First Reformed

 Regia – Paul Schrader (2017)

Ok, non è proprio in tema con il blog, ma è un film così importante e così poco visto e conosciuto che ho l’esigenza di parlarne, nonostante sia tutto fuorché un horror e sia anche distante parecchie galassie dal cinema di genere.
Gli sono stata dietro per un anno, a First Reformed, sin da quando è apparso al Festival di Venezia del 2017 per poi sparire subito dopo, come dissolto nel nulla, nascosto dietro un muro di silenzio e indifferenza; un anno ad aspettare che qualcuno lo facesse uscire qui da noi, in qualunque formato (sala, dvd, piattaforma di streaming a scelta), e questa cosa non è avvenuta, perché tanto chi volete che sia Paul Schrader?
Un signor nessuno, giusto? Uno che non merita neanche un’uscita agostana in tre sale.
Schrader è forse una delle più gravi e ingombranti rimozioni collettive della storia del cinema, un regista e sceneggiatore che ha avuto un’importanza capitale nell’impostare il linguaggio della cosiddetta New Hollywood, che ha scritto e diretto una manciata di film fondamentali e poi è stato dimenticato e relegato in un angolo.
Io sono stupita che ci sia ancora qualcuno che a Schrader i film li produce, sapendo che ci andrà comunque a perdere. Non mi stupisco invece che, a distribuire First Reformed sia stata la A24, una delle poche case lungimiranti rimaste al mondo.

Che poi, in un certo senso, capisco anche perché un’opera del calibro di First Reformed sia passata sotto silenzio: Schrader scrive e gira un film duro e difficile, prendendo a piene mani da Bresson e Bergman e adattandoli alla cultura americana e alla minaccia tutta contemporanea del riscaldamento globale: il risultato è  una miscela esplosiva di politica, spiritualità e filosofia che pesa sulle coscienze di chi guarda il film come un macigno.
First Reformed racconta la vicenda del reverendo Toller (Ethan Hawke), un pastore protestante distrutto dalla morte del figlio nella guerra in Iraq e dalla conseguente fine del suo matrimonio. Toller lavora in una piccola chiesa, la First Reformed del titolo, che è più un attrazione turistica che un vero e proprio luogo di culto. Non ha molti parrocchiani e dipende da una congregazione più grande, il cui capo è il mentore di Toller e quello che lo aiutato a risollevarsi dopo la tragedia (di cui si sente responsabile: era stato lo stesso Toller a convincere il figlio ad arruolarsi) e gli ha poi trovato un posto dove esercitare.
Toller soffre di frequenti mal di stomaco, tiene un diario perché non riesce più a pregare, ma si occupa dei suoi parrocchiani con dedizione e, quando una di loro, Mary, interpretata da Amanda Seyfred, gli chiede di parlare con il marito perché depresso, Toller accetta di buon grado.

Girato con un’austerità quasi monastica, accentuata dall’adozione di un formato desueto, First Reformed ha la forma del cinema europeo d’autore, usata per porre delle preoccupazioni urgenti, ormai impossibili da rinviare: il marito di Mary, infatti, è un attivista ecologista, uscito da poco di prigione per aver partecipato a una protesta pacifica, che ha sviluppato un’ossessione nei confronti delle problematiche dell’inquinamento e del riscaldamento globale. L’indifferenza di fronte a un destino, per il pianeta e per chi lo abita, orribile e quasi inevitabile, lo ha fatto ammalare e ora vorrebbe che sua moglie, incinta di poche settimane, non portasse a termine la gravidanza.
Pochi minuti dopo l’inizio del film, Schrader ci pone di fronte a uno dei dialoghi più acuti, sofferti e strazianti mai messi in scena, quello tra un ragazzo di poco più di trent’anni che ha perso ogni speranza e un reverendo che non riesce, in nessun modo, a rendersi utile, perché le domande poste dal suo interlocutore lo sprofondano in un abisso di assoluta disperazione: cosa potrò mai rispondere, chiede il ragazzo, a una bambina quando mi guaderà negli occhi e mi dirà: “Voi sapevate tutto e non avete fatto niente”?

E questo è soltanto l’inizio, l’antefatto, possiamo dire, di un percorso che è quasi un calvario personale, un viaggio verso il martirio, che condurrà Toller a mettere in dubbio non solo una fede già traballante, ma anche l’intero sistema per cui lavora, la sua stessa missione, il suo ruolo come guida spirituale.
Se in Luci d’Inverno lo spauracchio che portava al suicidio un personaggio era la bomba atomica, in un film del 2017 non può che essere l’incubo di un avvenire apocalittico e catastrofico, di cui si è, seppur parzialmente, responsabili. Non esiste tema più incombente e, allo stesso tempo, più rimosso a livello collettivo di questo. La crisi spirituale di Toller, già avviata a causa del lutto da lui vissuto, delle sue condizioni di salute precarie e da un generale senso di inutilità, dovuto all’essere relegato in una chiesetta con un negozio di souvenir al suo interno, raggiunge il suo apice quando, in concomitanza con un’importante celebrazione che richiamerà sindaco, governatore e principali finanziatori della congregazione, il personaggio viene messo di fronte a una delle maggiori contraddizioni del nostro tempo.

Si potrebbe pensare che, a questo punto First Reformed segua la strada già battuta del progressivo abbandono della fede, del ripiego in posizioni sempre più sfiduciate; e invece si muove, in maniera del tutto spiazzante, verso altri territori ancora: arriva a parlare di fondamentalismo ed estremismo, a cercare di stabilire un ruolo per il cristianesimo in una società sempre più gretta e individualista (il diverbio tra Toller e un ragazzino a un gruppo di sostegno è esemplare, in tal senso), a squarciare il rigore stilistico del suo stesso film con una sequenza onirica che fa lacrimare gli occhi per la sua bellezza.
È questo che rende First Reformed un’esperienza così estrema: ti sorprende a ogni cambio scena, non accade mai ciò che ti aspetti accadrà, i personaggi non dicono mai quello che tu pensi stiano per dire ed è necessario far lavorare parecchio il cervello per venire a capo dell’enigma rappresentato da Toller e dalle sue scelte. First Reformed è un’opera che, mentre procede, si spoglia del severo realismo cui è improntata e vola sempre più in alto, per poi venire rigettata a terra, in un continuo alternarsi tra il trascendente e il prosaico, il quotidiano e l’infinito.

Ethan Hawke, con il suo volto scavato dall’angoscia, con i casuali sprazzi di vitalità (commovente la scena in bicicletta) alternati a un atteggiamento sepolcrale, è semplicemente magnifico nell’interpretare questo uomo di fede che si muove in spazi quasi del tutto vuoti, immortalato in campi lunghi che spezzano il respiro, in ambienti spogli e lugubri, in crepuscoli che sembrano salutare la morte stessa del mondo. Non so per quale motivo non sia annoverato tra gli attori migliori della sua generazione e non so perché questo ruolo non gli abbia riservato riconoscimenti in lungo e in largo.
Ma d’altronde non mi spiego neanche come mai First Reformed sia passato così inosservato, in un’indifferenza generale che è quasi dolorosa. È un film che ci dice cose che non vogliamo sapere, duro da digerire, ma non è un film astruso o particolarmente criptico, anzi. È un pezzo di grande cinema americano filtrato attraverso la sensibilità di un autore che però ha appreso il proprio mestiere dai maestri europei, uno dei padri del cinema moderno.
E io davvero non lo so come devo fare per convincervi a vederlo, a parlarne, a trovare un modo perché arrivi anche qui da noi.
È come avere un diamante preziosissimo di cui nessuno vuol sentir parlare. Ed è pazzesco che in un paese dove viene distribuita qualunque fesseria, First Reformed non trovi neanche un angoletto per essere conosciuto da chi, ne sono certa, lo amerà e lo porterà sempre con sé.

8 commenti

  1. https://www.dvd-store.it/DVD/Pag-1/Cerca.aspx?ValoreRic=first%20reformed

    qualcuno deve averti ascoltato 😀 recensione SPLENDIDA; non so che altro dire, se non che ho appena scelto il film che guarderò stasera 😀

    1. Oh, finalmente qualcosa si è mosso. Ora si compra subito il BluRay!

  2. enricotruffi · · Rispondi

    Chiunque abbia visto Mishima o Affliction sa che Schrader è un maestro, sarebbe ora che venisse valutato come merita. First Reformed è un film enorme, un altro tassello di un percorso autoriale coraggioso e radicale, l’unico ad aver raccolto l’eredità di Bresson e Dreyer nel rappresentare l’angoscia esistenziale. C’è da dire però che i film che parlano di fede, dubbio e penitenza non hanno più molta fortuna al cinema, basta vedere il tonfo di “Silence” l’anno scorso

    1. Altro film enorme Silence, ignorato da tutti. Hai ragione, sono argomenti che non portano nessuno in sala…

      1. Domani sera Silence sarà tramesso in prima visione da Raitre, chissà quanti lo guarderanno….

        1. Pochi, come pochi lo hanno visto al cinema 😦

  3. Appena finito di vederlo. E ti ringrazio perché proprio la tua recensione me lo ha riportato alla memoria e mi ha spinto ad affrontarlo. Grandissimo film: nei contenuti (non privi di un’ironia amara), nella recitazione e nell’estetica. La scena onirica mi ha completamento spiazzato e, sebbene solo per un attimo, reso felice. Bellissimo il finale!

  4. Forse è passato così inosservato proprio perché ci dice cose che non vogliamo sapere ed è difficile e duro da digerire, quando molti avrebbero magari preferito trovarsi alle prese con qualcosa di più lineare e rassicurante (in special modo riguardo a determinate tematiche) che però da Schrader NON sarebbe ovviamente -e giustamente- MAI arrivato…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: