Ciclo Zia Tibia 2017: C.H.U.D.

 Regia – Douglas Cheek (1984)

Il miglior B-movie di cui non conoscete neanche l’esistenza. Questa potrebbe essere la definizione più calzante per C.H.U.D, opera prima (e unica) del montatore di documentari Cheek. Come mi ha detto il mio amico Davide su Facebook, un filmetto di classe. Per serate ad alto contenuto intellettuale, aggiungo io. Il perfetto esemplare da Ciclo Zia Tibia.
Lo conoscono in pochi, anche se negli Stati Uniti si è ritagliato un certo seguito nel corso degli anni e si è parlato parecchie volte di un remake, al quale è stato addirittura legato il nome di Rob Zombie. In Italia credo sia passato di sfuggita qualche volta in tv e non ho idea se sia mai stato distribuito in sala. Chiedo aiuto a quelli più bravi di me in questo tipo di ricerche, magari loro riescono a ricostruire la storia della distribuzione nel nostro paese di questo film minuscolo. Ne parliamo perché, qualche giorno fa, è venuto a mancare John Heard, protagonista di C.H.U.D. e indimenticabile volto di tanto cinema anni ’80 e ’90. Mi sembrava giusto ricordarlo a modo mio, anche se non sono sicura che sarebbe contento di essere ricordato proprio per questo film di serie B che più serie B non si può. Ma va bene lo stesso, anche perché a passeggiare nelle fogne insieme a lui alla ricerca di mostri, c’era anche Daniel Stern, con cui avrebbe condiviso, nel 1990, il set di una commedia famosissima.

Ma prima che Heard dimenticasse suo figlio a casa e prima che Stern tentasse senza successo di fare irruzione in quella stessa casa, c’era stato C.H.U.D., che è un acronimo dal doppio significato, uno dei quali è un gigantesco spoiler e quindi ve lo risparmio, mentre l’altro sta per Cannibalistic Humanoid Underground Dweller, mostriciattoli schifosi divoratori di carne umana che vivono nelle fogne di New York.
Comincia con una donna che porta a spasso il suo cagnolino nel cuore della notte, un tombino che si schiude lentamente, un artiglio che esce, afferra la povera donna per la caviglia e la trascina nel sottosuolo con tutto il cane. Sapremo solo dopo che si tratta dell’ennesimo caso di persona scomparsa a New York nelle ultime due settimane. Si tratta quasi esclusivamente di senzatetto, gente che vive nelle fogne e nei condotti della metropolitana, sparizioni che passano inosservate a tutti, tranne che al reverendo della mensa dei poveri (Stern) e a un ex fotografo di moda che ha abbandonato le luci della ribalta per realizzare un servizio proprio sui senzatetto della città.
A loro si unisce un poliziotto alla ricerca della moglie, uscita una sera e mai più tornata a casa.

Le indagini sono però ostacolate dal capo della polizia e dalla NRC (Nuclear Regolatory Commission). Pare infatti ci sia una brutta storia di scorie nucleari stoccate proprio nella fogne di New York, e lasciate lì in attesa di essere trasferite altrove. E forse sono proprio queste scorie ad aver causato il proliferare degli umanoidi, che non sono altro se non i senzatetto mutati in seguito alle radiazioni. Ma vi giuro che è anche meglio di così, perché la popolazione degli abitanti delle fogne e dei sotterranei sta diminuendo rapidamente e le creature zannute e dagli occhi luminosi iniziano a salire in superficie attaccando tutto ciò che si muove.
È da segnalare anche la presenza di un giovane e quasi esordiente John Goodman che interpreta un poliziotto così sfortunato da fermarsi a mangiare in una tavola calda proprio prima dell’irruzione dei mostri.

C.H.U.D. è un film molto bizzarro: è rozzo nella messa in scena, esteticamente poverissimo, con alcune sequenze (quella della doccia su tutte) che sono di pura exploitation, eppure in alcune circostanze diventa addirittura verboso, pieno di dialoghi lunghi dalla dubbia utilità e persino qualche velleità da denuncia sociale e reminiscenze da eco vengeance anni ’70. Considerando tutto questo alla luce della filmografia successiva di Cheek, da montatore, la cosa stupisce fino a un certo punto: i documentari a cui ha partecipato hanno tutti una forte impronta politica. E anche C.H.U.D. nel suo piccolo tenta, per quanto goffamente, di parlare di emarginazione sociale, ecologia, distinzioni tra morti di serie A di serie B. Individua infatti una sorta di New York parallela, anzi sotterranea, dove si muove un’intera popolazione di reietti e dove le autorità scaricano, consapevolmente, dei materiali pericolosissimi, tanto al massimo chi ci rimette sono persone di cui nessuno sentirà mai la mancanza. E, a parte queste considerazioni, c’è un ulteriore sottotesto sull’incapacità del potere di pensare a lungo termine, di prendersi le responsabilità delle proprie azioni, di saper risolvere un problema, preferendo insabbiarlo e tamponarlo, fino a quando sarà costretto a occuparsene qualcun altro.

Nulla che turbi la natura sporca e pauperistica dell’operazione, per carità. C.H.U.D. è soprattutto un film lurido, dove la sporcizia delle fogne si appiccica addosso ai personaggi in una patina unta e sudaticcia e non li lascia per tutti i 96 minuti di durata, dove anche a volersi fare una doccia per lavare via quel sudiciume si va a finire inzuppati di sangue. L’ultimo terzo del film è interamente immerso nei liquami e tra i rifiuti radioattivi, le schifezze che si trovano nella rete fognaria di una grande città e i resti umani sparsi in giro per i tunnel, c’è davvero di che sentirsi puzzolenti solo a guardare lo schermo. Un dettaglio troppo insistito per non essere voluto.

Alla fine, C.H.U.D. è un film che mi fa sempre una gran tenerezza, perché nel suo essere un prodotto di infimo livello, ci prova a elevarsi, a non accontentarsi, a voler raccontare comunque una storia che sia rilevante e significativa, a mettersi dalla parte dei deboli e degli sfigati, di chi è viene sempre lasciato solo.
Che poi non ci riesca, o ci riesca solo in parte, non ha poi questa importanza spropositata, perché C.H.U.D. fa parte della schiera dei miei piccoli cult personali, a cui voglio un bene dell’anima e che mai e poi mai mi stancherò di rivedere.

 

4 commenti

  1. Non conoscevo, recupero

  2. Giuseppe · · Rispondi

    Grezzo quanto si vuole ma, a modo suo, C.H.U.D. cerca davvero di essere anche un film di denuncia a vario livello riuscendo qua e là a piazzare delle mazzate non indifferenti…

    1. Ci provava, almeno. E comunque, come horror di serie B funziona ancora benissimo 😉

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Eccome se funziona 😉

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