10 Horror per un Anno: 1973

Torniamo a immergerci nel confortevole caos della mia decade preferita con un anno talmente importante che, davvero, non so neppure da dove cominciare. L’immagine in testa al post basta da sola a spiegare quale terremoto sia arrivato a scuotere il cinema tutto, non l’horror in particolare, nel 1973, quando un signore di nome William Friedkin diede in pasto al grande pubblico il genere di serie B per eccellenza, facendolo uscire dalla nicchia per pervertiti in cui era sempre stato relegato e, cambiando, di fatto, la storia del cinema.
Ma il ’73 non è soltanto Friedkin: c’è un po’ di tutto, dalla fantascienza al Giallo, passando per case infestate e culti ancestrali. Film famosissimi si alterneranno a piccole opere sconosciute e affascinanti, magari non perfette, ma cariche di quello spirito dell’horror anni ’70 irripetibile in altre epoche, tanto che nessuno ha mai davvero provato a imitarlo, nonostante gran parte della produzione horror attuale sia caratterizzata dalla nostalgia.
E quindi, a proposito di nostalgia (sempre poca, che è un materiale pericoloso, da maneggiare con cura), andiamo a vedere cosa è successo nel mondo horror in questo fantastico ’73.

1. I Corpi Presentano Tracce di Violenza Carnale – Regia di Sergio Martino (Uscito in Italia il 4 gennaio del 1973)

Si parte con un Giallo che è anche uno dei meno noti protoslasher: un anno prima di Black Christmas, Martino inserisce nella struttura classica del Giallo un paio di elementi nuovi: l’età delle vittime, tutte studentesse universitarie e quindi molto più giovani rispetto ai protagonisti del filone, di solito ricchi e alto-borghesi, e una vera e propria final girl (Suzy Kendall) che non solo passa l’ultima mezz’ora da sola con l’assassino, ma è anche l’unica, tra tutte le sue amiche moriture, a non spogliarsi mai. Quanto tutto ciò fosse intenzionale o frutto di beghe di contratto con Kendall non lo sapremo mai, eppure il successo avuto da Torso (questo il titolo internazionale) sul mercato statunitense fa pensare che molti slasher abbiano attinto a piene mani tematiche e stile dal film di Martino, che è comunque bellissimo a prescindere dalla sua funzione di apripista.

2. La Città Verrà Distrutta all’Alba – Regia di George Romero (Uscito negli USA il 16 Marzo del 1973)

The Crazies è un film poverissimo, ma concettualmente rivoluzionario. Purtroppo è anche uno di quei casi in cui il budget miserabile non regge le ambizioni dell’autore, ma con tutti i suoi limiti, resta comunque un’opera di grande valore, soprattutto perché inaugura uno schema narrativo che avrà grande fortuna in seguito; ambientato in una piccola città della Pennsylvania, The Crazies racconta di un’arma biologica dell’esercito che, accidentalmente diffusa nel paese, riduce gli abitanti in folli assetati di sangue. I militari mettono in quarantena la cittadina e sparano a chiunque tenti di uscire.
Al botteghino fu un fallimento, più per motivi di distribuzione sbagliata e limitata che per un rifiuto vero e proprio da parte del pubblico: infatti, The Crazies ha molto in comune con La Notte dei Morti Viventi, di cui è quasi un gemello più “realistico”, se mi passate l’inadeguata scelta del termine. Anzi, in un certo senso, porta alle estreme conseguenze l’esordio del regista coi morti viventi, ed è un ottimo antipasto al successivo, e più compiuto, Dawn of the Dead.

3. Le Due Sorelle– Regia di Brian De Palma (Uscito negli USA il 26 Marzo del 1973)

Il primo thriller/horror diretto da De Palma nella sua lunga carriera, vede la splendida (ci manchi, tanto) Margot Kidder nel doppio ruolo di Danielle e Dominique, gemelle siamesi separate, di cui una è una psicopatica assassina. Le cose sono molto più intricate di così, come del resto spesso accade quando si tratta di De Palma, ma non voglio rovinare a nessuno la sorpresa.
Sisters è il film in cui lo stile che avrebbe reso famoso De Palma viene fuori per la prima volta in tutta la sua potenza: soggettive, split screen, lunghi piani sequenza, distorsione delle prospettive. Anche il complesso sistema di omaggi e citazioni a tanto cinema americano del passato (Hitchcock in testa a tutti, ma questa è un’ovvietà) prende qui la sua forma compiuta. Margot Kidder è eccellente in entrambe le incarnazioni, oltre a essere di una bellezza da star male. Ma anche questa è un’ovvietà.

4. Messiah of Evil – Regia di William Huyck, Gloria Katz (Uscito negli USA il 2 Maggio del 1973)

Scritto, diretto e prodotto dalla coppia responsabile delle sceneggiature di American Graffiti e Indiana Jones e il Tempio Maledetto, è il film più bizzarro tra quelli presenti in lista, e credo anche il meno conosciuto: racconta di una donna che va alla ricerca del padre in una piccola città costiera della California e, una volta lì, scopre che i suoi abitanti sono delle creature a metà tra gli zombie e i vampiri, a causa di un’antica maledizione gettata su di loro cento anni prima da una misteriosa figura nota come “The Dark Stranger”. Dicevo che si tratta di un film molto strano, popolato da personaggi stralunati e fuori luogo, e contiene almeno un paio di sequenze da antologia del cinema anni ’70: la prima, ambientata in un supermercato, e la seconda in un cinema. Non vi dico altro, ma vi invito a recuperarlo; nonostante abbia una trama scricchiolante che a un certo punto se ne va proprio a puttane, è un film di rara suggestione.

5. The Legend of Hell House – Regia di John Hough (Uscito negli USA il 15 Giugno del 1973)

Escludendo The Haunting, che gioca in un altro campionato e forse proprio a un altro sport, Hell House è il miglior film mai realizzato su una casa infestata. Tratto da un romanzo di Matheson, anche autore della sceneggiatura, ha uno spunto in realtà molto, e volutamente, simile a quello da cui si sviluppava The Haunting: un gruppo di persone chiuse in una casa che si presume essere abitata da entità maligne. Ma il gioco di rimandi e assonanze con Hill House, a partire dal titolo stesso del film, non si fermano qui, anzi: Hell House è una filiazione diretta, più sanguigna e meno cerebrale, di Hill House, e l’obiettivo di chi è così incauto da mettervi piede è sempre quello di dimostrare l’esistenza dei fenomeni soprannaturali, o il suo contrario.
Magnificamente diretto da Hough, con grandi interpretazioni da parte del cast tutto, Hell House fa parte dei fondamentali del cinema (e pure della narrativa) gotico. Trattasi di film britannico fino al midollo, ma purtroppo la censura britannica ne bloccò la distribuzione, classificandolo con una X, e The Legend of Hell House uscì prima negli Stati Uniti.

6. Westworld – Regia di Michael Crichton (Uscito negli USA il 17 Agosto del 1973)

Devo essere sincera: provo una certa pietà per chi conosce solo la serie tv Westworld o crede che quella sia l’unica Westworld mai esistita e magari non ha mai sentito nominare questo film diretto da Crichton. Forse perché lo scrittore, sceneggiatore e regista è uno dei miei beniamini sin dall’infanzia, o forse perché non penso sia possibile battere in fattore inquietudine Yul Brynner versione cowboy robot, però davvero, se non avete mai visto Westworld mi dispiace tanto per voi, anche perché non stiamo parlando di robetta, ma di un film di grande importanza nel definire un filone fortunatissimo, sia nella fantascienza sia nell’horror, oltre ad aver compiuto dei balzi in avanti prodigiosi per lo sviluppo degli effetti speciali in post-produzione. Come se non bastasse, Carpenter fu così colpito dal pistolero di Brynner da farlo diventare la sua fonte di ispirazione primaria per le movenze di Michael Myers in Halloween. E scusate se è poco.

7. Non Avere Paura del Buio – Regia di John Newland  (Andato in onda sulla ABC il 10 Ottobre del 1973)

Invecchiando divento più buona e riesco a ritagliare uno spazio persino per alcuni prodotti televisivi. Deve essere rincoglionimento senile, altrimenti non si spiega. Però Don’t Be Afraid of the Dark è davvero un piccolo gioiello, responsabile, nel corso delle sue innumerevoli repliche, di aver terrorizzato parecchie generazioni di telespettatori americani e non. Tra i suoi estimatori c’è anche del Toro, che infatti ne ha prodotto il remake nel 2011. Faceva parte della serie della ABC Film of the Week, di cui abbiamo parlato di recente a proposito di horror natalizi, e che annoverava tra le sue punte di diamante anche Duel, di un certo Steven Spielberg, tv di qualità, insomma, quasi cinema.
E Don’t Be Afraid of the Dark è abbastanza cinematografico, o meglio, sfrutta molto bene le potenzialità offerte dal piccolo schermo ed è un prodotto confezionato con cura, anche molto pauroso, che si è ritagliato a forza di passaggi televisivi il suo posticino nella storia del genere. Non sarò di certo io a negarglielo.

8. Don’t Look Now – Regia di Nicholas Roeg (Uscito in UK il 18 Novembre del 1973)

Ora attenzione, perché concludiamo la lista con una tripletta devastante, come dicono i veri cinefili: deve esserci stata qualche congiunzione astrale molto particolare tra il novembre e il dicembre del ’73. Forse gli Antichi si stavano risvegliando, non lo so, qualcosa di simile, perché di rado si sono visti tre horror così ingombranti uscire a distanza così ravvicinata gli uni dagli altri.
Di Don’t Look Now si è discusso da queste parti in tempi non troppo lontani, e nella bruttissima occasione della morte di Roeg, lo scorso novembre, passata anche inosservata poiché coeva a quella di altra gente, ma non mi va di polemizzare. Don’t Look Now (non uso l’orrendo titolo italiano perché sono caritatevole) è un film maestoso, con un linguaggio innovativo e sperimentale, in seguito copiato e imitato migliaia di volte, uno di quei pochissimi casi in cui forma e sostanza si uniscono in una perfetta armonia e il racconto è lo stile e viceversa. Sono molto orgogliosa dell’articolo che ho scritto su questo film, e quindi non mi dilungo oltre. Se vi interessa il mio parere leggetelo, ma soprattutto, vedete il film.

9. The Wicker Man – Regia di Robin Hardy (Uscito in UK il 6 Dicembre del 1973)

E vabbè, ci credete che Don’t Look Now e The Wicker Man sono arrivati nelle sale nello stesso anno, con una manciata di giorni a separarli? Quanto deve essere stato bello essere inglesi in quelle settimane. Forse voi non lo sapete, ma tra gli appassionati c’è un dibattito proprio in merito a quale di questi due film sia il più bel film dell’orrore britannico mai realizzato. Nella classifica del BFI (che non vi linko perché potrei metterci sei anni a cercarla), la spunta il film di Roeg, ma il mio cuore è davvero diviso a metà ed è anche ingiusti porsi solamente la questione. Si tratta di due film diversissimi, addirittura antitetici. The Wicker Man è il simbolo del folk horror inglese e, allo stesso tempo, prende una strada tutta sua, toglie allo spettatore ogni certezza accumulata in quasi 90 minuti e lo colpisce a tradimento sul finale, in uno dei colpi di scena meglio gestiti da quando l’uomo inventò l’horror.
E quindi, in fin dei conti a me di quale sia il miglior horror britannico interessa il giusto. Sono solo felice che film come questo esistano.

10. L’Esorcista – Regia di William Friedkin (Uscito negli USA il 26 Dicembre del 1973)

Dato che mi fa ridere poter dire qualunque cosa intelligente a proposito de L’Esorcista, faccio un po’ di aneddotica: fino a un certo punto della mia vita, ho avuto con il capolavoro di Friedkin un rapporto personale molto complicato. Da bambina era in ogni mio incubo, soprattutto quella faccia che, quasi in sfregio ai miei traumi infantili, ho messo in apertura del post; crescendo me ne sono allontanata e, a un certo punto, ho cominciato addirittura a ragliare che fosse un film sopravvalutato. Questo perché da giovani capita di essere tanto, ma tanto imbecilli. Mi sono riappacificata con il film solo dopo aver letto il romanzo, una decina di anni fa. Dopo la lettura, ho rivisto il film e ho capito quanto ero imbecille. Insomma, Blatty mi ha curato e mi ha riportato a Friedkin; altrimenti non credo sarei mai stata degna di parlare di horror.
Ma a parte questi dettagli trascurabili sulla vita di un’imbecille (io), credo mi piacerebbe possedere una macchina del tempo solo per entrare in sala durante una delle prime proiezioni col pubblico pagante de L’Esorcista. Vedere le reazioni della gente, gli svenimenti, le urla, vivere tutte queste cose che oramai non esistono più e tornare a un tempo in cui il cinema era davvero in grado di lasciare un segno indelebile negli spettatori.

 

12 commenti

  1. valeria · · Rispondi

    classifica strepitosa (comincio a ripetermi, ma che ci posso fare se è vero?). a prescindere da un paio di titoli che mi mancano e mi affretterò a recuperare, dico solo questo: “the legend of hell house”; “don’t look now”; “the wicker man”; “l’esorcista”. cioè, non credo ci sia altro da aggiungere. annata epica, punto.

    piccolo aneddoto personale: credo di essere una delle pochissime persone al mondo (….l’unica?) ad aver pianto durante “l’esorcista”, sia film che libro. amo talmente il personaggio di padre karras che la sua fine mi lascia sempre in un mare di lacrime. e detto ciò, vado a sotterrarmi 😀

    1. No, non sei l’unica. Anche a me la vicenda di padre Karras commuove molto, però meno nel film che nel libro. Leggendo, mi sono proprio messa a piangere 🙂

  2. Negli ultimi anni, riguardo il film di Friedkin, ho recentemente notato come ci sono persone che ancora lo considerano un film blasfemo, religiosamente offensivo e generatore di terrorismo psicologico; ma non per questioni riguardanti il cristianesimo.
    E’ offensivo nei confronti di Pazuzu.

    1. Non bisogna fare incazzare Pazuzu.

  3. Blissard · · Rispondi

    Io L’esorcista l’ho visto al cinema, però nel director’s cut (un po’ inutile) nei primi 2000s, già conoscendolo, e mi sono cagato addosso lo stesso; non credo sarei sopravvissuto se l’avessi visto in sala nel 1973…
    Ma sembra solo a me, notoriamente un passatista, o le liste 60s e 70s fanno mangiare la polvere a quelle degli altri 4 decenni?
    Ps: ma Hell House non è veramente troppo simile a The Haunting? Quando l’ho visto non me lo sono goduto per questo motivo (e la colpa è di Matheson, qui in modalità “ricopio”)

    1. Lo penso anche io: soprattutto con gli anni ’70 non c’è storia. E pensare che per tutti il decennio d’oro sono gli anni ’80…
      Su Hell House, io credo sia un riuscitissimo omaggio, meno raffinato della fonte originale, ma molto solido.

      1. Fa incredibilmente piacere sentire qualcuno stare della parte per cui si parteggia.
        L’opinione che sono riuscito a formulare è che dipende particolarmente (specialmente in Europa) dalla rivoluzione culturale di fine anni sessanta. Fu l’effetto della New Wave.
        Poter parlare e utilizzare qualsiasi cosa a disposizione senza tabù permise uno sfogo espressivo e sperimentale, non tanto dissimile all’evoluzione dell’arte culinaria a seguito del boom economico.
        Persino i paesi più trascurati come la Cecoslovacchia svilupparono quello che viene considerato un miracolo.
        Basta guardare anche nella musica, specialmente italiana. Siamo passati dal beat agli urlatori per arrivare al prog rock; un ottimo esempio che mi viene in mente è la differenza tra l’omonimo album della band “Jumbo” e un loro successivo album “Vietato ai minori di 18 anni?”.

        1. Ma infatti non è solo l’horror degli anni ’70, è tutto il cinema. Pensiamo alla New Hollywood: fu una vera rivoluzione.
          Però io sono un’ottimista di natura, per quanto riguarda il cinema, e credo che stia succedendo una cosa simile con l’horror a partire dal 2014 a oggi, ed è in continua crescita.

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Non sapevo dell’aneddoto carpenteriano riguardo a Westworld! E, a proposito, se ti fa giustamente una certa pietà chi conosce solo la serie tv e magari nemmeno conosce il film, che sentimenti ti suscita invece chi -io, per dire- quel film invece l’ha visto al cinema e più di una volta? 😉
    Vedo poi che in lista assieme ai colossi d’annata c’è, e giustamente, pure il semisconosciuto titolo di Willard Huyck e Gloria Katz: lo scoprii per caso qualche anno fa su archive.org e mi colpì immediatamente per la sua atmosfera malsana e inquietante, da incubo a occhi aperti (e le sequenze al supermercato e al cinema rientrano a pieno diritto in questa categoria: io ho fisicamente sofferto per Anitra Ford e Joy Bang)… e non poteva mancare all’appello nemmeno il gioiellino televisivo “Non Avere Paura del Buio”, curato e pauroso quanto basta (no, non è rincoglionimento senile riconoscerglielo anche se è un prodotto tv 😉 ).
    P.S. L’Esorcista un film sopravvalutato? Beh, ma la cosa si può spiegare benissimo: per aver detto una cosa del genere dovevi essere stata posseduta da Pazuzu, ovvio! 😀

    1. Sì, ero di sicuro sotto l’effetto di qualche possessione demoniaca, altrimenti non si spiega. Per fortuna poi sono rinsavita, o è passato padre Karras a esorcizzarmi 😀

  5. Ottima annata (e ottimo post) cui mi permetto di aggiungere una tripletta, per me meritevole, composta da “Non guardare in cantina”, “Oscar insanguinato” e “Lemora, la metamorfosi di Satana”. 😉

  6. Stefano69 · · Rispondi

    Ogni volta che qualcuno accenna a L’esorcista mi scende una lacrima di commozione… uno dei film più straordinari della storia. Il libro andrebbe letto obbligatoriamente: altro capolavoro, che forse è stato un po’messo in ombra dal successo del film.
    Invece per quanto riguarda The Wicker Man, mi sovviene un remake con Nicholas Cage, di cui l’unica cosa che mi ricordo è Ellen Burstyn, che fortunamente ci rimanda ancora a L’esorcista! 😊

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