The Assignment

 Regia – Walter Hill (2016)

Alla fine, la distribuzione italiana di questo film (che da noi avrebbe dovuto chiamarsi Nemesi) è stata rimandata a data da destinarsi, quindi a mai o, se siamo fortunati, all’estate prossima, perché un film di Walter Hill è impensabile che esca in un momento affollato di film “importanti”. Le ragioni di questa sospensione sono sconosciute: era tutto pronto per il 27 luglio, cioè per ieri, e poi niente, il film in sala ve lo scordate, potete prendervela in quel posto o ricorrere alla pirateria. Ricorrervi in queste circostante, a mio parere, è solo opera meritoria e di pura resistenza cinematografica.
Nel mentre, i blogger che hanno ben pensato di piratare il film quando c’era ancora la possibilità di vederlo in sala, lo hanno stroncato con tanta gioia e tanta sagacia (quante battute di incommensurabile raffinatezza nelle loro flatulenz… ehm, recensioni) che per forza doveva essere un buon film.
E infatti, ma tu guarda, lo è!
Siete sorpresi? Non dovreste: è un film di Walter Hill e su Imdb ha la media del 4,5, garanzia di qualità. Ma, a parte questo, è davvero un’opera originale, a suo modo provocatoria, un film che si inserisce alla perfezione nel solco della filmografia di Hill, molto più coerente con i suoi film precedenti anche rispetto a Bullet to the Head. Anzi, possiamo dire che il film con Stallone era coerente con una faccia della carriera di Hill, quella più votata al cinema commerciale, era figlio dell’Hill che aveva inventato il buddy cop movie, insomma; The Assignment discende invece dal cinema di Hill più astratto e, passatemi il termine, fantastico.

“I liked its audacity, and its potential to be … this always sounds patronizing, but a kind of really terrific B movie. You know, the kind of movie that doesn’t get much love when it comes out, but you love watching it on TV years later, much more than you do the ‘big’ movies of the day.”
Così parla Hill della sceneggiatura in una recente intervista a Rolling Stone, che definisce The Assigment “controversial”, perché accusato più volte di transfobia. Ovviamente sono cazzate, ma andiamo con ordine, partiamo proprio dalle parole di zio Walter: audace è un termine che mi piace molto; centra in pieno l’essenza di The Assignment, ma attenzione, perché Hill gli affianca subito B movie. Ed è molto interessante questo accostamento tra audacia e serie B, come se fossero i film marginali ad avere il coraggio di fare cose che il cinema mainstream, di solito più educato, non può e non vuole fare.
Ecco, The Assignment è un B movie ed è audace come solo la migliore serie B riesce a essere. Possiamo discutere ore intere sui motivi che hanno relegato Hill in un determinato tipo di circuito, ma una cosa è certa: anche quando ha lavorato con grandi budget, il regista ha sempre avuto la tendenza a sporcarsi le mani con la serie B. Persino quello che per molti è il suo capolavoro, Strade di Fuoco, ha una struttura da B movie nobilitata dalla sperimentazione linguistica. In maniera molto simile ai grandi distruttori di generi cinematografici degli anni ’60 (uno su tutti: Robert Aldrich), Hill flirta con la serie B, può essere confuso con un regista di serie B, ma ha una personalità così forte che imprime il suo marchio anche nelle opere minori.

È un minore, The Assignment? Certo che lo è. Bisogna rassegnarsi all’idea di un Walter Hill che farà film minori fino alla fine della sua carriera. Credo sia normale per quasi tutti i registi della sua generazione, soprattutto per quelli che hanno perso da almeno vent’anni la capacità di far presa sul grande pubblico. Ma l’appartenere alla schiera sempre più nutrita dei minori non rende The Assignment un fallimento, tutt’altro. Il problema è la memoria o la mancanza di essa, che porta a una scarsissima comprensione del cinema di Hill nel suo insieme. Il problema è che viene richiesta al film una verosimiglianza impossibile, senza capire che a Hill della verosimiglianza in quanto tale non è mai interessato molto.
Per questo ho usato la parola fantastico. Se siamo disposti ad accettare che una saga come quella di Fast & Furious abbia perso qualunque aggancio con la realtà e sia diventata un fantasy a tutti gli effetti, non vedo perché non possiamo accettare la stessa cosa in The Assignment, tanto più sapendo che Hill di fantasy ne ha già diretti almeno un paio e, a maggior ragione, considerando quanto il suo linguaggio sia stato influenzato da quello dei fumetti sin da I Guerrieri della Notte, il cui director’s cut uscito in home video nel 2005, contiene degli inserti animati proprio nello stile dei fumetti tra una sequenza e l’altra.


Questi inserti sono presenti anche in The Assignment: il soggetto del film risale addirittura al 1978, col titolo di Tom Boy (inizialmente, infatti, il film si chiamava così) e Hill ne aveva acquistati i diritti, ma non se ne era fatto più nulla, tanto che il regista aveva pensato di realizzare da quel soggetto una graphic novel.
Quando poi, un paio d’anni fa, il progetto ha trovato un produttore, Hill ha deciso di mantenere l’ispirazione fumettistica originaria. Alla fine The Assignment è il film più fumettistico di Hill, solo che se fosse uscito con il titolo di Sin City, tutti si sarebbero strappati i capelli gridando al miracolo e al genio, senza considerare che quel tipo di inquadrature che paiono estrapolate dalle pagine di un fumetto, Hill le fa più o meno dalla fine degli anni ’70 e, se ci vuole ritornare nel 2016, nessuno ha il diritto di rompergli le palle. Non so se mi spiego.

Vero è che bisogna accettare l’assurda premessa alla base di The Assignment per godersi il film: un killer a pagamento (Michelle Rodriguez) che viene rapito da una dottoressa a cui ha ucciso il fratello (Sigourney Weaver) e sottoposto a un’operazione chirurgica che lo trasforma in una donna. Ma ci vuole tanto ad accettare una premessa assurda quando accettiamo mostri alti venti metri, clown assassini, robottoni giganti e killer mascherati che non muoiono mai? Certo, The Assignment è un noir e il noir passa per un genere realistico. Prima di tutto non è vero neanche per sbaglio che il noir è realistico, semmai il contrario, ma non mi va di complicare ulteriormente il discorso e già il post è lungo; inoltre, quando mai Hill ha diretto un film improntato al realismo più stretto? Quando gliene è mai fregato qualcosa del realismo? Hill è essenziale e rigoroso, ma è sempre stato un regista che viveva di astrazioni, tanto da finire per sottrarsi a qualsiasi riferimento spazio-temporale. E infatti The Assignment ha appena una vaga ambientazione metropolitana e brilla per la mancanza di una collocazione in un’epoca precisa, che sì è contemporanea ma fino a un certo punto per tutta una serie di dettagli a cui però tocca prestare attenzione, invece di soffermarsi su un paio di full frontal di Michelle Rodriguez e sghignazzare perché nei minuti iniziali ha il pene. Quante matte risate, eh? Neanche alle medie, critici della domenica.

Al di là delle battute da caserma (che uno si aspetta, dato il livello intellettuale di certi soggetti), The Assignment ha forse il difetto di una Rodriguez poco credibile quando deve interpretare un uomo, e non perché lei non sia brava, ma perché il trucco, la barba e i vestiti non sono sufficienti a nascondere i suoi tratti femminili. Perché il punto non è il realismo, quanto la credibilità in un contesto che reale non è: una volta appurato che The Assignment non si svolge nel nostro mondo (come quasi tutti i noir, ma non ditelo ai battutari di professione), bisogna soltanto rendere le situazioni vissute dai personaggi coerenti con la narrazione. A parte quella piccola (o grande, a seconda del vostro punto di vista) pecca iniziale, The Assignment fila come un treno, garantisce intrattenimento di alto livello e ha quel paio di sequenze da mettere nei manuali alla voce “come si gira un film d’azione”.

Ci sarebbe anche da approfondire la questione, controversa e complessa, dell’identità di genere, che viene affrontata da Hill in maniera tale da offrire tutta una serie di spunti niente affatto ovvi e con una lucidità superiore a molti altri film con pretese più alte e patacca d’autore appiccicata sopra. Ma sono perle ai porci, come tutto il film, del resto.
Non fatevi influenzare dalle scimmie urlatrici e provate a dare un’occasione a The Assignment: non sto difendendo un regista che amo, sto cercando di dare il giusto peso a un’opera che ha ricevuto critiche immotivate e strumentali.

E con questo abbiamo finito sul serio (Supernova era una finta) ed è l’ora del sondaggio sul prossimo regista di cui provare a trattare l’intera filmografia. Mi avete fornito un sacco di spunti, per cui sarà un sondaggio con diverse risposte.

18 commenti

  1. Nessuno ha ipotizzato, naturalmente, che questo film si svolga nello stesso continuum, per così dire, di Strade di Fuoco.
    No, naturalmente no. Troppo impegnati a fare battute da caserma.

    1. Non lo hanno visto, Strade di Fuoco 😉

      1. Che vita vuota e inultile…

      2. ❤ ❤ ❤ ❤

  2. Per la carità, mai mettere un noir da recensire nelle mani di chi avrà letto tre/quattro libri e consumato cinema dal 2000 in poi

    1. Ma già un film del 2000 è troppo “vecchio”.

  3. Blissard · · Rispondi

    Ero certo che il film ti sarebbe piaciuto, nonostante a quanto pare non sia piaciuto quasi a nessun altro.
    E’ un film minore, ma avercene di film minori così. Su RYM la media di 2.48 su 5 è più onesta di quella su IMDB; ma in verità l’hanno votato solo in 16, e la mia è l’unica recensione presente: pare lo stiano facendo apposta a farlo passare completamente inosservato.

    1. Io temo non sia più un cinema adatto ai gusti dei contemporanei. Vorrei sbagliarmi, ma chi ha vent’anni ora ha una memoria cinematografica ferma all’inizio del secolo.

  4. Sono sempre troppo magnanimo!

  5. Alberto · · Rispondi

    Più ci ripenso e più mi piace questo Assignment. Il mio voto nel sondaggio lo sai, a sorpresa sta vincendo Fuller, che comunque mi starebbe bene anche solo per leggere un tuo pezzo su Il corridoio della paura (a proposito, sai se è mai uscita una traduzione italiana del romanzo di Avallone?)

    1. Sai che non ne ho la più pallida idea e mi cogli impreparata? E, a proposito di libri, La Corsa dei Topi è una cosa divina, una lettura davvero speciale. Sono felicissima che tu me l’abbia consigliato.

      1. Alberto · · Rispondi

        Mi fa molto piacere. D’altra parte è un microrisarcimento per tutti i consigli ricevuti.

  6. Che figli della Merda, spero arrivi presto in sala.

    Il mio voto è per Siegel

    1. Ma proprio figli prediletti della Merda 😀

  7. Giuseppe · · Rispondi

    Insomma, hanno deciso che questo ultimo Hill in sala proprio NON lo dobbiamo vedere (e via di torrente e compagnia bella, allora, che aspettare che eventualmente lo piazzino a ferragosto del prossimo anno non mi pare una grande idea)…
    Il mio voto, ovviamente, so già dove indirizzarlo 😉

  8. Ho votato Fuller, dato che, oltre a essere un grande, è stato il regista che ha diretto Mark Hamill nell’unico film in cui non è un Cavaliere Jedi….

    1. E hai fatto bene!

  9. “Fast and Furious è diventato un fantasy”. Mai parole furono più azzeccate.
    Comunque io spero ancora che qualcuno di buon cuore porti questa pellicola in Italia. Mi piace molto il fatto che tu abbia specificato che il noir non è realistico. Questa è una cosa verissima che molta gente tende a dimenticare. Soprattutto tende a dimenticare che queste storie devono essere credibili non realistiche (tipo “La donna che sapeva troppo” che ho finalmente recuperato dopo tanto tempo).
    Ottimo lavoro con questa recensione.

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