Alien: Covenant

 Regia – Ridley Scott (2017)

Comincio questo post con un’autocitazione, se me lo permettete, e anche se non me lo permettete: “Voi a Ridley Scott nun je dovete caga’ er cazzo”. Sì, mi rivolgo a voi, odiatori di professione che non avete di meglio da fare nella vita se non sputare su uno dei registi che più hanno segnato l’immaginario cinematografico sci-fi (e non solo, ma non allunghiamo il discorso) dagli anni ’80 a oggi. Non vi dovete proprio permettere, perché non siete degni di farlo e non avete neanche gli strumenti culturali per farlo. Quando si tratta di Scott dovete solo stare muti.
scanso di equivoci, perché se non faccio gli articoli a prova di idiota poi succedono cose spiacevoli, questo non significa che Alien: Covenant debba piacervi per forza: è un film ed è suscettibile di giudizi positivi e negativi. Non è questo il problema, bensì l’accanimento nei confronti del suo autore, che dai tempi di Prometheus pare vi abbia rubato la fidanzata o insultato la mamma. E invece no, mi dispiace. Scott ha preso una creatura che non è vostra, non è di Cameron, non è dei vari autori dei fumetti a essa dedicata, ma è sua e al massimo di Walter Hill e della buonanima Dan O’Bannon, e si è messo alla ricerca delle origini di questa creatura. Deve essere chiaro a tutti che Scott non vi deve proprio un cazzo e che il vostro status di fan e massimi esperti della continuity della saga non vi qualifica come sceneggiatori. Poi si può discutere della qualità del film, ma partendo dal presupposto di provare a giudicarlo senza acrimonia, cosa per molti di voi complicatissima.

Chiarito il concetto che più mi premeva (non rompete le palle a Scott) possiamo parlare del film in maniera distaccata, sempre nei limiti del possibile, che quando si tratta di Alien io a essere distaccata ci riesco poco. Ma ci provo, ve lo prometto, cercando anche di mettere da parte l’entusiasmo che mi accompagna da quando sono uscita dal cinema ieri pomeriggio. Sì, entusiasmo, avete letto bene. Scott mi entusiasma sempre, lo fa da un punto di vista tecnico ed estetico prima di tutto, perché diventa a ogni film più asciutto ed essenziale, capace di dirigere delle sequenze dall’orchestrazione davvero complessa con cinque o sei tagli massimo, ottenendo così una chiarezza estrema e una precisione in ogni movimento, e della macchina da presa, e degli attori, e degli altri elementi presenti in scena, vfx compresi, che ricorda quegli enormi registi di cinema classico dei tempi che furono. Scott si è evoluto insieme al cinema, ha assorbito e fatto propri i cambiamenti del linguaggio del film e ha saputo padroneggiare ogni rivoluzione, non cominciando a girare come i ragazzini, ma adottando un rigore che tanti registi non della sua generazione possono solo sognare. Questo significa essere un “grande vecchio” del cinema, un signore di 80 anni (da compiere a novembre) che riesce a portare a termine un progetto colossale e ambizioso come Covenant e, nel frattempo, ha già in cantiere altri quattro film sui suoi xenomorfi. E a uno così gli vuoi davvero andare a rompere le palle?

Vedete, io sono tra quelli che, dovendo scegliere costretta con le spalle al muro, si prenderebbe il secondo Alien tutta la vita. È quello il mio preferito della saga e vi dirò di più: James Cameron è uno dei miei miti e non solo a livello cinematografico. Eppure non mi sognerei mai di pensare, anche solo di sfuggita, che Scott non abbia il diritto di azzerare tutto e fare di Alien quello che più desidera. Che è poi il motivo per cui sono convinta che Prometheus sia un film della Madonna, anche cinque anni dopo, anche passate molteplici visioni. Addirittura, è un film migliore di Covenant perché più compatto. Covenant, al contrario, soffre leggermente la sua funzione di anello di congiunzione tra Prometheus e Alien, la necessità di essere sia un sequel di Prometheus che un nuovo inizio per gli xenomorfi e quindi di dover spiegare molte cose rimaste irrisolte in Prometheus e, allo stesso tempo, giustificare il suo titolo facendoci vedere l’alieno in azione.

Bisogna dire che, la mole enorme di informazioni che vanno fornite allo spettatore, Scott la condensa in appena 122 minuti, titoli di coda compresi, in un’epoca in cui due ore sono la durata minima per un blockbuster e molto spesso i film Marvel e DC superano le due ore e mezza e, non paghi di ciò, escono per il mercato casalingo in versione estesa. Covenant non ha bisogno di alcuna versione estesa: lo sforzo da parte di Scott (e degli sceneggiatori, cui va dato atto di essersi messi a lavorare su un bel groviglio, ringraziando Lindelof) per sintetizzare una storia che poteva benissimo disperdersi e non avere un senso compiuto è stato encomiabile, e ripagato da un’opera che sì, è meno compatta, meno centrata, ma di sicuro più coerente del suo predecessore.
Forse ci sono troppi personaggi, metà dei quali pura e semplice carne da xenomorfo, e già ho letto critiche varie sulla stupidità dell’equipaggio. Ci ho pensato anche io durante la visione e poi, dopo averci riflettuto sopra un po’, ho cambiato idea: nessun equipaggio delle varie navi che si sono avvicendate nel corso della saga ha mai brillato per intelligenza e per le decisioni prese. Il problema è che vedere il compianto John Hurt che si sporge sull’uovo pronto ad accogliere un bel facehugger dritto sul casco non ci ha mai disturbato perché quella è stata la nostra prima volta. Bisogna cominciare a pensare che, per i nuovi personaggi, è questa la prima volta e che in situazioni di stress e paura estremi, si tende a combinare parecchie stronzate e si perde la lucidità. Ma, considerando l’intero corpo di film dedicati all’universo xenomorfo, sia quelli buoni che quelli meno buoni, l’unica conclusione possibile è che si tratti della storia di una sequenza infinita di decisioni sbagliate e poco intelligenti: Covenant prosegue soltanto una tradizione che va avanti da anni.

Questa considerazione ci porta dritti al nucleo centrale di Covenant, ovvero il duplice personaggio di Walter/David, interpretato da Michael Fassbender e vero protagonista del film.  E non a caso, non è un essere umano. Ciò che a Scott interessa davvero è il concetto di creazione, applicato a un’entità cosciente ma sintetica che possiede libero arbitrio e, di conseguenza, istinto creativo. Non è più una lotta per la sopravvivenza contro un organismo aggressivo e ferocissimo introdottosi nel nostro ambiente, come nell’Alien del 1979, quasi uno slasher su un’astronave, con l’uomo nero che faceva fuori uno a uno tutti i membri dell’equipaggio fino a quando la final girl non lo metteva fuori combattimento. Alien era un film semplice, chirurgico, quasi schematico. Ora Scott sta giocando a complicare le cose, vuole raccontarci come sono stati creati gli xenomorfi, vuole illustrarci i vari stadi della loro evoluzione. È un viaggio alle origini di una forma di vita che rasenta la perfezione e, allo stesso tempo, un viaggio verso il significato della vita stessa. Molti non si ritroveranno in questa architettura complessa e stratificata che Scott ha edificato sulla base di un’opera tutto sommato molto lineare, un meccanismo di terrore puro nello spazio. Se questo eccesso di ambizione vi fa storcere il naso, io lo capisco anche. Ma accusare Scott di rincoglionimento di fronte a un progetto di tale ampiezza e profondità, non è solo concettualmente sbagliato, è anche un po’ sciocco. Anche perché è pur sempre dell’autore di Blade Runner che stiamo parlando.

Se la sezione del film dedicata a sbrogliare la matassa Prometheus è quella dai risvolti più impegnativi, il resto del film, quello dove vediamo gli xenomorfi (e il loro stadio precedente, i neomorfi) in azione, è uno spettacolo di adrenalina, azione, effettacci splatter e momenti di terrore puro. In un certo senso, Scott è riuscito a inserire le sue personalissime ossessioni in un contesto da blockbuster estivo, un film che non annoia neanche un secondo, con un ritmo micidiale impresso da quel mostro di Pietro Scalia e con alcune sequenze, quella dell’infermeria sopra a tutte, che hanno l’incedere implacabile di uno schiacciasassi. Paradossalmente, siamo più in un territorio Aliens che Alien, ma in realtà non è neanche poi così paradossale: Aliens era un film più moderno rispetto al capostipite e la svolta action impressa da Cameron alla vicenda viene qui ripresa e persino estremizzata, grazie al progresso degli effetti speciali che permettono agli xenomorfi digitali (sì, rassegnatevi, siamo nel 2017) dei movimenti fluidi improponibili fino a qualche anno fa. A tutto questo, aggiungete anche la vastità degli scenari in cui la storia si svolge e un afflato epico che arriva dritto dritto da Prometheus e non guasta per niente, soprattutto alla luce delle considerazioni fatte poche righe sopra. Ho solo una perplessità e riguarda i neomorfi che forse sono l’unico “oggetto” presente in scena a soffrire la loro natura di effetti di post-produzione.
Il film è in sala da pochi giorni, quindi questo è un post privo di qualsivoglia tentazione spoilerante. L’unica cosa che posso aggiungere senza cadere in tentazione è che Alien: Covenant è un nuovo inizio e fa presagire un intero, inedito universo da esplorare. La sua natura ibrida è forse il suo difetto maggiore, ma è anche la fonte del suo fascino. Per quanto mi riguarda, Ridley può continuare anche per sempre. Alla faccia vostra.

Questo post è dedicato alla mia amica Kara Lafayette e al suo vecchio.

31 commenti

  1. kelevra · · Rispondi

    Lo devo ancora vedere, quindi rimando almeno al prox week end impressioni sul film e sull’articolo in questione.
    E allora perché scrivo ora?… perché a Ridley “nun je dovete ‘da’ cagà er cazzo!”
    Mi premeva il ‘da’ stile ghetto, scusate.
    E anche perché Alien è l’unica saga che ho mai seguito e seguo (odio i franchise quasi a priori), ergo ve lo chiedo Cor core in mano, “boni, state boni (!)”
    A frappè.

    1. Infatti devono sta’ tutti boni e muti. 😀 Aspetto il tuo parere!

  2. Condivido buona parte di quello che dici perchè si il film mi è piaciuto perchè si tratta di intrattenimento puro e crudo e si sono contro il criticare che fa fico ma c’è un mah…e anche un bah.
    Il punto è che mi è mancata l’empatia con almeno un personaggio, solo il pilota mi è sembrato un po’ simpatico il resto beh… ma tanto fanno la fine che fanno.. ma soprattutto è che dopo trent’anni da Roy Batty mi trovo ad dover ancora guardare un film che dice le stesse cose, che si interroga senza trovare mai una risposta sul rapporto Uomo/Creazione/Dio e si che io adoro Philip Dick quindi di materiale a disposizione per girare in torno sullo stesso argomento ne ho.
    Ho scritto tre post per Prometheus/Covenant quindi il tema mi sta a cuore e so che andrò alla prima a vedere i successivi film il punto è che vorrei assistere al colpo di genio che ne Prometheus ne Covenant hanno avuto ma che Alien e Blade Runner si.

    1. Il colpo di genio manca, secondo me manca più qui che in Prometheus, dove ci sarebbe anche stato (per me, gli Ingegneri ci si avvicinano, al colpo di genio), ma purtroppo è stato un po’ soffocato da una scrittura vagamente involuta.
      Questo è un blockbuster e ha tutti i limiti del blockbuster.
      Vedremo cosa succederà nei prossimi film, ma io temo che i colpi di genio così come noi li intendiamo, appartengano a un’altra epoca.

      1. Come intrattenimento puro Covenant mi è pure piaciuto di più. Però si gli Ing per come sono usciti di scena li ricorderemo sempre come dei WannaBe personaggi Figosi. Per me il colpo di genio sarebbe fare 120 minuti su di loro, sul perchè volevano creare l’arma perfetta.

        1. Sono perfettamente d’accordo con te. Io poi sono tra quelli che avrebbe voluto Prometheus 2 e non Alien 5…

          1. Giuseppe · ·

            Io invece, da vero incontentabile, avrei visto di buon occhio Scott e Blomkamp “viaggiare” in contemporanea: gli ingegneri avevano -e continuano ad avere tuttora: mi spiace molto per la scelta di farne a meno in questo modo- grandi potenzialità in attesa solo di quel sequel che le avrebbe portate ad esprimersi in pieno, assieme alle ambizioni del sintetico David e della dottoressa Shaw, mentre con un Alien 5 c’erano buone possibilità di riuscire nell’impresa di realizzare l’ideale seguito di Aliens, al netto delle morti frettolose e infelici (in tutti i sensi) di Hicks e Newt nel film di Fincher. Per dirla in breve, non credo che il nuovo inizio messo in cantiere da Ridley Scott e la prosecuzione della saga post-James Cameron (permettendo a Blomkamp di mantenere quindi anche quella visione dell’universo xenomorfo: i preistorici esperimenti degli Ingegneri potevano benissimo essere all’origine anche delle Regine e dei loro guerrieri) avrebbero fatto a pugni fra loro… Parlando da appassionato di fumetti alieni, poi, ti direi una bugia se negassi quel po’ di amaro in bocca che mi lascia il constatare quanto poco fino ad oggi cinema e comics abbiano davvero collaborato fra loro 😦
            Detto questo, è OVVIO che comunque vedrò Covenant, ci mancherebbe (spero a breve)…
            P.S. Facciano quello che vogliono, ma la Regina di Cameron è per sempre 😉

  3. Kara Lafayette · · Rispondi

    Grazie, amica. Io sarò probabilmente l’unica sulla faccia della terra ad aver preferito questo a Prometheus. Ma è puramente una questione di cuore, per me Covenant è sì l’anello di congiunzione, ma soprattutto un racconto d’amore vero di un padre verso la sua creatura. Scott come David. E pensa che mi viene anche un po’ da piangere, se ci ripenso.
    Ah, e mi sono letteralmente cagata sotto. 😄

    Ti ringrazio di aver chiarito la grande problematica sull’equipaggio scemo, visto che la penso esattamente come te, come sai.

    E grazie per la dedica al mio vecchio. ❤

    1. Ma infatti è un film con un grandissimo cuore. È un autore che riprende in pieno il dominio della sua creatura e mostra il dito medio a tutti quanti.
      Anche io me la sono fatta sotto. Quanto è bello lo xenomorfo, che maestosità, quanto amore.
      Figurati, la dedica è dovuta ❤

  4. Fra Moretta · · Rispondi

    Non sono ancora riuscito a guardare Alien Covenant (purtroppo) perciò non posso ovviamente esprimere commenti sulla sua qualità. Vorrei però applaudire alla prima parte del post, a quel : “Voi a Ridley Scott nun je dovete caga’ er cazzo” perchè è dannatamente vero. Ne ho lette di scemenze in questi giorni: che Scott ha fatto una fanfiction perchè non ha tenuto conto delle varie pippe mentali di caio,tizio e sempronio, che si è rincoglionito, che non sa dirigere ecc,ecc (ti risparmio il resto). Fa piacere vedere qualcuno che fa notare come a livello registico Scott sappia ancora fare molto bene il suo lavoro.

    1. Guarda, l’accanimento nei confronti di questo regista è allucinante.
      Io resto sconvolta ogni volta. Non vi piace il film? Ok, non è un problema, ma insultare direttamente il suo autore è infantile e molto sciocco.

  5. Massimo Corso · · Rispondi

    Devo dire che Covenant, rispetto a Prometheus è molto più scorrevole ed appagante. A livello di regia Scott resta maestro indiscusso, ma trovo che la sceneggiatura come nel precedente film abbia grosse lacune, che lo spettatore deve colmare. Ho seguito al cinema la saga di Alien, sin dal 1987, ma se prendo per Canone, quanto visto nel film del 2017, allora l’astronave del primo Alien, non può esistere.
    Che Scott odi il concetto della Regina, lo si era capito da anni; perché mi fai vedere le uova? Da dove vengono?
    Gli ovomorfi non sono creati da vittime ancora vive?
    Il povero xeno Diacono, resterà modello unico?
    Voglio un documentario sulla sua vita: “Il Diacono una specie in via di estinzione”.
    La citazione di Shaw/Li I, in quanti l’hanno capita?

    1. Più scorrevole di sicuro, più appagante non saprei. Io preferisco comunque Prometheus in quanto progetto originale e legato solo in parte alla mitologia degli xenomorfi.
      Io credo che David abbia creato le uova usando la dottoressa Elizabeth come incubatrice. Quindi, in un certo senso, la regina è lei.
      Però non capisco: perché l’astronave del primo Alien non può esistere?

      1. Massimo Corso · · Rispondi

        Consecutio temporum. Quando sono nati gli xeno?

        Non volevo fare troppo spoiler, ma nel film del 1979, veniva detto che lo Space Jockey si era fossilizzato, ed era morto a causa di un chestburster; quindi il relitto si trovava sul pianeta da secoli, forse millenni.
        Per le uova nella sezione cargo, la nebbia + pellicola laser, serviva a conservarle “fresche”, nel corso del tempo.
        Mentre Coventant è ambientato pochi anni prima di Alien.

        1. Aspetta però, è un’ipotesi che si trovi lì da millenni, nessuno lo ha mai detto con certezza. E poi, non è anche possibile che lo xenomorfo sia una razza antichissima che David non ha creato dal nulla, ma riprodotto?

          1. Giuseppe · ·

            Sì, è possibilissimo in effetti (ripensando anche alle raffigurazioni del bassorilievo sul pianeta LV-223 in Prometheus) 😉

          2. Se si rispetta l’idea dello xenomorfo come propaggine da incubo quasi lovecraftiana, ci sta che sia un’entità antichissima, ma riproducibile.
            E si mette anche un bel dubbio sulle capacità reali di David, un sintetico, di poter creare qualcosa di nuovo dal nulla, qualcosa di mai esistito prima.
            Altrimenti sarebbe un dio, no?

          3. Massimo Corso · ·

            E’ possibile che sia così; in questo modo esisterebbero nello stesso universo, due linee evolutive degli xenomorfi. Quelli arcaici visti in Alien, e quelli moderni di Covenant; senza considerare il Diacono di Prometheus. Non l’avevo pensata così complessa l’esistenza degli xenomorfi e, non ho mai apprezzato la questione del liquido nero + DNA degli Ingegneri.

            Ormai R. Scott è il solo a gestire il franchise, forse non vuole più tener conto di un film di quasi 40 anni fa. Shusett non lavora al cinema da 20 anni, mentre O Bannon e Gyger, sono passati a miglior vita.

          4. Walter Hill figura ancora tra i produttori, ma non so quale sia il livello del suo coinvolgimento creativo nel progetto. Alla fine, sono rimasti solo lui e Scott. Vediamo come sarà sbrogliata la matassa!

      2. Giuseppe · · Rispondi

        Ehm, a proposito, spero di non averti fatto incazzare con la mia disquisizione là sopra… 😉

        1. Ma assolutamente no! Ci mancherebbe pure ❤

  6. Recensione da applauso. Condivisa.

  7. Questo film non lo posso proprio perdere, perchè Alien è una serie ormai cult, da me ho recensito tutti i film compreso prometheus ^_^

  8. Ho visto Covenant. I Nerd ne parlavano male, malissimo. L’equipaggio è stupido, il film è noioso, il primo tempo non finisce mai, la storia è vuota e stupida.
    Sono andato al cinema.
    Il film scorre che è una meraviglia. L’equipaggio non è stupido ma umano. La storia è ambiziosa e bella. La regia ottima.
    Ho riletto le recensioni dei nerd: una montagna di merdate.
    Al rogo i nerd, devono morire tutti. Sono la ragione per la quale l’arte spesso si ferma, torna indietro, si blocca. Perchè appena provi ad alzare un poco la testa i nerd non te lo perdonano e bisogna “chiedere scusa ai fans”.
    I fans vanno uccisi.
    Viva Covenant.

    1. E tu pensa che Covenant è a metà una riparazione di Prometheus, perché ai fanz non era piaciuto che non ci fosse lo xenomorfo e allora Scott ha tolto gli ingegneri e ha dato loro lo xenomorfo.
      Io volevo Prometheus 2, ma va benissimo così. Andiamo avanti con questo nuovo disegno che Scott sta dando alla sua creatura e che i fanz si fottano!

  9. Non leggo nulla: stasera!

    1. Well… Alien qui là, Scott su giù, Prometheus… ok ok, parliamone.
      Poi però
      film visto: nave atterraggio rischioso, equipaggio qui e là, scambieggiamenti di persona straultramegatelefonati, soluzioni visterivistestraviste, personaggi con etichetta,trappolavianellospazio, uemecioè visivamente però!
      Uhm.

  10. Le leggi conservatrici dei franchise impongono una stretta aderenza al soggetto, il prodotto è pensato per i fans e il botteghino. Ridley Scott è rientrato nei binari: i personaggi e le situazioni di Covenant sono le stesse dei primi due Alien con un pizzico di Blade Runner.
    A mio avviso il principale protaganista della saga (come anche in Mad Max) è sempre stato l’impianto estetico, capace di evocare desolazione come sprazzi di improvviso orrore viscerale. La trama è sempre stata secondaria. In Covenant la narrazione è espediente, pretesto e poco importa che vi siano incongruenze, forzature o che la filosofia sia spiccia o banale. Il film funziona ancora come macchina da brividi, inoltre Ridley ha ampliato l’iconografia pescando dal mondo dell’arte: la morte di Ofelia, l’isola dei morti di Bocklin, la Pompei dei cadaveri carbonizzati. Ben fatto!

  11. Blissard · · Rispondi

    Premetto che ho visto Covenant e mi è moderatamente piaciuto; ho trovato che Scott fosse intenzionato a farne un film filosofico ma che la ggggente voleva lo xenomorfo che usciva dalla panza e rompeva i culi e quindi ha accettato di farne un action, ma il malanimo con il quale approccia le scene d’azione si nota dal fatto che, seppur formalmente ben fatte, non siano nè creative nè terrorizzanti. A rimanermi impresse nella memoria, non a caso, sono la kubrickiana scena iniziale e le apparizioni di David, androide ribelle.
    Mi volevo soffermare però su un’altra cosa: il primo Alien è un film fondamentalmente anti-antropocentrico, con un team di astronauti che deve avere a che fare con una creatura infinitamente superiore dal punto di vista evolutivo (lo dice esplicitamente Ash nella sceneggiatura); dal secondo film in poi, l’attenzione tematica si è spostata sul tema della maternità e del femminile in genere, anche perchè – è questo è un aspetto che non dobbiamo scordarci – Ripley è una delle pochissime protagoniste donne iconiche di una saga di genere action-scifi-horror.
    Scott, quando è tornato alle redini della saga, ha voluto riprendere il tema dell’evoluzione e ha trasformato il tema della maternità nel più generale tema della creazione, cosa che evidentemente ha fatto girare i coglioni a tanti fan ma che è perfettamente in linea con le premesse dell’opera del 1979. Tanti, riferendosi a Prometheus e a questo Covenant, si sono lamentati del fatto che i protagonisti sono scialbi e stupidi, ma per me è assolutamente coerente: gli umani sono cazzoni evolutivamente inferiori sia agli androidi che essi stessi hanno creato, sia agli xenomorfi. I protagonisti, in Covenant, dal mio punto di vista sono androidi e xenomorfi, certamente non il nucleo di umani.

  12. […] Come sempre, colgo l’occasione per girarvi anche le recensioni del buon Maximo , di Lucia e del buon […]

  13. C’è stato un tale odio verso quest’opera che la gente sembra si sia dimenticata come si recensisce un film. Avrà le sue pecche, ma è uno dei film migliori usciti quest’anno (almeno per quanto riguarda i blockbuster insieme a Guardiani della Galassia 2 e WW). E soprattutto è una pellicola dove bisogna guardare il sottotesto, capire alcune cose non attraverso spiegazioni interminabili ma attraverso le immagini e i gesti degli attori. Un film del genere dev’essere guardato con attenzione e non in modo superficiale.
    Anch’io sono uno di quelli che ha adorato Prometheus (quel film è fantascienza pura e probabilmente uno dei migliori di questo secolo) e considero Alien: Covenant allo stesso livello.

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