Cinema degli Abissi: Aquaman

 Regia – James Wan (2018)

Credevate che mi sarei persa Aquaman o che non ve lo avrei inflitto su un blog che ha tra le sue rubriche fisse una chiamata Cinema degli Abissi? Allora non mi conoscete per niente. Ovvio che sono andata a vedere Aquaman al primo fine settimana di programmazione, ovvio che ci sono andata per gli squali da guerra e per tutte le altre creature intraviste nel trailer, ovvio che ci sono andata anche per James Wan, di cui non mi sono mai persa un film in sala, per festeggiare il ritorno di Amber Heard in una grande produzione, alla faccia di ex fidanzati maneschi e imbolsiti, e per vedere il mio amatissimo Patrick Wilson (attore enorme e sottovalutato) alle prese con un blockbuster.
E devo ammettere che mi sono divertita un mondo. Sì, Aquaman è un film terribilmente sciocco, ma anche molto consapevole di se stesso e di cosa sta facendo, ovvero prendere un supereroe che, ai miei tempi, era al massimo oggetto di frizzi e lazzi, e trasformarlo in una macchina da incassi capace di tenere a galla (scusate) il baraccone agonizzante della DC/Warner dopo la tragedia della Justice League.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: Aquaman è, a oggi, il film della DC che al botteghino si è comportato meglio, persino meglio di Wonder Woman, a mio avviso un film superiore da un punto di vista narrativo, ma anche caricato di ben altre aspettative. In poche parole, tutti sono andati in sala sicuri di star per assistere a un capitombolo epocale e sono rimasti sbalorditi dal fatto che non fosse poi così male.
Se i grossi incassi, dicono, sono in gran parte merito di Momoa e del pubblico femminile accorso a frotte ad ammirarlo senza maglietta per il 90% del film (e vabbè, questi sono danni al cervello irreparabili e io non posso farci niente), il merito di aver preso quello che, sulla carta, era solo un terrificante ammasso di fesserie, e averlo trasformato in un film quasi riuscito, è tutto di James Wan.
Perché è meglio chiarirlo subito: la sceneggiatura, cui hanno messo mano ben cinque persone, carbura a fesserie e si salva solo in alcuni momenti, quelli relativi all’introduzione di un certo personaggio che ho paura di nominare per non spoilerare l’unica cosa davvero degna di attenzione che accade nel film.

Il resto è cristallino talento da parte di Wan di cavare fuori il sangue dalle rape. Collaborando spesso con Leigh Whannel, c’è da dire che lui a lavorare senza sceneggiatura ci è abituato ed evidentemente la palestra blockbuster con Fast & Furious gli è servita per gestire anche delle necessità (nonché ingerenze) produttive più complesse rispetto a quelle che di solito si incontrano girando un “semplice” horror.
Se Wonder Woman era un film di puro cuore, mirante soprattutto a stabilire un legame emotivo tra pubblico e protagonista, Aquaman è un’operazione tutta visiva, in cui Wan si impegna e fa ogni cosa in suo potere per far restare lo spettatore a bocca aperta per oltre due ore: sa benissimo che, non appena “l’effetto wow” teorizzato nel primo Jurassic World dovesse venire a mancare, tutti si accorgerebbero di quale puttanata colossale stanno guardando.
La missione riesce per gran parte del film e, solo per questo, bisognerebbe dare a Wan qualche premio. O un annetto di riabilitazione dallo stress in qualche clinica extralusso.

La tecnica utilizzata da Wan affinché il pubblico di Aquaman non si accorga delle fesserie e rimanga concentrato sullo spettacolo è quella di lanciare in continuazione cose sullo schermo, di accumulare, di saturare tutto e che Dio ce la mandi buona. Ma lo fa con una pulizia e una precisione da ammirare: credo sia stata la prima volta che, durante un cinecomic (Wonder Woman compreso) sono riuscita a capire con esattezza tutto quello che succedeva in campo durante le scene d’azione, comprese quelle di massa con centinaia di personaggi compressi nell’inquadratura a darsele di santa ragione sott’acqua.
Il film è un tripudio di kitsch spudorato e senza un briciolo di vergogna, eppure gestito, paradossalmente, con eleganza e cognizione di causa: Aquaman non va mai in over-editing e usa tantissimi piani sequenza invisibili per portare a casa le sequenze più concitate. Vedere, per esempio, un inseguimento sui tetti di un paesino in Sicilia, dove succedono almeno quattro cose contemporaneamente e, sia lodato Poseidone, sono tutte chiare e l’occhio non se ne perde neanche una.

Come in parte aveva già fatto Wonder Woman, Aquaman getta alle ortiche in maniera ancora più estrema i toni plumbei che hanno caratterizzato fino a questo momento i maldestri tentativi di dare un’omogeneità visiva ai film ambientati nel DCeU; se in una scena che dovrebbe, in teoria, essere carica di pathos, mi ci piazzi un polipo che suona la batteria, significa solo una cosa: non te ne frega un cazzo del pathos, delle ubbie, dei supereroi affetti da psicosi, dei toni cupi e dolenti. Stai cazzeggiando, lo fai per due ore, ogni tanto inciampi in un dialogo improponibile, i un vfx di ringiovanimento da denuncia e in qualche lungaggine di troppo, ma il tuo obiettivo è raggiunto e, se qualcuno affidasse a Wan tutto l’universo DC, spedendo Snyder a spurgare fogne, tutti ci guadagneremmo in salute. Non per altro, ma perché i due film che più si sono distaccati dall’estetica dell’epica da discount del regista peggiore della storia del cinema, si sono rivelati due successi. E allora, mettendomi nei panni di uno a caso tra i capi della DC/Warner, comincerei a farmi qualche domanda.

Per il resto, Aquaman è come un gigantesco grande magazzino sotto Natale: c’è tutto e tutto è troppo, a volte è anche fastidioso, di sicuro grossolano e artefatto, ma in virtù di qualche strana forma di magia, funziona e non crolla sotto il peso dei suoi stessi eccessi, anzi, sono proprio quegli eccessi che ne fanno un prodotto di buon intrattenimento.
Per gli appassionati della vera carriera di Wan, c’è anche un pizzico di horror e persino una citazione (invero assai gustosa) di Lovecraft.
Momoa, pur non essendo un attore, è in parte e regge questo ruolo così improbabile con autoironia sufficiente da non risultare forzato neppure quando indossa quella tutina lì di Aquaman; un po’ perché Wan la contestualizza, le dà una spiegazione e la giustifica, un po’ perché Momoa la porta con la disinvoltura di chi ha fatto il buffone un po’ scemo per due ore.
In Aquaman di intelligenza ce n’è infatti pochissima, tranne che dietro la macchina da presa, a dimostrazione del fatto che la differenza, anche nel più  ridicolo e demenziale dei cinecomic, la fa sempre una sola persona: il regista.

14 commenti

  1. Totalmente d’accordo con te, l’ho trovato ignorantissimo, esagerato e divertente. Al polipo che suona la batteria stavo collassando, in più il paesino siciliano è un agglomerato di stereotipi sull’Italia.

    1. Sì, è vero, ma non sono stereotipi crudeli o fastidiosi. Mi ha divertita persino quello 😀

      1. Anche a me! Infatti ho riso un sacco quando ho letto “Banca di fiducia” e “Acqua San Pellegrino” su dei muri 😂

        1. Ma anche il fatto che loro due arrivino in apecar è meraviglioso 😀

  2. Gargaros · · Rispondi

    Diciamo che la seconda gif animata è molto convincente, ma dubito che lo vedrò mai.

    1. Non esiste solo Momoa, per fortuna 😀

  3. Non ho mai capito l’odio verso Snyder ^^’ più che altro perché sento molti etichettarlo come la piaga del cinema ma mai nessuno l’ho sentito soffermarsi a motivare l’affermazione.
    Poco relativo al film ma sbrogliami questo dubbio.

    1. È pieno zeppo di post sul blog che spiegano in maniera dettagliatissima il mio odio (cinematografico) per Snyder.
      Oltretutto sono in minoranza perché lo apprezzano in molti. Per quanto mi riguarda (ma è il mio punto di vista) è la perfetta antitesi di tutto ciò che io amo del cinema e, anche questo, si evince da ogni singolo post su questo blog.
      Non è che non voglio risponderti, ci mancherebbe, però per chi mi legge è davvero una cosa arcinota e spiegata nei minimi dettagli tante volte.

      1. Allora mea culpa e vedrò di rileggere meglio. Grazie comunque.

        1. Tranquillo, nessun mea culpa, ci mancherebbe pure che io pretendessi la lettura di otto anni di blog 😀
          Era solo per dirti che ho delle motivazioni e che sono molto lunghe da spiegare in un commento!

  4. Ti aspettavo al varco ❤
    Tua lurker affezionatissima

    1. Ma grazie! Sempre un piacere scoprire di avere lettori affezionati ❤

  5. Giuseppe · · Rispondi

    Ma figurati se io mi pensavo che ti saresti persa Aquaman, o ancora che non gli avresti trovato spazio nella rubrica idonea 😀
    Che dire, dalla tua rece mi viene da pensare che forse il DC Cinematic Universe stia finalmente imbroccando la strada giusta: prima Wonder Woman e adesso questo… ecco, non so quanto la casa madre lo possa prendere come un complimento, ma è quasi come se James Wan a modo suo avesse portato un tocco di MCU (perlomeno quello pre-Infinity War) nella DC 😉 E, comunque, alternare varie regie oltre a quella di Snyder (questo anche prescindere da cosa si pensi di lui) in ambito supereroistico mi sembra una cosa saggia…
    P.S. Chissà se poi Wan la realizzerà davvero, quella serie su Dylan Dog 😉

    1. L’errore più grave fatto dalla DC, secondo me, è stato quello di voler fare subito un film collettivo senza aver approfondito prima i personaggi con singole pellicole a loro dedicate. Spero che con WW e Aquaman abbiano imparato la lezione.
      Wan è peggio di del Toro in quanto a progetti in cui è invischiato, ma le speranze sulla serie dedicata a DD non le perdiamo!

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