Fast & Furious 8

 Regia – F. Gary Gray (2017)

Ormai è tradizione, su questo blog, seguire le vicende della famiglia Toretto e seguirle anche con passione e amore sinceri, perché noi a quel branco di matti vogliamo bene e li prendiamo sul serio come meritano: una saga così longeva che continua a incassare uno sproposito ogni volta che si affaccia nelle sale può essere guardata con sufficienza da quelli che al cinema ci vanno una volta l’anno, ma non da gente come me e come voi che mi leggete. Pensate a quanto sarebbe semplice liquidare l’ennesimo capitolo di F&F con un’alzata di spalle, definendolo magari cinema decerebrato per le masse ignoranti. E invece no, perché se guardate quel numero, quell’otto che campeggia davanti al titolo, vi rendete conto di trovarvi di fronte a un miracolo. Otto film non sono da liquidarsi con un’alzata di spalle, otto film significano qualcosa. Quante saghe possono vantare lo stesso numero di film? Poche. E quante saghe, oltre a poter vantare lo stesso numero di film, possono anche vantare la stessa qualità? Ve lo dico io: nessuna. Per questo motivo, F&F è un caso unico nella storia del cinema e va considerato con rispetto e senza alcun atteggiamento di superiorità.
I produttori, gli sceneggiatori e i registi dei vari capitoli della saga sono riusciti a fidelizzare il proprio pubblico e a farlo affezionare a un gruppo di personaggi come nessun altro al mondo. No, neanche la Marvel, che ha sempre potuto contare su un parco personaggi già esistente e in grado, da solo, di portare la gente al cinema.


Qui siamo su un altro pianeta: gli spettatori sono cresciuti e sono invecchiati con Dom Toretto e gli altri, hanno perso pezzi importanti della famiglia per strada, vivendo ed elaborando il lutto insieme ai personaggi, hanno assistito alla metamorfosi della saga da action con le macchine a fantasy con le macchine, e sono rimasti attaccati ai film, sempre più entusiasti, sempre più parte di una concezione di cinema di intrattenimento che è, allo stesso tempo, gigantesca e intima.
Quando si entra in sala a vedere un film qualunque della saga, si ha la sensazione di essere tornati a casa e la certezza che sullo schermo sta per avvenire qualcosa di ancora più enorme, esagerato, tamarro ed estremo (sì, estremo) del capitolo precedente.
E quindi bisogna parlare di F&F sul serio, come creatura cinematografica che ha ormai assunto connotati quasi mitici e non teme né rivali né imitatori.

Per questo ottavo capitolo, si passa da James Wan a un regista molto diverso da quelli che, in precedenza, hanno firmato gli altri film della saga. Se già Wan era una mezza scommessa, Gray è quasi un tiro alla cieca. Sì, ha già lavorato con le macchine e con l’action, ma in una dimensione molto meno colossale, più realistica, se mi passate il termine. Ma F&F è il classico caso in cui la formula vince sul regista, il che non significa dare meno importanza alla personalità di chi sta dietro la macchina da presa. I vari registi che si sono avvicendati al timone della saga sono tutti riconoscibili, tutti diversi perché F&F non è un serial tv che arriva su grande schermo solo per motivi economici; è comunque cinema e riserva ampio spazio alla creatività e alle scelte di chi si ritrova a dirigerlo, sempre tuttavia entro i limiti dell’identità d’insieme di questi film, quell’identità da grande romanzo popolare di cui parlavamo un paio di anni fa a proposito di F&F 7.


E infatti, il numero 8 della saga si differenzia dai suoi predecessori per l’umorismo che lo contraddistingue, un umorismo genuinamente divertente e mai involontario. Insomma, Gray aggiunge alla base d’azione pura e all’inverosimiglianza, ricercata e voluta da tutta la saga a partire dal quinto episodio, dei tempi comici da urlo, perfetti come un meccanismo a orologeria, e tutti sulle spalle dell’inedita coppia formata da Jason Statham e The Rock, così a loro agio nei panni di un dynamic duo da commedia fracassona che, quando in campo ci sono loro, ci si dimentica con facilità di tutto il resto. Ecco, questo credo sia il vero segreto della saga, che per molti (di solito quelli che non la sanno osservare bene) si riduce a un susseguirsi di sequenze una più grossa e pazzesca dell’altra. Ma non è così, perché in F&F resiste da sempre un lato umano che, in alcune circostanze, supera e annichilisce il lato botti, esplosioni e inseguimenti.

Non è facile creare, ogni volta, questo equilibrio. Andiamo al cinema per vedere centinaia di macchine che si guidano da sole piovere dalle vetrate di un palazzo di New York sulla limousine di un ministro russo o per vedere un sottomarino saltare fuori da uno strato di ghiaccio e sparare missili fermati da The Rock a mani nude, questo è ovvio. Tuttavia, se fosse solo questo, F&F non sarebbe distinguibile da un San Andreas a caso e non andrebbe avanti per la sua strada da 16 anni.
Ciò che rende F&F così peculiare, e che viene ribadito a ogni film, è che a compiere le imprese sprezzanti delle leggi della fisica e incuranti del mondo reale, troviamo un gruppo compatto di persone che abbiamo imparato ad amare, un po’ come, da ragazzini, amavamo i personaggi ricorrenti dei film d’azione e d’avventura. Indiana Jones poteva gettarsi da un aereo su una zattera gonfiabile e e noi ci credevamo, perché era Indiana Jones.
Con la famiglia allargata Toretto avviene la stessa cosa. Non c’è neanche bisogno della scusa dei superpoteri, in un momento storico per il cinema dove sembra che ogni blockbuster debba essere incentrato sulla figura di un supereroe. Toretto e gli altri sono, più che essere supereroi, vivono in un universo alternativo al nostro, il Furiousverse, dove tutto è possibile, basta avere la giusta quantità di cavalli sotto al cofano.

La saga di F&F è caratterizzata dalla progressione: ogni film ha la necessità di superare il precedente nel comparto action e questo ottavo capitolo non fa eccezione. Ci sono almeno tre sequenze memorabili ed estremamente complesse per messa in scena, stunt e coordinamento tra quanto avviene praticamente sul set e interventi di post produzione. Uno dei pregi maggiori di F&F è quello di costruire le scene d’azione, anche quelle impossibili, dal vero e con un impiego di CGI ridotto al minimo indispensabile. Il risultato è che la resa sullo schermo è impressionante, a maggior ragione in questo film, tra Lamborghini arancione fosforescente che sfrecciano sul ghiaccio e gare vinte in retromarcia mentre l’auto va a fuoco.
Ma Fast and Furious 8 vince a mani basse anche per la presenza di un cattivo formidabile, interpretato da Charlize Theron, e per il ruolo di Statham, finalmente sullo schermo per un minutaggio adeguato e con un’intera sequenza in solitaria che, pur non vedendo automobili in campo, rischia di essere la migliore del film, per regia, montaggio, coreografie di combattimento e umorismo.
Come se non bastasse, c’è Helen Mirren  in una particina che è poco più di un cammeo, ma signori, quanta classe e quanta divertita consapevolezza, quanta schiacciante superiorità su chiunque. Si vede che persino Vin Diesel recita intimidito. Ecco, io credo che la sola apparizione della Mirren sia sufficiente a levarvi quella scopa dal culo e a giudicare il film per ciò che è: una colossale, mastodontica, epica opera di ingegno cinematografico al servizio dell’intrattenimento.
Per concludere devo ammettere che sono riusciti a farmi commuovere anche questa volta, inserendo in coda un omaggio a Walker così tenero che se non vi scende la lacrimuccia non avete un’anima.
Andatelo a vedere, portateci i vostri figli. La saga di F&F è qui per restare.

3 commenti

  1. Alberto · · Rispondi

    Per quanto con F&F il tempo passi sempre volentieri, questa volta non mi ha galvanizzato come in altri episodi – il 5, il 7. E’ vero, l’umorismo è salutare e riuscito, gli interludi efficaci, scatenato Statham in combattimento con la culla, ma in genere le scene d’azione non mi hanno fatto saltare sulla sedia (tranne il prologo, per me splendido). E la sceneggiatura ha qualche forzatura di troppo per i miei gusti. Tuttavia, non vedo l’ora che arrivi il 9.

  2. Ottima recensione, sopratutto, finalmente, la chiave di lettura giusta con cui vedere questa esagerata saga.

    Perché per vedere F6F bisogna proprio alzare a palla la manopola della Sospensione dell’Incredulità per godersi alzare l’asticella del “come cazzo facciamo a esagerare ancora di più a stò giro?”

    Poi sarà che con l’inserimento di Statham, ha attirato la mia attenzione (Dio abbia in gloria i genitori di Statham per averci donato l’uomo dell’ #epicocinemadimenare dei 2000)

  3. Tullipan · · Rispondi

    Oh come aspettavo la tua recensione! Io me lo sono goduto proprio, hai ragione, Toretto & famiglia sono un po’ come dei vecchi amici!
    Quello di cui mi arrovello da domenica è: ma come poteva essere così piccolo il bambino?? È stato concepito nel sesto dovrebbe avere un paio d’anni almeno.
    Perché passi lo spostare i missili a mani nude, ma la consecutio temporum mi fa sempre ammattire!
    Mi consolo solo pensando che la scena di Statham non si sarebbe potuta fare.

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