10 Horror per un Anno: 1991

Il 1991 mi ha costretta a fare i salti mortali per arrivare a una lista di 10 film. Roba che ho dovuto riesumare, barando, qualcosa dal 1990 e addirittura dare spazio a un film per la televisione. Un ottimo film per la televisione, aggiungerei, ma pur sempre di piccolo schermo si tratta, detto anche il pitale del diavolo. Per raggiungere il numero congruo di film, ne ho anche inserito uno che definire discutibile è un eufemismo, ma non ho mai detto di essere una cinefila di buon gusto.
Detto ciò, è paradossale che nel 1991 siano usciti non uno, ma ben due horror mainstream, entrambi presenti nella notte degli Oscar del 1992, anche se uno non ha portato a casa niente, mentre l’altro ha sbaragliato la concorrenza. Ma forse qualcuno vi dirà che non sono horror, bensì qualcos’altro, tipo thriller psicologici o menate del genere. Voi abbiate la pernacchia sempre pronta, mi raccomando. E andiamo a incominciare.

1. Popcorn – Regia di Mark Herrier (Uscito negli USA il 1 Febbraio del 1991)

Quando ho scritto il post dedicato a Popcorn, nel lontano 2011, il film non era mai stato distribuito neanche in Blu-ray. I suoi sparuti fan hanno dovuto aspettare il 2018 per avere una versione decente di questo sconosciuto slasher metacinematografico girato quando il meta horror neppure esisteva. Prima di Craven e Williamson, prima dei costanti ammiccamenti, delle continue citazioni, del ritorno agli anni ’80, c’era Popcorn, che però (per ovvi motivi cronologici) andava a pescare dritto in un immaginario molto specifico, quello degli anni ’50 e 60′ di William Castle e di Roger Corman, quando cui il recarsi in sala a vedere un horror era una specie di rito collettivo con delle componenti di magia pura.
Horror, commedia, raffinata (anche se non a livelli di Scream) riflessione sui meccanismi del genere, Popcorn è una piccola bizzarria anni ’90 che andrebbe rivista, rivalutata e amata.

2. Il Silenzio degli Innocenti – Regia di Jonathan Demme (Uscito negli USA il 14 Febbraio del 1991)

Ogni volta che qualcuno dice che Il Silenzio degli Innocenti non è un horror, una piccola parte di me muore. Considerando le volte in cui questa affermazione (errata) è stata fatta, ormai sono uno zombie.
Il capolavoro di Demme, unico horror ad aver vinto i cinque Oscar artistici “pesanti” (Miglior film, miglior regia, sceneggiatura, attori protagonisti, con tutto che Lecter sta sullo schermo per un numero di minuti ridicolo), non può essere scambiato per un thriller neanche a volerlo forzare a bella posta nella categoria, anche con una certa malizia e solo perché, secondo tante menti illuminate, il thriller ha più nobiltà di quella robaccia da cestone dei DVD che stava diventando l’horror negli anni ’90.
E invece…
Perché dico che si tratta di un film dell’orrore? Non per i dettagli macabri disseminati qua e là, non per i brevi flash di gore quasi estremo, rapidi ma non subliminali e, temo, impressi nella mente di chiunque abbia visto il film anche una sola volta; no, Il Silenzio degli Innocenti è un horror come lo sarà, qualche anno più tardi Seven: è un horror per la sua atmosfera che è quasi asfittica, sicuramente malata, un macigno sul petto dello spettatore. E poi sì, anche perché un tizio appeso e sventrato in un thriller del cazzo non lo vedrete mai.

3. La Setta – Regia di Michele Soavi (Uscito in Italia il 1 Marzo del 1991)

I primi anni ’90 non sono solo gli anni più complicati e contraddittori per l’horror americano; rappresentano anche gli ultimi palpiti di vita dell’horror italiano, destinato a scomparire nel nulla nel corso del decennio. L’eroe di questa rapida agonia è stato Michele Soavi, di cui abbiamo parlato tante volte (tutti i suoi horror li trovate qui recensiti) e per il quale non mi sembra ancora di aver espresso tutto l’amore che merita. La Setta è il suo terzo horror, il penultimo, perché a partire dalla metà degli anni ’90, avrebbe lavorato solo in tv, con un ritorno sul grande schermo datato 2006, e un altro, recentissimo, che fa male solo a pensarci.
La Setta ha forse una coerenza narrativa maggiore rispetto al precedente La Chiesa, ma è comunque un bell’esempio di puro delirio alla Soavi, una trasposizione in immagini del linguaggio dell’incubo messa in scena con un’estetica sopraffina. Se solo Soavi fosse stato un po’ più vecchio, ora se ne starebbe nell’olimpo insieme ad Argento. Purtroppo ha pagato la fine di un sistema produttivo che, fino a quel momento, era riuscito a sostenere anche il cinema di genere. Dal 1994 in poi, non sarebbe più esistito alcun cinema di genere nel nostro paese. Anche per questo, io gli anni ’90 li sopporto a stento.

4. Il Pozzo e il Pendolo – Regia di Stuart Gordon (Uscito negli USA il 27 Giugno del 1991 – Home video)

Uno dei primi produttori a capire che si potevano fare i soldi con il DTV è stato Charles Band, creatore della saga di Puppet Master e storico collaboratore di Stuart Gordon. In questo caso, Gordon si prende una pausa dagli adattamenti di Lovecraft e passa a Poe, anche se, proprio come Roger Corman trent’anni prima di lui, dello scrittore restano solo il titolo e l’infernale strumento di tortura. Girato a basso budget, pensato per il mercato home video all’epoca in piena espansione, Il Pozzo e il Pendolo ha tuttavia un’estetica puramente cinematografica e sembra essere costato almeno il triplo di quanto effettivamente ha sborsato la Full Moon. È un horror violento, sporco, erotico e morboso; in due parole, è un horror di Stuart Gordon.  E inoltre, chi non vorrebbe vedere Lance Henriksen nel ruolo dell’inquisitore Torquemada?

5. Body Parts – Regia di Eric Red (Uscito negli USA il 2 Agosto del 1991)

Ecco il film quantomeno discutibile di cui vi parlavo. Il problema è che io voglio un gran bene a Eric Red. E come si fa a non volerne a uno che ha scritto Il Buio si Avvicina e Blue Steel e ha diretto Bad Moon? Qui, Red prende spunto da un grandissimo romanzo del duo francese Boileau-Narcejac, Pezzi d’Uomo Scelti, dove un chirurgo trapianta le parti del corpo di un assassino sulle vittime di un incidente stradale. Il libro viene molto semplificato, interi personaggi vengono stralciati e il medico autore degli innesti diventa una dottoressa. È un brutto film, Body Parts? Secondo me no, o almeno non lo è del tutto. Data la tematica, abbraccia completamente e senza vergogna la sua natura di prodotto di serie B, ed è perfetto materiale per una serata in compagnia di Zia Tibia. Eppure resta uno degli ultimi body horror in circolazione in quei tristi, tristi anni. E ci piace dare un posto anche a lui in questa lista. 

6. Hardware – Regia di Richard Stanley (Uscito in Italia il 23 Agosto del 1991)

Forse qualcuno di voi avrà notato che, nel post dedicato al 1990, mancava un film di una certa importanza. Ecco, credetemi se vi dico che ho dovuto barare, altrimenti arrivare a 10 film (di un qualche valore artistico, dico) sarebbe stato impossibile. Hardware esce in realtà alla fine del 1990, ma non è semplice stabilire una data precisa. Per una volta tanto, ho voluto essere campanilista e prendere quella italiana, in pieno agosto, segno di un’epoca in cui gli horror venivano ammucchiati al termine dell’estate, prima di aprire la stagione cinematografica ufficiale, perché si sa, gli italiani vogliono il sole e il mare e quelle brutte storie di sangue e morte non fanno parte della nostra cultura.
Se un po’ mi leggete, sapete cosa penso di Hardware e di Richard Stanley, quindi non voglio ripetermi. Neanche saprei dire quale dei due suoi film sia il mio preferito, perché è una scelta straziante. Hardware significa molto per la sottoscritta, è un film che conosco a memoria, ma sapete già anche tutta questa storia. Quindi, se per caso non lo avete ancora visto, lo trovate in DVD a un prezzo davvero irrisorio. Giusto in tempo per prepararvi al grande ritorno di Stanley alla regia, l’adattamento de Il Colore Venuto dallo Spazio, attualmente in post-produzione. Se volete approfondire Hardware, invece, vi consiglio questo articolo (diviso in due parti) del mio fratello in Stanley, Hell.

7. Cast a Deadly Spell – Regia di Martin Campbell (Andato in onda sulla HBO il 7 Settembre del 1991)

Per essere un prodotto televisivo, Omicidi e Incantesimi (titolo italiano un po’ a cazzo, come sempre) era un’opera originale e anche molto coraggiosa: ambientato in un 1948 alternativo, dove la magia è una cosa comunemente accettata e usata da tutti (tranne dal protagonista, il detective Harry Philip Lovecraft), racconta di un grimorio rubato e delle varie peripezie di Lovecraft per ritrovarlo, che lo porteranno ad avere a che fare con stregoneria, creature infernali, una femme fatale (Julianne Moore) e tutti i problemi tipici di un detective in un noir degli anni ’40. Certo, a rivederlo oggi, la sua natura di prodotto concepito per il piccolo schermo viene un po’ troppo fuori, ma la storia, il cast e, soprattutto, una riuscitissima commistione tra i generi, funzionano ancora alla grande. Da noi è introvabile, perché andò in onda nel 1993 sulla vecchia Tele+ ed è poi sparito dalla circolazione. Però non vi farebbe male vederlo.

8. The Rapture – Regia di Michael Tolkin (Uscito negli USA il 4 Ottobre del 1991)

Tra tutti i film in lista, questo è il più particolare, il meno conosciuto (anche solo di nome) e il più ambiguo tra tutti; racconta di una donna, convertitasi all’improvviso al cristianesimo, che entra a far parte di una setta evangelica e pianifica un omicidio (della figlia) – suicidio allo scopo di arrivare in paradiso prima che avvenga la fine del mondo, la Rapture del titolo. Un film tutto da scoprire, che all’epoca sconcertò parecchio pubblico e critica proprio a causa del suo non prendere una posizione ben precisa riguardo le convinzioni religiose, tendenti al fanatismo, della sua protagonista (Mimi Rogers). Di sicuro è un opera che non può lasciare indifferenti, anzi, ti resta dentro, ti perseguita quasi. Uno di quei film che mi piacerebbe recensire.

9. La Casa Nera – Regia di Wes Craven (Uscito negli USA il 1 Novembre del 1991)

Fiaba gotica di quel crapulone di Wes che ci manca tanto. Craven gira il film in un momento complicato per la sua carriera, dopo due flop commerciali che, per qualche anno, gli avrebbero precluso l’accesso alle grandi produzioni. Viene così messo sotto contratto, insieme al collega Carpenter, dalla minuscola Alive, poi fallita proprio nel 1991, per dirigere due film, Sotto Shock e The People Under the Stairs che, in una geniale e spiazzante scelta di traduzione, in Italia diventa La Casa Nera. Film magnifico, se volete sapere come la penso, Craven al 100%, pieno di tutte le sue ossessioni, i suoi temi ricorrenti, i suoi vezzi stilistici. Dopo aver preso una fregatura grossa così con la trasposizione mancata di Flowers in the Attic, se lo scrive lui, il suo Flowers in the Attic, e gli esce pure meglio.

10. Cape Fear – Regia di Martin Scorsese (Uscito negli USA il 15 Novembre del 1991)

A differenza de Il Silenzio degli Innocenti, qualche dubbio sul genere di appartenenza del remake a firma Scorsese di Cape Fear può anche essere lecito. Son sempre questioni di lana caprina, intendiamoci, ma con l’ostracismo cui l’horror viene da sempre sottoposto, è meglio sottolineare che non c’è nulla di cui vergognarsi nell’essere un film dell’orrore. Di sicuro, il personaggio di Max Cady è un essere che non può appartenere a questo mondo, ma arriva dritto dall’inferno, mentre il carico di violenza con cui Scorsese bombarda l’ignaro spettatore è estremo persino per il regista di Quei Bravi Ragazzi. Credo non mi dimenticherò mai di Nick Nolte che cerca di rialzarsi scivolando in continuazione in una pozza di sangue e neppure dell’atroce sequenza in cui Cady sevizia la povera Ileana Douglas. Per cui, horror, non horror, thriller psicologico (di solito gli horror che non conviene chiamare col proprio vero nome li etichettano così)? Per me fa lo stesso: Cape Fear mette una fifa blu e tanto basta per trovarlo in questo elenco.

 

19 commenti

  1. Ciao, come al solito ti leggo con gioia e ti ringrazio per il lavorone che fai.
    Mi permetto di consigliarti, per l’anno, Hiruko The Goblin di Tsukamoto, film per me sottovalutatissimo.
    Poi io sono un fanatico del cinema giapponese, anche non horror, e a quel che ho capito tu lo sei un po’ meno di me, ma in un anno povero come il 1991 quel film per me va recuperato.

    Un saluto

    1. Io non sono una fanatica dell’horror giapponese: mi piaccono poche cose, in realtà. Ma Tsukamoto sarà molto, molto presente negli anni futuri, te lo assicuro.
      Hiruko the Goblin non lo vedo da almeno dieci anni, ovvero da quando mi era presa la fissa per l’horror orientale. Ma lo rivedo molto volentieri.

  2. Blissard · · Rispondi

    Che lista variegata! Complimenti Lucia!
    A distanza di quasi un trentennio quella vagonata di oscar a Il Silenzio degli Innocenti può essere considerata anche una sorta di pietra tombale sul genere horror, che ha dovuto aspettare Scream prima e The Blair Witch Project poi (passando anche per i meno citati ma straordinari Nightmare Nuovo Incubo e Il Seme della Follia) per ritornare ad essere rilevante sia al botteghino che come fenomeno culturale.
    Mai visto e mai sentito nemmeno parlare di Body Parts (tanto che all’inizio ho persino pensato ti riferissi a Body Bags, sai com’è, la vecchiaia…), mentre ancora non ho recuperato Il Pozzo e il Pendolo pur avendo fatto una mini-retrospettiva (https://rateyourmusic.com/list/Blissard/stuart_gordon/) sul grande Stuart Gordon.
    E mi ha commosso la citazione di Omicidi e Incantesimi, che anch’io vidi all’epoca su Tele+ e che mi fece innamorare (ero in piena fase Lovecraft allora).

    1. Infatti è stranissimo il destino del genere negli anni ’90: con la vittoria del film di Demme, in teoria, l’attenzione del grande pubblico avrebbe dovuto rivolgersi all’horror, e invece è accaduto l’esatto contrario.
      Omicidi e incantesimi è un gioiello che si ricordano in pochi. Sarebbe bello se qualcuno si degnasse di far uscire un blu ray.

  3. Gioisci, se la cosa te ne farà gioire, ma hai permesso di aggiungere un’ulteriore persona alla lista di quelli che avranno visto Popcorn; poi attraverso varie ricerche correlate sono giunto a The Theatre Bizzare per cui ci sarà la stesso destino. In entrambi i casi c’è una motivazione che trascende il medium, il genere o qualsiasi altra possibile connessione con l’horror e il cinema: tra i miei interessi specifici vi sono il concetto della finzione nella finzione e tutto quello che potrebbe far impazzire un automatonofobico.
    Piuttosto: come mai Begotten figura contemporaneamente nelle liste sia come film horror del 1990 e del 1991?

    1. Gioisco, perché il numero degli adepti di Popcorn deve crescere a dismisura!
      E, per quanto riguarda Begotten, la risposta è semplice: dipende da cosa si prende in considerazione, se l’anno di produzione o quello di distribuzione: Begotten è un film prodotto nel ’90 e presentato ai festival nel ’90, ma che ha avuto una distribuzione solo l’anno successivo.

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Dieci titoli come al solito ben scelti -Body Parts compreso- e tutti visti… tre direttamente in sala: Il silenzio degli innocenti, La Casa Nera e Cape Fear (ricordo che quella sequenza ne lasciò ben pochi di spettatori tranquilli sulle loro poltroncine). Quanto a Cast a Deadly Spell, un buon rip personale in HD già sta da tempo in uno dei miei hard-disk per potermelo ri-gustare alla bisogna 😉
    The Rapture, poi, davvero non è assolutamente film da lasciare indifferenti, specialmente quando si arriva a quel suo finale eternamente senza speranza (per via della scelta definitiva compiuta da Mimi Rogers)…

    1. Sì, di Cast a Deadly Spell si trova un hdrip, mi pare perché negli USA è disponibile su Amazon Prime e quindi non è difficile da reperire. Però vuoi mettere la soddisfazione di possederlo in un bel Blu-Ray? 😉

  5. Maxnataeleale · · Rispondi

    Grazie Lucia.. Ogni volta ne approfitto per recuperare qualche film che avevo perso per strada (sto giro sono quattro) bella rubrica complimenti

    1. Grazie a te per leggerla! Spero di riuscire a trovare sempre altri film interessanti da proporre ogni settimana.

  6. Ne ho visti 4 su 10.
    Nel silenzio degli innocenti Hopkins sta in scena 20 minuti, bellissima la scena con Ted Levine e la ragazza disperata che urla con in sottofondo Goodbye Horses di Dj Lazarus, Man in the Dark deve moltissimo alla Casa Nera, il Max Cady di De Niro sicuramente e un personaggio di culto in America e stato copiato pure nel wrestling.

    1. Sai che non avevo idea che avessero ripreso Cady nel wrestling?

      1. Si uno era Bray Wyatt una specie di santone religioso con annessi due loschi figuri con le maschere da capra prese da Your Next e un’altro era Waylon Mercy proprio una copia di Cady, pensa che Kane il fratello di Undertaker e ispirato a Micheals Myers.

  7. Ottima selezione come sempre.
    Un paio non li conoscevo proprio, cerco di recuperarli

    1. Grazie 😉

  8. Altra ottima annata. La scheda su “La setta” fa male al cuore. Quant’è vero, quello che dici. Peccato per il buon Soavi, che da lì a poco girerà l’ultimo grande horror italiano. Non ricordo infatti altri film italiani dopo “Della Morte dell’Amore”. Certo ci sono stati altri registi e buoni film (vedi “Oltre il guado” o “La stanza delle farfalle”), ma ho sempre avuto una brutta sensazione di pochezza estrema…

    1. Io ci metterei anche Arrivederci Amore Ciao, sempre di Soavi, del 2006, che non è un horror, ma un neo-noir bellissimo e che non ha fatto una lira neanche per sbaglio ;(

  9. Alberto · · Rispondi

    Non sapevo che da Pezzi d’uomo scelti ci avessero fatto un film. Naturalmente non l’ho trovato nemmeno sottotitolato alla Google, così come Popcorn. Questa rubrica mi sta ammazzando di occasioni perse.

    1. Purtroppo non si trovano sottotitolati. Quando ho cominciato a vedere i film solo con sottotitoli in inglese, la mia vita è cambiata da così a così. Una liberazione vera e propria.

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