1976: Ballata Macabra

 Regia – Dan Curtis
The house takes care of itself.”

All’interno del filone “case maledette dotate di vita propria”, di cui possiamo affermare con un po’ di grossolana approssimazione che il capostipite sia Hill House, occupa un posto bizzarro e tutto suo questo gioiello firmato da Dan Curtis, un uomo a cui andrebbe fatto un monumento per il contributo inestimabile (e spesso non riconosciuto) dato all’horror su grande e piccolo schermo, soprattutto sul piccolo, per cui ha diretto e prodotto alcune pietre miliari come Dark Shadows, The Night Stalker e Trilogia del Terrore. Quest’ultimo, in particolare l’episodio con il pupazzo, credo sia al centro di molti incubi infantili della mia generazione e di quella precedente alla mia. Ed è proprio sul set di Trilogia del Terrore che Curtis lavora per la prima volta con Karen Black, protagonista anche di Burnt Offerings (questo il titolo originale del film) rara incursione del regista nei territori cinematografici e raffinatissima rivisitazione del concetto di casa infestata che, pur mutuando alcune tematiche da Shirley Jackson, ne anticipa altre poi tornate molto utili a un certo Stephen King quando ha scritto Shining.

Il film, tratto dal romanzo omonimo di Robert Marasco, racconta di una famiglia, i Rolf, che affitta per l’estate una grande, bellissima ma un po’ abbandonata a se stessa villa in campagna. I proprietari (due fratelli interpretati da Burgess Meredith ed Eileen Heckart) mettono la casa a disposizione dei Rolf a un prezzo ragionevole, anzi proprio irrisorio, a patto che si prendano cura della loro anziana madre: una mansione molto semplice, dato che la donna non lascia mai la sua stanza ed è sufficiente portarle da mangiare tre volte al giorno e lasciarle il vassoio col cibo fuori dalla porta. La signora Rolf (la nostra Karen) si innamora subito della villa, mentre suo marito (Oliver Reed) è più scettico. Alla fine la spunta lei e tutta la famiglia, con figlio e vecchia zia a carico (un’attrice a caso, Bette Davis), parte per passare tre mesi in mezzo alla natura, in questa specie di castello troppo grande e non proprio ben messo.
Ma non preoccupatevi, perché la casa si rigenera da sola e, dopo qualche giorno dall’inizio della permanenza dei Rolf tra le sue mura, ecco che non sembra più tanto fatiscente: nella serra che era invasa da erbacce e piante appassite, ricominciano a nascere i fiori, la piscina torna al suo antico splendore, le lampadine rotte riprendono a funzionare da sole e anche gli orologi, che erano tutti fermi, prendono a segnare l’ora come se la sola presenza dei Rolf stesse riportando ogni cosa in vita.

Nel frattempo, Marian Rolf comincia a sviluppare con la casa (e con la madre dei suoi proprietari) un rapporto morboso e ossessivo. Esce di rado, passa ore intere a contemplare le vecchie foto nel salottino che fa da anticamera alla misteriosa stanza dove l’anziana donna passa le sue giornate, si incanta ascoltando il suono di un carillon e, soprattutto, perde interesse per il marito e il figlio.
Non che loro se la passino poi così bene: il padre è aggressivo e soffre di allucinazioni, il bambino è sempre più spaventato e, come se non bastasse, la zia Elizabeth sembra essere invecchiata di botto dieci anni, un vero e proprio deperimento fisico che su di lei è più evidente, ma coinvolge anche Marian, i cui capelli si ingrigiscono.

È facilmente intuibile dove voglia andare a parare il film, ma non è il colpo di scena ciò che interessa a Curtis, molto più propenso ad approfondire le dinamiche familiari e a vederle andare in pezzi. Alcuni critici hanno detto che Ballata Macabra è un film dove tutti sanno cosa sta succedendo, tranne i suoi protagonisti. Nonostante sia stato detto con un’accezione negativa, è vero, e tuttavia è anche uno dei pregi maggiori del film, perché Curtis dà a noi spettatori tutti gli strumenti per comprendere quale sia il segreto della villa, ma non li fornisce allo stesso modo ai Rolf. Per noi quindi non diventa un gioco a scoprire se la casa avrà la meglio su di loro, ma a scoprire come la casa avrà la meglio su di loro.

Vediamo arrivare a passare l’estate in quella villa una famiglia affiatata e felice e assistiamo alla disgregazione delle loro relazioni, alla sistematica distruzione di tutto ciò che di buono e profondo c’era tra loro, perché la villa non si nutre solo delle energie vitali di chi è così incauto da andarvi ad abitare. La villa ti seduce, ti attrae e ti paralizza lì, come un insetto intrappolato nella tela di un ragno. Non è che i Rolf sono così stupidi da non volersene andare. Non possono andarsene fino a quando l’entità imprecisata che rende maledette di quelle mura non porterà a termine il suo compito.
Ed è l’aggettivo imprecisata che acquisisce un’importanza fondamentale e che ci riporta dritti dritti a Hill House senza passare dal via.

Perché la casa delle vacanze dei Rolf è viva ed è folle. Non è infestata nel senso classico dell’infestazione, non ci sono forze esterne o ectoplasmi o poltergeist, come non ce ne erano a Hill House e come non ce ne saranno all’Overlook Hotel di Shining. C’è un filo conduttore che lega queste tre costruzioni tra loro, un filo emotivo e tematico, fatto di rapporti che si logorano e di esistenze che sono segnate nel momento stesso in cui varcano una soglia o passano attraverso una porta. Ma anche di luoghi che non hanno bisogno di altre cause per la loro malvagità se non loro stessi. Case sull’Abisso, se vogliamo trovare un ulteriore progenitore a questa sfilza di brutti posti.

Curtis mostra di conoscere alla perfezione tutti i meccanismi di una storia gotica, ma in un certo senso, opera una destrutturazione del genere modernissima, perché ne sovverte i concetti di base, badando a mantenerne intatta la struttura. Più che un horror sovrannaturale, con tutti i suoi ammennicoli tipici come i lamenti, lo sbattere di catene, le apparizioni nei corridoi bui, Ballata Macabra è un dramma sui mostri della mente. Prendete per esempio i deliri allucinatori di Oliver Reed, con quell’inquietante figura del’autista di carro funebre, o anche la trasformazione che subisce Karen Black. Però è tutto così sottile da sembrarci naturale. E in effetti lo è: la casa che torna agli antichi fasti mentre distrugge le vite altrui, segue la sua natura. Non c’è più neanche bisogno del buio per generare un’atmosfera di minaccia e orrore. Curtis ambienta tutte le sequenze più forti del suo film sotto la luce spietata del sole estivo o in piena illuminazione artificiale.
Ballata Macabra è il film di un vero maestro, uno sfoggio di mestiere e conoscenza, l’opera di un regista, sceneggiatore e produttore che è arrivato a un punto tale da poter fare, con l’horror gotico, tutto quello che vuole, creando un oggetto strambo e misterioso da cui molti hanno copiato, ma che non somiglia a niente.

Per il 1986, vi propongo tre film: il divertentissimo Night of the Creeps, di Fred Dekker, quella follia totale di Gothic di Ken Russel, e l’esordio alla regia di John McTiernan, Nomads.

10 commenti

  1. valeria · · Rispondi

    uno dei miei film preferiti in assoluto, tanto che non vedevo l’ora di leggere il tuo post 🙂 nel filone delle case infestate credo sinceramente che sia uno dei migliori, sotto tutti i punti di vista, e una cosa che proprio non capisco è perché cavolo non si decidano a farlo riuscire in dvd: ormai si trova solo su ebay a prezzi da capogiro. hai per caso letto il romanzo? sarei curiosa di vedere se ci si ritrova la stessa atmosfera da brivido o se è uno di quei rari casi in cui il prodotto cinematografico supera quello cartaceo 🙂

    1. No, non ho letto il romanzo, che però pare fosse davvero molto bello. Non sono mai riuscita a trovarlo. Però ne ho approfittato e ho preso l’edizione inglese su Amazon che costa poco 😉

  2. Recensione ottima 🙂
    Il mio voto va a Gothic

    1. Stavolta abbiamo votato diversamente 😉

      1. Per una volta vado controcorrente 😄

  3. SaulVerner · · Rispondi

    Ciao Lucia, ottimo pezzo, grazie. Me lo vado subito a cercare (mea culpa!).
    Per Hill House intendi “The Haunting” del 1963?
    Anche se non c’è “solo” la casa dietro le malefatte che costellano la pellicola, uno dei miei favoriti è The Legend of Hell House, davvero consigliato: altro che jump scares…
    Ciao, Simone.

    1. Sì, intendo The Haunting, ma soprattutto il romanzo da cui è tratto: L’incubo di Hill House.
      Sì, me lo ricordo The legend of hell house, tratto da Matheson, se non sbaglio!

      1. SaulVerner · · Rispondi

        Non solo tratto da Matheson, ma sceneggiato da Matheson. Al che si capisce la qualità del film… 🙂

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Chissà, se solo Marian non fosse voluta passare a tutti i costi a salutare Mrs. Allardyce…. ma già, che scelta le avrebbe mai lasciato quella terribile specie di casa-vampiro? Ennesima splendida prova di Dan Curtis (tra le altre perle che costellano il film, come ad esempio il figlio nella piscina che prende improvvisa e maligna vita, anche la progressiva “materializzazione” dell”incubo d’infanzia -il raggelante autista Anthony James- di un Oliver Reed paralizzato dal terrore a fianco della vecchia zia che culmina con quell’entrata in camera è da antologia)…
    P.S. Mi spiace che difficilmente l’avrà vinta, ma a questo giro non posso proprio non votare per Night of the Creeps 😉

    1. La classe di questo film è assoluta.
      Una cosa davvero rara.
      Night of the Creeps in effetti è in netto svantaggio, ma non si sa mai. Abbiamo già avuto tanti capovolgimenti di campo improvvisi 😉

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