Ciclo Zia Tibia 2017: Critters

 Regia – Stephen Herek (1986)

Si tende un po’ troppo spesso a liquidare Critters come un semplice rip-off dei Gremlins. È vero che la New Line diede il via al progetto proprio per capitalizzare sul successo planetario del film di Joe Dante, ed è vero che tra le due pellicole non sarebbe neanche ipotizzabile un paragone in termini qualitativi, ma bisogna dire che la storia dei roditori extraterrestri venne in mente a Herek prima che Gremlins venisse annunciato. La sceneggiatura, inoltre, era stata acquistata dalla New Line all’inizio del 1984, solo che tra la scrittura e la realizzazione di Critters, non furono solo i mostriciattoli della premiata ditta Dante/Spielberg a infestare le sale, ma anche i più prosaici Ghoulies. Sì, quelli che escono dalla tazza del gabinetto, a cui comunque Herek rende omaggio in una scena del suo film.
Alla fine queste tenerissime palle di pelo dallo spazio profondo potevano arrivare prima di tutti gli altri, ma non hanno fatto in tempo. È tuttavia logico che, al di là delle questioni di attribuzione dell’idea originale, i Critters abbiano parecchi debiti con tanta fantascienza anni ’80, e non solo con i Gremlins, film a cui li si accosta più spesso. In realtà, la ricetta Critters è composta da un pizzico di Terminator, un paio di chili di E.T, una spolverata di Ghostbusters, e qualunque titolo con protagonisti ragazzini contro mostri, entità soprannaturali o alieni vi venga in mente in dosi variabili.
Ed è un film senza vedere il quale l’estate non ha un minimo di senso, bisogna ammetterlo.

Gli adorabili Critters sono degli evasi da un’asteroide-prigione che arrivano sulla terra (in una qualche località del Kansas, a essere precisi) seguiti da due cacciatori di taglie mutaforma. La navicella con i roditori a bordo atterra nei pressi della fattoria dei Brown, classico nucleo familiare come siamo abituati a vederne a centinaia nel cinema horror e sci-fi, e infatti la mamma è interpretata da Dee Wallace, in quegli anni una presenza fissa sulla scena di questi film. Alla signora Wallace (qui signora Brown) si vuol bene sin dall’inizio, mentre si affanna a preparare la colazione per i suoi due litigiosi figli e per il marito. Il figlio minore, Brad (Scott Grimes), è il tipico dodicenne che all’epoca (ma anche ora, grazie a operazioni nostalgia alla Stranger Things) era l’indiscusso protagonista delle produzioni a metà tra horror e commedia: i PG13 degli anni ’80 badavano bene a far in modo che il loro pubblico di riferimento fosse adeguatamente rappresentato sullo schermo e Brad non fa eccezione. È una piattola, ma una piattola ingegnosa e molto sveglia, qualcuno che si vorrebbe come amico o con cui riesce comunque facile identificarsi a una certa età, proprio quella in cui sembra che nessuno ti ascolti. Ecco, mettere questa tipologia di bambino al centro di tanta narrativa fantastica ha contribuito a crescere un’intera generazione di appassionati del genere, perché si trattava di personaggi in grado di parlare direttamente al cuore degli spettatori loro coetanei. Una volta azzeccato il protagonista, in un certo senso, la storia si faceva da sé.

La struttura  di Critters è quella di un film d’assedio: le creaturine circondano la fattoria, isolata e distante dalla piccola città dove, in contemporanea, impazzano i due cacciatori di taglie alieni. Per curiosità, uno dei due ha la faccia di Terrence Mann, il Whispers di Sense8: quando ho realizzato che era lui, ho fatto un salto fino al soffitto e poi mi sono anche ricordata che l’attore ha partecipato a tutti e tre i seguiti di Critters, sempre nello stesso ruolo, quello dell’alieno incaricato di uccidere le bestiacce che, per integrarsi con gli umani, sceglie le fattezze della pop star fittizia Johnny Steele. Canta persino una canzone e sono sicura diventerà la vostra droga per tutta l’estate 2017.
Ma sto divagando: Jonnhy Steele alias Ug alias Terrence Mann alias Whispers mi ha portato fuori strada. Torniamo alle palle di pelo con quindici file di denti, un appetito da democristiani e anche l’abilità di lanciare aghi avvelenati per paralizzare momentaneamente le loro vittime.

Il film si svolge quasi tutto tra una casa, un fienile e una cantina, con i nostri eroi barricati e il piccolo Brad, coraggioso, che si offre di correre a cercare aiuto, dopo che entrambi i genitori sono stati messi fuori combattimento. Le sporadiche incursioni fuori dalla location principale servono per mostrarci i cacciatori di taglie interstellari in azione, a fare anche più danni di quanti non ne facciano i Critters stessi: seminano il panico in una chiesa (e uno dei due assume l’aspetto del reverendo locale) e terrorizzano gli abitanti tutti riuniti nel bar del paese per l’annuale torneo di bowling. Quando Brad riesce a rintracciarli, fanno letteralmente a pezzi la sua fattoria e, nonostante questo, i superstiti dei Critters riescono a fuggire. Insomma, l’unico vero eroe del film è proprio Brad, che con la sua ossessione, osteggiata da tutti e considerata un passatempo pericoloso e inutile, per i fuochi d’artificio e i petardi fatti in casa, fa quello che gli adulti non sono in grado di fare, sia in veste aliena che umana. La bellezza di questi a tratti sgangherati prodotti dell’artigianato cinematografico anni ’80 stava anche nel saper dare una voce a chi non l’aveva. Chiunque di noi avrebbe sognato di fermare un’invasione aliena con un paio di mortaretti, dopotutto.

Critters è un film derivativo che non si vergogna di esserlo, alla faccia anche di tanto cinema contemporaneo basato sull’arruffianamento del cosiddetto pubblico nerd. Herek non strizzava l’occhio ai fan, ma pagava i debiti contratti con altre opere venute prima della sua. E lo faceva anche con una certa classe: le divise della squadra di bowling che sono ispirate a Ghostbuster; il un pupazzo di E.T. fatto a pezzi da uno dei perfidi roditori; il critter che emerge dallo scarico del bagno e viene fatto saltare per aria; lo scemo del villaggio che riceve segnali dallo spazio attraverso le otturazioni dei denti, a cui nessuno crede e che è forse l’unico amico di Brad. Si tratta di divertite e affettuose rievocazioni di un cinema che, già nel 1986, era diventato codice e di cui già si poteva sorridere, non per farsene gioco, ma per giocarci insieme, se è chiaro quello che intendo.

Il risultato finale è uno degli horror per ragazzi più spensierati e innocenti dell’epoca, per merito anche del reparto effetti speciali: le animazioni, curate dai Chiodo Brothers di Killer Klowns from Outer Space, sono semplicemente adorabili: i pupazzi sono espressivi e, anche se il lavoro fatto sui Gremlins per caratterizzare ognuno di loro in maniera differente dagli altri qui viene a mancare per ovvi motivi di budget (il film di Dante era produzione di serie A), hanno comunque una loro personalità e un’attitudine da bambini pestiferi che te li fa subito prendere in simpatia. Come se non bastasse, parlano una sboccatissima lingua tutta loro, creata mischiando francese e giapponese.

Il tasso di violenza è molto basso, compensato però da un ritmo micidiale e da una tensione che non viene mai a mancare. I seguiti avrebbero aumentato le dosi di sangue e le uccisioni da parte dei simpatici alieni pelosi. Dei tre che ne sono stati realizzati, solo il secondo ha avuto una distribuzione cinematografica, mentre i due successivi, girati uno dietro l’altro con budget ridicoli, sono stati dati direttamente in pasto al mercato casalingo. C’è da segnalare, nel quarto, la presenza di un quasi esordiente Leonardo di Caprio. Nessuno dei film è immondizia pura, anche se la sfolgorante bizzarria di questo primo episodio non è mai stata eguagliata. Da recuperare con un pizzico di nostalgia in una serata estiva, con una birra ghiacciata in mano e un secchio di popcorn sulle ginocchia.
Zia Tibia vi dà appuntamento la settimana prossima con un altro horror fanciullesco. E ora tutti sulle BMX a lanciare petardi, mi raccomando.

5 commenti

  1. “Vengono da lontano. Mordono, mordono maledettamente da vicino.”
    Ma quant’erano belle le traduzioni delle tagline all’epoca?

    1. Commoventi ❤

  2. Giuseppe · · Rispondi

    Ah, le indimenticabili affamatissime pallette di pelo spaziali 🙂 e tutte le loro altrettanto indimenticabili nemesi umane (Brad) e no, come la coppia di cacciatori di taglie Terrence Mann/Don Opper con il loro impressionante processo di mutazione in sembianze terrestri e con il loro “boss” che, specialmente nel secondo capitolo (visto al cinema: da antologia la scena dei Critters riuniti in quell’enorme unica palla carnivora rotolante sui malcapitati scarnificati) mostrerà più di un debito nei confronti dei favolosi ’50: penso al leader marziano de “Gli invasori spaziali” di William Cameron Menzies…

  3. I critters, da quanto tempo che non li sentivo nominare. Questo nella mia mente è catalogato come “film da italia 1”, nel senso che rientra tra quelle pellicole della notte hororr che guardavo sempre ad inizio ’90. Ora non ricordo praticamente nulla del film, nemmeno leggendo la recensione mi sono riaffiorate scene di qualsivoglia tipo, però ricordo quanto figa era la cover della vhs che si trovava a nolo. Tra l’altro forse a casa da qualche parte, sempre se non ho buttato tutto perchè non lo ricordo, devo avere il film nella collana vhs “Il grande cinema del terrore” edita da DeAgostini eoni addietro (certo che essendo tutte le vecchie vhs stipate in mansarda, con le temperature che ci sono in quel sottotetto saranno colla ormai).

  4. Mi ero quasi scordato di loro. Di questi ho solo visto il primo film quindi non so come possano essere gli altri due.
    Comunque questo primo capitolo è stato molto divertente. Lo vidi alcuni anni fa e riuscì a intrattenermi. Dovrei riguardarlo.

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