Cinema degli Abissi: The Chamber

 Regia – Ben Parker (2016)

Io sono una a cui, nel cinema, piace molto la reiterazione. Mi piace, per buttarla giù il più semplice possibile, il modo in cui un regista o uno sceneggiatore affrontano uno schema che più classico di così si muore, senza neanche che sentano il bisogno di rinnovarlo o stravolgerlo: dopotutto, se una cosa ha funzionato per decenni, dov’è la necessità di cambiarla? Sì, lo so, questa può sembrare una pietra tombale sul concetto stesso di originalità. Ma non è così, perché l’originalità può anche trovarsi nel come una vicenda risaputa viene messa in scena, nei personaggi meno banali del solito, in un paio di scelte destabilizzanti che, seppur non mettendo mai in discussione la struttura classica del film, riescono a stupire lo spettatore o a coglierlo impreparato.
Ecco, se anche voi la pensate in questo modo, vi godrete The Chamber. In caso contrario, non vi ci avvicinate neppure, perché è tutto fuorché originale. 

The Chamber è un’opera prima e apprenderlo, per la sottoscritta, è stato rincuorante: ci sono ancora giovani registi che si avvicinano a un tipo di cinema passato completamente di moda. È un film costato davvero poco e, pur rientrando a pieno titolo nella categoria abissale di questo blog, restringe l’azione in un’unica location e ti fa vedere il mare solo due volte: all’inizio, quando il minuscolo (e antidiluviano) batiscafo dove i quattro protagonisti saranno rinchiusi per la successiva oretta e mezza viene calato in acqua, e alla fine in circostanze che non sto qui a rivelarvi, altrimenti finisce tutto il divertimento.
Per il resto, immaginate di essere bloccati un centinaio di metri sotto il livello del Mar Giallo, a poca distanza dalle acque territoriali nord coreane, con il motore rotto, le batterie in esaurimento e il batiscafo stesso rovesciato. Immaginate anche di non sapere bene il perché siete finiti lì sotto, a dividere il pochissimo spazio vitale con tre militari americani, e aggiungete che la vostra nave, quella da cui siete partiti, con ogni probabilità se ne è andata mollando voi e i passeggeri a morire lì sotto.
Questa è, dettaglio più dettaglio meno, la trama di The Chamber, da evitare anche se soffrite di claustrofobia.

Non ho molta voglia di spiegare le problematiche relative al girare in un solo ambiente: sono cose di cui abbiamo parlato diverse volte e ormai dovreste conoscerle da soli, senza che io finisca come una vecchia zia rompicoglioni che vi racconta tutte le volte la stessa storia. E dovreste conoscere anche i vantaggi che una soluzione del genere comporta, soprattutto quando non si hanno proprio i miliardi da scialacquare. Ci sono, nella storia del cinema di genere recente, ottimi esempi di film che usano magnificamente la location unica: Frozen è uno di essi, così come Buried e, se ne parlava giusto l’anno scorso, 47 Meters Down (arriva al cinema qui tra un paio di settimane). Ecco, The Chamber ha dei punti in comune con tutti e tre i film menzionati e in più quella deliziosa patina da film del periodo della guerra fredda, con i suoi intrighi politici, i militari che operano sotto copertura, la Corea del Nord che fa da spauracchio come l’Unione Sovietica lo faceva ai tempi di Caccia a Ottobre Rosso.


E infatti si ridimensiona il nemico e ci ridimensioniamo noi, a bordo di un batiscafo risalente proprio alla fine degli anni ’80 che viene preso in ostaggio da un’unità di Navy Seals con una misteriosa missione da compiere. Il pilota norvegese Mats (Johannes Kuhnke: se avete visto Forza Maggiore vi ricorderete di lui) è costretto dal capitano della nave a portare l’Aurora (questo il nome del batiscafo) sott’acqua in una posizione così pericolosa senza neanche poter avere informazioni relative alla natura della missione, a parte che qualcosa va recuperato sul fondale e non lo si può fare per vie ufficiali. Se nei film sottomarini del periodo d’oro ’80’-’90 era la salvezza dell’umanità a essere in pericolo, nel 2017  persino la minaccia si ridimensiona: tutto ciò che conta è portare a casa la pelle e The Chamber è un gran bel survival, molto teso, solidissimo anche da un punto di vista tecnico, che fa egregiamente il suo lavoraccio di rude intrattenimento.

Se i thriller di ambientazione subacquea sono la vostra passione, credo che resterete incollati allo schermo come è capitato a me, nonostante in The Chamber non giri tutto alla perfezione e nonostante il film vada in sofferenza nel reparto dialoghi e due personaggi su quattro non siano molto più che delle figurine messe lì per riempire il quadro, già affollato di suo, viste le dimensioni del batiscafo.
Però rivolgere a The Chamber una critica del genere è proprio andare a cercare il difetto a tutti i costi, perché sono dettagli con un peso infinitesimale sull’efficacia del film, che punta molto sulla costruzione della tensione e sulla sua tenuta senza cedimenti per una novantina scarsa di minuti.
Parker sfrutta ogni centimetro della sua ristrettissima location, si incolla alle facce e alle spalle degli attori, per ovvi motivi fa un uso spropositato della macchina a mano (non potrebbe essere altrimenti: pochi soldi, spazio risicato) e riesce a rendere il film dinamico grazie a un ottimo montaggio che, si vede, è studiato apposta per vivacizzare una situazione penalizzata dalla sua staticità intrinseca.


Ma, soprattutto, Parker azzecca i due protagonisti principali e il rapporto che si instaura tra di loro in circostanze estreme e ne fa il fulcro del suo film. Il pilota Mats e il capo dell’operazione segreta Edwards (la bravissima Charlotte Salt) godono entrambi di una scrittura che, se tende alla banalizzazioni per gli altri due occupanti del batiscafo, è tuttavia attentissima a delinearli e a tenerli fuori dallo stereotipo, fornendo loro anche un arco narrativo che permette ai due attori di dare il meglio. Sono piccoli e sottili accorgimenti: la determinazione cocciuta ai limiti del disumano di Edwards, donna sola al comando di un’operazione che parte storta e prosegue dritta verso la tragedia, e la profonda umanità di Mats, invece di procedere in rotta di collisione si integrano nel far fronte comune, rivelando dei lati impensabili del carattere di tutti e due i personaggi; la tensione non è più soltanto data dal trovarsi sul fondo dell’oceano chiusi in un batiscafo, la tensione è tra loro due e non è di tipo erotico, assolutamente: sembra quasi che quest’uomo e questa donna così diversi potrebbero essere fratelli ed è forse il vero valore aggiunto a un’opera che funziona anche a livello emotivo, con tanto di mazzata formato blindocisterna che ti arriva sul finale. Roba che sto ancora bestemmiando contro il buon Parker.
Spero sinceramente che The Chamber abbia dei buoni riscontri, perché si sente la mancanza di film così e la si sente in particolare in ambito indipendente, dove queste solidità e semplicità vengono spesso a mancare e si privilegiano progetti un po’ velleitari che vengono fuori confusi e involuti. The Chamber si colloca in una zona diametralmente opposta e forse non sarà preso in grande considerazione, ma nel mio piccolo ho provato a spingerlo come merita. Magari tra un paio d’anni lo faranno anche uscire al cinema, chi lo sa.

8 commenti

  1. valeria · · Rispondi

    già al secondo paragrafo ho pensato a “47 meters down” (che rimane uno dei migliori thriller dell’anno scorso, per quanto mi riguarda), per cui quando ho visto che effettivamente viene citato nell’articolo puoi immaginare cosa ho fatto: sono andata a pesca nel torrente 😉 l’avevo adocchiato qualche tempo fa ma poi l’ho perso di vista. ora ho una curiosità addosso che non ti dico! 🙂

    1. 47 meters down è un po’ meglio di questo, anche perché ci sono gli squali e ogni cosa è più bella con gli squali!

      1. valeria · · Rispondi

        sacrosanta verità! 🙂

  2. Il solo fatto di rimanere rinchiusi in un batiscafo a chissà quanti metri sotto il mare è davvero terrificante. Se poi viene tutto ambientato in una sola location ed è ai livelli di Buried e 47 meters down allora il film non può che interessarmi.

    1. Credo sia una delle cose più spaventose al mondo, l’idea di restare chiusi lì sotto senza nessuna possibilità di passarla liscia.

  3. Giuseppe · · Rispondi

    Io non soffro di claustrofobia, ma credo che thriller/survival come The Chamber funzionino anche nella misura in cui riescono a fartela venire comunque 😉

    1. Sì, infatti, anche chi non soffre di claustrofobia può rimanere abbastanza impressionato da film simili. È il potere di suggestione del cinema 😀

  4. 47 Meters Down era eccellente, se questo ci si avvicina…

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