Brawl in Cell Block 99

 Regia – S. Craig Zahler (2017)

Tra i film visti negli ultimi giorni del 2017 e che non ho fatto in tempo a recensire prima della fine dell’anno, ecco l’opera seconda di Zahler, il regista di Bone Tomahawk, amatissimo nel 2015 e rivisto fino allo sfinimento, perché qui le cose belle si studiano. Ve lo dico subito, Brawl in Cell Block 99 è un pizzico meno interessante rispetto all’esordio di Zahler, ma solo perché ha una struttura più semplice, fatta a livelli, con il nostro protagonista Bradley (Vince Vaughn) che deve procedere di difficoltà in difficoltà per raggiungere un determinato obiettivo, attraverso due prigioni e svariati brutti ceffi da eliminare. Bone Tomhawk aveva quella commistione straordinaria tra western e survival horror che lo rendeva un oggetto unico al mondo. Questo è “soltanto” un prison movie ultra violento, dove si capisce che gli eccessi gore del primo film di Zahler erano lì per restare e accompagnarlo durante la sua carriera e suon di teste fracassate e pistolettate in faccia, per cui sì, abbiamo un nuovo eroe da seguire con passione.

Bradley è un corriere della droga, ex pugile ed ex alcolizzato, che finisce in prigione per colpa di una consegna andata a puttane. Ha una moglie incinta (Jennifer Carpenter) che lo aspetta a casa e vorrebbe soltanto scontare la pena nel modo più tranquillo possibile, ma qualcuno ha altri piani per lui: gli uomini del boss per cui andava effettuata la consegna rapiscono la moglie e fanno sapere a Bradley che, se non ucciderà un tizio rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, lei e la bambina che ancora deve nascere, faranno una pessima fine. A Bradley non resta che farsi trasferire dalla struttura di media sicurezza in cui si trova in quella specie di dungeon medievale che è il Cell Block 99 del titolo.

Come dicevamo prima, la struttura è molto lineare: abbiamo un protagonista obbligato a farsi strada a suon di pugni, prima da un carcere a un altro, poi da un blocco a un altro dello stesso carcere, per salvare a distanza la propria famiglia, che nel frattempo è ostaggio nientemeno che di Udo Kier.
Brawl in Cell Block 99 è anche un film lungo, se si pensa che di solito questo genere di opere sono brevi, rapide e concentrano l’azione in un arco narrativo il più possibile contenuto. Zahler, come anche in Bone Tomahawk, va in controtendenza e lascia che il suo film sia libero di respirare. Infatti, Bradley va in prigione dopo quasi un’ora e tutto quello che abbiamo visto in precedenza non ha un rapporto diretto con quello che dovrà fare una volta lì, ma ce l’ha con il personaggio, ci permette di capirlo meglio e di essere con lui quando si trasforma in una macchina da guerra.

Per essere un regista d’azione, Zahler tiene moltissimo ai dialoghi, all’approfondimento, ai sentimenti dei suoi protagonisti. È quindi una bestia rara, nel cinema contemporaneo all’insegna della velocità a tutti i costi, un cinema che vive nel terrore che il pubblico si possa annoiare, un cinema che preferisce tagliare piuttosto che fermarsi a riflettere. Zahler taglia pochissimo, anche nelle scene più concitate; gran parte dei numerosi combattimenti disseminati in giro per il film sono risolti in un paio di inquadrature, altri addirittura in un unico piano sequenza perfettamente coreografato, con Vaughn che si fa picchiare e picchia senza controfigura e tutti gli effetti speciali fatti dal vero.
Quando Brawl in Cell Block 99 diventa una vera e propria carneficina, tutto il lavoro accumulato prima da Zahler sul personaggio di Bradley, sul contesto, sul suo carattere, le sue motivazioni e sì, anche sul suo modo di muoversi in combattimento, pesa tantissimo sulla resa finale, ed è il peso che fa la differenza tra un filmetto d’azione DTV usa e getta e uno che non si dimentica.

Si notava anche in Bone Tomahawk, ma quella era un’opera più corale, qui abbiamo un uomo solo al comando del film intero, con delle spalle eccellenti, certo (dove c’è Don Johnson ci sono sempre anche io), ma pur sempre da solo e, se non siamo qui soltanto per le botte, dobbiamo essere nella testa di quest’uomo, pensare come lui, condividere la sua personale ordalia e capirlo a fondo. Altrimenti, come ho letto da qualche parte in giro, Brawl in Cell Block 99 sarebbe l’ennesimo B movie carcerario e basta. Ciò che lo distingue è la cura con cui è realizzato, e non parlo da un punto di vista tecnico, ma della scrittura, della capacità di Zahler (anche sceneggiatore, come sempre) in quanto narratore di personaggi nobili in situazioni che di nobile non hanno niente, di figure umane che si fanno portatrici di un’etica ferrea e la sostengono pagando il prezzo altissimo di ogni loro azione.

For me, it’s about spending the same moments on character beats that I’d spend on the violence and the moments of comedy. They get the same focus, because I’m interested in all of them, and I want to give them an evenhandedness. I’m going to have the characters talk about their failing marriage for eight minutes, but then I might also have someone getting a beatdown for a similar amount of time.
Trovo molto interessanti queste parole dello stesso Zahler, che fanno parte di un’intervista che potete leggere integralmente qui (E grazie all’amico che me l’ha segnalata). Nel film c’è davvero un dialogo di otto minuti in cui si parla di un matrimonio a rischio di andare in pezzi e ci sono sequenze di lotta che durano anche più di otto minuti. C’è persino un lungo campo medio di Bradley seduto sulla sua brandina in cui non succede assolutamente nulla e altre inquadrature che sono di pura suggestione. E tutti questi elementi hanno lo stesso peso nell’economia del film: non ci sono riempitivi, non ci sono tempi morti, perché il tempo morto, in un film, non è un passaggio non essenziale, ma un passaggio a cui il regista non dà la stessa importanza degli altri.

Poi qualcuno troverà il film noioso, qualcuno dirà che è lento, qualcun altro dirà che va visto solo per le facce maciullate a calci contro il pavimento e per la violenza che si spinge davvero oltre ogni limite, soprattutto negli ultimi venti minuti. Ma io credo che Brawl in Cell Block 99 vada la pena di essere visto proprio perché è un film d’autore mascherato da cinema di serie B e forse il suo destino sarà quello di inorridire gli oltranzisti del cinema d’autore e di far addormentare i fan di quello di serie B.
Esiste però anche una categoria di spettatori che non si accontenta ed è proprio a loro che Brawl in Cell Block 99 è rivolto, e a tutti quelli che hanno amato Bone Tomahawk nonostante non siano riusciti a trovare una parola con cui definirlo.

 

 

6 commenti

  1. enricotruffi · · Rispondi

    Due ore di lenta e approfondita costruzione narrativa, per poi mostrare le scene di violenza più dure e realistiche degli ultimi anni, magari annoierà qualcuno ma per me questo è cinema che conta, che fa rima con Siegel e Aldrich e altri grandi. Anch’io gli ho preferito Bone Tomahak, ma direi che Zahler è già una garanzia.

  2. Bone Tomahawk era un film unico nel suo genere e realizzato in maniera divina. Questo non l’ho visto, ma dato che c’è lui alla regia e dopo la tua recensione, penso che lo guarderò volentieri.

  3. Maxnataeleale · · Rispondi

    Finito ora! L’avevo puntato tempo fa grazie ad un tweet di scott adkins ma dopo la tua recensione mi sono deciso a recuperarlo:l ho adorato dal primo all’ultimo minuto. Un grandissimo Vince Vaughn e Zahler

  4. Piaciuto, miscuglio strano. Bello il protagonista le sue reazioni che vengon rese credibili così come il suo percorso (che non va da nessuna parte). Poi diventa Riki-oh, e boh, che dire, a me l’era piaciuto, checchè paia fuori luogo con il resto del film.

  5. Mi è piaciuto addirittura più di Bone Tomahawk, e proprio per la sua essenziale linearità. E le sequenze ultraviolente sì, eppure stilizzate, con la macchina da presa che si muove pochissimo, sono pezzi di bravura. Io ho spesso problemi con la durata e il passo dei film, ma non l’ho trovato nè lungo nè lento. Vaughn è eccezionale, e Don Johnson e il suo sigaro non sono da meno.

    1. Diciamo che a me Bone Tomahawk è piaciuto di più per l’ambientazione e anche per il mix tra generi che non è poi così consueto. Forse questo l’ho trovato un filo più convenzionale, ma si tratta comunque di un grandissimo film.

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