HHH: Dracula il Vampiro

 Regia – Terence Fisher (1958)

Lo dicevamo giusto un paio di giorni fa: The Curse of Frankenstein fu un successo di pubblico clamoroso, tanto da spingere la Hammer ad abbracciare l’horror in maniera definitiva. Perché, se è vero che il Frankenstein di Fisher segna la prima incursione della casa di produzione inglese nel genere, è con Dracula che il nome Hammer viene associato all’horror nei secoli dei secoli.
Dracula, con i suoi colori sontuosi, definito dalla critica, un “magnifico incubo in technicolor”, è il film simbolo della Hammer. Ed è anche un’opera qualitativamente superiore a The Curse of Frankenstein, nonostante la modernità di quest’ultimo, di cui abbiamo ampiamente discusso mercoledì.
È superiore non solo perché si spendono più soldi in scenografie, costumi e trucco, ma anche perché Fisher trova una chiave elegantissima e, allo stesso tempo, estrema di mettere in scena le avventure di Van Helsing e del suo antagonista.
E non ho messo Van Helsing per primo a casaccio: anche qui, è il personaggio del cacciatore di vampiri, più del vampiro stesso, ad avere uno spazio più ampio dell’economia della narrazione. Ed è un Van Helsing molto diverso da quello cui la Universal aveva abituato il pubblico. Ma d’altronde, anche Dracula è trasformato rispetto a Lugosi.

Quando si parla di Dracula, l’immaginario popolare è fortemente influenzato (anche se non è una nozione nota ai più) dall’adattamento teatrale del romanzo di Stoker, scritto del 1920 da John Balderston: dal mantello, all’atteggiamento romantico, gran parte di quella che il cinema avrebbe consacrato come l’iconografia del vampiro più famoso del mondo, arriva da lì. Il motivo è semplice: la Universal non trasse il film di Browning dal romanzo, ma direttamente dal testo teatrale a esso ispirato, perché se una cosa aveva avuto un grande successo (svenimenti in sala, centinaia e centinaia di repliche), non esisteva una sola ragione al mondo per modificarla.
E così, Dracula era diventato una specie di dandy con un forte accento dell’Est europeo e una vena di decadente malinconia.
Fisher e Sangster prendono tutto questo e ne gettano un buon 90% nella spazzatura, lasciando invariato solo il mantello, che però è più una faccenda di estetica che di sostanza, o anzi, un belletto applicato su un volto in putrefazione.

Il Dracula di Fisher è una belva vera e propria, che parla pochissimo (a parte dei brevi convenevoli con Harker all’inizio del film, non pronuncerà più una parola), al massimo sibila, ed esercita un fascino tutto carnale ed erotico sulle sue vittime, che di fronte a lui non si sciolgono solo per il terrore ispirato da canini e occhi iniettati di sangue, ma anche per il desiderio.
Non che la componente erotica del vampirismo fosse estranea ai classici Universal, solo che, con i vari problemi legati alla censura e alla severità del Codice, era messa il più possibile sotto traccia, fino a risultare invisibile; Fisher la rende esplicita, soprattutto nelle scene in cui Dracula si introduce nottetempo nelle camere di Lucy prima e Mina poi, e le due fanciulle lo accolgono come un amante.
Altra intuizione di un certo peso presente nel film è quella di accostare il vampirismo alla dipendenza dalla droga, un parallelismo che tornerà, in forma più o meno metaforica, in parecchie pellicole dedicate ai succhiasangue successive a Dracula.

Come il Dracula di Lee è lontanissimo da quello di Lugosi, così il Van Helsing interpretato da Cushing è un’altra cosa rispetto al misurato e saggio Edward Van Sloan e non solo perché Cushing era più giovane: il suo Van Helsing è un individuo profondamente intelligente, capace tuttavia di passare all’azione in un batter d’occhio; è razionale, dinamico, guidato da ferrei principi e da una volontà che sfiora l’ossessione, ma senza i tratti ambigui e malvagi del Barone Frankenstein; rappresenta la perfetta nemesi di Dracula, il suo contraltare antitetico: spietato coi vampiri e pieno di compassione nei confronti delle persone (si veda la scena con la bambina). Non è un caso se, quando propone al fratello di Lucy di usarla come esca per attrarre Dracula e questi rifiuta, Van Helsing capisce e non cerca di imporsi: è un personaggio eroico e positivo, un baluardo di pensiero razionale e capacità d’azione che protegge l’uomo dall’orrore soprannaturale e inspiegabile dei vampiri non morti.

Ed è anche il vero protagonista di questo primo film dedicato a Dracula (presente sullo schermo, in totale, per sette minuti), ruolo che avrebbe ripreso nel seguito dell’anno successivo (Le Spose di Dracula, senza Christopher Lee) e avrebbe poi abbandonato fino al 1972. Che poi, ci ricordiamo tutti del Van Helsing di Cushing, ma in pochi ricordano che il suo personaggio appare dopo una mezz’ora abbondante di film.
È curioso notare che, nonostante il Dracula di Fisher sia molto differente dal romanzo di Stoker, Cushing ha più volte dichiarato di aver studiato a fondo il suo personaggio nel libro, e di averne assunto gestualità e comportamenti.
La mancanza di fedeltà al romanzo di Stoker (preparazione certosina di Cushing esclusa) è il motivo che sta dietro la disaffezione sempre dimostrata da Lee per il suo personaggio, nonostante lo abbia interpretato per altre sei volte e sia diventato il conte più famoso (e, ammettiamolo, il più figo) della storia del cinema.

C’è anche un altro elemento introdotto dalla Hammer e assente nel cinema sui vampiri fino a quel momento: Sembrerà paradossale, ma si tratta del sangue; la principale fonte di nutrimento del vampiro non poteva essere mostrata, pena il non passare i severi controlli della censura.
Con questo non voglio dire che Dracula sia un film gore (Frankenstein lo era già di più), che sarebbe un’affermazione da fucilazione immediata. Tuttavia, anche se in misura ancora ridotta, il sangue viene messo in scena, in tutto il rosso splendore che il technicolor permetteva. Eccolo scivolare dalle labbra di Dracula quando per la prima volta si palesa per ciò che è, ed eccolo grondare dai paletti, nonostante le uccisioni siano sempre fuori fuori campo.
In seguito, la Hammer arriverà a osare molto di più sotto quel punto di vista, ma qui c’è la base di partenza per una resa visiva del genere gotico estremamente fisica e carnale, che fa da ponte tra i il gotico e l’horror vero e proprio.
Regalavano una bella serie di traumi, questi primi film targati Hammer: nessuno aveva mai visto niente del genere su uno schermo.
Con gli occhi dello spettatore odierno, potrebbero apparire film ingenui e datati, e tuttavia mantengono, anche a distanza di così tanti anni, una carica viscerale, una potenza primitiva che è appannaggio di pochi.
Il momento in cui Christopher Lee appare ad Harker e sibila come un serpente, mostrando le zanne macchiate di sangue, è tutt’ora un momento di cinema davvero enorme.
E il pubblico se ne accorse, premiando la Hammer e facendola diventare sinonimo di orrore per un paio di decadi.

12 commenti

  1. Blissard · · Rispondi

    Bella recensione, as always.
    Fisher è un regista più vicino ai gusti popolari rispetto a Tod Browning, e con Dracula azzecca una semplificazione del romanzo che decreta il successo (anche di pubblico) della pellicola: nel film del 1931 il male ha due facce, quella raffinata e sensuale (Lugosi) e quella mostruosa (l’ottimo Dwight Frye nei panni di un invasato Renfield), nel remake Hammer entrambe le tipologie vengono incarnate da Chris Lee, che è sensuale e mostruoso allo stesso tempo.

    1. Però il film di Browning, per stessa ammissione del regista, non è proprio riuscitissimo. Quasi quasi è meglio il Dracula spagnolo che giravano di notte sugli stessi set 😀

      1. Blissard · · Rispondi

        Sono ovviamente d’accordo, a mio parere peraltro la versione di Fisher è nettamente superiore a quella di Browning. Il Dracula spagnolo del 1931 non l’ho mai visto, non avendo trovato particolarmente riuscito quello in lingua inglese non ho mai avuto grande curiosità di vedere quello iberico

        1. Francesco Moretta · · Rispondi

          In base a quello che si racconta Browning fece veramente poco sul set di Dracula, lasciando a Karl Freund buona parte dell’incarico. La morte di Chaney e il rifiuto della Universal di usare la sua sceneggiatura (che incorporava elementi del romanzo) avevano ucciso ogni entusiasmo che Browning provava per il progetto.

          1. Sì, sì, anche io la sapevo così. E mi pare anche che, alle origini, Dracula doveva essere un film muto…

      2. Giuseppe · · Rispondi

        E non sono in pochi a pensare che proprio il Dracula spagnolo, alla fine, sia davvero il migliore dei due 😉 Per quanto riguarda il Dracula britannico, invece, chi meglio di un gigantesco (in tutti i sensi) Christopher Lee lo avrebbe mai potuto rendere così memorabile pure non amandone l’ infedeltà rispetto al romanzo? Cushing, sotto questo punto di vista, riuscì senz’altro a “soffrirne” di meno rispetto a Lee…
        P.S. Chissà che sul suo poco amore verso il Conte non ci abbia giocato pure George Lucas quando, sul set dove impersonava un altro Conte (Dooku), gli fece scherzosamente trovare un Maestro Yoda con tanto di posticci canini aguzzi (“No, no, George, questa non me la dovevi fare” commentando con perfetto aplomb britannico) 😉

  2. ho sempre voluto vedere gli horror della hammer, uno di questi giorni lo farò ^_^

  3. se mai si decidessero a ristampare tanto questo quanto La mummia sempre della Hammer… ma possibile che per vederli o si devono scaricare o pagare 150 euro su amazon?

    1. Il problema è che le edizioni in blu ray e dvd non italiane si trovano, anche a prezzi ridotti. Alcuni film Hammer si trovano in blu ray anche qui da noi, come Dracula Principe delle Tenebre. Ma è difficile recuperare tutti i film senza spendere un capitale, anche se ci sono degli splendidi cofanetti (sempre edizione UK) abbastanza esaustivi e neanche troppo esosi!

      1. guarda da quest’estate li ho presi praticamente tutti almeno tutti quelli delle diverse mummie (il sudario, la mano ecc…), tutti i frankenstein, tutti i dracula, uomo delle nevi, sguardo che uccide, ciclo di mircalla insomma tutti, tranne appunto “Dracula il vampiro” e “La mummia” che vendono a prezzi esorbitanti

        1. Sono i più complicati da acquistare, sì, soprattutto La Mummia che, mi pare, in italiano sia del tutto irreperibile.

          1. Giuseppe · ·

            Non ricordo altra edizione italiana oltre a quella della Sinister Film, che però viene data come non disponibile pure su Amazon (almeno per il momento)…

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