The Terror

Tre anni e mezzo fa, mese più mese meno, scrivevo in un post che mi sarebbe tanto piaciuto vedere una trasposizione decente del romanzo di Dan Simmons, The Terror. Certo, all’epoca sognavo in grande e le sparavo anche grosse: l’idea era quella di un adattamento cinematografico con la regia di Peter Weir, ma nella vita bisogna anche sapersi accontentare e forse, data la mole del libro, una serie tv autoconclusiva era la forma più adatta, onde evitare di dover apportare troppi tagli a un testo impegnativo.
Ci ha dunque pensato Ridley Scott a produrre la serie, affidando la scrittura degli episodi a David Kajganich (a breve, vedremo cosa ha combinato con il remake di Suspiria), la regia a tre professionisti con anni e anni di esperienza televisiva, e optando per un cast (com’è logico, data l’ambientazione) interamente britannico, composto da quelli che io, da seria professionista della critica, chiamo attoroni della Madonna, che magari non saranno famosissimi o non avranno i bei faccini, ma ti tengono inchiodato allo schermo con la loro sola presenza.
Tutti e dieci gli episodi sono disponibili su Amazon Prime, anche se ci hanno fatto tribolare non poco, perché sono usciti con scadenze irregolari, a botte di tre o quattro per volta, lasciandoci poi disperati nell’attesa dei successivi. Ora però non avete scuse: c’è la serie completa e, credetemi, vi fareste un grosso regalo se vi decideste a guardarla. Leggere il romanzo di Simmons pure sarebbe utile (fa parte dei dieci libri della mia vita, ma non voglio mettervi alcuna pressione addosso), ma è fuori stampa in italiano da anni; La Scomparsa dell’Erebus va cercato nel mercato dell’usato oppure letto in inglese. Si trova a poco più di sette euro.

Detto ciò, cos’è The Terror?
Una nave o meglio, una delle due navi della famigerata spedizione perduta del capitano John Franklin. L’altra era la Erebus. Entrambe le navi salparono con 129 uomini alla volta dell’Artico nel 1845, per cercare il Passaggio a Nord-Ovest, e non fecero mai più ritorno. Nonostante diverse spedizioni siano partite alla loro ricerca, nessun membro dell’equipaggio è sopravvissuto.
Quello che, nel corso dei decenni, siamo venuti a sapere è che l’Erebus e la Terror rimasero bloccate dal ghiaccio nell’inverno del 1846 vicino all’Isola di Re William e lì rimasero per due inverni, prima che il capitano della Terror, Francis Cozier (Sir Franklin era morto nel 1847) decidesse di lasciare le navi nel ’48 e di cercare di raggiungere il Canada a piedi. Molto probabilmente, gran parte dei marinai furono uccisi dalla polmonite, dallo scorbuto, dalla tubercolosi e dall’avvelenamento da piombo. La fame e il freddo fecero il resto. Ci sono parecchi sospetti, fondati, di episodi di cannibalismo, ma non è che senza di esso non sia delineabile una situazione da incubo.
Non pago di ciò, Simmons inserisce nel romanzo anche un elemento soprannaturale, nella forma di una bestia che perseguita gli equipaggi.

Il romanzo è quindi, prima di tutto, un romanzo storico e d’avventura, una storia di mare e di esplorazione, che però possiede un profondo senso dell’orrore. E da Simmons non ci si poteva aspettare nulla di diverso. Sono passati quasi dieci anni da quando l’ho letto e non lo ricordo in ogni singolo dettaglio, ma ricordo perfettamente l’atmosfera agghiacciante dalla prima all’ultima pagina. Non so pertanto dirvi, per mancanza di memoria, se la serie tv è rimasta fedele al libro in tutti gli aspetti. Posso però assicurarvi che ne ha colto pienamente il nucleo centrale, l’infinita piccolezza dell’umano di fronte alla furia di un ambiente ostile, l’isolamento, il concetto mostruoso di essere dispersi in mezzo al nulla e di sapere che nessuno potrà mai venire a recuperarti, ché la civiltà è a tanti chilometri di distanza, irraggiungibile, le possibilità di un ritorno a casa si assottigliano ogni settimana e la morte, qualora immediata, è forse il destino più benevolo cui si possa aspirare.

Molto spesso si utilizza, per descrivere un film o un libro, la definizione di “discesa all’inferno”, e molto spesso la si utilizza a sproposito. Nel caso di The Terror, non esiste terminologia più azzeccata di questa: la serie è una lenta e progressiva discesa in un inferno di ghiaccio e neve in cui troviamo i nostri protagonisti un po’ più in basso a ogni episodio, in una sorta di agonia collettiva che è davvero penosa da guardare, proprio perché ne conosciamo la conclusione. Dal momento della partenza sappiamo che quei 129 uomini sono spacciati e le varie puntate non sono altro che la ricostruzione di una strada segnata verso la loro fine.
Non è una serie action, non ha un ritmo elevato, non punta tutto sulle sequenze in cui appare la creatura e decima l’equipaggio straziandone i corpi; al contrario, procede con un incedere grave e solenne, come quello di un funerale, e si prende tutto il tempo del mondo per raccontarci nei dettagli la vita dei personaggi, prima di passare alla loro morte.

E pure lì, non è che facessero poi questa vita meravigliosa, a bordo delle due navi. The Terror, in questo modo, passa dalla claustrofobia di uno spazio chiuso, da condividere con decine di estranei, all’essere annichiliti dall’immensità di una distesa bianca a perdita d’occhio.
Non so se qualcuno di voi si rende conto del coraggio (o della disperazione) richiesto per imbarcarsi in un viaggio del genere, senza sapere quanto sarebbe durato (probabilmente anni), ma conoscendo le condizioni climatiche e ambientali in cui si sarebbe svolto.
Per questo, The Terror non si limita a essere la storia di una spedizione e di un creatura soprannaturale nel Mar Glaciale Artico; è anche un monumento allo spirito di quegli uomini e all’impresa che tentarono di compiere. Piccoli uomini perduti nella vastità di un oceano di ghiaccio.

E sono loro, gli uomini, l’equipaggio delle due navi, sempre al centro della scena, personaggi positivi e negativi, meschini e generosi, coraggiosi e vigliacchi, alla ricerca di gloria o di riscatto, ufficiali e semplici mozzi, gente con anni e anni di esperienza per mare e ragazzini alla loro prima avventura; assisteremo agli ultimi anni di vita di tutti loro e impareremo a conoscerli, ad amarli (come il capitano Crozier, interpretato da Jared Harris), a odiarli (come Cornelius Hickey, interpretato da quella faccia da calci in bocca di Adam Nagatis), ad avere pietà di loro e delle scelte sbagliate che compiono (come Sir Franklin, cui presta corpo e volto Ciarán Hinds) o impareremo a conoscerli e, dopo averli disprezzati, arriveremo a rispettarli (ciò che accade al secondo in comando della Erebus, Fitzjames, ovvero Tobias Mezies). Questi sono solo alcuni dei vari personaggi che incontreremo a bordo della Erebus e della Terror, e non solo, perché un paio di incontri li faremo anche a terra, ma vi assicuro che, se si escludono i protagonisti principali messi in primo piano, The Terror è un’opera corale, un cupo dramma collettivo, in cui a tutti è concesso un minimo di umana pietà, di riconoscimento, di dolore per un destino così crudele.
Tutti tranne uno, dai, che sin dalla prima puntata stai lì a sperare che muoia malissimo, maledetto lui e chi lo ha fatto salire sulla nave.

Ciò che maggiormente impressione in The Terror è, tuttavia, una realizzazione tecnica cinematografica e non televisiva, nonché uno sforzo produttivo che raramente si trova anche in prodotti di punta per il piccolo schermo, persino in quelli costosi e consolidati nell’immaginario collettivo. The Terror è un’operazione colossale che magari una ventina di anni fa sarebbe stata o impossibile da mettere in scena oppure con dei rischi quasi inumani per cast e troupe. Invece oggi la vai a girare in tutte tranquillità e sicurezza in uno studio, ricostruendo gli esterni in post-produzione e riesci ugualmente a dare un’idea di realismo molto forte. Ovvio che spesso venga a galla la presenza dell’effetto speciale, soprattutto nei campi lunghi delle navi o nella resa della creatura, quella sì, abbastanza rivedibile. Ma sono dettagli, quisquilie, se si pensa a quello che è stato fatto e a come il paesaggio, in una serie come The Terror, sia forse l’elemento più importante, quello sempre in primo piano. Se una specie di orso gigante appare un po’ posticcio quelle quattro volte che si vede in dieci episodi, ce ne faremo una ragione.
Anche perché non è la bestia in quanto tale a far paura, ma le implicazioni soprannaturali e religiose della sua presenza in mezzo ai ghiacci, implicazioni che non voglio spoilerare a nessuno, sia chiaro.
Insomma, se vi piacciono le storie di mare, i grandi romanzi d’avventura, i film in costume e l’orrore soprannaturale, The Terror non potete perdervela. La amerete, vi farà paura, vi farà sentire freddo anche in una giornata piena di sole.
Certo, avrei desiderato altro per uno dei miei romanzi preferiti, avrei voluto il lusso del grande schermo e di un regista poeta come Weir. Ma fossero tutte così le volte in cui mi devo accontentare.

EDIT: Oggi usciamo in stereo, con un post sullo stesso argomento, la mia amica Kara Lafayette e io. Leggete il suo articolo che vi fa bene, dai.

 

21 commenti

  1. Alberto · · Rispondi

    Guarda, comincio stamattina che mi avanza un’ora 🙂

    1. Vedrai che te ne innamorerai!

      1. Alberto · · Rispondi

        Finito. Non sono sicuro che qualche taglio nella parte centrale non avrebbe giovato, ma il senso di attesa, l’angoscia, il mistero, insomma tutto ciò che si avverte ma non si tocca sono resi meravigliosamente. È cominciato come un capolavoro, si è chiuso come un’ottima serie. E adesso attacco Channel Zero.

  2. enricotruffi · · Rispondi

    Serie della Madonna, forse dell’anno. Il materiale di partenza era straordinario, certo, ma c’erano tantissimi modi di mandarla in vacca. Invece hanno fatto una serie di scelte azzeccate l’una dopo l’altra, in cui tutti gli elementi, da regia a fotografia a montaggio contribuiscono a un clima di terrore, disperazione e isolamento come rarissimamente si è visto sul piccolo schermo. Con un’attenzione sempre viva per le psicologie dei personaggi, le loro motivazioni e caratterizzazioni. Jared Harris enorme. (e gli altri non sono tanto da meno)

    1. La serie dell’anno, per me, rimane ancora Butcher’s Block, però questa le sta subito dietro.
      Credo che abbiano compiuto un miracolo con il romanzo di Simmons, un miracolo vero.

  3. Daniele Segalina · · Rispondi

    Adoro Simmons. Ho letto tutto. Ho adorato il romanzo. Oggi si comincia la serie. 🙂

    1. Vedrai che ti piacerà tantissimo!

      1. Daniele Segalina · · Rispondi

        Viste le prime due puntate. Mi ha preso tantissimo.

  4. Il problema di The Terror e che essendo ambientata in un posto gelido e freddo non riesce a restituire la sensazione del luogo geografico. In certe puntate (sono alla quinta) si arriva a -52 sotto zero e gli attori all’esterno camminano e respirano ,senza che si noti il fumo della bocca, senza protezioni agli occhi e al naso. Sicuramente e’ stato girato tutto in studio e i difetti sono moolto visibili. Peccato, perche’ la serie e’ intrigante, manca il realismo del “freddo”.

  5. Ciao Lucia, pienamente d’accordo..una serie TV veramente immersiva, affascinante e,scusa il gioco, agghiacciante..non una nota fuori posto, ricostruzione impeccabile e grandi attori..mi piacerebbe vedere tradotto in immagini un altro grande romanzo di Simmons, l’estate della paura che se la contende con l’IT di King!..P.S…Butchers Block è..troppo!!!

    1. Io vorrei tanto che qualcuno avesse il coraggio di portare al cinema Il Canto di Kalì, quello sì che sarebbe un sogno.

  6. Giuseppe · · Rispondi

    Purtroppo il romanzo di Simmons ancora mi manca, ma almeno così eviterò di dover fare confronti fra l’originale letterario e il prodotto televisivo (mi conforta sapere che comunque siano riusciti a realizzarne un ottimo adattamento)… c’è da dire che ho sempre trovato la spedizione perduta del capitano John Franklin assai adatta a speculazioni/affabulazioni misteriose e orrorifiche di questo livello.

    1. Sì, una spedizione dispersa nell’Artico si presta per forza a tante speculazioni di tipo fantastico. Però sia Simmons che la serie tv hanno cercato di ridurle al minimo e di far fare il resto al ghiaccio e alla fame. Per questo fa così paura.

  7. Ciao, ti volevo ringraziare perché con quel post, tre anni e mezzo fa, mi hai fatto scoprire un romanzo che considero, nel suo genere, un autentico capolavoro. E la serie, come hai detto bene, va davvero vicino a uguagliarlo. Quindi, grazie!

    1. Ciao!
      Sono contentissima di averti fatto conoscere The Terror. Più siamo ad amare questo capolavoro, meglio è 😀
      Quindi grazie a te per aver seguito il mio consiglio.

  8. Sono tra quelli che ha mancato il romanzo alla sua uscita, pur essendo un estimatore di Simmons. Il libro dovrebbe essere di imminente ristampa negli Oscar bestseller, alcuni store online lo hanno già in catalogo prenotabile, ma senza indicare la data di pubblicazione.

  9. Poiché ho tanto lavoro mi sono concessa giusto il pilota.
    Che ora funziona come un bicchiere vuoto in piena estate, non so se ho reso.
    E quindi aiuto fino a domani, quando potrò guardare l’episodio numero due.

    1. Rendi perfettamente l’idea dell’astinenza da The Terror!

  10. Chayton · · Rispondi

    Serie esente da difetti e forse, la migliore dell’anno. Ulteriori protezioni dal freddo avrebbero inficiato le colossali performance dei lord attori. E il Tuunbaq spaventa pur se lievemente posticcio.
    Non ho letto il romanzo, ma sicuramente lo farò, a costo di spingermi nel cuore dell’artico per recuperarlo.
    Bella recensione, purtroppo prodiga di spoiler; sono lieto di averla letta solo DOPO aver visto l’intera stagione.
    Un caro saluto.

    1. Comunque io non ho fatto spoiler: ho solo scritto come sono andate le vicende storiche.

  11. Chayton · · Rispondi

    Già, neanche la mia ex me ne aveva fatti sui comprimari di Spartacus, limitandosi alle vicende storiche. Hai scritto tu Nightbird, giusto? Ne ho letto un estratto. Molto fico: complimenti.

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