10 Horror per un anno: 2010

Ho aperto questo blog nel maggio del 2011, sono quindi quasi otto anni che, bene o male, me lo porto dietro e sproloquio allegramente dei film che vedo. Nelle nostre precedenti incursioni nella storia del cinema horror non abbiamo mai toccato il periodo dal 2010 in poi, perché lo stavamo vivendo e ne parlavamo quotidianamente. Ma credo che sia arrivato il momento di stendere qualche bilancio; dopotutto, il decennio sta per terminare, proprio in questi ultimi anni, l’horror ha subito dei grossi cambiamenti.
Sarà sempre più complicato determinare l’esatto momento in cui un determinato film è stato distribuito: l’uso sempre più massiccio del video on demand, lo streaming, l’importanza del circuito festivaliero per i film indipendenti, tutto questo rende l’uscita in sala, in un certo senso, marginale, in quanto gran parte degli horror dal 2010 in poi non l’hanno vista neanche di sfuggita, una sala, se non in qualche festival. Ricordate sempre che l’anno preso in considerazione non è quello di produzione, ma di distribuzione, e per distribuzione intendo la reperibilità del film o in DVD o in VOD o in qualche piattaforma streaming, non solo nei cinema.
Chiarito ciò, vediamo cosa ci ha riservato il 2010.

1. Tucker and Dale vs Evil  – Regia di Eli Craig (Uscito negli Stati Uniti il 22 Gennaio del 2010)

Cominciamo con una commedia splatter che si diverte a prendere in giro tutte le convenzioni del filone a base di adolescenti vacanzieri preda di redneck cannibali. Tucker e Dale sono due amici in vacanza in una baita in montagna e sì, non sono particolarmente affascinanti, ma sono due bravissime persone. Solo che un gruppetto di ragazzi, anche loro in vacanza da quelle parti, li scambia per gli assassini tipici di un film dell’orrore alla Wrong Turn e da lì si scatena il macello, con gli stupidi ragazzotti che fanno di tutto per ammazzarsi nei modi più crudeli possibili e Tucker e Dale che assistono attoniti a un massacro di cui non hanno alcuna colpa. Il risultato è esilarante e, soprattutto, fresco e originale.

2. Frozen – Regia di Adam Green (Uscito negli Stati Uniti il 5 Febbraio del 2010)

No, non quello della Disney, per la carità. Non so se vi ricordate che, a un certo punto, tra il 2010 e il 2011 era tutto uno spuntare come funghi di film con una rigidissima unità di luogo: Buried, 127 Ore e, con un certo anticipo sugli altri, il nostro Frozen, a oggi il film migliore di Adam Green, che ai tempi venne brevemente considerato una delle più interessanti promesse per il futuro dell’horror, solo perché aveva infilato Kane Hodder in una tuta deforme.
Frozen racconta di tre amici bloccati su una seggiovia, tra fame, freddo e lupi feroci, ed è un bell’esercizio di tensione e terrore puro per chi mal sopporta o addirittura (come la sottoscritta) teme la montagna e si domanda in continuazione cosa ci sia di tanto divertente nell’andare a sciare.
Ma il film gode anche di una scrittura dei personaggi sopra la media e, se pensate che la sceneggiatura è opera dello stesso Green, si tratta di un mezzo miracolo.

3. La Città Verrà Distrutta all’Alba – Regia di Breck Eisner (Uscito negli Stati Uniti il 26 Febbraio del 2010)

Se dovessi, ora che è passato del tempo, stilare una classifica dei migliori remake dal momento in cui Nispel ha dato il via ai rifacimenti in serie, The Crazies (così rendiamo giustizia al titolo originale) se ne starebbe tranquillo ai primi posti, forse perché parte avvantaggiato dal fatto che il lavoro di Romero cui si ispira non è mai stato tra i suoi migliori, soffriva molto del budget risicato a disposizione, ha accusato l’impatto del tempo passato in maniera più evidente di molti prodotti anni ’70, ma aveva un’idea di base grandiosa.
Eisner aggiorna il tutto, per certi versi semplifica e, al di sopra di ogni altra cosa, accelera, che non è sempre un male, specialmente quando racconti di una piccola città i cui abitanti impazziscono da un giorno all’altro.
So che la scelta di inserirlo qui non piacerà a tutti, ma sono convinta sia un buon horror che merita maggior considerazione.

3. Black Death – Regia di Christopher Smith (Uscito in UK l’11 Giugno del 2010)

Alcuni se lo ricordano perché ha confermato, ancora una volta, il destino ingrato di Sean Bean in ognuno dei suoi ruoli, anche quelli (rari, purtroppo) da protagonista assoluto; altri per quanto era caruccio il sopravvalutatissimo Eddie Redmayne vestito da frate. Io me lo ricordo perché un horror in costume, nove anni fa, era un’anomalia quasi suicida, e perché Smith è diventato il mio secondo inglese preferito (il primo sapete tutti chi è) proprio grazie a questo atroce spaccato di un’umanità in preda al terrore della morte.
Black Death è, tra i folk horror moderni, quello che ha appreso meglio la lezione di The Wicker Man, nonostante racconti una storia molto diversa. Ovviamente, per capire a cosa mi riferisco, dovete vederlo. Subito, se è possibile.

5. I Saw the Devil – Regia di Jee-Woon Kim (Uscito in Corea del Sud il 12 Agosto del 2010)

A tutti gli scandalizzati o, peggio, esaltati dall’ultimo film di Von Trier, così “disturbante”, signora mia, proporrei una cura Ludovico con questo film in loop per due o tre giorni di fila, così, tanto per ristabilire il senso di prospettiva. Sapete che, quando si tratta di cinema orientale (ma è già una definizione riduttiva, perché trattasi di un’area geografica immensa), io vado sempre un po’ in soggezione, però I Saw The Devil è un’opera di tali bellezza e portata che non se ne può prescindere, se siete interessati a un certo modo di rappresentare e intendere la violenza e le sue conseguenze al cinema.
Il duello tra l’agente segreto e il serial killer vi rimarrà in testa a lungo, e non solo o non tanto per la crudeltà e la mole di efferatezze a cui assisterete, ma perché è del tutto privo di catarsi, è una tragedia e una sconfitta dell’umanità lunga due ore e, se proprio volete usare il termine devastante, qui forse non ci starebbe a sproposito.

6. F – Regia di Johannes Roberts (Uscito in UK 17 Settembre del 2010)

I primi passi del regista che ci ha dato 47 Metri e il secondo capitolo di The Strangers, un tizio dalla mano pesantissima e privo del più basilare buon gusto, ma che quando si tratta di picchiare duro, lo sa fare come pochi altri. F è un home invasion su scala un po’ più larga: parla di una scuola attaccata da un gruppo di studenti incappucciati e silenziosi.
A parte un paio di momenti gore da far accapponare la pelle, F si basa tutto su tensione e anticipazione e sull’idea azzeccata di non mostrare mai i volti degli assalitori, puri emissari del male. È un horror molto carpenteriano e, se non lo conoscete, vi piacerà sicuramente.

7. Trolljegeren – Regia di André Øvredal (Uscito in Norvegia il 29 Ottobre del 2010)

Un bellissimo esordio da parte di un regista con un radioso futuro davanti: non solo The Autopsy of Jane Doe ha confermato la bravura di Øvredal nel 2016, ma presto lo vedremo alle prese con Scary Stories to Tell in the Dark. Trollhunter è un mockumentary con un senso, finalmente: la ricerca di queste creature leggendarie da parte di un gruppo di studenti, che poi incontreranno lungo la loro strada un vero cacciatore di troll, non poteva essere narrata in un altro modo. Il mockumentary, a un certo punto, più o meno dopo il 2007, sembrava essere l’unico modo di girare un horror che avesse speranze di raggiungere il grande pubblico, ma nel caso di Trollhunter la scelta del filmato amatoriale è efficace, sia per coprire il budget non certo faraonico (ma i vfx dei troll sono impressionanti), sia perché Øvredal sfrutta questo particolare linguaggio al suo massimo. 

8. The Loved Ones – Regia di Sean Byrne (Uscito in Australia il 4 Novembre 2010)

Sean Byrne è uno che lavora troppo poco: con appena un paio di film all’attivo (questo e The Devil’s Candy) è entrato nel cuore degli appassionati (almeno quelli dotati di materia grigia) di tutto il mondo, eppure, se si va a vedere la sua pagina di IMDb, non ha alcun progetto in cantiere. Andrà a finire che aspetteremo sei anni per il suo terzo film. Deve essere una prerogativa dei registi australiani bravi (ma ne esistono di cattivi?). Quando ebbi l’occasione di vedere per la prima volta The Loved Ones, ne rimasi sconvolta; aveva una miscela di tempi comici, gore, empatia e dolore esistenziale in grado di tormentarmi per giorni, senza contare il cast perfetto, protagonisti e comprimari. Credo sia uno dei film che mi hanno spinta ad aprire un blog per parlare di cinema horror.

9. Kalevet – Regia di Aharon Keshales e Navot Papushado (Uscito in Israele il 2 Dicembre del 2010)

Pure questi due non fanno un film dal 2013 e io inizio a preoccuparmi, anche se pare ne abbiano un paio in cantiere. Dita incrociate per i due eroi dell’horror israeliano, che cominciano la loro carriera proprio qui. Kalevet (titolo internazionale Rabies) comincia come il più classico dei survival, ovvero con un gruppo di amici che si perdono nel bosco e incontrano un uomo ferito che gli chiede di aiutarli a cercare sua sorella, prigioniera di un maniaco. Uno si aspetta che il film vada in una certa direzione, e invece si trasforma in una sorta di commedia degli equivoci in salsa gore, con il maniaco che non deve fare niente, perché i personaggi ci pensano benissimo da soli, ad ammazzarsi.
Crudele e con un gran ritmo, Kalevet possiede già in potenza tutte le caratteristiche del successivo, e superiore, Big Bad Wolves.

10. Il Cigno Nero – Regia di Darren Aronofsky (Uscito negli Stati Uniti il 17 Dicembre del 2010)

A differenza di molti miei colleghi cinefili, io gli Oscar non li ho mai snobbati, ma ho smesso di incazzarmi quando, nell’edizione 2011, Il Cigno Nero se ne è tornato a mani vuote (premiata solo Natalie Portman, e vorrei ben vedere), sconfitto dal mediocre, e subitamente dimenticato, Il Discorso del Re.
Credo che il motivo per cui è stato così snobbato non sia relativo a una presunta “difficoltà” del film, quanto piuttosto al fatto che si tratti di un horror. Sì, tutti vi diranno che si tratta di un “drama” o di un “thriller”, ma voi non dategli retta: Il Cigno Nero è un film dell’orrore, un grande film dell’orrore, soprannaturale, per di più. A oggi, è l’opera più suggestiva e compiuta di Aronofsky e io mai mi stancherò di ripetere che, quella maledetta notte, avrebbe dovuto vincere tutti i premi, anche i pochi per cui non era candidato.

11 commenti

  1. calvin · · Rispondi

    So che le classifiche sono difficilisseme e che se uno le fa dieci volte a una settimana di distanza non mette mai gli stessi 10 film.
    So anche che sono fatti di gusti e, quindi, mai e poi mai si potrà obiettare nulla.
    Però, a mio modesto avviso, nei 10 horror del decennio quasi concluso non può mai mancare A train to Busan….per il resto d’accordo con te, soprattutto su The loved one che è un film mai abbastanza apprezzato.

    1. Ma Train To Busan è del 2016, non del 2010…

  2. calvin · · Rispondi

    lo sai che non so perché avevo capito del decennio. Sarà l’età, scusa.

    1. Ma figurati!

  3. Madonna il Cigno nero. Che spreco di premi, perché? Uno dei film più belli mai visti.
    E I Saw the Devil, hai ragione, rende l’ultimo Von Trier una pernacchia.
    Adorabili anche Tucker & Dale vs Evil, Frozen (gesù che ansia!!!!) e La città verrà distrutta all’alba 🙂

    1. Io ho fatto la nottata nel 2011, solo per Il Cigno Nero.
      È stata l’ultima volta che sono rimasta sveglia per vedere gli Oscar in vita mia.
      Neanche del Toro è riuscito a farmi cambiare idea. Perché un conto è la delusione quando ti svegli la mattina e leggi la lista dei vincitori, un altro è essere delusi in diretta…

  4. Annarita · · Rispondi

    Ciao Lucia. Ti seguo da un po’ ma non ho mai scritto…ma questa classifica a mio avviso perfetta mi ha esaltato e motivato a scriverti perché non solo questi film li ho visti tutti- sì, anche quello israeliano…, ma li ho adorati davvero.E diciamolo, gli horror ambientati nel crudelissimo mondo della danza (quella della scuola/accademia con la classiche maestre secche, inflessibili e algide , sudore, lacrime e vesciche) hanno davvero una marcia in più!

    1. Ciao, Annarita!
      Grazie per il commento. E a proposito di horror ambientati nel mondo della danza, che mi dici del nuovo Suspiria?

  5. Annarita · · Rispondi

    Personalmente mi è piaciuto moltissimo. Primo, perché ho sfocatissimi ricordi del primo, quindi non l’ho vissuto come un “sacrilego”remake, secondo perché l’ambientazione berlinese, con l’alternarsi di grigiore e di sprazzi lucenti verdi e boschivi è suggestiva e spiazzante, terzo, per la perfezione delle scene di danza, sempre tesissime, intrinsecamente violente, perfettamente amalgamate alla colonna sonora .
    Forse un po’ troppo lungo, forse ha un po’trascurato i personaggi di contorno, ma nel complesso, bello bello

  6. Giuseppe · · Rispondi

    F e Kalevet sicuramente mi mancano, quindi recupererò… quanto a Il Cigno nero no, in questa classifica non poteva assolutamente mancare (alla faccia di chi ha fatto immeritatamente incetta di premi al suo posto in quella notte del 2011) 😉

    1. Te li consiglio entrambi, se riesci a trovarli! Sono meno noti rispetto ad altri film del periodo, però sono ottimi. Poi fammi sapere ☺

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