Hail to the King

Sono le 17.00 di un sonnacchioso pomeriggio di fine aprile e io ho appena detto addio per sempre ad Ash Williams. È vero che, con un tipo come lui, le parole sempre e mai contano poco e, da qualche parte dentro di me, sono certa di una sua resurrezione televisiva o cinematografica, prima o poi. Ma, per il momento, le cose stanno così: l’episodio numero dieci della terza stagione di Ash vs Evil Dead è l’ultimo, Starz ha cancellato la serie in seguito agli ascolti bassini e noi ci sentiamo tutti un po’ orfani, soprattutto dopo aver visto la puntata e il modo in cui è andata a finire, che aprirebbe gustosi scenari apocalittici, che credo ognuno avrebbe il desiderio di visitare.
Eppure, le cose stanno così: Bruce Campbell, in un post su Facebook di qualche giorno fa, ha salutato il personaggio da lui interpretato per più di trent’anni, una maschera della storia del cinema horror tra le più amate da tutti gli appassionati. Ce ne faremo una ragione, non stiamo qui a piagnucolare, perché Ash per primo non sopporta i piagnistei e ci prenderebbe tutti a calci in culo.
Però, un minimo di rammarico c’è, inutile nasconderlo.

Difficile parlare di una serie consapevolmente e volutamente decerebrata come Ash vs Evil Dead senza scadere nell’atteggiamento acritico del fan. Non userò parole come capolavoro o pietra miliare, perché non si tratta di questo, non nelle intenzioni dei suoi autori né in quelle dello stesso Bruce Campbell. Ash vs Evil Dead è sempre stata un’opera scanzonata e sopra le righe, una sorta di rimpatriata tra vecchi amici (Campbell, i fratelli Raimi, Rob Tapert) fatta allo scopo di divertirsi e di vedere fin dove ci si poteva spingere tramite il mezzo televisivo a botte di gore e secchiate di sangue.
Con queste premesse, mi sembra che la serie sia stata un successo. Ovvio che il pilot del 2015 sia, ancora oggi, la puntata migliore di tutte, ma qui ci sta un bel grazie al cazzo d’ufficio: c’èra la regia di Raimi, non di un qualunque, seppur bravo, mestierante del piccolo schermo. A fare cotante valutazioni critiche sono buoni tutti, sono buona pure io.

Il problema è che non si può affrontare Ash vs Evil Dead come una serie moderna, di quelle con archi narrativi lunghissimi e approfonditi e trame e sottotrame complesse, perché non appartiene a quella razza; Ash vs Evil Dead è una corsa all’eccesso di grana grossa, è umorismo triviale, è un geyser di sangue in faccia a ogni singolo personaggio che, se ha la fortuna di sopravvivere, si ritrova al termine di ogni episodio impiastricciato da colorante rosso, è splatter, è divertimento fine se stesso e privo di implicazioni, ed è anche nostalgia, ma in maniera molto diversa da altri prodotti citazionisti.  Ash vs Evil Dead si nutre della sua stessa mitologia, non imita altri, ripropone un passato che appartiene ai suoi creatori e agli spettatori che hanno seguito le gesta del commesso del reparto ferramenta più bello del mondo a partire dai primi anni ’80, e nel farlo, è di una coerenza adamantina.
Non poteva essere tirata per le lunghe per più di tre stagioni? Alla lunga la formula può stancare? Forse, anzi, molto probabilmente sì. Oppure, è proprio la sua formula che avrebbe permesso a una serie simile di poter proseguire quasi all’infinito, a patto di riuscire a inventare, a ogni stagione, un diverso accumulo di situazioni che rappresenta la struttura portante della serie.

Cercare quindi un approccio alla materia Ash vs Evil Dead che non sia consapevole dei fini ben precisi dell’opera, sarebbe alquanto pretestuoso. Per dirla in termini meno gentili: è una stronzata? Ma grazie di avercelo detto, non ce ne eravamo accorti; come nessuno si era accorto che Evil Dead tutto, escludendo – e solo parzialmente – il primo capitolo della saga è una stronzata. Cominciato come un gioco tra amici che poi si è ingigantito fino a diventare un fenomeno e a sfociare in un film ad alto budget (L’Armata delle Tenebre), il ciclo di film legati ad Ash non ha mai preteso di essere altro se non cinema disimpegnato, consacrato al puro e semplice escapismo; e ha sempre funzionato proprio per questo, e per il fatto di essere about the camera, come ha spiegato tante volte lo stesso Raimi.
Ash vs Evil Dead segue questa tradizione, infondendo ai vari episodi (con alti e bassi, com’è logico) la stessa vena anarchica e strafottente dei film, quella del suo personaggio principale, eroe sbruffone, che si trova per caso e controvoglia a dover combattere una serie di minacce soprannaturali e, dato che ormai è finito in mezzo a questa specie di guerra cosmica, tanto vale spaccare qualche culo.

Soprattutto con L’Armata delle Tenebre, Ash diventa un antidoto alla retorica fantasy del prescelto, dell’eroe che raccoglie in sé ogni tipo di virtù e, per questo motivo, è destinato a sconfiggere il male. Ma è anche un antidoto all’antieroe oscuro e moralmente ambiguo: Ash è un personaggio farsesco inserito in un contesto splatter ed è questo accostamento di farsa e horror che ha reso la saga di Evil Dead un qualcosa di unico al mondo, poi imitato decine e decine di volte da epigoni non sempre all’altezza.
È logico che vedere Ash vs Evil Dead tra il 2015 e il 2018 vada a discapito del fattore novità, ma non è una colpa della serie se il tempo passa e se gli stilemi tipici del Raimi degli esordi sono poi diventati classici. Non è colpa di nessuno se Ash stesso è un classico.

È solo avendo ben chiare in mente queste caratteristiche che si può comprendere come mai la cancellazione di Ash vs Evil Dead significhi, in un certo senso, la fine di un’era, e perché ci sia un bel po’ di rimpianto nel salutare Ash e i suoi nuovi compagni d’avventure. Tutti personaggi, tra l’altro, centrati e figli di una scrittura che, per gli scopi prefissi, rasenta la perfezione.
Interessante sarebbe notare che, pur nell’assoluta follia e nella mancanza programmatica di serietà, Ash vs Evil Dead sia stata in grado di destreggiarsi in maniera efficace con gli stereotipi etnici e di genere, trovando in Pablo (Ray Santiago), Kelly (Dana DeLorenzo) e Ruby (Lucy Lawless) non solo delle spalle comiche pressoché perfette per il one man show di Bruce Campbell, che sarebbe stato facile e indolore, ma dei veri e propri co-protagonisti con dei ruoli specifici, un grande carisma e anche un peso nelle situazioni dei vari episodi.
Sembrava fatto a casaccio, Ash vs Evil Dead, ma non lo era. L’impressione di casualità derivava dal non avere una storia da raccontare nel senso tradizionale e televisivo del termine. Non è che non ce l’avesse per qualche carenza in sede di sceneggiatura, è che non ne aveva bisogno.
E tuttavia, questo non è stato recepito neanche dagli stessi appassionati, avventatisi sulla chiusura della serie come se si trattasse di un cadavere ancora caldo da smembrare.
Loro sono cresciuti, loro hanno smesso di guardarle, certe stronzate. Loro sono passati a vedere le cose adulte e mature.
Sì, ci sono passata anche io e riconosco la differenza che passa tra un Butcher’s Block e un Ash vs Evil Dead. Eppure, quando si trattava di tornare a prendere i demoni a calci nel culo, era sempre una gioia, era come rientrare stanca a casa dopo una pessima giornata e trovare i tuoi amici ad aspettarti, con una birra ghiacciata e una motosega. Era il momento di rilassarsi e cominciare a ridere.
E credo che in televisione non accadrà mai più.

 

 

 

4 commenti

  1. Non so se si tratti di un pubblico che sta cominciando a prendersi troppo sul serio, o di un pubblico che ormai non riesce più a metabolizzare qualcosa che non vada a inserirsi in una struttura narrativa tipica. Di sicuro, guardando cosa ha successo e cosa no, cosa perdura e cosa stenta a sopravvivere, l’impressione generale sui nerdz che hanno vinto rimane estremamente, tragicamente deficitaria.

  2. Maxnataeleale · · Rispondi

    Non saprei.. Io ho adorato gli evil dead e regolarmente riguardo quel capolavoro del due e l’armata delle tenebre (insieme a grosso guaio a Chinatown il film che mi rimette sempre di buonumore).. Ma la serie alla seconda stagione ha iniziato ad annoiarmi e l ho mollata. Può darsi sia un mio problema perché a parte rare eccezioni non sono un tipo “da serie” ;però sicuramente avrei preferito un altro film (fatto da raimi ovviamente)

  3. Giuseppe · · Rispondi

    Ricordo che in un recente incontro con i fan (in cui mi ero imbattuto sul Tubo) Campbell aveva in qualche modo paventato sì, parlando del proprio personaggio, la prospettiva di una possibile e nemmeno poi così lontana fine della serie ma -complice anche il suo umorismo- credevo si stesse rimanendo ancora nel campo delle semplici possibilità (appunto) da scongiurare, niente di più… ora, davvero, chi potrebbe più ereditare questo tipo di serializzazione? 😦
    P.S. Quanto avevo adorato quel pesce d’aprile che Bruce aveva giocato ai fan Whoviani, facendosi passare per il nuovo Dottore 😉

    1. Quello è stato un momento epico 😀
      Purtroppo ci dobbiamo rassegnare: forse l’unica speranza è un recupero della serie da parte di Netflix, ma non credo succederà mai.

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