Ma sì, dai: Infinity War

NON CI SONO SPOILER, MA È MEGLIO SE IL FILM LO ANDATE A VEDERE SENZA SAPERNE NIENTE

Ne parlo? Non ne parlo? Sto zitta? Faccio finta che non esista? Con spoiler? Senza spoiler? Faccio un’analisi razionale? Affronto la cosa da un punto di vista emotivo e sentimentale?
È da ieri sera (l’altro ieri, per voi che leggete), quando sono uscita dalla sala ancora sotto shock, che mi pongo queste domande, perché, voi lo sapete, a me dell’MCU non frega (fregava) più niente, e sono andata al cinema giusto per dovere di team, il Team Cap, ovviamente, con la mia maglietta d’ordinanza, quella con lo scudo, e pronta a vedere l’ennesimo carrozzone prodotto sotto l’egida dell’odiato Kevin Feige, anche noto come “faccia da culo”, e diretto dai fratelli Russo, anche noti come “incompetenti raccattati dalla strada per eseguire ordini”.
Considerate che a me The Winter Soldier ha fatto pietà, che Civil War mi ha messa in leggero imbarazzo e che sono una delle poche ancora lì a difendere il lavoro che ha cercato di compiere Whedon con lo sfortunato Age of Ultron. Quindi pensate la disposizione d’animo serena e pacificata con cui mi sono recata al cinematografo per vedere Infinity War.
E invece.
Un’altra cosa che dovreste sapere della sottoscritta è che, quando ho torto, di solito lo ammetto. E anzi, mi piace essere smentita in positivo.


Infinity War è un buon film. Meglio ancora, è un film vero, uno dei pochi film veri usciti dalla catena di montaggio MCU. Non è un capolavoro, per carità: uscite o almeno provateci, dalla dicotomia tutta internettiana che divide il cinema in capolavori e cagate e ignora le sfumature, perché Infinity War è un buon film di intrattenimento, con i soliti limiti di messa in scena tipici dei fratellini Russo, ovvero la mancanza di personalità e la sensazione forte che siano dei prestanome per un regista automatico, e alcuni dei limiti intrinseci di un’operazione di tale portata, ovvero una certa confusione, specialmente nella prima ora di film, e qualche difficoltà a miscelare bene toni e registri, perfettamente scusabile, se si pensa alla quantità di personaggi e location coinvolti.
Ma, se fosse solo questo, non ne starei qui a scrivere e non credo proprio che avrei provato una cosa molto simile allo shock, quando lo schermo è andato a nero e si sono accese le luci in sala.
Shock non per gli eventi del film in sé, ma per aver trovato, in Infinity War, tutta una serie di elementi che credevo mai avrebbero trovato diritto di cittadinanza nel Disney Cinematic Universe.

Cerco di spiegarmi: se si escludono I Guardini della Galassia, che però possiedono delle peculiarità tutte loro, mi è sempre parso che i film della Marvel mancassero di anima, che fossero incapaci di approfondire un qualunque personaggio o arco narrativo per delle scelte ben precise, anzi, nel nome di un obiettivo ben preciso: essere innocui. Se sei innocuo, in sala ci può andare chiunque, dal bambino di 5 anni al nostalgico di 50, e tutti vedranno nel film qualcosa che li riguarda direttamente. Non essendoci mai nulla di davvero imprevedibile, di davvero rischioso, ecco che il prodotto MCU diventa una sorta di specchio per le fantasie individuali, una superficie piatta, un meccanismo narrativo che sai già come comincerà, come proseguirà e come andrà a finire, senza scossoni, senza prendere una sola buca nel terreno. Tutto liscio, anonimo, levigato.
Questo è logico, se si pensa ai soldi investiti in un progetto cinematografico che ha compiuto 10 anni proprio quest’anno e che consta di 18 film: per rientrare dei costi non devi solo incassare tanto, devi vendere gadget, pupazzetti, magliette e cappellini. Devi essere non solo l’idolo dei bimbi, ma dei loro genitori, che li possono portare in sala senza preoccupazioni, li possono parcheggiare davanti allo schermo per oltre due ore, con la consapevolezza che non saranno fatte, a fine film, domande scomode. Il massimo pegno da pagare sarà quello di acquistare una action figure.

Questo, il senso ultimo di un progetto economicamente ambizioso come quello dell’MCU: 18 film, una specie di serie tv per ragazzi da proiettare su grande schermo, registi meritevoli licenziati (Whedon, Wright, Jenkins), teste di legno assoldate per non essere troppo invadenti o troppo creative, onnipresenza ossessiva sul mercato, con quasi due film l’anno, e attenzione estrema nel cancellare dall’universo cinematografico i concetti di dramma, fallimento e morte.
Fino all’arrivo di Thanos, almeno.
Ed è qui che l’MCU mi ha sbalordita. Non ero pronta a un film che introduce questi tre concetti sin dalla prima sequenza e li fa diventare le fondamenta su cui costruire due ore e quaranta di minutaggio, al termine del quale temo che sia terminata in maniera brutale l’infanzia di molti bambini presenti in sala. Non tanto gli adulti (o i lettori abituali di fumetti), che sanno quanto la morte, per un supereroe, non abbia in pratica alcun significato concreto e definitivo, ma i bambini, quelli a cui il film è principalmente rivolto, avevano delle facce da fotografare una a una. Molto probabilmente, Infinity War sarà il vero trauma infantile di un’intera generazione; l’unico trauma infantile vissuto al cinema forse, ché il cinema, a differenza di quello che ha combinato a noi, si è ben guardato negli ultimi anni dal traumatizzare chicchessia.

È vero che Infinity War ha il miglior antagonista della storia di tutto l’MCU, è vero che l’essere riusciti a mettere insieme una sessantina di personaggi, dando a ognuno di loro almeno un istante in cui brillare, integrando universi narrativi molto diversi tra loro in un insieme che poteva essere molto meno coerente e molto meno compatto, è una specie di mezzo miracolo. Ma queste sono tutte cose che potete leggere in recensioni più centrate della mia, come quella di Alessandro.
A me preme sottolineare che è ancora possibile inserire in un cinecomics il senso del tragico, lo spettro della sconfitta, l’idea che non esistano personaggi protetti dalla loro popolarità, che persino una divinità possa essere messa seriamente in pericolo, che nel mondo dei cinecomics si ha paura proprio come nella vita reale, che le persone a cui vuoi bene muoiono e tu puoi solo stare lì a guardare, impotente.

E ci voleva tanto, mi chiedo io? Era così infattibile, così pericoloso fare un film dove fosse chiaro, per tutti i supereroi coinvolti, che la minaccia è reale, incombente e che ci sarà un prezzo enorme da pagare per liberarsene, sempre che si riesca a liberarsene?
Forse sì, forse andava fidelizzato il pubblico, andava blandito e rassicurato e poi colpito a tradimento, almeno quanto mi sono sentita colpita a tradimento io, che mai mi sarei aspettata una cosa simile dalla Marvel cinematografica, neanche in altri dieci anni e altri venti film.
Poi sì, ne siamo consapevoli, Infinity War è solo la prima parte di un dittico, destinato a completarsi nel 2019, e lì molte cose viste in questo primo film saranno ribaltate e negate; si tornerà a smorzare ogni istante che rasenti anche di poco il tragico con la battutina giusta al momento giusto (non che qui manchino, sia chiaro, anzi, ce ne sono in eccesso, ma da un certo punto in poi spariscono), si tornerà al vuoto emotivo spinto, alla mancanza di ambizione, alla ponderata decisione di essere piatti, rassicuranti e sorridenti.
Ma, fino a quel momento, godiamoci il primo film davvero coraggioso in 10 anni di MCU; portiamocelo a casa tutti contenti, perché potrebbe essere anche l’unico.

9 commenti

  1. Per me i Russo sono dei mediocri mestieranti a cui sono capitate delle buone sceneggiature – i loro due film su Cap mi sono piaciuti.
    Questo volevo bypassarlo come ho fatto con tutti quelli post civil-war, ma mi state facendo venire una scimmia mostruosa…

    1. I Russo neanche mestieranti sono: mediocri e basta 😀
      A me non sono piaciuti neanche i loro due film sul Cap. Il mio film sul Cap preferito rimane sempre il primo, che rivedo molto volentieri ogni volta che se ne presenta l’occasione.

  2. Sono andato a vedere il film con aspettative bassissime, col timore di non capirci una fava dato il mostruoso numero di personaggi presenti e un certo disinteresse nei confronti del mcu (e dei cinecomics in generale) che è andato in crescendo sin da civil war in poi. E invece alla fine del film mi sono trovato quasi in lacrime e con una voglia incredibile di riguardarmi tutti i film precedenti e, ovviamente, di andare a rivedere questo il prima possibile (1 maggio, arcadia).

  3. Giuseppe · · Rispondi

    E se con Infinity War stesse cominciando un nuovo corso? Non dico che d’ora in avanti ci si debba aspettare questa visione più matura (sarebbe logico che almeno il dittico completo la mantenesse, certo) in ogni titolo a venire ma, forse, dopo una decina d’anni al MCU farebbe bene allargare un tantino le proprie prospettive… intendiamoci, non rinnego affatto il divertimento -fra alti e bassi- che mi hanno procurato i cinecomics Marvel in questi due lustri. Solo, dopo tutto questo tempo, mi piacerebbe anche sperimentare qualcosa di realmente nuovo (perché, in sostanza, più disposto da osare) rispetto al modello precedente…
    P.S. Il mio Cap preferito, finora, è proprio The Winter Soldier 😉

    1. Forse sai cosa è successo? Si sono resi conto che quelli che erano bambini ai tempi di Iron Man sono cresciuti e possono permettersi quindi di osare un po’ di più. Io spero tanto sia l’inizio di un ciclo nuovo, ma, lo sai, mi fido poco 😀

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Eh, non sarebbe male se fosse successo proprio quello che dici… dai, vedremo che ci riserva il prossimo futuro (non che al momento mi fidi più di tanto nemmeno io, eh) 😉

  4. In 18 film gli unici che mi son fatto mancare sono stati Ant-Man (sai perché? Wright è ufficialmente il mio regista preferito e massima aspirazione come compositore di storie, e l’ho presa un po’ sul personale), e Black Panther (questo perché, semplicemente, non ho fatto in tempo a vederlo). Quindi si può dire che mi sono assuefatto allo stile imposto da Disney, ho capito che sarà sempre così e cerco di vederlo in positivo, pensando che se non altro, bene o male, i film hanno tutti un’impronta costante. Tuttavia… a parte l’aver adorato genuinamente Thanos (e credo che nessuno possa dire che sia un brutto personaggio), gli ultimi minuti dell’epilogo li ho guardati a bocca spalancata. Tanto mi basta, considerata la roba che ultimamente passano in sala, per esserne uscito veramente soddisfatto!
    L’ho trovato giusto un po’ sotto tono rispetto alle mie aspettative, ma penso sia anche voluto per pompare al massimo la seconda parte.

  5. Federico Beduschi · · Rispondi

    mi auguro, come te, che il finale sia una sorta di avvertimento, ovvero: da adesso in poi si pesta giù duro (ovviamente per quanto riguarda solo la seconda parte, non dell’intero brand)…voglio dargli questa fiducia

  6. Salvatore · · Rispondi

    Ma si dai…perché no?perche’ ci si rivolge a questifilm con cosi tanto integralismo.a me è piaciuto, anzi sono quasi piaciuti tutti i film dell unverso Marvel.alla fine sono stati coerenti con la storia e sono riusciti a fare un percorso decennale che sarebbe stato impossibile altrimenti.e poi diciamoci la verità capitan America vestito di nero fa meno ridere della solita tutina stelle e strisce american idol.e’ un film, ci devi stare dentro 2 ore e più senza annoiarti, e io onestamente non mi sono annoiato…e poi Thanos è il cattivo per eccellenza della Marvel con una sfaccettatura psicologica non indifferente.

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