10 Horror per un Anno: 1962

Ricominciamo il giro con un anno pieno di cose belle e bizzarre, sperimentazioni ardite, gotico come se piovesse, spettri, stregoneria, necrofilia, addirittura, perché da queste parti non ci si fa mancare niente. Ma non solo: il 1962 vede la presenza di almeno due film entrati di diritto nella storia del cinema, di quelli che le persone per bene definiscono sempre “fondamentali a prescindere dal genere”. In queste liste, dal genere non si prescinde, quindi rivendichiamo che si tratta di horror senza alcuna ambiguità e passiamo oltre.
Ci saranno anche un paio di doppiette: doppietta Hammer perché erano gli anni ’60 e la Hammer impazzava per ogni dove, e doppietta Roger Corman perché, ehi, è Roger Corman.
Andiamo a incominciare, quindi, e che l’horror sia sempre con voi.

1. Sepolto Vivo – Regia di Roger Corman (Uscito negli USA il 7 Marzo del 1962)

Terzo film del ciclo su Poe, Premature Burial è tratto dall’omonimo racconto del 1844 e parla di un uomo paralizzato dalla paura di essere sepolto vivo che si costruisce una tomba con tutti gli accessori per liberarsi e, come ultima spiaggia, una boccetta di veleno. Come sempre, il buon Corman prende il minimo indispensabile dal testo di Poe, al solito poco cinematografico, e lo usa per dirigere un classico Poe-Film dei suoi. A questo giro manca Vincent Price, perché inizialmente tra i produttori non figurava la AIP e Price aveva un contratto in esclusiva con loro. Al suo posto, fa la sua splendida figura Ray Milland, protagonista, qualche anno dopo, di uno dei migliori film di Corman, ma questa è un’altra storia.
Da segnalare la presenza di un tal Francis Ford Coppola come assistente alla regia.

2. Il Promontorio della Paura – Regia di J. Lee Thompson (Uscito negli USA il 12 Aprile del 1962)

Abbiamo parlato del remake di Scorsese nel post del 1991 ed è doveroso parlare qui dell’originale, che mi fece vedere addirittura mia nonna quando ero ancora una ragazzina e mi terrorizzò a dovere. Se tutti ricordano, e giustamente, l’interpretazione di De Niro, quella di Mitchum, meno fisica, più sottilmente luciferina, è forse superiore, proprio perché la mostruosità di Cady non è messa in evidenza da una gestualità estrema, ma appare come un qualcosa di naturale e intrinseco al personaggio stesso. Se lo stile di Scorsese è, logicamente, impareggiabile, il Cape Fear di Thompson funziona meglio come narrazione pura. Da vedere entrambi, comunque, e magari uno dietro l’altro.

3. La Notte delle Streghe – Regia di Sidney Hayers (Uscito negli USA il 25 Aprile del 1962)

Night of the Eagle, titolo per il mercato britannico, o Burn Witch Burn, titolo per quello statunitense, è tratto da uno dei miei romanzi preferiti, Conjure Wife di Fritz Leiber, in italiano Ombre del Male. Mettendola giù il più semplice possibile, è la storia di un professore universitario che si accorge che sua moglie è una strega, e non solo sua moglie, ma moltissime donne di sua conoscenza e mogli dei suoi stimati colleghi.
Il film è fedele al romanzo solo fino a un certo punto, ma ne mantiene i tratti salienti, come lo scontro tra un individuo profondamente razionale e l’attività soprannaturale che lo circonda e con cui dovrà venire a patti, a prezzo di gran parte delle sue convinzioni e della sua sanità mentale. Non è un film conosciutissimo, ma vale la pena recuperarlo, che male non vi fa di sicuro.

4. Il Fantasma dell’Opera – Regia di Terence Fisher (Uscito in UK il 25 Giugno del 1962)

Era abbastanza logico che la Hammer mettesse le mani anche sul melodramma a tinte gotiche di Leroux, già portato al cinema svariate volte (nove solo dal 1916, anno della primissima trasposizione, al 1962). In questo caso, più che un adattamento diretto del romanzo, si tratta quasi un remake del film Universal del 1943, con il fantasma del titolo interpretato dal grande Herbert Lom. A differenza del suo modello, il film Hammer spinge molto più sul lato horror della storia che su quello melò; anzi, è forse la prima volta il cui tutte le potenzialità più truculente del povero compositore sfigurato vengono portate su grande schermo. Non è tra i film più noti di Fisher e della Hammer in generale, ma io ci sono molto affezionata, come sono affezionata a quasi tutte le versioni cinematografiche del romanzo di Leroux, almeno fino al 1989.

5. Gli Spettri del Capitano Clegg – Regia di Peter Graham Scott (Uscito in UK il  25 Giugno del 1962)

Della genesi letteraria di questa misconosciuta gemma targata Hammer (uscita probabilmente in double feature con Il Fantasma dell’Opera) ho già parlato l’anno scorso. È un film anomalo per la casa di produzione inglese, specializzata in gotico e thriller, un film di pirati e d’avventura, con protagonista un contrabbandiere che, per un’ora e spicci, si prende gioco della marina brittanica con la collaborazione di un intero paese di mare. I fantasmi sono poco più che un espediente, ma sono protagonisti di una sequenza d’apertura molto efficace. Se siete completisti della Hammer, Il Capitano Clegg non può mancare nella vostra videoteca.

6. I Racconti del Terrore – Regia di Roger Corman (Uscito negli USA il 4 Luglio del 1962)

Vi avevo detto che ci sarebbe stata una doppietta di Roger Corman ed eccola servita: Tales of Terror è un film antologico, diviso in tre segmenti tratti da altrettanti (più vari rimandi a Il Barile di Amontillado) racconti di Poe: Morella, Il Gatto Nero e La Verità sul Caso di Mr. Valdemar. Oltre al solito Vincent Price, presente in tutti e tre gli episodi, il cast annovera anche Peter Lorre e Basil Rathbone.
Alcuni elementi di commedia erano già presenti, sebbene in maniera quasi subliminale, nei precedenti Poe-Film di Corman. Qui cominciano a diventare evidenti, ma per farli deflagrare completamente, bisognerà aspettare ancora qualche anno. Non so scegliere il mio episodio preferito, ma se proprio devo, dico Il Gatto Nero, perché Lorre fa il matto come nessun altro e per la presenza del beffardo felino.

7. Il Cervello che non Voleva Morire – Regia di Joseph Green (Uscito negli USA il 10 Agosto del 1962)

E ora, l’angolo della serie B, senza la quale queste liste, e l’intero blog, non avrebbero alcun senso. The Brain that Wouldn’t Die è un film indipendente, girato nel 1959 con tre lire messe insieme per miracolo e comprato (ma dai!) dalla AIP per essere distribuito nel 1962. Parla di uno scienziato pazzo che tiene in vita la testa della sua fidanzata, decapitata in un incidente d’auto, mentre se ne va in giro a cercare un corpo ove trapiantarla. Nel frattempo, ha anche un gigante chiuso in cantina, perché nessuno scienziato pazzo è tale se non hai un mostro nascosto da qualche parte. C’è anche un assistente gobbo, ovviamente. Massacrato dalla critica e mai rivalutato, è un film divertentissimo, anche se molto povero. Dovete volergli bene almeno la metà di quanto gliene voglio io, che a questi film un po’ storpi mi affeziono sempre con troppa facilità.

7. L’Orribile segreto del Dr. Hichcock – Regia di Riccardo Freda (Uscito in Italia il 23 Agosto del 1962)

Non sarebbero gli anni ’60 senza la Hammer, senza Corman e senza il gotico italiano, che ha definito l’epoca tanto quanto i suoi illustri colleghi stranieri. Freda, iniziatore del fortunato filone insieme a Bava con I Vampiri nel 1957, usa qui un argomento molto scabroso, soprattutto all’epoca, per realizzare un film che mischia erotismo, morbosità e macabro: il dottor Hichcock ha il vizietto di essere un necrofilo e somministra alla moglie una droga che ne rallenta il battito cardiaco; un bel giorno esagera, pensa che la donna sia morta e la seppellisce in una cripta. Passano gli anni, si risposa (con Barbara Steele), ma forse la sua ex moglie non era proprio defunta. È il primo film italiano a essere stato vietato ai minori di 18 anni e, nonostante questo, incassò uno sproposito. Bravo, Riccardo.

9. Carnival of Souls – Regia di Herk Harvey (Uscito negli USA il 26 Settembre del 1962)

Io non so davvero cosa altro dirvi per obbligarvi a vedere e, in seguito, a venerare questo film. È un capolavoro, vero, non si tratta di iperboli o di utilizzare termini alla come capita. Capolavoro è l’unica definizione possibile per Carnival of Souls. A parte il colpo di scena finale, poi ripreso, copiato, plagiato almeno un milione di volte da un milione di altri film, Harvey, documentarista con solo questo titolo di finzione all’attivo nella sua intera carriera, costruisce un gioiello di atmosfera e terrore, una bomba emotiva sganciata addosso agli spettatori, un calvario cui sottopone la sua protagonista, un’epopea di visioni, incubi e morte da cui si esce sconquassati. E che diavolo state ancora qui a leggere? Andate a vederlo.

10. Che Fine ha Fatto Baby Jane – Regia di Robert Aldrich (Uscito negli USA il 6 Novembre del 1962)

Ed eccone un altro, di capolavoro. Mi dispiace di usare così spesso questa parola, ma che devo fare, se nello stesso anno arrivano in sala due film così? In un periodo in cui ogni film è o un capolavoro o una cagata, è bene ricordare cosa siano stati i capolavori. E poi, se non è stato Baby Jane a dare inizio a quella graduale liberazione degli autori dal giogo degli studios che avrebbe in seguito portato alla nascita della New Hollywood, di sicuro ha dato al tutto una bella spinta in avanti, con Aldrich che ha prodotto il film in maniera indipendente, rischiando tutto su due star ormai sul viale del tramonto e trasformando un horror in uno dei più grandi successi del 1962, con tanto di ben cinque candidature agli Oscar.
Cosa altro dire di un film che è entrato nella leggenda? Niente, non sono degna ed è già tanto che abbia avuto il coraggio di recensirlo quando ero giovane e incosciente. Che Bette e Joan mi perdonino.

 

14 commenti

  1. Carnival of Souls capolavoro assoluto, probabilmente il mio “horror” preferito. Proposto al mio cineforum ha incantato l’intera platea (circa 6 persone me compreso eheheh)

    1. Sì, un capolavoro totale. E al tuo cineforum eravate pochi ma buoni!

  2. valeria · · Rispondi

    migliore classifica di sempre. cioè non so se mi spiego; hai incluso “il promontorio della paura” (film che ADORO e ho rivisto proprio qualche giorno fa), “la notte delle streghe”, “che fine ha fatto baby jane” e “carnival of souls” (del quale possiedo fieramente l’edizione criterion perché sì, questo film si merita tutto). non credo ci sia bisogno di aggiungere altro se non: CHE ANNATA.

    1. Un’annata straordinaria. A un certo punto mi sono resa conto di aver usato la parola capolavoro più in questo post che in 8 anni di blogging 😀

  3. Quanti film stupendi! Carnival of Souls è un film meraviglioso e amo parecchio Che fine ha fatto Baby Jane? un film molto intelligente e ben scritto. Invece non ho mai capito perché in giro leggo critiche negative su Il cervello che non voleva morire. Forse perchè è proprio un film di serie B? Fortuna che ci sono persone come te che ne parlano senza pregiudizi.

  4. Blissard · · Rispondi

    Ehm… io Carnival of souls non l’avrei ancora vist… coff coff…
    Ed è solo una delle lacune, me ne mancano altri due della lista.
    Per una volta, a mio parere, alla AIP va meglio della Hammer, perchè adoro Racconti del terrore.
    Giudizio sospeso per Promontorio della paura, parziale delusione probabilmente dovuta al doppiaggio; spero di rivederlo in originale a breve.
    Brava Lucia as always.

    1. Se un minimo, nel corso degli anni, sono riuscita a capire i tuoi gusti, Carnival of Souls ti piacerà tantissimo; su AiP vs Hammer, sono perfettamente d’accordo con te. Racconti del Terrore è una delizia.
      E Cape Fear, non saprei, perché da bambina l’ho visto, per ovvi motivi, doppiato, ma poi le visioni successive sono sempre state in lingua originale e ho dimenticato il doppiaggio.

      1. Blissard · · Rispondi

        L’ho visto ieri e non posso che darti ragione, mi è piaciuto molto. Uno strano mix tra drive-in movie, horror evocativo e film colto (nell’accezione più positiva del termine). Poi Candace Hilligoss – scusa se abbasso il tono della discussione – è sexy da fare star male fisicamente, mi sono ritrovato alla mia non più verdissima età a sperare che la mdp inquadrasse un po’ più del suo corpo mentre si asciuga dopo la doccia 😀

        1. Ma non abbassi affatto il livello della discussione: è una donna dalla bellezza mozzafiato. Dispiace che la sua carriera non sia stata all’altezza.

  5. Stefano69 · · Rispondi

    Buongiorno Lucia, seguo il tuo blog da tempo ma non avevo mai commentato; adesso però con tutte queste tue meravigliose classifiche non posso più esimermi dal dirti almeno due cose:
    1) grazie per i consigli e per le perle che di continuo mi fai scoprire (o riscoprire);
    2) complimenti per il blog, per la tua sterminata cultura cinematografica, figlia di un’altrettanto sterminata passione, e per la tua capacità di analizzare ogni film in modo sintetico, esaustivo e coinvolgente.
    Ah, bellissima questa annata: mi manca qualcosa da vedere, ma Carnival of Souls e Che fine ha fatto Baby Jane sono anche per me capolavori assoluti!

    1. Prima di tutto, ti ringrazio tantissimo per il commento. È sempre bello sapere di avere qualcuno che ti legge e che, dopo tanto tempo, ti lascia una traccia della sua presenza. Sembra sciocco dirlo, ma messaggi come il tuo ripagano di anni e anni di scrittura e lavoro.
      Secondo, spero di continuare a darti consigli di ogni tipo.
      Grazie, di cuore.

      1. Stefano69 · · Rispondi

        Grazie ancora a te per queste belle parole. A presto!

  6. Giuseppe · · Rispondi

    Fisher, Corman, Freda, Aldrich e alla via così… Quale magnifica decina (su Carnival of Souls ogni altro commento è superfluo, ti dico solo che l’ho pure in versione colorizzata) hai tirato fuori dall’annata ’62, compreso l’unico titolo da me non ancora visto e cioè “La notte delle streghe”, che però ho già da parte per una futura visione 😉
    Riguardo poi a “Il cervello che non voleva morire” è vero, è un film povero quanto si vuole ma sa bene come intrattenerti, oltre ad essere stato un modello ideale per titoli successivi tipo “The frozen dead”, ad esempio (che dalla critica venne disprezzato un po’ meno, se non altro)…

    1. Però, secondo me, The Frozen Dead è meno bello di The Brain. Poi ovvio, è il film meno importante tra questi dieci, ma c’è sempre spazio per un bel B movie!

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