mastroianni, Richard Burton, Sophia Loren, Elliot Gould, ed è stato dietro la macchina da presa per almeno un paio di horror; il più noto è di sicuro Leviathan, ma lui e Peter Weller si sono conosciuti qui, sul set di questo piccolo film che racconta dell’ossessione di un uomo nei confronti di un ratto nascosto nella cantina della sua casa appena ristrutturata. Come ho già detto, si tratta di un’operazione a basso conto, fatta quando Weller ancora era un signor nessuno, ma è ancora oggi un film efficacissimo.

9. Christine – Regia di John Carpenter (Uscito negli USA il 9 Dicembre del 1983)

Terzo adattamento kinghiano in un anno, cosa che dovrebbe smentire la leggenda secondo cui i film tratti dai romanzi di King sono tutti brutti (tutti, così dicono quelli che ne sanno. Tutti. Non se ne salva uno). Questa volta, a mettere le mani sul materiale è il Maestro Carpenter e, diciamolo onestamente, Christine non è tra le cose migliori scritte da King. Lo sa bene il Maestro, che infatti modifica la storia dell’automobile maledetta alle sue fondamenta: non più una macchina “posseduta”, ma nata malvagia (Bad to the Bone), capace di rigenerarsi da sola e pronto a distruggere chiunque si metta in mezzo tra lei e il suo Arnie.
So che molti considerano Christine un minore di Carpenter, ma il catechismo carpenteriano recita che non ci sono film minori e, qualora dovessero esistere, Christine non sarebbe tra essi. E non ho altro da dire su questa faccenda.

10. La Fortezza – Regia di Michael Mann (Uscito negli USA il 16 Dicembre del 1983)

Un film sfortunato e bellissimo, persino deturpato dai tagli imposti dalla Paramount a Mann, che all’epoca era al suo secondo film, si era trovato ad affrontare una produzione lunga e molto, molto complessa e, dopo ben tredici settimane di riprese, si era anche visto negare i soldi per girare il finale che avrebbe desiderato.
Per via dei numerosi problemi narrativi, dovuti non a Mann ma alla riduzione del montato da 210 a 90 minuti, io vi consiglio di vedere The Keep soltanto dopo aver letto il romanzo di Wilson da cui è tratto, perché alcuni passaggi del film sono resi davvero incomprensibili. Eppure La Fortezza ha sempre esercitato su di me una sorta di ipnotismo, per cui, una volta che ho iniziato, non posso smettere di guardarlo.
Se volete conoscere in maniera approfondita la storia produttiva del film, questo articolo è ottimo ed esaustivo. Io vado a rivederlo, che non mi stanco mai.

16 commenti

  1. eh ne ho visti film usciti nell’83, la fortezza è quello che ho visto di recente, cujo l’anno scorso, christine in questa classifica non può mancare, grandissimo film di John Carpenter – che adoro – Adoro anche Cronenberg, anche se senza dubbio credo che La Mosca sia il suo film migliore, Zeder è un must visto l’anno scorso, The hunger lo vidi anni fa e non mi piacque, forse dovrei rivederlo per apprezzarlo meglio.

  2. Visti tutti, ma quello che mi ha inquietato di piu’ lasciandomi dei segni a vita e’ stato The Keep (1983) La Fortezza,
    visionato in tv con sub ita (Fuori Orario credo) moltissimi anni fa’, caspita a quanto mi risulta non e’ stato mai messo in commercio il BluRay 😦 e apprendo adesso che esite una versione uncut di 210 min (3 hr 30 min), wow, lo voglio subito.

  3. The Hunger… visto al cinema con amici.. piacque solo a me!..film straordinario ❤

    1. Tony Scott ci manca da morire ❤

  4. Visti 8 su 10 i migliori per me sono i 2 di Cronenberg peccato che non ci sia stato Razorback

    1. Razorback è stato sconfitto dal mio amore per gli slasher 😀

  5. Blissard · · Rispondi

    Che annata il 1983! Il mio Cronenberg preferito (Videodrome secondo me è un’opera che andrebbe studiata a fondo, e non solo a scuola di cinema, vista la miriade di implicazioni, intuizioni geniali ed element profetici in esso presenti), la bella trasposizione di uno dei miei King preferiti (La Zona morta l’ho letto a 30 pagine al giorno, con un groppo in gola costante), l’adorabile Zeder e la “marchetta” Christine.
    Non sapevo niente delle vicende produttive di The Keep, grazie per il link 😉

    1. Per me, l’horror migliore di Cronenberg è The Brood. Non so quante volte l’ho visto, e credo sia tra i miei 20 film preferiti in assoluto. È anche uno dei pochi film di Cronenberg che mi emoziona sinceramente. Per gli altri, ho sempre un certo distacco clinico nel guardarli, che credo sia anche voluto.

  6. THE HUNGER per me era IL film definitivo, sia considerando il suo argomento sia in generale. Lo avevo registrato in VHS, e ogni tanto – nell’epoca in cui non esisteva ancora la bulimia da accumulo di prodotti a disposizione – me lo rivedevo.
    Pareva un horror non scritto da autori horror, e forse per questo era davvero bello, perchè usciva dagli schemi dentro i quali ogni autore “di genere” finisce più o meno inconsapevolmente per trovarsi invischiato, e che spesso non gli permettono di girare veri “capolavori”. In ogni caso, a prescindere da qualsiasi considerazione tecnica o intellettuale, era davvero un film che ti scavava dentro, di una bellezza inimitabile. Che stile, e che eleganza!

    1. Per quanto mi riguarda è IL film sul vampirismo, o su una delle sue tante forme, e ha davvero cambiato il linguaggio del cinema degli anni ’80, insieme a Strade di Fuoco di Walter Hill. Sono due film rivoluzionari e sperimentali.

  7. Finora la lista del 1983 è quella a cui sono riuscito ad avvicinarmi alla totale visione di essa.
    9/10 resta fuori “Di origine sconosciuta”.
    Avrei scommesso che “The House of the Long Shadows” sarebbe riuscito ad entrarci.

  8. Alberto · · Rispondi

    Anche io ho visto Videodrome a vent’anni (quando uscì nelle sale, purtroppo 🙂 e lo trovai bellissimo e sgradevolissimo allo stesso tempo. Per il resto, cosa dire? La zona morta è struggente quasi quanto il romanzo, Christine spettacoloso, Zeder – tra l’altro girato dalle mie parti, in una ex colonia che conoscevo bene – mi levò il sonno. Se riuscissi a trovare Non entrate in quel collegio farei decina, ma dispero.

    1. In italiano credo sia del tutto impossibile, però, anni fa, io vidi una versione sottotitalata. Potrebbe essere ancora in giro da qualche parte!

      1. Giuseppe · · Rispondi

        https://rarelust.com/the-house-on-sorority-row-1983/
        Ci sarebbe questa versione disponibile, che però è sottotitolata solo in inglese e dovrò approfittarne pure io, dato che The House on Sorority Row non l’ho mai visto a differenza degli altri titoli in lista (compresa quella perla rara di The Hunger)… Christine, poi, me lo sono rivisto giusto la settimana scorsa 😉
        Riguardo a The Keep -sfortunato e bellissimo, hai ragione- non posso che rimpiangere per l’ennesima volta la versione integrale perduta, perlomeno finché qualcuno non riuscirà a convincere Mann a rioccuparsene, e qui la vedo parecchio dura, per non parlare delle parti di girato quasi certamente irrecuperabili come riportato anche da Den of Geek (la battaglia finale)…
        P.S. Perfettamente d’accordo su Pupi Avati: purtroppo la sua vena horror ha avuto ben poche possibilità di esprimersi, dalle nostre parti. A proposito di altre sue incursioni nel genere, ti è mai capitato di vedere la miniserie tv “Voci notturne” del ’95 (da lui scritta, con Fabrizio Laurenti alla regia)? In caso contrario dacci un’occhiata, che merita 😉

  9. Bellissima lista 😊, me ne manca giusto qualcuno. Gli anni 80 sono sempre una decade bellissima per l’horror ❤️

  10. Stefano69 · · Rispondi

    Sono contento di constatare che The Hunger sia così ben apprezzato. Io l’ho sempre trovato di una bellezza struggente, pura poesia di immagini, suoni e temi trattati. Peccato per il titolo italiano, idiota quanto mai.
    Zeder vera chicca, imperdibile per gli appassionati del genere.

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