Per favore, non chiamatelo remake

CHI NON HA LETTO IL ROMANZO FORSE NON DOVREBBE LEGGERE IL POST. 

L’uscita del teaser trailer di IT, una decina di giorni fa, ha scatenato una certa maretta e non solo perché il breve filmato ha sfracellato ogni record di visualizzazioni su Youtube: quello era prevedibile, data la portata dell’evento. La maretta si è scatenata quando i cagatori di minchia professionali hanno cominciato a fare il loro mestiere, ovvero cagare la minchia al prossimo, tirando fuori il solito peana funebre su quanto è brutta, cattiva e insensibile Hollywood che rovina l’infanzia a tutti i noi inanellando un remake dietro l’altro. A parte la petulanza di questa argomentazione stantia, se davvero IT fosse un remake della miniserie del 1990 avremmo tutti un problema molto grosso, legato al fatto che quella miniserie faceva schifo.
Potrebbe sembrare un insignificante problema di nomenclatura, ma non lo è, perché quando io uso la parola remake mi riferisco a una pratica ben precisa,  quella di usare una fonte cinematografica come base di partenza; non stanno, in pratica, rifacendo quelle tre ore e mezza di agonia firmate dal povero Tommy Lee Wallace, stanno adattando da zero un romanzo che può essere, senza che nessuno si senta offeso, considerato un classico contemporaneo. Non credo che ci sia qualcuno tra voi pronto a definire il Dracula di Terence Fisher un remake di quello di Tod Browning, per tacere delle centinaia di versioni che, con varie gradazioni di fedeltà andanti dallo zero assoluto a non ci azzecca un cazzo, prendevano comunque spunto dalla medesima fonte letteraria, ovvero il romanzo di Stoker. Come del resto, chiunque avesse il coraggio di usare il termine remake per le tre puntate di Shining dirette (per modo di dire) da Mick Garris, dovrebbe essere preso e portato davanti a un plotone di esecuzione.

È un argomento che mi sta molto a cuore, perché io questo film lo aspetto da 25 anni e vedere IT stuprato dalla televisione fu un duro colpo da sopportare, anche da ragazzina.
IT è un romanzo quasi impossibile da portare sullo schermo con successo e questo, in parte, giustifica lo scempio che ne è stato fatto anni or sono. È quasi impossibile perché è completamente anticinematografico, è ridondante, è pieno zeppo di digressioni, interi capitoli all’apparenza irrilevanti, un romanzo che sta venti pagine a raccontarti la vita intera di un personaggio che poi non rivedrai mai più per tutto il corso della vicenda, dove lo spazio dedicato agli avvenimento che portano avanti la storia (o lo scheletro di essa) è in minoranza rispetto a quello dedicato al world building e all’approfondimento non solo dei Perdenti, ma dell’intero cosmo che gravita attorno a loro. La trama in sé può essere riassunta in poche parole: bambini incontrano un terribile mostro, non riescono a sconfiggerlo e devono portare a termine il lavoro da adulti. Ma, se fosse tutto qui, non sarebbe il classico moderno di cui sopra, non sarebbe stato letto e amato da milioni di persone, non avrebbe segnato così in profondità l’adolescenza di molti di noi e il trailer del film di Muschietti in uscita a settembre non avrebbe totalizzato 291 milioni di visualizzazioni nelle prime 24 ore di presenza online.

La complessità di IT, che è la vera ragione dietro al successo e all’investimento emotivo causati da un “romanzaccio horror” non può essere resa in immagini. Vi consiglio di far pace con questa idea e di portarla con voi quando entrerete in sala a settembre: è quello che cercherò di fare anche io. Qualunque film tratto da IT è destinato a essere, sempre e comunque, un tradimento. E, anzi, credo che perché un film tratto da IT possa essere un buon film, sia necessario tradire il romanzo. Ci sono cose, in IT, che non possono essere filmate e per svariati motivi: alcune sono moralmente inaccettabili (sapete tutti a cosa mi riferisco); altre non possono funzionare nel passaggio da carta a schermo neanche se ci provi con tutta la buona volontà del mondo (qualcuno ha nominato una tartaruga?); altre ancora appesantirebbero la narrazione e basta, perché non ci sarebbe il tempo di dar loro i giusti senso e significato (tutte le singole storie delle miriadi di personaggi secondari). E poi c’è il problemino da niente relativo alla natura squisitamente lovecraftiana di IT . E lì, perdonate il portoghese, sono cazzi amari. Non so se vi siete mai resi conto di quando King, nello scrivere IT si sia ispirato a Lovecraft e quanto l’influenza dello scrittore di Providence sia come un’ombra lunga che si estende lungo tutte le 1200 e passa pagine del romanzo. King è così bravo da non renderla tanto evidente, anche perché è difficile trovare due autori dallo stile tanto diverso come Lovecraft e King, ma (ed è solo un  minuscolo esempio in un mare di prove schiaccianti) sfido chiunque a non essersi alzato in piedi gridando: “Il colore venuto dallo spazio!” quando si scoprono le vere origini di IT. Derry stessa è una cittadina lovecraftiana, ma su questo punto ci torneremo.

È dunque un’impresa sucida destinata al fallimento, quella di adattare IT per il grande schermo? No, affatto, ma ci vuole il coraggio di spezzare i cuori dei fan e la perizia per poi convincerli che comunque ne è valsa la pena. Soprattutto, non bisogna fare un remake della miniserie degli anni ’90, anzi, quella roba televisiva gli autori e il regista di IT dovrebbero vederla tutti i santi giorni per capire come una trasposizione di IT non va realizzata.
Forse penserete che io sia un po’ troppo severa nei confronti di un prodotto uscito nei primi anni ’90, ma vi assicuro che non è così: ho rivisto la miniserie qualche giorno e ancora mi sanguinano gli occhi e non per la fotografia smarmellata, la povertà di costumi, scenografie ed effetti speciali e la recitazione da canile municipale: sono tutti difetti endemici della tv di quel periodo, si possono giustificare con un minimo di contestualizzazione e, ve lo giuro, ci passerei sopra se solo qualcuno si fosse disturbato a scriverla e a metterla in scena in maniera decente e rispettosa, quella miniserie.

Perché è tutto tranne che IT e, paradossalmente, non si regge in piedi senza aver chiaro in testa il romanzo. Magari lo avesse stravolto, avrebbe avuto una sua dignità e invece non ha neppure quella. Quei due film per la tv del 1990 sono soltanto una serie di episodi messi uno in fila all’altro senza alcuna connessione narrativa. Il vero, grande difetto di IT è che non racconta una storia, ma va avanti a casaccio seguendo un percorso di compressione e semplificazione che diventano solo banalizzazione. Trasforma un classico moderno in un romanzaccio horror dove dei ragazzini si trovano a dover combattere contro un clown assassino. Peggio ancora, IT non ha un’anima e non ha un cuore, perché manca di tutte le connessioni logiche ed emotive atte a comprendere la natura di Pennywise, il legame che si crea tra i Perdenti, gli orrori dell’infanzia e del passaggio all’età adulta, la paura di essere soli e il conforto nello scoprire di non esserlo, pur in un contesto terribile.

Faccio un po’ di esempi: Beverly che si ribella al padre nella prima scena in cui li vediamo insieme è un passaggio logico mancante, è incongruo con il personaggio e il suo percorso, anche perché la vediamo, poche sequenze dopo, a farsela sotto quando lui le chiede cosa ci sia nel suo lavandino. Non c’è coerenza narrativa, a meno che non si sia letto il libro e si sappia già in anticipo cosa è costretta a subire Beverly ogni santo giorno dentro casa; non c’è il rapporto tra Eddie e sua madre, per cui l’ipocondria del bambino e il fatto che il medicinale senza il quale pare non possa vivere è solo un placebo sono informazioni che arrivano dal nulla e che lo spettatore deve accettare perché sì, perché lo ha detto King.
E queste sono anche le cose meno gravi. Quelle davvero inaccettabili sono le connessioni emotive mancanti: il lutto di Bill e il fatto che debba viverlo senza il supporto degli adulti, il suo senso di colpa, la piccola liberazione che prova solo quando è in sella a Silver; il triangolo amoroso tra Bill, Bev e Ben non viene quasi preso in considerazione, mentre nel romanzo è un punto fondamentale. E lacerante; il personaggio di Richie è ridotto a un buffone monodimensionale e il suo ruolo nel Club dei Perdenti è, di fatto, inesistente. Ma scavando quello che viene a mancare è proprio l’amicizia tra i ragazzi, che ci viene imposta senza essere costruita e, se in IT manca l’amicizia, manca tutto, dato che è il legame tra i Perdenti a costituire il pericolo maggiore per il mostro. E sarebbe bastato poco, sarebbe bastato mostrare i ragazzi che, tutti insieme, puliscono il sangue nel bagno di Bev per cementare il loro rapporto e fornire a noi che guardiamo un minimo sindacale di investimento emotivo nei loro confronti. Ma no, chi se ne frega, tanto c’è Tim Curry che fa le faccette.

Più di tutto il resto però, nella miniserie non si sente Derry ed è completamente inutile che tu mi dica in un dialogo verso la fine del film che la città è indifferente se, per le due ore precedenti questa indifferenza non me l’hai fatta vedere, assaporare, toccare con mano.  Parliamo di un posto in cui è IT è penetrato così a fondo da rendere ogni suo abitante un complice. In un certo senso Derry, il piccolo paese corrotto fino al midollo e schiavo del male (vi avevo detto che saremmo tornati su Lovecraft) è IT. Il cinema è in grado di fare una cosa del genere, non è vero che ci vogliono i dialoghi per far passare il Male attraverso lo schermo o per rendere la corruzione di un luogo, anzi, il cinema riesce a compiere questa operazione anche meglio della narrativa, perché ha la potenza delle immagini dalla sua. Ed è su questo che deve puntare Muschietti, altrimenti il fallimento è assicurato. Magari si taglia qualche episodio, ma si spende qualche inquadratura in più per l’atmosfera di pura minaccia in cui questi ragazzini coraggiosi vivono e combattono, nonostante la paura. IT deve essere un film di suggestioni e atmosfera, e un film di sentimenti.
Non dico che sia facile, ma non vedo altre soluzioni.
C’è tutta una detestabile schiera di fan con il fucile puntato che, sotto sotto, vogliono che il film sia brutto, così possono lamentarsi su Facebook per acchiappare like da altri frustrati come loro.
Io invece voglio che il film sia bello, lo voglio con tutte le mie forze. Diverso dal romanzo, ma un buon film con una sua identità e in grado di camminare con le sue gambe. Sono 25 anni che lo aspetto e un pochino me lo merito, come se lo meritano tutti i lettori di IT. Solo, vi prego, non chiamatelo remake, perché non solo non è corretto, ma porta anche un po’ sfiga.

33 commenti

  1. faccio parte dei cagatori di minchia professionali, ma non delle detestabili schiere col fucile puntato.
    Se il film è bello, ben venga, muoverò il culo e andrò al cinema a vederlo.
    La miniserie non c’entrava un cazzo con il libro ed era una cosa sempliciotta che – a mio avviso – spacca tuttora.
    E cmq sì, per fortuna che c’era Tim Curry a fare le faccette.

    1. Io ti consiglio di rivederla, quella roba lì.

  2. Non sono un critico di cinema, ma credo che ci sia un filone di film “kinghiani” che anziché cercare di riprodurre l’horror dei suoi romanzi, vorrebbe replicarne le dimensioni gargantuesche.
    Immagino che l’idea sia di trasporre su film le ambientazioni a 360′ dei suoi romanzi. Però nel caso del vecchio It (e almeno per me anche nelle tre ore interminabili delle Notti di Salem di Hooper) l’operazione fallisce miserabilmente.

    Probabilmente molti amanti dell’originale non si rendono conto che è considerato iconico semplicemente perchè è stata la prima volta che, sia con libro che con il film, il “pagliaccio assassino” è diventato uno stereotipo diffuso anche nel mainstream…

    1. Esatto: queste miniserie dalla durata infinita che però non raccontano nulla. Le Notti di Salem è un tantino meglio di IT, ma perché è diretto da un Hooper ancora in sé e ha un paio di idee intelligenti che hanno il coraggio di staccarsi dal romanzo.
      Un altro disastro infinito è L’ombra dello scorpione, che però almeno aveva un cast di un certo livello.
      IT è proprio nulla di nulla.

  3. Proprio ieri Theodora Goss, bravissima autrice e studiosa del fantastico, ha usato proprio Dracula per definire il concetto di “template fiction” – vale a dire quei testi che forniscono un canovaccio, una base, degli elementi che vengono poi riproposti, remixati e trasformati ad ogni nuova narrazione.
    Così, mi è venuto voglia di dirtelo.
    Per il resto, di solito i film si giudicano dopo averli visti, ma mi rendo conto che molti #massimiesperti là fuori sono così avanti che per loro la visione è un dettaglio.

    1. Che è una definizione applicabile, per esempio, a molta narrativa lovecraftiana (senza scomodare i soliti due gemelli Dracula e Frankenstein). IT potrebbe diventare un template (forse già lo è) perché si presta a parecchi remix. Solo che se glielo dici i fan si arrabbiano moltissimo.

      1. I fan sono cretini (cit.)

  4. Blissard · · Rispondi

    Strano che in un periodo come questo in cui è il mondo della televisione che sembra essersi ricordato di Stephen King (mentre il cinema lo ha relegato ai margini, a meno che dopo il probabile successo del nuovo IT i produttori non cambino rotta), nessuno abbia pensato di trasporre IT in una miniserie, cosa che almeno garantirerebbe un minimo di approfondimento dei personaggi.
    Per il resto, concordo con te su tutto, anche se al film televisivo del 90, per motivi puramente anagrafici, rimango comunque affezionato, soprattutto alla prima parte, quella incentrata sui bambini, che con tutti i suoi difetti mi sembra eoni superiore alla seconda (con attori imbolsiti, scene ridicolissime… dio santo gli occhi nei pasticcini a cena…).

    1. Sì, sul divario tra la parte dei bambini e quella degli adulti hai perfettamente ragione e anche io, prima di rivedere il tutto qualche giorno fa, pensavo ci fossero parecchie cose da salvare nella prima parte.
      Ma, a rivederla oggi, anche lì resta pochissimo.
      Giusto un paio di momenti divertenti e qualche sequenza dove Tim Curry suscita un briciolo di inquietudine e basta.

  5. Applausi! Sono completamente d’accordo con te, non è un remake! Che poi anche se fosse un remake sul serio che problema ci sarebbe? Come se Hollywood si fosse data ai remake, ai sequel e altri progetti simili vittime del popolo dell’internet che magari ignora che l’IT di turno era una serie tv e non un film o semplicemente basato su un romanzo. Ma soprattutto son d’accordo quando parli di Tim Curry e le faccette. Ho visto la mini tv solo di recente, anni dopo aver letto il romanzo, e mi ritrovato davanti a una cosa che può far paura solo ad un ragazzino, con elementi poco comprensibili a chi non conosce già la storia eppure viene ricordato come un capolavoro. Senza nulla togliere a Curry a parte lui non rimane altro. Ma questo discorso si può applicare a tantissimi altri film, io ad esempio non ho apprezzato Manhunter di Mann, adattamento di Red Dragon il primo romanzo con Hannibal Lecter, a causa di alcune lacune della sceneggiatura ma solo per il fatto di avete Mann alla regia lo ha reso un cult.
    Tornando ad IT non vedo l’ora che esca, dal trailer sembra davvero bello.

    1. Grazie per il commento!
      Diciamo che su Manhunter di Mann la pensiamo diversamente 😉
      Secondo me è un capolavoro ed è nettamente superiore persino a Il Silenzio degli Innocenti, ma io con Mann sono di parte.

      1. Oh, che gaffe! Posso sapere perché ti piace? Perché finora ho sempre trovato solo gente che giudica il solo nome.

        1. No, ma nessuna gaffe!
          Guarda, da qualche parte sul blog dovrebbe esserci la recensione al film 😉

  6. Sfortunatamente non leggo romanzi, ma i film li vedo eccome, però un’idea al momento non me la sono fatta, si vedrà 😉

  7. io il libro l’ho letto, e nonostante tutto questa serie mi ha lasciato tanto. la moda è venuta fuori dai tombini solamente adesso col criticare la miniserie dopo aver visto il trailer, e sta cosa mi dispiace tantissimo. siamo di fronte ad un adattamento tanto criticato quanto poco finanziato.

    era palese che non poteva uscire tutto il libro sulla serie, d’altronde da un prodotto televisivo low budget non si poteva chiedere troppo. “quella roba li” l’ho vista in vhs (unica versione da vedere senza censure peraltro), comprata in dvd e bluray e non me ne pento. ha un che di magico.

    prima di vomitare odio su it riguardatevi I LANGOLIERI, e poi ne riparliamo. QUELLO era veramente una ciofeca completa senza capo ne coda con effetti speciali realizzati giusto per fare senza niente di valido, ma niente funzionava, neanche il cameo di stephen king.

    Il problema è che spesso ci si focalizza su singoli elementi senza valutare nel complesso, è la sindrome di spider-man 3. e qua di cose che funzionano ne abbiamo abbastanza da potergli dare un briciolo di sufficienza e di umanità.

    non si parla di capolavori per carità, ma di prodotti onesti che non meritano cosi tanto odio.

    questa miniserie va lasciata li, protetta con i propri ricordi, senza schifarla, perchè non avrà l’essenza del libro però non ha mai sfigurato come prodotto horror.

    1. Credo di aver argomentato a sufficienza sul perché ritenga la miniserie una roba imbarazzante.
      Ma l’abitudine di commentare senza leggere pare essere approdata anche da queste parti.

  8. Alberto · · Rispondi

    A me basterebbe ritrovarci la complicità da ragazzini, l’empatia dolorosa da adulti, il senso di un male inarrestabile e di un paese infetto che ne è complice. E, naturalmente, la voglia di essere proprio lì, con la banda, nella resa dei conti finale. Dici che chiedo troppo?

    1. No, non chiedi affatto troppo: è esattamente quello che vorrei trovarci io, nel film. Ma per fare questo non è per forza obbligatorio seguirne la trama passo dopo passo e quindi non mi interesserà più di tanto se il film non sarà fedelissimo al testo.

  9. Giuseppe · · Rispondi

    Io purtroppo, come già ti dissi, con quella miniserie ho sempre avuto un grosso problema: l’averla vista DOPO aver letto il romanzo potendo così sentirne sulla pelle tutti i suoi enormi limiti (che poi, come hai fatto notare, di limiti “infilmabili” ce ne sarebbero stati comunque, anche in presenza di un lavoro più rispettoso con durata adeguata e un comparto tecnico maggiormente all’altezza), dei quali non potevano certo farsi carico le sole spalle larghe di Tim Curry… e, come se non bastasse, c’è pure quel finale a gridare vendetta al cielo ancora oggi 😦
    No, io di certo non userò mai la parola “remake” riguardo al film in arrivo per il semplice fatto che un vero nonché dignitoso adattamento di IT (quello del ’90, anche rivisto oggi, rimane uno stentato vorrei ma NON posso e nient’altro) su schermo, grande o piccolo che sia, non è mai stato fatto… e sì, hai ragione, dopo tutto questo tempo un pochino noi ce lo meritiamo eccome 😉

    1. Eh, sì, è lo stesso errore che ho fatto io. Vedere la miniserie a ridosso della lettura del romanzo è stato traumatico. Ed è da allora che io desidero un adattamento decente.
      Speriamo bene perché ce lo meritiamo 😀

  10. Mettiamola così. Amo il libro alla follia, per me una delle vette del Re, nei favolosi ’90’s il film tv aveva avuto un discreto assist dalla rivista FANGORIA che ai tempi era un bollino abbastanza prestigioso. Quando l’avevo vista mi aveva letteralmente schifato nonostante Curry e anche se ho quasi cinquant’anni ho la presunzione di ritenere che il mio gusto sia sufficiente per Non rivalutare quella tristezza. La speranza è che un film, con le capacità di oggi potrebbe fare meglio del suo antenato televisivo. In fondo non ci vorrebbe molto. Per farne un gioiello cadiamo male ma chissà, prima vedo poi giudico. Certo, avrei preferito un regista abituato agli ampi respiri, tipo un Jackson oppure un kinghiamo come Rob Reiner oppure Darabont. Incrocio le dita sorellina

    1. Sì, la penso esattamente come te. Però la scelta di un autore molto giovane forse non è del tutto sbagliata, sempre se questo giovane autore avrà la forza di sostenere il peso di una produzione simile…

  11. Ciao!
    Facevo anche io qualche giorno fa una riflessione simile tra me e me: ragionavo sul fatto che un vero adattamento di IT non l’hanno mai fatto, perchè la serie degli anni 90 non esiste *trallalà* Non esiste *Saliman si tappa le orecchie, chiude gli occhi e si dondola nell’angolino*
    Scherzi a parte, quella serie mi affascinò da piccola per:
    a) Tim Curry
    b) la sensazione (alla fin fine giusta, col senno di poi) che dietro le immagini sconclusionate e mal collegate messe in scena ci fosse un mondo ben più vasto, complesso e articolato che aspettava solo di essere scoperto. E che scoprii, infatti, procurandomi il cartaceo e leggendolo religiosamente più e più volte.
    Vista con occhi adulti in tempi non sospetti, la serie mi sembrò francamente ridicola, oltre che svilente per l’intero romanzo.
    Concordo con te sulla necessità, anzi l’inevitabilità, di tradire in una certa misura la forma del libro per poterne conservare intatte la sostanza e la ricchezza.
    Concordo anche con un utente che sopra scriveva che oggi come oggi la forma più adatta sarebbe forse una serie tv, magari prodotta da netflix.
    Ma… ehi, anche il film va bene.
    Basta che funzioni 🙂

    Grazie per questo post.
    Un saluto da una lurker affezionatissima.

    1. Ciao, affezionatissima! 🙂
      Hai ragione, una serie forse sarebbe l’unica cosa in grado di rendere la complessità del romanzo, ma io che sono cinematografara dentro, sono felice di dover andare al cinema e guardare questo film su grande schermo. Lo sogno da una vita.
      Comunque siamo tutti d’accordo che, tra agosto e settembre scatta l’ennesima rilettura, no? 😉

  12. Assolutamente sì! Sincronizziamo i calendari e gli orologi! 😀

  13. “Come del resto, chiunque avesse il coraggio di usare il termine remake per le tre puntate di Shining dirette (per modo di dire) da Mick Garris, dovrebbe essere preso e portato davanti a un plotone di esecuzione.”

    Sposiamoci subito, ora adesso ❤

    1. Come data, opterei per il 21 settembre, così poi ci andiamo subito a vedere IT 😀

  14. E poi un film come si deve da L’ombra dello scorpione, l’altro mio grande amore kinghiamo devastato da una miniserie…

    1. Lasciamo perdere quella miniserie. MI sono sentita in imbarazzo per il cast, che comunque era ottimo e sprecato.
      Però forse L’Ombra dello Scorpione si presta ancora più di IT a un adattamento televisivo di sei o otto episodi, da Amazon o Netflix.

  15. io invece,pensa te,con tutti i difetti e i limiti dell’epoca,nella miniserie(la prima parte tutta,in particolar modo) ci ho visto tutto quello che tu pensi non ci sia stato: come non mi servono dialoghi per capire,non necessito di immagini potenti e fotografia”malata” per capire darry,gli abitanti,la desolazione,beverly e il padre,l’unione dei ragazzi. non rivedo le due puntate da anni,quindi lo dico con cognizione di causa e con i ricordi incisi nella mente. tim curry superlativo,se sminuisci lui mi spiace ma toppi alla grande. guarda caso,è l’incubo manifestato degli adulti di oggi,e non solo per il romanzetto. il film lo vedrò ma,ripeto,della fotografia e della regia me ne sbatto..è proprio la “povertà”di quei tempi che ha causato le millemilioni visualizzazioni del trailer. ps: se tim curry fa “faccette”,bill skar-coso fa il parrucchiere/testimonial per la pantène.

    1. Su “romanzetto” ti sei qualificato da solo.
      In pratica, la miniserie è una merda, ma è bellissima lo stesso perché eravamo bambini
      I power rangers, in pratica.
      Complimenti al senso estetico: fregarsene di due elementi fondamentali del racconto per immagini significa non essere titolati ad avere un’opinione in materia.
      Torna a venerare il santino di Tim Curry.

  16. cos’è,se non rispondono pensandola come te ti viene a male l’acido lattico?(complimenti per il riconoscimento dei miei non titoli,mi conosci benissimo,lavori per la CIA?) e di sguardi ai tuoi post ne ho fatti tanti,cogliendo anche qualche consiglio che ho gradito e che mi sarei persa(di filmetti-ops scusa le virgolette -“filmetti”;cogli l’ironia sul “romanzetto”? non potendo fare le “faccette”).

    la tua risposta parla da sola,semmai : il racconto per immagini…infatti,vedremo in questo film le immagini,ossia effetti speciali del nuovo millennio,con pennywise alla samara”the ring”che invece che dal pozzo uscirà dal tombino profumato con gli arbre magic(sai l’evoluzione).e qualcosa già si è vista. su: la casa di beverly e la situazione familiare,l’emarginazione dei ragazzi,la città corrotta hai confuso muschietti con tarantino,con robert rodriguez,con scorsese…ma non te ne faccio una colpa. non mi sono mai ritenuta un’esperta,tu si evidentemente,ma ripeto:me ne sbatto ,perchè la povertà di quelle immagini da due soldi rimarrà sempre impressa. i tuoi gusti non devono sminuire cio’. te l’ho fatto notare con tutta l’educazione possibile,ma non era destino.

    a meno che non mi metti qualche direttore di fotografia da oscar e un regista underground che osa. ma sminuire tim curry e tutto il contorno deve far rivedere te certi concetti di “opinionista in materia”. ps: il karma ritorna sempre. gli espertoni di facebook ci sono per ogni serie-film,non si richiamano solo quando fa comodo per rinsaldare il proprio concetto.

  17. Sbiligudo · · Rispondi

    Questo nuovo IT è riuscito ad essere PEGGIO della miniserie originale e sotto praticamente tutti gli aspetti

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