2005: Cry Wolf

cry_wolf_cry_wolf-824024342-large Regia – Jeff Wadlow

“You guys have no imagination. It’s like your playing checkers… And I’m playing chess.”

Per molti (anzi, per quasi tutti), il peggior adattamento in italiano del titolo di un film è il famigerato Se mi Lasci, ti Cancello. Non che abbiano torto, ma ce n’è uno in grado di superarlo, solo che è meno noto, trattandosi di un film dell’orrore praticamente sconosciuto, almeno qui in Italia. E infatti, mi domando come abbia fatto a vincere il sondaggio con una maggioranza schiacciante, quando io ero convinta che l’avrebbe spuntata, senza sforzarsi neanche troppo, il buon Rob Zombie.
Cry Wolf era un bellissimo titolo, che rendeva appieno le intenzioni del film senza rivelare troppo. Da noi hanno pensato bene di trasformarlo in Nickname: Enigmista. Ve lo metto persino in grassetto, così soffrite di più. Come ammazzare un film e vivere felici. Perché non c’è nessun enigmista in Cry Wolf, ma proprio zero, niente, nisba. E quei furboni dei nostri adattatori hanno pensato bene di cambiare persino le schermate delle conversazioni in chat, sostituendo il “Wolf” originale con un “Enigmist” che se li becco da qualche parte li faccio a fette con le mie stesse mani.
È che l’anno prima era uscito Saw e, voi capite, non si poteva perdere l’occasione di lucraci sopra in maniera truffaldina, portando l’ignaro spettatore completamente fuori strada.
Come se non fosse bastato il titolo di merda, anche l’adattamento dei dialoghi è da fucilazione alla schiena, con decine di battute al vetriolo modificate in maniera tale da renderle scialbe, incolore, il più inoffensive possibile, per cui un: “You jerked off to my yearbook photo” diventa, magicamente, “Mi hai rubato i pantaloni dalla lavanderia”. Quindi, stendiamo una pietosa pietra tombale sulla versione italiana del film, massacrato senza pietà, e se volete vederlo o rivederlo, procuratevi quella originale.

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Adattamento a parte, il problema principale di Cry Wolf è di essere uscito al momento sbagliato, quando stava nascendo il filone del torture porn, destinato a tenere banco per tre o quattro anni, e lo slasher era agonizzante. Assimilato ai teen horror che impazzavano sul finire degli anni ’90, quasi fosse uno degli ultimi esemplari di quella stagione, arrivato fuori tempo massimo, Cry Wolf è, al contrario, un film che anticipa, non so quanto consapevolmente, tutta una serie di temi  di cui oggi si fa un gran parlare. Vado a memoria, quindi correggetemi se sbaglio, ma credo sia il primo film (e comunque uno dei primi) a fare di una bufala che diventa virale il fulcro della narrazione.
È certo uno slasher (quasi senza vittime e senza sangue) che pesca a piene mani nell’ondata post-Scream, ma lo fa soprattutto per quanto riguarda lo stile, patinatissimo, la fotografia, arancione, e l’ambientazione, una scuola esclusiva per ragazzi molto ricchi. Insomma, l’adesione a quei codici è solo di superficie, mentre la vera anima del film è altrove, ovvero nel concetto di manipolazione e in quello di credulità. Come vedete, sarà anche un film esteticamente un po’ datato, ma è più attuale (e intelligente) di quanto si creda.

Comincia in maniera anche banale, Cry Wolf: una ragazza in fuga nel bosco, di notte. Un colpo di pistola mette fine alla sequenza e stacchiamo sulla facciata dell’istituto dove si svolgerà tutto il film. Lì facciamo la conoscenza dei due personaggi principali, Owen, l’ultimo arrivato e Dodger (la divina Lindy Booth), nome dickensiano per la ragazza più popolare della scuola. Dodger, con il suo gruppo di amici, organizza tutte le sere un gioco, il Cry Wolf del titolo, sintetizzato nella frase di lancio del film: “Evitare i sospetti, manipolare gli amici, eliminare i nemici”. Owen si lascia subito coinvolgere, facendo anche un figurone, ma Dodger è annoiata e quindi decide di espandere il gioco su una scala più ampia, prendendo come spunto proprio il recente omicidio della ragazza, quello a cui abbiamo assistito all’inizio.
Ed è qui che il film decolla, perché l’idea di Dodger e Owen, che si accoda entusiasta, è quella di creare ad arte un serial killer e di diffondere la notizia, ovviamente falsa, via mail a tutta la scuola.

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La complessa rete di menzogne, atta a sostenere la menzogna originaria, che i ragazzi imbastiscono, gli uni all’insaputa degli altri, diventa sempre più fitta, indistricabile. Non è possibile distinguere tra la realtà e la finzione, o meglio, gli effetti che la finzione ha sulla realtà sono tragici e molto concreti e conducono, per forza di cose, a un ulteriore incastro di bugie. C’è davvero un serial killer e la burla architettata da Dodger e compagni è servita ad attirare l’attenzione su di loro? Oppure non sta succedendo niente ed è soltanto un una burla dentro la burla? C’è una regia unica dietro a tutto questo, un grande burattinaio che si diverte a gestire i destini altrui, o è si tratta di una semplice concatenazione di coincidenze?
La risposta a queste domande arriva nell’ultima scena del film e no, per ovvi motivi, non ho intenzione di rivelarla. È un colpo di scena abbastanza imprevedibile, ma è soprattutto molto coerente e quindi regge una ricostruzione dei fatti a posteriori. Segno che Cry Wolf non si basa sul finale a sorpresa o a effetto, non è uno di quei film che vivono in virtù degli ultimi minuti e poi crollano. È un meccanismo narrativo più sottile, che ha molte più affinità (lo so, il paragone è irriverente, perdonatemi) con il thriller hitchcockiano che con lo slasher vero e proprio.

Lo sto sovrastimando? Oddio, forse sì, ma è una di quelle piccole perle che sono fiera di aver visto, per caso, in un passaggio televisivo su Sky di tanti anni fa. Sopratutto, sono contenta di non aver cambiato canale una volta letto il titolo italiano, di non averlo scambiato per una brutta imitazione di Saw in salsa adolescenziale, anche perché, a fare una brutta imitazione di una cosa già brutta di suo, bisogna davvero mettercisi d’impegno. Sicuramente non è un film facilmente catalogabile, il che è sempre un bene e non piacerà a chi si aspetta che vengano versati fiumi di sangue. Ma, se cercate una struttura a incastro gestita con gran classe e delle riflessioni, in largo anticipo sui tempi, sugli effetti deleteri della diffusione di informazioni sbagliate e sulla loro capacità, una volta diventate virali, di sovrapporsi ai fatti, fino a sostituirli del tutto, dategli un’occhiata.

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Avrei voluto finire il giro prima di capodanno, così da inaugurare il 2017 con un nuovo decennio, ma non ce l’ho fatta. Mi accontento, in ogni caso, di essere già arrivata al 1926, da dove ripartiamo con tre film muti: il Faust di Murnau, The Magician, di Rex Ingram e The Bells, di James Young.

13 commenti

  1. valeria · · Rispondi

    io a volte mi chiedo dove vadano a pescarli, quelli che adattano i dialoghi. sono ancora sconvolta da uno scambio di battute nel recente “the conjuring 2”: non si sa come, la frase “that’s why you locked yourself away for eight days?” é diventata “per questo ti sei chiusa in te stessa per 8 anni?”. cioé, roba da far drizzare i capelli. detto ciò, il film mi ispira moltissimo, non ne avevo mai sentito parlare e (manco a dirlo) recupererò la versione in lingua originale 😀

    1. Ecco, io The Conjuring 2 in originale ancora non l’ho rivisto e rimango basita.
      Sì, recupera assolutamente l’originale perché non è proponibile la versione italiana 🙂

  2. Sembra interessante, recupero
    Il mio voto per il Faust di Murnau

  3. Ha inventato le creepypasta o c’erano gia nel 2005?,la rossa Dodger superlativa,il prof e Bonjovi,e c’è anche il Padelicky di Supernatural non male più o meno al livello di Valentine piccoli film sottovalutati.
    A Buon Anno,se ti interessa c’è il mi post su Guerre Stellari

    1. Non credo che esistessero i creepypasta, all’epoca. Sono un’invenzione molto più recente.
      Ora vado a leggere!

      1. Giuseppe · · Rispondi

        In effetti dovettero passare almeno altri due annetti circa per la comparsa del primo creepypasta “ufficiale”, però si può dire che Cry Wolf ne avesse già le caratteristiche… riguardo a titolo e adattamento italiani non c’è altro da aggiungere: se solo ripenso, poi, a quanto m’aveva fregato -e allontanato dal film- per anni e anni quell’assurdo e cazzaro “Nickname: Enigmista” 😦
        Voto per The Magician.

        1. Aveva allontanato anche me, quel titolo, che chissà cosa ho creduto che fosse. Poi, per fortuna, esistono i pomeriggi in cui non si ha niente da fare e ci si dedica allo zapping compulsivo (oggi non più, ma dieci anni fa sì) e si inciampa in film del genere 🙂

  4. Io l’ho visto qualche mese fa e… indovina un po’? Non ricordo il canale ma l’hanno dato dopo Saw (inserire un numero a caso), giusto per non trarre in inganno nessuno. Titolo a parte, se non ricordo male, a causa della traduzione andavano persi anche tutti i riferimenti a cappuccetto rosso e al lupo del titolo.

    1. Ecco, lo immaginavo che continuassero con questa storia degli enigmisti che non esistono 😀
      Più che a Cappuccetto Rosso, il riferimento è con la storia del bambino che gridava al lupo.

      1. So che avevo notato questa cosa della discrepanza in una scena in cui la protagonista era vestita da Cappuccetto Rosso per una festa e una battuta era completamente priva di senso per aver cambiato il nome del killer in enigmista. Però non chiedermi di essere più preciso perchè non ricordo la battuta.

        A parte questo, sappi che se sei il mio guru in fatto di cinema, quando si parla di slasher ti trovo sempre un po’ troppo entusiasta. 😛

        1. Ah, sì, vero, al ballo di Halloween! 😀
          Giusto! Lì c’è un riferimento, perché lei ha un cappuccio rosso e il killer si chiama The Wolf.
          Sì, lo slasher è la mia grande passione, in effetti. Però questo film neanche è uno slasher vero e proprio, dopotutto.

  5. Me lo ricordo bene questo film. Mi piacque molto ma inizialmente non compresi il titolo in Italiano. Se si dovesse fare una classifica tra i titoli inglesi tradotti alla cavolo Cry Wolf sicuramente arriva tra i primi tre (il podio giustamente spetta a Se mi lasci, ti cancello… Tremo solo a pronunciare il nome).

    Per quanto riguarda la votazione… Faust di Murnau. Mi piace molto come regista e soprattutto mi piace l’espressionismo.

    1. Ma secondo me Cry Wolf è quasi peggio con quell’obbrobrio di Se mi lasci ti cancello, perché almeno lì c’era una, seppur lieve, attinenza alla trama, che voleva essere fatta passare per una commedia romantica.
      Qui hanno dovuto intervenire sull’adattamento dei dialoghi per incastrarci il titolo fatto a cazzo.

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