10 Horror Britannici da guardare ad Halloween

Per tutto il mese abbiamo parlato della Hammer, considerata da più parti la madre del moderno horror inglese. Ma non esiste solo la Hammer e la superiore razza britannica regala da sempre brividi ad altissima qualità:  dopo tanti articoli dedicati alla casa di Dracula e Frankenstein, mi è venuta voglia di consigliarvi una bella lista di film inglesi per le vostre maratone della notte di Halloween.
Non è un elenco dei migliori horror britannici, anche perché bisognerebbe tirare fuori una top 100, ma solo di quelli che mi sembrano più adatti a una serata a base di brividi. Andrò in ordine cronologico e cercherò di coprire più o meno tutte le epoche, arrivando sino alle produzioni recenti. Per ovvi motivi, la Hammer è esclusa, come sono escluse le co-produzioni con gli Stati Uniti (ahimè, The Haunting è fuori dal mucchio). Quindi state pronti col taccuino in mano e segnatevi i titoli che più vi incuriosiscono. E, se avete qualcosa da aggiungere, fate pure.

10. The Innocents (Regia – Jack Clayton, 1960)

Sinceramente, non saprei cosa altro dire a proposito di questo capolavoro che non abbia già detto in precedenza: The Innocents è la ghost story perfetta, anzi, è il film perfetto. Una specie di miracolo dovuto alla concomitanza di più fattori eccellenti, dalla regia di Clayton, all’interpretazione di Deborah Kerr, all’illuminazione di un signore chiamato Freddie Francis (su di lui poi ci torniamo), fino ad arrivare a una sceneggiatura scritta nientemeno che da Truman Capote, e tratta dal magnifico racconto di Henry James. Per quanto mi riguarda, la nostra lista potrebbe anche fermarsi qui, perché considero The Innocents il più bell’horror inglese della storia, e anche qualcosina in più.

9. Peeping Tom (Regia – Michael Powell, 1960)

Come contraddire se stessi nello spazio di due righe e vivere felici.
Già, perché se The Innocents è un capolavoro, è difficile trovare un’altra definizione per il film che costò la carriera a Powell, radendo al suolo anni e anni di grandi successi in coppia con Pressburger. A pensarci nel 2018, pare incredibile l’ostracismo subito da Powell a causa di un singolo film, eppure è andata così: mentre Hitchcock rivoluzionava il mondo dell’horror con Psycho (che però è di produzione statunitense) e Franju, dalla Francia, gli dava un gran bello scossone, non è che la superiore razza britannica stesse a guardare. Solo che i tempi non erano maturi per un ritratto così feroce e, allo stesso tempo, pietoso di un assassino, non era maturi per le implicazioni psicologiche del film. La violenza, a dire la verità poco esplicita, era una scusa. Ciò che davvero turbava gli animi, in Peeping Tom, era la descrizione cruda della vita quotidiana di una mente e di un’esistenza allo sbando.
Per fortuna, il film è riuscito ad arrivare fino a noi. Purtroppo, la carriera di Powell è finita lì.

8. Witchfinder General (Regia – Michael Reeves, 1968)

Quando un ragazzino di ventitré anni ti combina una roba del genere (Dolan, vatti a nascondere), l’unica cosa che puoi fare è maledire l’universo intero perché ci ha tolto Reeves troppo presto. Pensate a quello che avrebbe potuto creare questo genio, se solo non fosse morto nel 1969, senza neanche portare a termine il suo terzo film.
Il Grande Inquisitore è un film magistrale, che sembra essere stato girato nel futuro. Forse è vero che, quando l’ondata del new horror americano si è abbattuta sul mondo, la Gran Bretagna è rimasta un po’ indietro, perché ancora ancorata al gotico. E tuttavia, Witchfinder General di gotico ha soltanto una leggera apparenza. È in realtà un horror viscerale tanto quanto lo è La Notte dei Morti Viventi. Ah sì, è anche la miglior interpretazione di Vincent Price, anche se l’attore litigò con Reeves nel corso di tutte le riprese.

7. And Soon the Darkness (Regia – Robert Fuest, 1970)

Qui magari qualcuno storcerà il naso o gli verrà un po’ di mal di pancia, perché è logico e naturale associare il nome i Fuest a quello del Dottor Phibes. Ma voi lo sapete: qui ci piace andare controcorrente e, nonostante escludere il Dottore mi pesi, e non poco, And Soon the Darkness è il film con cui ho conosciuto Fuest e quello che mi è sempre rimasto impresso di lui. Se L’Abominevole Dottor Phibes è un horror inglese molto tipico, con tutti quei colori sgargianti, la recitazione sopra le righe di Price, la predilezione per gli interni e ancora un forte influenza gotica a dettarne tempi e stile, As Soon the Darkness è una bestia anomala, più unica che rara, un thriller-horror girato tutto in esterni, tutto in pieno sole, che insinua il terrore sotto pelle, ti sussurra all’orecchio e poi ti colpisce con una clava dritta in faccia. Piacevolissimo.

6. Tales from the Crypt (Regia – Freddie Francis, 1972)

Classico film a episodi con cornice che, per anni, ha fatto la fortuna della Amicus, casa di produzione coeva della Hammer e sua principale rivale sul mercato dell’horror a basso costo. Con la Hammer, la Amicus condivideva spesso gli stessi attori, Lee e Cushing in testa a tutti, e ha dato vita a parecchi horror memorabili (La Casa che Grondava Sangue, tanto per fare un esempio). Tales from the Crypt spicca nel mucchio per essere la prima trasposizione dei fumetti della EC: cinque sconosciuti si ritrovano all’interno di una cripta, dove un misterioso personaggio predice la morte di ognuno di loro. Oltre a vantare l’horror natalizio più efficace di sempre (poi riadattato da Zemeckis nella serie tv del 1989), il film si distingue per cinismo e cattiveria, ed è una visione perfetta per la Notte delle Streghe.

5. The Wicker Man (Regia – Robin Hardy. 1973)

Siamo a metà della lista e ancora non siamo entrati nei territori del folk horror, se non di striscio con Witchfinder General. Sarebbe una mancanza imperdonabile, se non fosse che mi tenevo buona la definizione per The Wicher Man. Per alcuni, e non a torto, questo è l’horror inglese per antonomasia, e in effetti è esemplare del modo in cui i maledetti albionici sanno giocare con le aspettative dello spettatore, frustrandole una dopo l’altra, non dandogli mai ciò che vuole, depistandolo a ogni scena e lasciandolo, alla fine, con la mascella slogata a forza di rimanere a bocca aperta.
The Wicker Man deve gran parte del suo fascino allo spaesamento che riesce a suscitare in chi guarda; noi poveracci che subiamo il film, non abbiamo la più pallida idea di quello che sta succedendo fino agli ultimi cinque minuti. Siamo, in pratica, nei panni del suo protagonista e, quando ci rendiamo conto che è troppo tardi per fuggire, perché, proprio come lui, non avevamo capito un cazzo, possiamo solo strillare e invocare un Dio che non ci ascolterà.

4. In Compagnia dei Lupi (Regia -Neil Jordan, 1984)

L’opera seconda di Neil Jordan è uno di quei film indefinibili, che restano isolati nella storia del cinema horror e nel sotto-genere cui appartengono. Impossibile trovare un film che somigli a In Compagnia dei Lupi, impossibile paragonarlo a qualunque altra cosa vi capiterà di vedere. Quando, all’inizio degli anni ’80, scoppiò una vera e propria mania per i licantropi, dovuta innanzitutto al progresso degli effetti speciali che permetteva finalmente di mostrare le trasformazioni a tutto schermo, il cinema britannico se ne uscì con questo oggetto misterioso, quasi una roba per iniziati. Molto ha fatto la partecipazione diretta di Angela Carter alla stesura del copione, ma la regia di Neil Jordan, signori miei, è da lacrime per la sua assoluta bellezza.

3. Shaun of the Dead (Regia – Edgar Wright, 2004)

Che poi, in fin dei conti, resta l’unica commedia che davvero è riuscita a entrarmi nel cuore. Forse perché è una commedia solo a un livello superficiale. Anche in questo caso, è difficile per me dire cose nuove senza rischiare di ripetermi, e di sbrodolare, per di più, ché Shaun, i suoi amici e il Winchester sono ormai parte integrante della mia vita e, esattamente come lui, se dovessi scegliere un posto dove rinchiudermi per superare un’apocalisse, sceglierei il mio pub preferito.
Ma, a parte l’affetto che mi lega al film, si tratta di grande cinema e segna il momento in cui gli inglesi hanno ricominciato a fare il culo, nell’horror, agli americani, dopo un periodo di appannamento.

2. The Descent (Regia – Neil Marshall, 2005)

E così, a proposito di fare il culo agli americani, ecco The Descent. Forse non ve lo ricordate, ma quando questo film arrivò in sala (persino qui da noi, in estate) suscitò delle reazioni abbastanza scomposte: erano anni che non si vedeva niente del genere, anni in cui sembrava, come ciclicamente si ripete, che l’horror fosse con un piede nella fossa e non avesse più un posto dove andare. Ce lo ha detto Neil, dove: dritto nelle grotte. Ora, voi sapete tutti cosa penso di Marshall, di questo film, dell’impatto che ha avuto su di me (e anche su tanta altra gente, compresi quelli che poi, questo impatto lo hanno rinnegato), ma non mi stancherò mai di ribadirlo ogni volta che posso: se dovessi salvare da una catastrofe un solo film horror del primo decennio del XXI secolo, sarebbe The Descent. E si fotta tutto il resto.

1.Eden Lake (Regia – James Watkins, 2008)

Purtroppo, la carriera del buon Watkins si è un po’ persa, ma credo che tutti ci ricordiamo del suo esordio, quando, appena trentenne, ha dato fuoco a Fassbender e ha reinventato il sotto-genere dei bambini cattivi aggiornandolo ai tempi attuali e spogliandolo di qualsiasi connotazione soprannaturale. L’ordalia della coppietta vittima di un gruppo di giovanissimi teppisti non ce la si toglie dalla testa facilmente, perché è il ritratto di un vuoto emotivo ed educativo che, oggi ancora più di dieci anni fa, risuona nella nostra vita quotidiana.

Bonus track: Dead of Night (Regia – Alberto Cavalcanti, Charles Crichton, Basil Dearden, Robert Hamer, 1945)
Comincia così la gloriosa tradizione, tutta britannica, dei film a episodi, che sarebbe poi diventata la principale cifra narrativa della Amicus negli anni ’60. Ma non è solo per questo motivo che Dead of Night è un film importante: i prodromi della saga di Final Destination, tanto per dirne una, risiedono proprio qui, in questo piccolo gioiello in bianco e nero, che alterna episodi leggeri e ricchi di umorismo ad altri in grado di far rizzare i capelli in testa allo anche allo spettatore del XXI secolo. Lo si può  considerare il primo, vero horror inglese moderno, dato che durante la guerra il cinema horror era scomparso dalla circolazione e ufficialmente bandito. Potrebbe essere un bel modo per cominciare una nottata all’insegna dell’incubo, e non ho usato il termine incubo a casaccio.
Buon Halloween a tutti e che il cinema horror vi accompagni in ogni istante dell’unica festività che vale la pena di celebrare.

4 commenti

  1. Alberto · ·

    Mi hai risolto la serata. Prendo Il grande inquisitore.

    1. Sarebbe anche la mia scelta, se non andassi al cinema a vedere Halloween 😀

  2. Giuseppe · ·

    Tutti titoli più che azzeccati, ovviamente. Di mio mi limito ad aggiungerci un Roy Ward Baker in coppia con Robert Bloch, annata 1972: Asylum (titolo italiano “La morte dietro il cancello”) 😉
    P.S. Buon Halloween!

    1. Che era un grande film, hai ragione. 😉
      Buon Halloween, in ritardissimo, a te ❤

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