40 Anni come me: Piranha

 Regia – Joe Dante (1978)

Fino a questo momento ci siamo presi molto sul serio con la faccenda dei quarant’anni; abbiamo trattato due film con grandi pretese, due opere di serie A: tanti soldi spesi, nomi importanti davanti e dietro la macchina da presa, tematiche di un certo peso, e anche non poca soggezione nel doverli recensire, che non sia mai mi sfugga una metafora o un simbolismo.
Ma è arrivato il momento di rilassarci, di tuffarci nelle acque rinfrescanti ma un po’ limacciose dei B movie, sperando che non arrivi qualche pesce killer a morderci le chiappe.
Inoltre, mi sono ricordata che una delle prime recensioni di questo blog era proprio quella dedicata alla schifezza diretta da Aja nel 2010, Piranha 3D, e tuttavia non avevo mai parlato del film di Dante.
E poi, che razza di compleanno sarebbe senza Roger Corman?

Lo sapete meglio di me: il successo planetario di Jaws aveva scatenato una gara a chi riusciva a imitarlo meglio. Uscirono, in rapida successione, una serie di cloni a basso budget del capolavoro di Spielberg (Grizzly, Tentacoli, L’Orca Assassina, eccetera, eccetera, eccetera), tutti volti al tentativo di bissarne gli incassi.
Gli anni ’70 non erano solo quelli della paranoia da complotto e poteri extrasensoriali; andava molto forte, all’epoca, l’eco-vengeance, ovvero quel filone che narrava il ribellarsi della natura ai vari tentativi dell’umanità di devastarla o usarla per scopi poco nobili.
Il volpone di Corman ha l’idea di accorpare Lo Squalo con il fortunato sotto-genere, ed ecco pronta la storia di Piranha, che ha diverse cose in comune con Jaws, ma ambientato in un fiume con i piccoli pesci carnivori e insaziabili al posto del pescecane, e con l’elemento aggiunto degli esperimenti per modificarli geneticamente e tramutarli in armi al servizio dei militari.

A scrivere la sceneggiatura c’era l’esordiente John Sayles, che avrebbe poi avuto una lunga e fortunata carriera, mentre a dirigere il film, arriva Joe Dante, pupillo di Corman, al suo secondo film per la factory del produttore. Le riprese durano appena 30 giorni e il budget supera di poco il mezzo milione di dollari; le musiche sono firmate da Pino Donaggio e questo film segna l’esordio di Rob Bottin agli effetti speciali. Molti attori, presenti in piccoli ruoli, torneranno spesso nei successivi lavori di Joe Dante, come Dick Miller e Belinda Balaski. E poi c’è la divina Barbara Steele, la cui presenza va sempre fatta notare, anche se appare in poche scene.
La Universal voleva portare Corman e la New World Pictures in tribunale per plagio, anche perché temevano la concorrenza di Piranha nei confronti de Lo Squalo 2, programmato per essere distribuito nello stesso periodo; intervenne Spielberg in persona, a cui Dante e Corman mostrarono una copia del film in anteprima. Le lodi sperticate di Spielberg nei confronti di Piranha salvarono la produzione e, alla fine, questo B movie ironico e pieno di sangue, fu uno dei più grandi incassi della New World e lanciò Joe Dante nell’olimpo dei registi importanti.

Piranha comincia, proprio come Jaws, con una coppia che decide, in maniera molto avventata, di fare un bagno notturno, dopo essersi introdotta in una vecchia installazione militare in disuso; i due ragazzi trovano una vasca, entrano in acqua, e finiscono divorati dai simpatici pesciolini. Qualche giorno dopo, arriva sul posto Maggie, incaricata dall’agenzia che si occupa di trovare persone scomparse per cui lavora, di trovare i due ragazzi. Accompagnata da un alcolizzato recluso che vive nei boschi vicino al fiume, Maggie trova la base militare, ha la pessima idea di svuotare la vasca, liberando così i pesci che finiscono per fare una strage: prima attaccano un campo estivo pieno di bambini impegnati in una gara di nuoto e poi l’inaugurazione di un villaggio vacanze. E lì parte la carneficina, una sequenza che, pur nelle limitazioni dovute alla scarsità del budget, fa ancora oggi un certo effetto e, soprattutto, si porta in giro col guinzaglio tutto il diluvio di gore messo in piedi da Aja nel remake.

19Piranha è una tipica produzione di serie B cormaniana: fanciulle in costume da bagno, gran dispendio di colorante rosso, qualche tetta che appare senza alcuna utilità narrativa alla come capita, tanta sfacciataggine dovuta al fatto che tanto era solo un filmaccio da proiezione di mezzanotte e poteva permettersi cose che gli studios non potevano, tipo far quasi divorare un gruppo di minori dai pesci, per esempio. Allo stesso tempo, c’è la regia di Dante, giovane e inesperto, ma già sublime, che nobilita un po’ il tutto, aggiungendo dosi abbondanti di ironia (il finale col primo piano di Steele che guarda in macchina è leggendario) da un lato, e dall’altro facendo maledettamente sul serio quando si tratta di scatenare le bestiole e farle cibare di carne umana.
Piranha funziona perché, pur essendo un rip-off (o come amava dire Corman, un omaggio) di Jaws, non pretende di mettersi sullo stesso livello del suo modello di riferimento, ma si diverte a citarlo di quando in quando, a ripercorrerne le tappe narrative modificandole però quel tanto che basta a non risultare un plagio smaccato; in realtà, Piranha con Lo Squalo ci gioca di sponda, non lo ricalca, lo attraversa in maniera obliqua e resta fedele a se stesso e alla sua concezione di cinema, distante da quella di Spielberg, lontanissima dall’afflato epico, dalla parabola dell’uomo medio di fronte allo straordinario. Il cinema di Dante e, in questo caso, di Corman, è scanzonato, è un ragazzaccio ribelle che fa le linguacce al pubblico e rompe le convenzioni, ma con il sorriso.

Se lo si va ad analizzare un po’ più da vicino, si notano dei dettagli interessanti, come il fatto che il film sia dalla parte della “scienziata cattiva” Barbara Steele, che i “buoni” trovano come unica soluzione per fermare il branco di piranha quella di inquinare un intero fiume, uccidendo qualunque forma di vita si trovi nelle sue acque, che ci sia un sotto-testo pacifista neanche troppo sotto, che in fin dei conti l’unico eroe vero è l’altro “scienziato cattivo” (Kevin McCarthy), il solo ad avere il coraggio di gettarsi nel fiume per salvare un bambino. Come molta della filmografia di Dante, anche Piranha spezza diversi schemi fissi del cinema americano; che lo faccia non prendendosi sul serio è soltanto una forma di distrazione molto sofisticata.
Chi altri avrebbe avuto il coraggio di mostrare, in campo, i dentini aguzzi dei piranha che affondano nelle tenere carni di tanti dolci pargoletti?
Solo il duo di ragazzi terribili formato da Dante e Corman.
E credo sia questo che Aja non ha compreso, nel suo rifacimento: non basta mostrare qualche seno nudo o fare battute da caserma per rompere gli schemi. Bisogna, al contrario, essere sottili, agire a livello quasi subliminale. Piranha agisce proprio così: passa veloce, fa divertire, suscita la doverosa quantità di ribrezzo e la altrettanto doverosa mole di sghignazzate, ma alla fine ti resta addosso.
Come la cicatrice del morso di un pesce assassino.

 

6 commenti

  1. Piccolo, delizioso film che vidi al cinema in terza visione,che mi diverti molto e che riguardo sempre volentieri!!..Non ha un attimo di stanca e davvero riesce nel suo intento: spaventare e divertire..amo i film anni 70 e fatti con pochi mezzi,pieni di inventiva e fantasia!

    1. Poi con Joe Dante dietro la MdP, il divertimento è sempre assicurato! 🙂

  2. E, a proposito di omaggi, in Piranha oltre a Jaws io ce ne ho sempre intravisto anche un altro, seppur più piccolo e ancor più circoscritto: lì nel laboratorio, infatti, quell’ittica creaturina ibrida con tanto di arti (e in stop-motion) ad opera di Phil Tippett non potrebbe forse essere un atto d’affetto nei confronti delle favolose creature di Ray Harryhausen come, ad esempio, l’Ymir o Gwangi? 😉

    1. Credo proprio che tu abbia ragione: quell’animazione nel laboratorio, che non alcuna influenza sulla trama, è un puro omaggio ad Harryhausen e non potrebbe essere altrimenti, conoscendo Joe Dante 🙂

  3. altroquandopalermo · · Rispondi

    Anche questo visto al cinema in prima visione (tempi eroici). In una sua rubrica sul Venerdì di Repubblica, Walter Veltroni lo definì il “bonsai del “Lo squalo”. Cioè una miniatura ben fatta e con un suo fascino. Per me è solo un gradino più giù del film di Spielberg e stacca nettamente tutti gli altri cloni.

  4. Film stupendo che da piccolo mi fece molta paura. Soprattutto perché i piranha attaccavano anche i bambini. Ebbi terrore dell’acqua anche perché qualche tempo dopo vidi lo Squalo. L’infanzia!

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