Thelma

 Regia – Joachim Trier (2017)

Prima di leggere, ripetete con me: “Questo film è stato scelto dalla Norvegia per rappresentare il paese agli Oscar 2018”. Ovviamente non sappiamo ancora se entrerà nel novero dei film candidati, ma il punto non è prendere o non prendere la nomination, bensì avere alle spalle un’industria cinematografica che arriva a credere in un film di questo tipo a tal punto da sceglierlo come biglietto da visita per una vetrina internazionale che sarà pure una pagliacciata e quello che volete, ma offre a certi film una visibilità altrimenti impensabile.
E cosa ti vanno a scegliere i norvegesi? Un thriller soprannaturale.
Elegantissimo, certo, d’autore, logico, ma pur sempre con al centro della vicenda una giovane donna dotata (forse?) di poteri che vanno al di là della nostra comprensione. In una delle tante recensioni su Imdb, si arriva addirittura a dire che Thelma è il miglior film sugli X-Men mai realizzato e, al netto del giudizio iperbolico e un po’ provocatorio, se i prossimi venturi New Mutants prendessero una strada simile a quella di Thelma, non è che la cosa mi farebbe proprio schifo.

Ma se continuo a parlare di soprannaturale e supereroi rischio di trarre in inganno voi e di non rendere giustizia al film, che ha la peculiare caratteristica di muoversi su vari terreni già battuti tante volte da altri per usarli come ingredienti di un qualcosa di unico. Non cominciate a vedere Thelma con delle aspettative, neanche con quelle derivate dal mio post, perché saranno quasi tutte disattese.
Thelma è una giovane donna che ha appena lasciato casa e genitori in provincia per andare a studiare all’università a Oslo. È un po’ timida, chiusa, introversa e ha quindi difficoltà a fare delle nuove amicizie. Aggiungete che suo padre e sua madre le stanno parecchio addosso anche a distanza: la chiamano in continuazione, controllano gli orari delle sue lezioni, possiedono l’accesso agli account dei suoi profili social, pretendono di sapere ogni cosa della sua vita, persino quello che mangia, nei dettagli. Da qualche dialogo viene fuori che la famiglia di Thelma è molto religiosa e, anche se la ragazza è andata a studiare biologia, tira persino una brutta aria di creazionismo dalle parti di casa sua. Ma, attenzione, perché il rapporto tra Thelma e la sua famiglia non è affatto conflittuale; al contrario ci sono affetto complicità, soprattutto con il padre.

L’università tuttavia offre a Thelma l’occasione del distacco, della scoperta del mondo e, soprattutto, della scoperta di se stessa. Un giorno, mentre se ne sta a studiare in biblioteca, ha quello che somiglia a un attacco epilettico. Ma ai medici che le chiedono se soffra di epilessia, Thelma risponde in maniera negativa.
Una sua compagna di corso presente al momento dell’attacco, Anja, va a cercare Thelma mentre si allena in piscina qualche giorno dopo e le chiede come sta e la reazione di Thelma a questo gesto nei suoi confronti è commovente: vediamo la ragazza sciogliersi letteralmente, come se fosse la prima volta in vita sua che qualcuno le rivolge una parola gentile. Da lì a innamorarsi di Anja il passo è molto breve, ma niente affatto facile.
L’attrazione sessuale nei confronti di un’altra donna, ricambiata, e la rigida educazione cristiana ricevuta da Thelma sono infatti una miscela esplosiva che risveglia in lei delle capacità dimenticate dai tempi dell’infanzia. E forse quegli attacchi all’apparenza epilettici di cui soffre ogni tanto non hanno poi molto a che spartire con l’epilessia.

I rimandi a Carrie sono abbastanza evidenti, ma si tratta di reminiscenze di facciata, che incidono più sulla struttura esteriore del film che sulla sua essenza. Thelma non è un personaggio estremo come Carrie, è un po’ impacciata e ingenua, non del tutto a suo agio in mezzo a gruppi numerosi di persone e comunque molto distante dal caso umano di King e De Palma. Che sia problematica è vero, ma lo nasconde abbastanza bene e il problema, in questo caso, non è tanto l’emarginazione o il rapporto con un contesto sociale crudele, quanto il liberarsi da condizionamenti culturali inculcati a suon di preghiere e punizioni dai primi giorni della sua vita.
Thelma ha dei poteri che non sa di avere e che, quando capisce di averli, non è in grado di gestire; Thelma ha una sessualità che non sospettava di avere e che, quando scopre di averla, non è in grado di gestire. A questo va aggiunto l’oppressione subdola esercitata dai genitori nei suoi confronti e mischiata al timore che le sue capacità fuori del comune si manifestino di nuovo. Ce n’è abbastanza per mandare una ragazza dell’età di Thelma fuori di testa e infatti poco ci manca.

Si tendono di solito ad associare alla cinematografia del paesi del Nord Europa una freddezza e un distacco che temo siano più dovuti alle ambientazioni in cui questi film si svolgono che ai veri e propri contenuti dei film, ma se c’è un’opera pronta a sfatare questo mito è proprio Thelma.  Trier infatti sfrutta i paesaggi glaciali e innevati soltanto in apertura e in alcuni flashback del suo film, mentre il presente è caldo, quasi solare, per quanto può permetterlo una vicenda cupa come quella narrata. Ma non è soltanto un fatto esteriore, nonostante abbia il suo peso: Thelma è un film con un nucleo emotivo incandescente e di un erotismo di una potenza tale da far stramazzare al suolo, reso in maniera elegante, senza un briciolo di volgarità ma comunque centrale alla storia. Siamo sempre all’interno del coming of age, e la scoperta del sesso e, nel caso specifico, dell’omosessualità è preponderante sia nello sviluppo della protagonista che nell’emergere dei suoi poteri, che si scatenano quasi sempre in concomitanza con un’esperienza di carattere erotico.

Strega, posseduta, puttana, lesbica. Capiremo, andando avanti con il film, che i poteri di Thelma hanno origini lontane, che non è l’unica donna della sua famiglia ad averli, che nel suo passato si nascondo eventi traumatici, responsabili di aver segnato in profondità i suoi genitori e di aver inciso nel loro rapporto con la figlia, che dietro l’affetto, reale e sincero, anche se ricattatorio, c’è dell’altro, qualcosa di oscuro e morboso. La liberazione di Thelma, e di quel potere enorme che porta dentro di sé, passa per forza attraverso il distacco da quelle due figure silenziose e autoritarie che l’hanno messa al mondo e, come sempre accade nei processi di crescita, sarà un distacco doloroso e violento.

Come dicevamo prima, sono tematiche già viste in altri film, solo che Trier le mette in scena scavando così a fondo nella sua protagonista che tutto appare nuovo, fresco, portato alla luce con una brillantezza geometrica e con un linguaggio che usa i codici del cinema di genere per inserirli in un impianto da grande cinema d’autore. Thelma è una meraviglia per gli occhi e un continuo colpo al cuore; in alcuni momenti, come quando i dottori cercando di indurre una crisi epilettica in Thelma, in una scena che richiama L’Esorcista, diventa un horror puro, spaventa, inquieta, fa accapponare la pelle e raggomitolare sulla poltrona; in altri, la dolcezza disarmante della giovane e bravissima Eli Harboe, lo trasforma in una storia d’amore adolescenziale di rara delicatezza; in altri ancora, l’erotismo di cui parlavamo prima esplode e brucia tutto ciò che esiste in campo.
Sarebbe bello se Thelma ottenesse la nomination perché significherebbe un minimo di visibilità internazionale e, forse, anche un’uscita da queste parti. Credo siano questi i film per cui fare il tifo e appassionarsi, credo siano queste le opere che alla fine riescono a riconciliarti con un’idea di cinema radicale e non semplicistico, un cinema che si prende dei rischi e affronta delle sfide, facendole di conseguenza affrontare anche allo spettatore.
È il cinema che ancora riesce a farmi innamorare, è il cinema per cui continuo a scrivere, è il cinema per cui vale la pena avere uno sguardo non anestetizzato e assuefatto alla norma.

8 commenti

  1. Il cinema nordico vorrei esplorarlo meglio, perché proprio come dici tu è freddo solo di ambientazione, il resto riesce a tirare fuori un’umanità e una dolcezza fuori dal comune. Mi riferisco soprattutto a Lasciami Entrare (quello originale, non il remake USA).
    Sarebbe una bellissima cosa se film di questo tipo avessero più visibilità e se fossero maggiormente riconosciuti, ma parlo anche di molti film che ho scoperto su questo blog e che in pochi si cagano. Tipo, che so, un These Final Hours 😅

    1. Infatti questo film ha molte cose in comune con Lasciami Entrare e potrebbero essere quasi due storie “gemelle”.
      Purtroppo il destino dei film indipendenti è quello di essere dedicati a una nicchia di appassionati. Poi negli ultimi anni il divario tra blockbuster e cinema indipendente sta diventando sempre più ampio e incolmabile.

      1. Poco male, dopotutto. Almeno si fa parte di un gruppo ristretto, cazzuto e di qualità 😉

        1. E da qui parte la resistenza 😀

          1. 👊🤘👊🤘

  2. Se The Shape of Water è stato accolto così bene, nonostante sia un horror fantascientifico, perché non dovrebbe ricevere la nomination questo film? Almeno così i critici la smettono di snobbare queste perle. E onore alla Norvegia che ha deciso di credere in questa pellicola.

  3. Purtroppo non ce l’ha fatta a finire nella shortlist dei possibili candidati agli Oscar.
    E per fortuna con i film degli X-Men ha ben poco a che fare. 🙂

    In ogni caso un gioiellino da non perdere.

  4. Giuseppe · ·

    Per la notte degli Oscar i Norvegesi hanno proposto quest’originale -e rimasto senza nomination: l’Academy dimostra la solita lungimiranza- thriller soprannaturale… quando potremo finalmente permettercelo anche NOI il coraggio di fare scelte del genere? Nell’attesa, duri e puri continuiamo a resistere 😉

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