WiHM: Jennifer’s Body

Regia – Karyn Kusama (2009)

Avrei voluto non bucare la prima settimana del Women in Horror Month, ma un po’ il lavoro che non mi dà tregua, un po’ una serie di problemi (brillantemente risolti) con un aggiornamento di merda di Windows 10 me lo hanno impedito, e quindi eccomi qui, a cercare di recuperare il tempo perduto. Sapete che non è semplice trovare horror diretti da donne: sono pochi, di molti di essi qui si è già parlato, e spesso, per rimpinguare liste troppo esigue, si fa rientrare nella categoria anche qualche film che proprio horror non è, ma ci si avvicina.
Jennifer’s Body è un horror puro: non lo si potrebbe confondere con nient’altro, nonostante i tempi da commedia dovuti alla scrittura di quella cima di Diablo Cody.
È anche un film che, a una prima visione, ormai risalente a dieci anni fa, non mi era piaciuto affatto. Non è mai stato un segreto e ne ho parlato più volte anche qui, in occasione di altri film diretti da Kusama.
Poi succede che, in un sonnacchioso sabato pomeriggio, mi capita di rivederlo e mi pento sinceramente di non avergli prestato la sufficiente attenzione all’epoca.
Perché, al netto di parecchi difetti tutti imputabili a una sceneggiatura non proprio tra le migliori in circolazione (ma parliamo di Diablo Cody, dopotutto), ha la fortuna di aver trovato, a dirigerlo, una gran bella mano.

La produzione di Jennifer’s Body comincia in seguito all’inaspettato successo di Juno, non so se ve lo ricordate; io purtroppo sì, perché l’ho visto al cinema. Non voglio rivangare brutti ricordi, ma in Juno si nota un certo interesse di Cody per il cinema horror (i due protagonisti discettano di Dario Argento e Herschell Gordon Lewis) e la 20th Century Fox aveva una diramazione dedicata proprio all’horror (e all commedie pecorecce, ma non divaghiamo), la Fox Atomic, chiusa poi pochi mesi dopo l’uscita in sala di Jennifer’s Body.
L’idea è quindi quella di far scrivere a Diablo Cody un horror adolescenziale che richiamasse in sala frotte di ragazzini. Niente di meglio che prendere Megan Fox come protagonista principale, ai tempi all’apice del suo splendore, e prima che le divergenze con Michael Bay interrompessero bruscamente quella che sembrava una promettente carriera.
Chi invece non se la passava benissimo era proprio Kusama: lei era una regista proveniente dal cinema indie; aveva diretto Girlfight e subito dopo era scivolata in un trappolone hollywoodiano, ovvero il flop ad alto budget di Aeon Flux. Jennifer’s Body è un’occasione per rilanciarsi e per tornare a lavorare in un ambiente con meno pressioni rispetto a quello dei blockbuster.
Purtroppo, Jennifer’s Body non incassa quanto sperato, parte della critica lo riduce a brandelli e persino Diablo Cody, che cade sempre in piedi, ne esce un po’ ridimensionata. La Fox Atomic chiude e dovranno passare sei anni perché Kusama torni a girare un lungometraggio.

Non voglio trasformare questo post in un pietoso mea culpa, ma il problema di Jennifer’s Body è che si tratta di un film un po’ troppo in anticipo sui tempi e neanche io me ne sono accorta, forse perché è strutturato come un B movie, anzi peggio ancora, come un guilty pleasure consapevole di esserlo, forse perché nel 2009 molti ne avevano parlato come di una sorta di “Twilight al femminile”, forse perché tutta la campagna pubblicitaria era basata su quella famosa scena del bacio tra Megan Fox e Amanda Seyfred e la cosa mi aveva urtata non poco.
Sta di fatto che, rivedendolo dieci anni dopo, ci si rende conto di tanti piccoli dettagli, tutti molto attuali, tutti con profonde risonanze nel contesto politico odierno.
Ma, senza dover scomodare per forza la politica, bisogna dire che un film horror scritto, diretto e interpretato da donne, nel 2009, era una vera e propria rarità, che i tempi di Babadook erano ancora lontanissimi, e che Kusama è stata, in un certo senso, la pioniera di un movimento di donne dietro la macchina da presa di film dell’orrore esploso solo negli ultimi anni.
Possiamo dire che Jennifer’s Body è stato il punto di partenza.

Essendo passato un po’ di tempo, vi rinfresco la memoria sulla trama del film: una giovane donna, che è un po’ la caricatura di tutte le stronze formato scuola superiore della storia del cinema americano, la Jennifer del titolo, viene sacrificata dai membri di una band a Satana. Solo che non muore, ma si trasforma in un demone (succube, per la precisione), con un appetito insaziabile per la carne umana, preferibilmente maschile. La sua migliore amica (o frienemy) Needy cerca di fermarla e di mettere fine alla serie di omicidi che destabilizzano la soporifera esistenza del buco di merda in provincia di bifolcopoli dove si svolge il film.
Ora, se il personaggio di Jennifer viene visto come il villain della situazione, Jennifer’s Body non è poi questo granché: una favoletta normalizzante dove la bruttina (ma poi bruttina Amanda Seyfred, per cortesia) si prende la sua vendetta sull’amica/nemica più bella che l’ha tenuta sotto scacco sin dall’infanzia e l’ha resa oggetto di una sudditanza psicologica comprensiva di angherie varie.
La reazione è completamente diversa, anzi, opposta, se Jennifer diventa la vittima.

E qui entra in gioco la regia di Kusama che, ricordiamolo, in tutta la vicenda produttiva di Jennifer’s Body è stata quella ad avere meno voce in capitolo, perché era Cody la star, era Cody a uscire da un trionfo di critica e pubblico, era Cody la grande sceneggiatrice.
Il lavoro di Kusama è abbastanza sottotraccia, abbastanza sottile, quasi invisibile dietro al fracasso di uno script tagliato con l’accetta, ma resiste comunque al tempo e, a distanza di un decennio, rimane la cosa migliore del film.
Jennifer è, infatti, soltanto un vittima, non è lei il personaggio negativo in questa storia; al massimo è solo una delle tante ragazze che sono state convinte a utilizzare la propria bellezza come un’arma, perché è così che funzionano le cose.
Ma, quando incontra lungo il suo cammino un gruppo di uomini senza scrupoli in una posizione di potere, Jennifer ci lascia, letteralmente, le penne e la sua trasformazione in demone ha, quella sì, il sapore di una giusta vendetta, mentre Needy rappresenta soltanto lo status quo che vuol rimettere “la stronza” al suo posto.

Jennifer, per il poco tempo in cui si ritrova, una volta tanto in tutta la sua vita, ad avere un potere reale, smaschera l’ipocrisia dell’orrida cittadina dove vive, dice le cose come stanno, infligge un paio di vigorose spallate alla facciata di brava gente timorata di Dio di Devil’s Kettle, prima di morire per la seconda volta per mano della sua migliore amica.
Così, anche il titolo assume un significato diverso, più ampio: il corpo di Jennifer, abusato e distrutto dai suoi assassini, viene usato da Jennifer stessa, diventata ormai un demone, per attrarre i maschi e poi divorarli.
Con questo non voglio dire che Jennifer’s Body sia un capolavoro incompreso, ma soltanto un buon B movie che merita di essere rivisto e riscoperto, ora che Karyn Kusama è uno dei nomi di punta del cinema di genere indipendente americano (aspetto il suo Destroyer come il secondo Avvento), magari soggetto a una diversa interpretazione critica.
Continuo a pensare che il film abbia parecchi difetti: tutta la faccenda della rivalità tra amiche è stantia, le due protagoniste, all’epoca venticinquenni, non sono credibili come studentesse della scuola superiore neanche cinque  minuti, la sceneggiatura è verbosa fino all’insostenibile e la durata eccessiva; il modo di scrivere di Diablo Cody continua a non piacermi.
Ma, lo stesso, rivedere Jennifer’s Body mi ha sorpresa non poco. E che mi serva da lezione a non sparare giudizi cinefili affrettati. Mai più.

 

 

4 commenti

  1. L’ho visto per intero in tv solo qualche anno fa e mi dava profondamente fastidio che due attrici di quell’età interpretassero delle ragazzine delle superiori. Ma sembra un vizio del cinema americano da parecchi anni…
    All’epoca non mi piacque più di tanto, ma non mi fece nemmeno schifo, mi ero solo aspettato qualcosa di più di una horror comedy con adolescenti. Ora mi sa che lo riguarderò!

  2. la bellezza è un’arma pure per un maschio, e non c’è nulla di male a usarla, dipende per quale scopo. Per il resto apprezzo molto la tua interpretazione del film.

  3. Ne ho un ricordo non nitidissimo, a dire il vero… andando a memoria residua, però, non mi era sembrato particolarmente riuscito, per quanto di quel “Twilight al femminile” che tanti pretendevano di vederci dentro non avesse fortunatamente nulla. Comunque, dopo questa tua ragionata rivalutazione, mi sa che farò bene a rivedermelo anch’io…

  4. The Butcher · · Rispondi

    Guarda caso avevo intenzione di vederlo proprio oggi. E’ un film che mi ho visto quando ero diciottenne e che non ho saputo ben definire all’epoca. Non era niente di che e aveva pure qualcosa che non andava nella storia (sì, la sceneggiatura lasciava a desiderare), però c’era qualcos’altro che lo differenziava dagli altri film.

    Adesso che sono maturato sia nella mia cultura cinematografia sia come persona vorrei tanto rivederlo così da avere un’idea migliore di questa pellicola.

    E anch’io attendo con ansia The Destroyer.

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