I Dimenticati: Meg di Steve Alten

Non si può sempre parlare di argomenti seri e pesanti su questo blog ed è anche vero che non tutti gli autori di cui ci occupiamo in questa rubrica possono essere Angela Carter o William Peter Blatty. Esistono casi in cui uno Steve Alten è necessario e aiuta a passare le brutte giornate e a concluderle con un sorriso. So che molti raffinati intellettuali storceranno il naso di fronte alla mia scelta di dedicare un articolo a Meg, ma dato che finalmente è in arrivo il film, dopo anni e anni di attesa, tra un po’ questo romanzaccio non farà più parte della schiera dei dimenticati, ma sarà con ogni probabilità ristampato in concomitanza con l’uscita della pellicola a esso ispirata nelle sale. Il protagonista è Jason Statham che, se ci tenete a conoscere la mia opinione, è semplicemente perfetto per il ruolo di Jonas Taylor, ex pilota di sommergibili, attuale paleontologo e cacciatore di megalodonti per necessità di sopravvivenza.
I diritti cinematografici del libro sono stati venduti addirittura nel 1997, pochi mesi dopo la sua pubblicazione. Ma il progetto è rimasto nell’ormai famoso development hell per 20 anni. Il motivo di questo stallo credo sia stato soprattutto il livello tecnologico troppo basso per portare davvero un megalodonte sullo schermo. Perché Meg non può e non deve essere un prodotto Asylum. Per quanto romanzo di puro intrattenimento e nulla più, ha una sua dignità e non merita un trattamento pauperistico. Il megalodonte è già difficile da immaginare, figuriamoci da filmare in maniera credibile. È una bella sfida, portare il meg sullo schermo, soprattutto se l’obiettivo non è quello di suscitare negli spettatori la sghignazzata grottesca, ma il terrore.

Jason Statham e Bingbing Li sul set di Meg

Ecco, Meg è un romanzo che, con tutti i suoi limiti, mette paura e questo grazie innanzitutto all’estrema serietà con cui Alten narra una vicenda improbabile di mostri preistorici sopravvissuti a nostra insaputa sul fondo della Fossa delle Marianne.
Jonas Taylor è stato congedato con disonore dalla marina quando ha causato la morte di alcuni suoi colleghi durante una missione in batiscafo nella Fossa. Il pilota si è fatto prendere dal panico dopo aver visto, o creduto di aver visto, qualcosa: un’enorme sagoma bianca che, da basso, si dirigeva verso il batiscafo a tutta velocità. L’incidente è stato insabbiato e Taylor ha abbandonato le immersioni ad alta profondità e si è dato alla paleontologia. È infatti convinto che quella sagoma da lui intravista a migliaia di metri sott’acqua fosse un meg, abbreviazione di carcharodon megalodon, una specie di squalo estinta e nota per le sue dimensioni spropositate. Taylor dedica la sua vita a dimostrare che il meg esiste ancora e che se ne sta buono buono nella Fossa delle Marianne perché vive in uno strato d’acqua tiepida proprio sul fondo della Fossa e, se lo squalone tentasse di risalire, il brusco calo della temperatura gli sarebbe letale.
Ovviamente Taylor ha ragione e, altrettanto ovviamente, il meg troverà il modo (pittoresco anzichenò: non posso rivelarvelo, dovete scoprire da soli e rimanere basiti) di tornare a galla e fare strage, prima di balene, cetacei vari e altri squali e poi di esseri umani.

Il megalodonte è stato per anni considerato l’antenato del grande squalo bianco. Ultimamente la questione si è fatta un po’ più controversa, ma essendo Meg un romanzo della fine del secolo scorso, Alten rappresenta il suo squalo preistorico come un gigantesco carcharodon carcharias, però albino e luminescente, perché si è evoluto per sopravvivere in un luogo dove la luce non arriva. Ora, pensate a questo mostro lungo 30 metri, completamente bianco e anche fosforescente che vi gira intorno mentre vi fate il bagno e poi ditemi se non vi sale almeno un brivido lungo la schiena.
L’irrazionale paura di essere mangiati, per di più in un ambiente dove siamo totalmente deboli e indifesi: questo è ciò che, da sempre, rende lo squalo una creatura così spaventosa e così adatta alla narrativa e al cinema dell’orrore. Alten ha riesumato un predatore che un tempo è stato il sovrano incontrastato di ogni oceano. Il prologo del libro ce lo presenta mentre fa fuori nientemeno che un T-Rex, tanto per impostare la natura svergognatamente over the top dell’opera. Perché in Meg non si va mai per il sottile e il suo autore usa ogni mezzo a sua disposizione, ogni trucco più dozzinale (e tuttavia efficace, che vi devo dire) per tenere il lettore incollato alle pagine senza che passi una sola riga ad annoiarsi o a voler far altro che non sia continuare a leggere Meg.

Steve Alten

Al di là dell’impianto fantascientifico, della resa da B-movie coi mostri e di svariate concessioni alla truculenza che lo avvicinano all’horror, Meg è in realtà un romanzo d’avventura che più classico non si può, come del resto lo era Jaws: una volta che la bestia è libera, inizia la caccia, nella secolare tradizione che fa capo addirittura a (che Dio mi perdoni) Moby Dick. Allo stesso modo di Quint, Brody e Hooper, anche Taylor si lancia all’inseguimento del suo leviatano personale e, se il racconto è sicuramente molto meno epico di quello dell’imbarcazione Orca, è così pieno di azione e adrenalina che, nonostante i personaggi non brillino per spessore e caratterizzazione e nonostante sia tutto molto lineare, Meg è uno spasso continuo. O forse lo è proprio per questi motivi e al diavolo spessore e caratterizzazione, se abbiamo un megalodonte scatenato nell’oceano a sgranocchiare sub, surfisti e incaute giornaliste in tubi di plexiglas.
In effetti, Alten ha una certa abilità nello sfruttare gli stereotipi a suo vantaggio, a muoversi in maniera apparentemente prevedibile per poi sorprenderti con delle svolte improvvise che arrivano a tanto così dall’assurdo per fermarsi all’ultimo istante e risultare comunque credibili, almeno nel contesto generale del romanzo, che è di una coerenza interna ferrea e di una precisione di dettagli chirurgica. Non è, insomma (e ci risiamo) la versione letteraria di uno Sharknado a caso, ma è un romanzo strutturato con tanto mestiere che si pone come principale dovere quello di divertire. La mia può apparire un’affermazione iperbolica, ma raramente mi sono divertita tanto leggendo un romanzo e questo significa che Alten il suo obiettivo lo ha raggiunto.

Meg è soltanto il primo volume di una serie che, a oggi, consta di altri quattro libri più una novella prequel.  Qui da noi (che ve lo dico a fare) è arrivato solo il secondo, The Trench, tradotto con Minaccia dagli Abissi, ma vi sfido a procuravene una copia, anche usata. È strano l’oblio che ha colpito Meg, perché un’altra serie di Alten, quella dedicata ai Maya, viene regolarmente tradotta in Italia. No, non l’ho mai letta perché mi interessa quanto un corso di numismatica. In inglese invece, trovate tutti i romanzi di Meg disponibili in cartaceo e digitale a prezzi contenuti, tranne l’ultimo che costa un po’ di più perché è molto recente. Dato che non sono affatto complicati da leggere, io vi consiglio di procuraveli in lingua: si sta avvicinando l’estate e non c’è miglior modo di festeggiarla delle avventure di un megalodonte albino di 30 metri. E della sua progenie.
Meg
The Trench
Primal Waters
Hell’s Aquarium
Nightstalkers
Ci sarebbe anche Origins, ma lo trovate inserito nell’ultima edizione di Meg.

23 commenti

  1. Alberto · · Rispondi

    Volendo si trova, ma a 30 e rotti euro. Meglio investire in My little moray eel 🙂

    1. E la cosa più gentile che mi viene detta in settimane

      1. Giuseppe · · Rispondi

        E dato che, pure se preistorici, con Meg si sta parlando di squali mi sembra giusto ricordare che anche Il Posto delle Onde è un ottimo investimento, no? 😉

        1. ❤ Più squali ci sono, meglio è!

      2. Alberto · · Rispondi

        Mi è piaciuto anche questo. Forse più “canonico”, meno potente del Posto delle onde, ma mi hai affascinato anche stavolta. Brava (molto).

        1. Grazie, davvero.
          In effetti La Murena è una storia più piccina rispetto al Posto, ma sono felice che ti sia piaciuta lo stesso.
          Grazie, di cuore.

  2. Cavolo, sei proprio appassionata di squali e abissi, eh? 😀 Ho visto che il film uscirà nel 2018, ma una visione la merita sicuramente (quantomeno per Bingbing, che è davvero un bel vedere, oltre a quel macho di Statham :P)

    1. Gli squali sono una delle mie ragioni di vita 😀

      1. Sono tra i pochissimi animali che mi fanno paura. Cioè, ne ho visti parecchi negli acquari e lì mi son piaciuti tantissimo (anche se, ovviamente, mi facevano pena, come tutti gli animali rinchiusi) ma, se mi trovassi in paesi dove esistono squali pericolosi per l’uomo, non avrei mai il coraggio di entrare in acqua 😦 Hai mai pensato di fare l’esperienza della gabbia? (sempre se non l’hai già fatta) Io adoro i lupi, invece, e ho visto che in Scandinavia (non ricordo se Norvegia o Finlandia) c’è una riserva in cui si fanno avvicinare dall’uomo, pur essendo selvatici… Chissà che un giorno, magari…

        1. Andare in gabbia è il mio sogno ❤
          Ma più ancora sarebbe nuotare senza gabbia in mezzo agli squali. Certo, con una persona esperta, perché io non saprei come muovermi.
          Comunque il primo passo è a gabbia, appena ho il tempo (e il denaro) per partire.
          Anche i lupi sono degli animali meravigliosi e affascinanti. E mi fanno molta più paura degli squali 😉

          1. Oddio, ho visto ora il commento, scusa. Più paura? Perché? Da soli sono MOLTO meno pericolosi (un lupo è -abbastanza- facilmente gestibile anche da una persona sola, senza contare che il più delle volte è lui ad avere paura dell’uomo). Uno squalo, se sei in acqua, è praticamente invincibile (a meno che tu non sia ben armata, ma noi amanti degli animali non lo siamo mai xD)

  3. Davide Locatelli · · Rispondi

    Considerando che anche il mar ligure è habitat per il bianco ho sempre avuto ansia ai primi bagni. Meg mi ha tenuto compagnia diverse volte e sono contento di una trasposizione cinematografica.

    1. Io ho sempre ansia, quando mi immergo la prima volta. Poi passa, ma ci penso sempre, alla presenza possibile di un grande bianco nei paraggi. Che poi, da un lato ne vorrei tanto incontrare uno, dall’altro non so se avrei la freddezza per gestire l’incontro 😀

  4. Il solo fatto che si tratti di una serie di romanzi che hanno per protagonista un paleontologo rende l’opera di Alten imprescindibile. Chissà che mettere Statham nel ruolo del protagonista non faccia fare finalmente un po’ di punti alla categoria 🙂

    1. Un paleontologo cacciatore di megalodon e pilota di sommergibili. Io credo che più figo di così non potrebbe essere.

    2. Anzi, ti dirò che stavo pensando di fare tutta la serie e dedicare un post a ogni romanzo…

  5. C’e anche una seconda serie di Alten che è collegata a Meg, la duologia The Loch, con protagonista un giovane scienziato alla ricerca del Mostro di Loch Ness e nel secondo romanzo ci sono alcuni legami con gli animali di Meg.,..

    1. Giusto! Però di Loch non ho mai letto nulla. Sono divertenti come i Meg?

      1. Si, solo c’è un’atmosfera un pochino più dark e misteriosa…

  6. Il fascino degli abissi e degli squali… da vedere!

    1. *da leggere, chiedo venia.

  7. […] vi ho parlato del primo romanzo della serie Meg, ho accennato l’ipotesi di leggermi in inglese tutti e cinque i libri e […]

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