Mio Dio, perché mi hai abbandonato? The Predator

Regia – Shane Black (2018)

Facendo un rapido calcolo, la mia ultima recensione negativa risale allo scorso gennaio, e si trattava di Jeepers Creepers III, che è una ferita ancora aperta. Nonostante ogni tanto io ci ricada, riesco a mantenere fede alla promessa fatta tempo fa di non dare spazio, su questo blog, a cose brutte e dolorose. Però, a volte, si ha anche bisogno di un luogo tranquillo dove sfogarsi, soprattutto quando, a più di due mesi di distanza dalla sua uscita nelle sale, di The Predator vi siete (giustamente) dimenticati tutti, rimuovendo il film non solo dalla vostra memoria individuale, ma anche da quella collettiva, come merita. In fin dei conti, è l’oblio la peggior punizione per un film. E lo so, in questo modo mi contraddico, perché scrivendoci sopra addirittura un post, testimonio che questo cumulo di rumenta è esistito. Ma capita che le emozioni abbiano la meglio sulla razionalità, su ciò che sai essere giusto. E quindi, alla fine chi se ne frega: The Predator è una merda e io voglio gridarlo al mondo. O a quei quattro gatti che mi seguono.
Che poi, io la puzza l’avevo sentita sin dai primi trailer; per questo non sono andata in sala, ma ho aspettato, per bestemmiare con più agio sul divano di casa mia.
Ora, il prossimo che si azzarda a parlar male dei due Alien vs Predator, come minimo si merita un attacco di dissenteria.

C’è da dire che un film riscritto in corsa, con interi ruoli tagliati di netto, una parte finale del tutto stravolta rispetto alle intenzioni iniziali non può uscire bene se non per miracolo; vorrei dare la colpa alla FOX che ha impedito a Black di esprimere la propria visione, ma la verità è che ho sempre trovato molto poco intelligente l’idea di affidare a Black un film come Predator: non è che se hai fatto presenza sul set del primo, sei automaticamente in grado di dirigere questa sorta di sequel o pseudo reboot che però riconosce l’esistenza dei film precedenti (ed è già la seconda volta che ci provano, a dare un nuovo inizio alla saga), come non è detto che se sei un ottimo sceneggiatore di commedie e buddy movie, tu sappia scrivere un film di fantascienza con robusti innesti di action e horror. E infatti ci aveva visto lungo Schwarzenegger che, dopo aver letto il copione, si era rifiutato di apparire nel film, anche se solo per pochi istanti alla fine.

Ora, il mio problema con The Predator non è l’ironia o le battute che non fanno ridere nessuno tranne i parenti e gli amici di Shane Black; non è neanche la sistematica distruzione di uno dei miei attori preferiti, Thomas Jane, in un ruolo mortificante; non è la violenza grottesca ma con il sangue tutto in post-produzione che non ci credi neanche un secondo e mezzo che quella gente sta morendo; infine, non è il goffo tentativo di citare ogni cinque fotogrammi lo storico predecessore. Sono difetti belli grossi, certo, ma se inseriti in un contesto piacevole, puoi anche passarci sopra (scherzo, su quello che è stato fatto a Jane non ci passo sopra). Il mio problema con The Predator riguarda una storia confusa e, di fatto, inesistente, dei personaggi a carisma zero, interpretati per lo più da cani o, quando cani non sono, da attori fuori ruolo (venite a dirmi in faccia che Boyd Holbrook ha la stoffa del protagonista, se avete il coraggio) e, più di tutto questo, l’idea sbalestrata di voler arricchire una sorta di mitologia che non c’è.

Predator nasce e muore con il primo film. Certo, il secondo è ancora fonte di gran divertimento e può vantare un parco attori di razza; Alien vs Predator, per quanto possa piacere a me, è una sciocchezzuola nata con lo stesso spirito di quando, negli anni ’40, si facevano scontrare Frankenstein e L’Uomo Lupo e, per quanto riguarda il Predators del 2010, devo ancora trovare una motivazione plausibile alla sua esistenza, anche se, dopo aver visto questo, lo sto rivalutando ed è probabile che lo rivedrò. Almeno spostava l’azione sul pianeta alieno e, se doveva segare a metà qualcuno, aveva la decenza di utilizzare un animatrone.
Il punto è che Predator si ricorda non solo per il look dell’alieno, alquanto singolare e iconico, o per la successione di morti violente; lo si ricorda, magari a un livello quasi subliminale, per come stravolge il film d’azione anni ’80 e, dopo averci mostrato un manipolo di eroi stereotipati, invincibili, capaci di far fuori centinaia di cattivoni senza subire neanche un graffietto, e che  sparano battute di stampo machista a raffica, li riduce a un pugno di animali in fuga, balbettanti e terrorizzati nella giungla. The Predator si comporta in maniera diametralmente opposta: ci presenta un gruppetto di disadattati, tutti ex soldati con qualche turba mentale, appena appena tagliati con l’accetta, più un bambino autistico e una scienziata che al massimo è in grado di spararsi su un piede da sola, e li trasforma in eroi.

Paradossalmente, il ragazzino (Jacob Tremblay), cui di solito spetta sempre il ruolo di “quello fastidioso, che speriamo muoia, ma sappiamo non avverrà perché minore”, è l’unico personaggio con un briciolo di senso narrativo, un motivo per essere lì, sullo schermo. Oltre a essere l’attore più convincente del lotto. L’idea di opporre agli alieni cacciatori con le treccine un mucchio di outsider, di uomini spezzati dalla vita e, soprattutto, dalla guerra, non era affatto male, ma questa idea si perde nell’esatto istante in cui i nostri vengono presentati uno a uno, e ci si rende conto che non sono persone ferite, non sono veri individui problematici: sono macchiette messe lì allo scopo di fare cabaret mentre si scontrano con i Predator. Come se non bastasse, non sono simpatici, non te ne frega niente se vivono o muoiono e le linee di dialogo a loro assegnate vanno a segno una volta su dieci.

Vi giuro che io non ho niente contro l’alleggerimento comico o contro i film che non si prendono sul serio, ma mi piacerebbe che si andasse oltre al tizio con la sindrome di Tourette e il suo uscirsene random con “cazzo, culo, fica”, perché a questo punto mi guardo un Vanzina d’annata e faccio prima.
Al che voi direte: “Non è che in Predator ci fosse un tale approfondimento psicologico o un tale spessore”. Certo che no, erano caratterizzazioni rozze e superficiali, ma efficaci proprio in virtù dello stravolgimento dello stereotipo del maschio operato da Mc Tiernan.
Qui, sinceramente, pare che Black proceda a casaccio, indeciso se buttarsi sulla commedia pecoreccia, sull’action anni ’90 o sul film di serie B splatter a basso budget. E, con quello che è stato speso, qualcosina in più anche nel reparto effettacci ce la potevamo aspettare. Invece niente.

Si salvano i Predator, ma solo perché sono sempre stati bellissimi e dove li metti stanno, facendo comunque la loro porca figura. Con quei bestioni in campo, vinci facile, così facile da rendere superfluo costruirci un film intorno.
Alla fine, ciò che manca in The Predator è il film, è la storia, una progressione degli eventi, una narrazione coesa, è una regia capace di mettere in scena un sequenza d’azione decente che sia una, quasi che Black le avesse girate come un dazio da pagare per poi tornare di nuovo a far parlare di cazzate i suoi personaggi inutili in una stanza, mentre il povero Thomas Jane urla “cazzo, culo, fica!”.
E insomma, a qualcuno sarà anche piaciuto, qualcun’altro sarà talmente innamorato di Black da non ammettere, neanche sotto tortura, che lo sceneggiatore de L’Ultimo Boy Scout ha preso una cantonata, che forse come regista non è proprio questo genio.
A me personalmente spiace di più per Dekker, anche lui impelagato in questa gigantesca palla di sterco rotolatami addosso contro la mia stessa volontà.

9 commenti

  1. E io che avevo programmato il fine settimana con la visione di questo.
    Ma e’ veramente brutto brutto o si puo’ guardare?!!?

    1. Si può guardare, perché tutto si può guardare 😀
      Ma secondo me è proprio brutto brutto.

  2. Non sono mai riuscito ad apprezzare Shane Black come regista (indulge troppo in scemenze che fanno ridere solo lui) e onestamente già dai primi trailer temevo una gigantesca cazzata. Ma tutti a dirmi che esageravo…
    P.S. Il secondo Alien vs Predator l’ho recuperato qualche mese fa è sinceramente non capisco il perchè di tutto l’odio che si è preso quando è un buon action con venature Horror.

    1. Non so dirtelo neanche io. Credo che alla fine ci farò un post, sul secondo film, perché è una specie di slasher con gli alieni, è violentissimo ed è divertente.
      Non capisco, davvero.

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Eppure, evidentemente, siamo in pochi a riuscire a vederlo sotto quest’ottica: Predator, Predalien e xenomorfi qui sono esattamente quei mostri pericolosi e crudeli che tutti ci aspettiamo di vedere, con tanta “carne da cannone” a loro disposizione come in ogni buon slasher che si rispetti, per non parlare della gradita strizzata d’occhio ai fan dell’universo alieno nel finale. Quanto a The Predator, che dire: l’ho aspettato, ci ho creduto (molto, forse troppo), l’ho visto (ridimensionando le mie aspettative, come del resto dovevano aver già fatto in molti anche per via di un lancio pubblicitario praticamente nullo) e me ne sono già dimenticato. Da Shane Black e Fred Dekker speravo qualcosa di più, in effetti, ma sono praticamente certo che con il franchise ormai in mano a una Fox disneyana a nessuno interessasse davvero (vedi appunto tagli, stravolgimenti e riscritture) lasciarli esprimere al pieno delle loro capacità… destino molto probabilmente condiviso d’ora in poi da chiunque si occuperà sia di Predatori che di Alieni all’ingombrante ombra della Disney 😦

    2. Cristian Maritano · · Rispondi

      Perché? La fotografia a tratto è inesistente totalmente scura, non si capiva niente al tempo. Poi suvvia gli umani sembravano uscoti fuori da un film di serie-b degli anni 70.

      Tre cose erano belle: Wolf Predator, Predalien e la scena all’ospedale con le donne

  3. Non sono l’unico ad esserci rimasto male per. Thomas Jane (quel tauro di Thomas Jane). Dopo averlo visto reggere l’intero film tratto da 1922, e soprattutto dopo aver saputo che c’era anche lui nel cast di The Predator, speravo avesse una parte più sostanziosa e che gli rendesse giustizia e invece ha un ruolo marginale e fatto male.
    Ma hai notato i cani-Predator che diventano buoni e fedeli come dei labrador? Roba che Cujo mi diventa l’anticristo a confronto 😂.

  4. Cristian Maritano · · Rispondi

    A me è piaciuto. Ma è così con Shane o ti piace o non ti piace.

  5. Io ieri ti avevo anche scritto un commento al post, ma quella letamaia fumante dell’app di WordPress s’è mangiata il commento. Riproviamo (e dita incrociate!):

    A fine settembre, quelli di Who Shot Ya? avevano fatto una puntata su ‘sto film e i giudizi del team erano stati:
    – “Skip it so hard, and go see A Simple Favour.”
    – “Skip. I like bad movies and this falls way below whatever barrier I could [think of] that anyone could watch in any situation.”
    – “Skip.”
    – “Yeah. […] Skip this movie, y’all, damn! Skip it!”
    Ho deciso di fidarmi e non me ne sto pentendo, ma proprio per niente.
    (nel caso, la puntata è quella del 21 settembre 2018, si intitola “‘The Predator’ and Other Problematic Films, with Oliver Wang”)

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