Quarries

 Regia -Nils Taylor (2016)

Il primo serio contendente per entrare a far parte della lista di horror per cui il 2017 sarà ricordato arriva dal nulla e senza nessuna aspettativa ad anticiparne l’uscita. Si è fatto un bel giro di festival specializzati, come si evince anche dalla locandina, ma io non ne avevo mai visto un trailer e, se cercate in giro, le recensioni sono sporadiche, le notizie quasi inesistenti, ma quei pochi che ne parlano, ne dicono tutti un gran bene.
E hanno perfettamente ragione.
Quarries è una sorta di Deliverance al femminile, con un gruppo di donne inseguite da un branco di bifolchi in mezzo ai boschi. È un film molto breve, ruvido, violento, ed è fatto un po’ alla maniera di certi survival dei primi anni ’70: va dritto al punto, senza dare troppe spiegazioni, mira all’essenziale e, in virtù di questa scelta, si permette di sorvolare parecchi passaggi narrativi che, oggi, tanti registi e sceneggiatori riterrebbero indispensabili per far comprendere agli spettatori motivazioni e psicologia dei personaggi. E invece Nils Taylor, e con lui la protagonista-sceneggiatrice del film, Nicole Marie Johnson, preferisce procedere per sottrazione, come si faceva ai bei tempi del cinema da guerriglia, senza però usare mai il tocco vintage e citazionista che oramai ha frantumato gli attributi a tutti quanti noi. Dal cinema anni ’70, Taylor mutua anche una certa attenzione per i sotto testi di natura sociale e non è affatto un caso, a tale proposito, che il cast sia interamente composto da donne. E che gli antagonisti bifolchi siano tutti uomini.

Sappiamo molto poco del personaggio principale di Quarries (ancora meno degli altri): Kat arriva in quello che potremmo chiamare un campo base per le escursioni accompagnata dal fratello e con dei vistosi lividi in faccia. Lì trova altre donne, tutte pronte a partire per qualche giorno di campeggio in mezzo alla natura selvaggia. Il gruppo è eterogeneo e non particolarmente coeso. Kat è in ritardo rispetto alle sue compagne d’avventura e, per giustificarsi, accampa scuse e bugie. Una delle ragazze, appena la vede, la chiama sacco da pugile. No, nessuno ci spiegherà mai nei dettagli i reali motivi del suo ritardo, come nessuno ci spiegherà mai nulla a proposito del passato delle componenti del gruppo. Sono tutti elementi che dobbiamo intuire o ricostruire a partire dai dialoghi. Credo sia questo il principale motivo per cui sono rimasta incollata davanti a Quarries dall’inizio alla fine, la sensazione di avere a che fare non con personaggi, ma con persone, e di poter assistere solo a un piccolo frammento della loro vita. Mi piace quando c’è del pudore nell’affrontare certi temi, quando il dolore non viene sbattuto dritto in faccia allo spettatore, quando si dà la possibilità ai personaggi di mantenere i loro segreti e uno strato di non detto e non espresso che aumenta lo spessore psicologico, anche se spesso si tende a credere il contrario.

Identica faccenda per quanto riguarda i bifolchi: nessuno ci verrà a mettere le didascalie e a darci un perché delle loro azioni. Se sconfini nel loro territorio sei morto, ed è tutto quello che ci serve sapere.
Il gruppo di escursioniste compie una deviazione per evitare un incendio che è divampato proprio lungo il percorso prestabilito ed ecco che arriva il primo colpo di fucile. Da qui in poi, è tutta una corsa disperata per la sopravvivenza, dove però non saranno solo i cacciatori a vedere assottigliarsi le loro fila. È una tradizione del survival quella di far emergere per gradi delle risorse inaspettate dalle potenziali vittime, che non ci stanno mai a essere solo tali e provano a contrattaccare. A differenza però di un altro, storico horror tutto al femminile, The Descent (comunque citato a più riprese da Taylor), qui c’è un elemento di novità, che è quello collaborativo: ogni volta che uno dei cattivi ci rimette le penne è perché le protagoniste riescono ad abbatterlo collettivamente.


Il film procede quindi in senso opposto al survival classico, che di solito vede la disgregazione del gruppo e lascia che siano gli aspetti peggiori degli individui a uscire allo scoperto. In Quarries, quella mal assortita formazione di campeggiatrici della domenica (sì, con due guide esperte, ma non è questo il punto), per sopravvivere è costretta a passare sopra divergenze e diffidenze reciproche (che non sono poche) e trasformarsi in un collettivo.
I cacciatori, che avrebbero gioco facile nel separare le ragazze e farle fuori una a una, si trovano di fronte delle avversarie sempre più unite e compatte e, anche in un ambiente dove la loro forza fisica superiore e la conoscenza del territorio dovrebbero essere sufficienti garanzie di vittoria, vengono decimati non da una final girl improvvisamente diventata virago, ma da un gruppo di donne determinate a restare in vita.

Certo, ci sono alcuni problemi a livello narrativo: a queste donne, evidentemente cittadine e con scarsa preparazione, riesce tutto un po’ troppo facile, soprattutto all’inizio. Però questo è anche dovuto alla precisa volontà, da parte del regista, di non rallentare mai il ritmo e, se ne soffre in parte la verosimiglianza, ne guadagnano la rapidità e l’azione.
Inoltre c’è qualche scelta di casting vagamente stereotipata. Io capisco tutto, ma far interpretare la lesbica a Leisha Hailey non è proprio geniale e spiazzante, ecco. Va detto però che l’orientamento sessuale delle protagoniste è del tutto ininfluente e questo è un altro punto a favore del film, quello di presentare dei personaggi omosessuali senza caratterizzarli in quanto tali.

Quarries è un piccolo e affascinante film fatto con pochi soldi, ma spesi nella maniera giusta, scritto con abbondanti dosi di intelligenza, e che si distingue per l’uso di metafore politiche e sociali non gridate. Potete tranquillamente ignorare il suo lato “femminista” e godervi lo stesso il film, come uno spietato survival superiore alla media, duro e violento, mai eccessivo nel gore, ansiogeno quanto basta e con uno splendido uso del paesaggio, soprattutto di giorno. Altra scelta azzeccatissima è quella di ambientare alcune delle sequenze a più alto tasso di adrenalina alla luce del sole, cosa sempre consigliabile quando si gira a basso budget, ma che non sembra entrare in testa a molti registi esordienti che si cimentano col cinema dell’orrore. Da un certo punto di vista, è più semplice servirsi delle tenebre per creare paura, più semplice e più immediato. Solo che il buio va saputo gestire e va saputo (perdonate il gioco di parole) illuminare. In tanti, troppi film indipendenti, le riprese notturne diventano un pastone nero incomprensibile, soprattutto in esterno.
Taylor, in parte perché il survival si lega bene con vasti panorami diurni, in parte perché dirige un prodotto dai costi contenuti, interamente o quasi girato all’aperto, sfrutta al massimo delle loro possibilità i mezzi, naturali e non, a sua disposizione e confeziona un film che non è solo interessante per le tematiche coraggiose e per l’impostazione così diretta e priva di fronzoli, ma anche bello da vedere.
Un riuscito ibrido tra concetti moderni e messa in scena all’antica, Quarries è il primo horror “importante” del 2017. Il rischio è che, con l’arrivo dei grossi calibri nelle prossime settimane, passi un po’ in sordina. Non commettete l’errore di prenderlo sottogamba.

9 commenti

  1. valeria · · Rispondi

    ecco vedi, se avessi dovuto basarmi esclusivamente sull’impatto visivo della locandina (vista tra l’altro talmente superficialmente che non avevo neanche letto la sfilza dei festival a cui ha partecipato!) l’avrei preso sottogamba o addirittura ignorato. grossissimo errore a quanto leggo. é proprio vero, mai giudicare un libro dalla copertina 😉 salta dritto dritto in cima alla lista. grande recensione, come sempre! 🙂

    1. Grazie a te! E, come sempre, fammi sapere se hai gradito il film!

  2. Sembra molto interessante, speranze di vederlo in Italia?

    1. Forse in dvd tra un paio d’anni 😀
      Lo sai meglio di me come funziona qui da noi…

      1. lo so, ma spero sempre in qualche bella eccezione (che ogni tanto accade), lo sai

  3. Giuseppe · · Rispondi

    Un buon survival al femminile diretto e senza fronzoli, dove l’unione fa la forza… se mai qualcuno pensasse a una fugace distribuzione italica, sicuramente ci riserverebbe la classica presa per il culo della piazzata a metà agosto (come da prassi). E, a questo punto, meglio esca direttamente in dvd…

  4. canenero · · Rispondi

    Oh, bene, per Quarries avevo delle discrete aspettative, e sono contento che la tua recensione mi abbia dato qualche conferma! Ora mi metto in caccia…

    1. Per me è stata una sorpresa. Non me lo sarei mai aspettato.

  5. Pultroppo son davvero stufo di questi film, le piccole novità/buone intenzioni non bastano a sopportare un film già visto e rivisto e mettiamoci rivisto ancora.
    Survival…
    Riesco a scusarlo solo se ci son gli zombi! 😉

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