The Cleaning Lady

Regia – Jon Knautz (2018)

È difficile parlare di The Cleaning Lady senza fare spoiler. È stato persino difficile selezionare delle immagini che non rivelassero troppo della trama, e non perché non sia evidente, sin dalle prime inquadrature, dove il film voglia andare a parare. Tutto sta nel come si va a parare proprio lì, e soprattutto del perché.
È un film che affronta diverse tematiche, tutte in maniera non banale né superficiale, dalla dipendenza affettiva, all’abuso sui minori, passando per il peso spropositato che l’aspetto fisico ha nella nostra vita quotidiana, ed è la storia di un’amicizia sbilanciata, nata per i motivi sbagliati, e di un amore non corrisposto. Non è da vedersi a cuor leggero, ma i motivi per cui va approcciato con cautela non risiedono nella violenza, pur presente in dosi massicce nella seconda parte, bensì nelle implicazioni psicologiche di questo cupo dramma che, solo nel finale, opta per una narrazione più tradizionale e più smaccatamente di genere, perdendo forse qualcosina.

The Cleaning Lady è la seconda collaborazione tra il regista Knautz e la sceneggiatrice e attrice Alexis Kendra; i due avevano già lavorato insieme in Goddess of Love, e già lì si capiva che Kendra non è solo brava a recitare, ma sa anche scrivere in maniera sensibile e attenta a certe problematiche, tanto che non faccio alcuna fatica a inserirla nella nuova ondata di autrici donne impegnate da qualche anno a questa parte a rivitalizzare e a dare nuova linfa all’horror. Dal canto suo, Knautz ha un occhio discreto e un bel gusto per dettaglio macabro e repellente, ma sa benissimo quando allontanare la macchina da presa nei momenti a più alto rischio exploitation, mantenendo così un ottimo equilibrio tra shock e non detto.
Sorprendente è anche l’interpretazione di Rachel Alig, per tutto il film soffocata da un trucco pesantissimo, ma capace di esprimere con lo sguardo uno spettro vastissimo di stati d’animo, e a suscitare reazioni disparate, spesso addirittura opposte, nello spettatore, che non sa bene se provare pietà per lei, temerla o detestarla.

La storia è quella di un’improbabile amicizia tra Shelly, tuttofare sfigurata da un non specificato incidente, e Alice, un’estetista che la assume per fare le pulizie nel suo appartamento. Alice sta cercando di porre fine, anche tramite la frequentazione di gruppi di supporto, alla sua relazione con un uomo sposato, e usa Shelly come diversivo: la invita a cena una sera, per avere una scusa pronta per mettere alla porta il suo amante.
Shelly è un po’ stramba e taciturna, ma all’apparenza innocua, almeno per Alice. Noi abbiamo avuto un assaggio di ciò che è capace di fare nella primissima sequenza del film, ancora prima che sullo schermo apparisse il titolo, e questo è un buon modo per stabilire subito un’atmosfera di disagio e tensione ogni volta che le due protagoniste interagiscono. La costruzione del rapporto tra Alice e Shelly è la parte più interessante e riuscita del film, insieme ai flashback riguardanti il passato di Shelly; ma se i secondi sono di certo più convenzionali, per quanto girati molto bene e difficili da sopportare, se possedete una certa sensibilità, il primo è un perfetto esempio di come ci si possa muovere su strade già battute in precedenza con risultati innovativi.

La tragedia, lo sappiamo, è dietro l’angolo, e basta davvero poco perché Shelly perda il suo equilibrio precario. L’unica cosa che non sappiamo è quando, ed è bravissimo il regista a portarci verso l’inevitabile deflagrazione, mettendo insieme tutti i pezzi della storia di questi personaggi e dando un senso sia alle azioni di Shelly sia a quelle di Alice, che ha un carattere più complesso rispetto alla sua antagonista, anche se è naturale che il ruolo di Shelly sia quello più appariscente.
Alice è infatti una donna che non riesce a stare da sola e non è in grado di affrontare alcuna situazione in solitudine. Questo è il motivo iniziale per cui si lega a Shelly; non c’è un vero interesse da parte sua nei suoi confronti, nonostante sia, tutto sommato, una gentile e brava persona. Il bisogno di usarla come scudo è tale da farla passare sopra diversi segnali di allarme e in lei è presente, ancora più sottile e spregevole, la certezza che Shelly le debba qualcosa, le debba essere riconoscente: lei, bellissima e benestante, che offre la sua compagnia a quella figura dimessa dal volto devastato.

Come dicevamo all’inizio, sono davvero tanti gli spunti di riflessione offerti da The Cleaning Lady, con un occhio di riguardo per i concetti di perfezione estetica e mostruosità, molto ben evidenziati dalla sequenza in cui Alice applica del trucco sul viso di Shelly e la fa guardare allo specchio, il vero momento in cui la sua follia viene innescata. È forse un po’ confuso se Shelly aspiri a essere Alice o a possedere in qualche modo Alice, e questo accade perché Knautz, da un certo punto in poi, compie la scelta di abbandonare il ritmo molto compassato e ansiogeno per tuffarsi nell’horror con tutte le scarpe e lasciarsi alle spalle le ottime caratterizzazioni psicologiche costruite fino ad allora.
Non che io abbia nulla in contrario contro una scelta del genere, sia chiaro, altrimenti questo blog non esisterebbe. Ed è anche molto efficace tutta la parte del film dedicata al gore. Solo che si perde un po’ di raffinatezza, si smette di essere nella testa dei personaggi e si passa a seguirne le azioni.

L’impressione è quella di due film in uno o meglio, di un film che avrebbe necessitato di un quarto d’ora in più per non sembrare tronco e incompiuto. Resta comunque encomiabile aver compresso in novanta minuti scarsi un racconto così denso, l’aver saputo dare vita a due personaggi femminili così poco prevedibili eppure reali e vivi, l’essere riusciti a dare credibilità a questa relazione dalle caratteristiche così malate, e allo stesso tempo umane.
Insomma, io The Cleaning Lady ve lo consiglio con tutto il cuore, perché è sempre bello sapere che ci sono in giro tanti registi, autori e professionisti vari al servizio del genere e con un’idea precisa delle vette che il genere può raggiungere, se affrontato con intelligenza.
Teniamo d’occhio questi due perché ci daranno soddisfazioni.

 

Un commento

  1. non so se condividerò tutte e riflessioni innescate da questo film ma è senz’altro un film interessante

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