Meg 2: The Trench

Quando vi ho parlato del primo romanzo della serie Meg, ho accennato l’ipotesi di leggermi in inglese tutti e cinque i libri e parlarvene qui: d’altronde, se non ci si occupa su questo blog di una saga con protagonista uno squalo preistorico albino gigante, in quale altro luogo se ne dovrebbe parlare? Purtroppo, se il primo Meg è ancora rintracciabile in italiano da qualche parte usato, dal secondo in poi, si è obbligati ad affrontare la lettura in lingua originale. The Trench è stato tradotto da noi nel 2001, con il titolo Minaccia dagli Abissi, ma per quanto io abbia provato a rintracciarlo (e credetemi, ci ho provato) è praticamente impossibile procurarselo, a meno che non vogliate spendere la bellezza di 32 euro. Magari qualcuno di noi avrà fortuna, andando a spulciare tra le bancarelle, unici luoghi in cui questi romanzacci per perdigiorno possono ancora essere reperiti. A partire dal terzo volume della serie, Primal Waters, non ci si è neanche più disturbati a tradurlo in italiano.
È un peccato, perché si tratta di romanzi scorrevoli e divertenti, un misto molto ben calibrato di avventura e horror, con un tocco di cripto-zoologia che non guasta mai. Alten non è una penna raffinata, ma per raccontare di bestiacce dal profondo degli abissi che mangiano tonnellate di carne umana, non serve poi tutta questa raffinatezza, basta essere efficaci, andare dritti al punto e, soprattutto, non rendere monotona una narrazione che rischia di diventare sempre uguale a se stessa.
Ecco, Alten è molto bravo in questo e, per una lettura estiva, disimpegnata ma non decerebrata, The Trench è il romanzo perfetto.

Meg terminava con l’uccisione “dall’interno” del megalodonte gigante e la cattura del suo cucciolo, una femmina chiamata Angel e rinchiusa in un’enorme laguna artificiale per diventare un’attrazione turistica.
The Trench comincia quattro anni dopo i fatti del primo romanzo: Angel è diventata un mostro di ragguardevoli dimensioni ed è la fonte principale di introiti dell’Istituto Oceanografico Tanaka, di proprietà del suocero del protagonista, il paleontologo e pilota di sommerginili Jonas Taylor, che dopo aver sposato Terry e aver messo Angel in condizione di non nuocere, avrebbe tutte le ragioni per stare tranquillo. E invece no: i parenti delle vittime del megalodonte gli hanno fatto causa, sua moglie ha perso un bambino, e lui manifesta tutti i sintomi dello stress post-traumatico. Ha infatti degli incubi quasi tutte le notti, che lo vedono morire sul fondo della Fossa delle Marianne, dove tutto è cominciato, insieme alla moglie. Sta anche rimpiangendo di non aver ucciso Angel e di essersi limitato a catturarla, anche perché per la femmina del megalodonte si sta avvicinando il periodo dell’accoppiamento e le mura di cemento della laguna artificiale non sembrano poi così sicure, con uno squalo albino di 30 metri che, tutti i giorni, le prende a testate.

È ovvio che Angel riuscirà a fuggire, com’è anche ovvio che farà una strage e che a Jonas toccherà seguirla in giro per il mondo. È meno ovvio tutto ciò che accade intorno alla trama principale. The Trench è infatti un romanzo diviso nettamente in due punti di vista alternati, quello di Jonas a caccia di Angel e quello della moglie Terry che si ritrova, per una serie di circostanze che non posso rivelare a chi non ha letto il libro, a bordo di un’installazione scientifica, la Goliath, proprio sul fondo della Fossa delle Marianne, trovandosi ad avere a che fare con agenti della CIA, scienziati pazzi, miliardari russi che parlano latino e altri criptidi che rispondono alla domanda principale lasciata in sospeso da Meg: “Se i megalondonti sono sopravvissuti tutto questo tempo, di cosa si sono nutriti?”

Probabile che ne troverete qualcuno

Se il primo Meg era un classico romanzo d’avventura sporcato dall’horror, The Trench spazia attraverso uno spettro estremamente ampio di generi e, oltre ad alzare il body count in maniera esponenziale, infischiandosene persino dell’età delle vittime (i primi a finire tra le fauci di Angel sono tre ragazzini sui dodici anni), facendo diventare preponderante la componente horror, è anche in parte spy-story, in parte fanta-politica, in parte techno-thriller claustrofobico ad alta profondità. Insomma, ce n’è per tutti i gusti, grazie all’abilità di Alten di amalgamare tra loro ingredienti che potrebbero sembrare inconciliabili.
Attraverso un ritmo altissimo e un’azione che, tra capodogli divorati, imbarcazioni rovesciate, sottomarini ingoiati interi e chi più ne ha più ne metta, non si ferma mai, Alten riesce però a far passare nella testa dello spettatore una mole impressionante di informazioni necessarie all’avanzamento della storia. E vi assicuro che, per districarci nella matassa costruita da Alten, avremo bisogno di ognuna di quelle informazioni.
Non è facile costruire una trama così complicata e ricca dando tuttavia l’impressione di estrema linearità. The Trench non è un romanzone che crolla sotto il peso della sua struttura ampia, è un luna park dell’orrore dove succede di tutto. Cinquecento pagine e neanche una riga di troppo.

Dozzinale? Può darsi. Alten non va mai per il sottile e anzi, indulge spesso e volentieri nel raccapriccio, nei dettagli macabri, nelle descrizioni particolareggiate delle carcasse fatte a pezzi, dei corpi maciullati da denti del megalodonte o schiacciati dalla pressione insostenibile della Fossa delle Marianne. Ma è per questo che lo leggiamo. Per questo e per il fascino di vedere creature estinte da milioni di anni interagire con l’uomo. Che è un po’ il motivo per cui abbiamo letto e visto Jurassic Park. Certo, non siamo neanche lontanamente allo stesso livello, sia chiaro. Eppure c’è qualcosa, in questo rozzo epigono, che impedisce di posare il libro anche se ti stanno chiudendo gli occhi e la mattina dopo devi alzarti all’alba. Se un romanzo ti inchioda in questo modo, ha per forza delle qualità. Guilty pleasure, direbbe qualcuno. Ma io non mi sono sentita in colpa un solo istante leggendo The Trench. Io mi sono solo divertita un mondo.

Per chi di voi volesse affrontarlo in inglese, lo trovate qui. Vi assicuro che il livello di difficoltà è minimo e, anche se è probabile una nuova edizione di Meg in prossimità dell’uscita del film, prevista per l’estate del 2018, non contate su una successiva uscita qui da noi degli altri libri. Adattatevi e sopravvivete: leggete in inglese e più megalodonti per tutti.

5 commenti

  1. trovato il pacchetto completo della saga, mi sta piacendo un casino 🙂
    A proposito di libri irrintracciabili in italiano, saranno due anni che sto appresso a “Casa di foglie” di Mark Danielewski (nell’edizione Strade Blu Mondadori) ma nisba…

    1. Io sono fortunata! Me lo hanno regalato sei o sette anni fa, Casa di Foglie, quando ancora si trovava abbastanza facilmente. È anche recensito qui, da qualche parte!
      Sono contenta che Meg ti piaccia 😉

  2. Giuseppe · · Rispondi

    Chissà perché, una mezza idea sul regime dietetico dei megalodonti mi era già venuta in mente… ancora prima di vedere quell’immagine lassù 😉

    1. Un regime estremamente proteico!

  3. Devo ancora leggere il primo capitolo. Ormai sto accumulando troppe cose da leggere.

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