Dieci Horror per un Anno: 1970

Siamo appena al secondo giro della rubrichetta nuova di zecca e già mi trovo in difficoltà. Sono riuscita a raggranellare i 10 film necessari per il rotto della cuffia, e anche barando un po’, perché almeno un paio tra questi rientrano nella categoria degli horror a malapena, ma se non fosse complicato, non sarebbe neanche divertente. Il 1970 è un anno di transizione, senza particolari sussulti; però un paio di grossi calibri li riserva anche lui, soprattutto nel cinema europeo. Andiamo a vedere cosa c’è di bello da recuperare, sempre in rigoroso ordine di uscita nelle sale

1) Mumsy, Nanny, Sonny & Girly – Regia di Freddie Francis (Uscito negli USA il 12 Febbraio del 1970)

Pur essendo un film inglese, Mumsy, Nanny, Sonny & Girly o, semplicemente, Girly, esce negli Stati Uniti perché in Inghilterra viene messo al bando e inaugura il panico dei video nasty, scandalizzando a destra e manca per il suo ritratto di una famiglia per cui la definizione di disfunzionale è del tutto eufemistica, per il suo sottile ma, per l’epoca, inaccettabile, sotto testo incestuoso e per un’aria di disfacimento morale che deve aver provocato più di un mal di testa ai censori britannici di allora. Francis, enorme direttore della fotografia e regista fisso in casa Hammer e Amicus, qui firma la sua opera più personale, una commedia al sangue che si divora gran parte della exploitation americana in un sol boccone.

2) Mark of the Devil – Regia di Michael Armstrong (Uscito in Germania Ovest il 19 Febbraio del 1970)

Horror tedesco con Udo Kier protagonista, ultra violento e pieno zeppo di scene di tortura estremamente audaci per il periodo di appartenenza. E infatti è stato confiscato in Inghilterra e ha avuto grossi problemi di distribuzione in tutto il mondo: racconta di un cacciatore di streghe all’inizio del XVIII secolo che perde la propria fede dopo essersi reso conto delle falsità che si nascondono dietro ai processi per stregoneria. Non è ai livelli de Il Grande Inquisitore, ma potrebbe far parte di una doppia proiezione, tanto le tematiche affrontate sono simili. Più esplicito e sensazionalista del suo cugino inglese, The Mark of the Devil si avvalse anche di tecniche pubblicitarie come i sacchetti per il vomito consegnati agli spettatori prima di entrare in sala.

3) L’Uccello dalle Piume di Cristallo – Regia di Dario Argento (uscito in Italia il 27 Febbraio del 1970)

È l’esordio del Darione nazionale, sì quel regista che, dicono, a me non piace e sta anche sul gozzo. In realtà le cose non stanno proprio così, ma se vi piace crederlo, fate pure.
Ho visto per la prima volta questo film da grandicella, quando avevo già avuto modo di conoscere le successive opere di Argento, ma resta il mio preferito tra i suoi Gialli, anche quelli più famosi. Nonostante Bava avesse posto le basi del genere, L’Uccello dalle Piume di Cristallo è ritenuto più o meno all’unanimità il punto di partenza del Giallo, il film dove le sue regole vengono codificate. Ancora oggi, è un gran bel vedere e credo sia superfluo parlarne più di tanto, perché dovreste averlo tutti ben impresso nella memoria.

4) 5 Bambole per la Luna d’Agosto – Regia di Mario Bava (Uscito in Italia il 14 Marzo del 1970)

Se nel 1970, Argento esordiva e dettava le regole del Giallo, Mario Bava, che era arrivato in anticipo su Argento di sette anni, stava già avanti e poneva le basi per lo slasher. Si parla tanto, e a ragion veduta, di Reazione a Catena, ma  5 Bambole per la Luna d’Agosto, ispirato vagamente a 10 Piccoli Indiani, oltre a essere un saggio di stile da far vergognare chiunque abbia mai messo mano a una macchia da presa, è anche un esempio di proto-slasher realizzato quando ancora non si conosceva neanche il termine. Ah sì, è un’opera d’arte, senza rischiare neanche per un istante di fare un’iperbole.

5) Il Rosso Segno della Follia – Regia di Mario Bava (Uscito in Italia il 2 Giugno del 1970)

Cosa c’è di meglio di un film di Mario Bava? Due film di Mario Bava, ovvio, per cui temo di aver terminato i superlativi. Il Rosso Segno della Follia è American Psycho vent’anni prima, ma migliore, decisamente più sottile. Bava non lo amava tantissimo, questo film, soprattutto perché era andato a girarlo per questioni economiche nella Spagna di Franco e aveva un pessimo ricordo delle riprese. Tuttavia è un abisso di morbosità e ossessioni messe in scena con il solito estro e, se non si tratta del suo film più famoso e riconosciuto, nobilita l’annata come pochi altri.

6) Crescendo – Regia di Alan Gibson (Uscito in UK il 7 Giugno del 1970)

Doveva dirigerlo Michael Reeves, ma il regista, appena venticinquenne, è scomparso a pochi mesi dall’inizio delle riprese nel febbraio del 1969. Sarebbe stato l’esordio di Reeves con la Hammer e chissà cosa ne sarebbe uscito fuori. Crescendo fa parte dell’altra faccia della Hammer, quella del thriller psicologici (di solito tutti sulla scia di Psycho), e arriva in un momento molto particolare per la casa di produzione inglese, ovvero il passaggio dei diritti di distribuzione alla Warner Bros. Esce in doppietta con Una Messa per Dracula e si comporta malissimo al botteghino. Un peccato, perché è un thriller-horror molto elegante che potrebbe sorprendervi.

7) And Soon the Darkness – Regia di Robert Fuest (Uscito in UK il 4 Luglio del 1970)

Altro film di cui si è parlato su queste pagine fino alla nausea (vostra) e altra mia personale ossessione, And Soon the Darkness è il capolavoro di Fuest, anche più del Dottor Phibes; horror in pieno sole che racconta la vacanza in bici finita malissimo di due ragazze francesi in Inghilterra, è un film tutto giocato sul contrasto tra paesaggio idilliaco e vicenda nerissima, a cui basta mostrare la ruota di una bicicletta rovesciata che gira per procurare brividi di terrore lungo la schiena. Tipico esempio della superiorità indiscussa della razza britannica.

8) Vampiri Amanti – Regia di Roy Ward Baker (Uscito in UK il 4 Ottobre del 1970)

La Hammer in decadenza ma non per questo arrendevole, Roy Ward Baker alla regia scatenato come non mai, Ingrid Pitt nel ruolo di Carmilla: non credo si possa chiedere di più a un film, neanche a voler essere pignoli. Quando il pubblico ti abbandona, la cosa migliore che puoi fare è buttarla sull’erotismo, meglio ancora se saffico, ma Vampir Amanti non è soltanto una bieca operazione commerciale con punte di disperazione, è anche un grandissimo horror sui succhiasangue e credo anche uno dei migliori, per quanto estremamente libero, adattamenti di Carmilla per il grande schermo.

9) Valerie and Her Week of Wonders – Regia di Jaromil Jireš (Uscito in Cecoslovacchia il 16 Ottobre del 1970)

Descrivere questo film in poche righe è impossibile. Anzi è impossibile descriverlo e basta, perché è già complicato dire cosa esattamente sia questo film, se un horror, un fantasy, la messa in scena di un sogno lucido o chissà cos’altro avesse in mente Jireš quando lo ha girato. Sta di fatto che è magnifico, ogni singola inquadratura lo è, e propone un immaginario tra i più originali e stranianti mai concepiti. Se poi siete, come me, lettori di Angela Carter e avete amato In Compagnia dei Lupi, non faticherete affatto a capire quanto questo film abbia influenzato sia lei che Neil Jordan.
In Italia è uscito col titolo Fantasie di una Tredicenne, perché se noi non la buttiamo sul pecoreccio non siamo contenti.

10) The Wizard of Gore – Regia di Herschell Gordon Lewis (Uscito negli USA il 23 Ottobre del 1970)

Dopo aver volato alto con Valerie, torniamo a rimestare nel torbido con il padrino del gore e questo strambo film di livello cinematografico infimo, ma pieno di trovate tra il genialoide e il cialtronesco, come piace a noi. Gordon Lewis lo conosciamo tutti molto bene: a lui tutto ciò che non era frattaglie e sangue interessava poco; si è messo a girare film dell’orrore solo perché ha capito che ci avrebbe guadagnato di più che con il porno e ci avrebbe anche speso meno. Si muoveva solo in funzione dei soldi e concepiva il cinema come una macchina di intrattenimento di massa e nulla più. Eppure, a suo modo, è rimasto nella storia e nel cuore di tutti noi. The Wizard of Gore è un film di stampo quasi amatoriale, recitato malissimo, girato anche peggio. Ma Lewis era così, lo sappiamo: le sequenze in cui le povere assistenti del mago protagonista vengono ridotte a brandelli valgono l’oretta e mezza spesa a guardare questo macello. E gli si vuole bene comunque, perché ognuno di noi gli deve qualche piccolo momento di gioia.

 

9 commenti

  1. Blissard · · Rispondi

    Che bel post!
    Per pigrizia culturale ho sempre considerato i primi anni 70 – almeno fino al successo de L’Esorcista – solo il periodo del “Giallo”, tu sei andata a recuperare eleganti opere europee, tardi ma affascinanti Hammer e qualche chicca di cui non parla praticamente nessuno (i film di Francis, Armstrong e Gibson). Certo che all’epoca gli USA stavano al palo in campo horror se a rappresentarli ci sta solo Herschell Gordon Lewis 😀
    Volo al – mi sa non semplice – recupero dei film che non ho mai visto, e già che ci sono magari mi viene voglia di rivedere And soon the darkness e Il rosso segno della follia.

    1. Eh sì, gli Stati Uniti non brillano in questo particolare momento storico. Siamo al punto di massimo splendore del folk horror europeo e all’inizio della stagione del Giallo all’italiana, quindi gli Stati Uniti se ne stanno un po’ al palo, ad aspettare e vedere. 😀

  2. Valerie è un film imcredibile, e mi hanno detto molto bene anche del libro, che ho in lista ma non ho ancora letto.
    E poi Girly!
    Bell’anno, il ’70.

  3. Devo fare una confessione: non ho mai avuto il coraggio di guardare Mark of the Devil, le foto che trovavo nelle varie guide al Cinema Horror mi hanno sempre provocato un enorme raccapriccio.
    Mi fa piacere And Soon the Darkness, Valerie and Her Week of Wonders ma anche Cinque Bambole per la Luna D’Agosto, un Bava in piena forma ma sottovalutato.

  4. Giuseppe · · Rispondi

    O.K., si va con il recupero d’annata degli ancora mai visti -almeno per il sottoscritto- Mumsy, Nanny, Sonny & Girly, Mark of the Devil e Valerie and Her Week of Wonders: a proposito di quest’ultimo, non è da escludere che io ne abbia già sentito parlare per via dell’infelice titolo italiano e, proprio per via del titolo, me ne sia sempre tenuto alla larga. Adesso, perlomeno, avrò la possibilità di capire cosa mi sono perso fino ad oggi…

    1. Ma infatti molti se ne sono tenuti alla larga perché il titolo italiano faceva pensare a tutt’altro che a un fantasy-horror onirico.
      Purtroppo molti film hanno avuto questo destino dalle nostre parti, ringraziando il malvagio consiglio dei titolisti italiani 😀

  5. Adoro quando parli della superiorità dei britannici, cosa della quale anch’io sono convinto.
    Purtroppo me ne mancano svariati (il ceco, il vampiresco, Fuest, un Bava), si trovano in giro?
    Quanto mi piace Udo Kier, che non a caso zitto zitto sta diventando il feticcio di Craig Zahler 😬

    1. Più o meno tutti reperibili, alcuni con maggiori difficoltà, ma niente che porti alla disperazione: sto cercando di evitarlo, stilando queste liste.
      Il cinema britannico è SEMPRE superiore 😀

  6. Ma che conturbante delizia Valerie! Mia moglie ne è rimasta incantata anche più di me (non mi sono preso il merito di averlo scoperto eh 🙂

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