Abbandonate tutto ciò che state facendo e correte a vedere Channel Zero

charactorportrait-2-quotejpg-fe11e5_765w Creato da Nick Antosca (2016)

Mentre stavo lì a chiedermi se era il caso di timbrare, anche quest’anno, il cartellino con American Horror Story, e mi rispondevo che non ne valeva più di tanto la pena, un’amica su Facebook  mi consigliava di dare un’occhiata a una nuova serie horror, trasmessa sul canale SyFy, specializzato in prodotti di fantascienza, soprattutto, ma con sporadiche incursioni in territori contigui, per esempio, con Z Nation (certo che parleremo della terza stagione, ci mancherebbe). La serie in questione è, appunto, Channel Zero, un horror antologico ispirato ai creepypasta, genere letterario nato su internet e parzialmente assimilabile alle vecchie leggende metropolitane. Parzialmente, in questo caso, è la parola che va sottolineata, in quanto moltissimi creepypasta sono narrative autonome e originali, il più delle volte anonime.
Uno dei creepypasta più famosi e non facente parte della nutrita schiera dei raccontini anonimi, è Candle Cove, storia breve del fumettista Kris Straub, incentrata su una trasmissione televisiva per bambini, con protagoniste marionette vestite da pirati, andata in onda negli anni ’70. Straub imposta il suo racconto come se fosse una discussione su internet, in cui un utente chiede agli altri se riescono a ricordarsi di questa fantomatica Candle Cove. Il testo completo del creepypasta lo trovate qui.
Lo spunto, come avete letto, è tanto esile quanto affascinante. Su questa base, la serie tv di SyFy costruisce sei puntate serratissime, che vanno a comporre l’horror per il piccolo schermo migliore del 2016.

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Mike Painter è uno psicologo infantile che, dopo un crollo nervoso, torna nella sua città natale, da cui si è allontanato ancora bambino, dopo gli omicidi di cinque suoi coetanei, tra cui suo fratello gemello Eddie. Mentre tutti gli altri sono stati ritrovati, appesi a un albero e con i denti strappati via, Eddie è semplicemente scomparso e si presume soltanto che sia stata l’ultima vittima di quella serie di delitti mai risolti.
L’anno della morte di tutti quei bambini, il 1988, coincide con la messa in onda della trasmissione Candle Cove, di cui gli amici d’infanzia di Mike ed Eddie, ora diventati adulti, hanno un ricordo vago e confuso, legato anche a degli orribili incubi, relativi soprattutto al personaggio dello Strappa Pelle, il cattivo della serie.
Proprio con il ritorno di Mike in città, il programma sembra andare in onda di nuovo ed esercitare uno strano fascino sui bambini che lo seguono. Il problema è che gli adulti riescono a vedere solo statica.

Ancora gli anni ’80, eletti ad ambientazione privilegiata per gli horror sul passaggio all’età adulta. Ma attenzione, perché qui sta la grande novità di Channel Zero rispetto a molti suoi colleghi: non c’è alcun velo nostalgico nel modo in cui l’infanzia, e quel decennio in particolare, vengono messi in scena. La vita di Eddie e Mike da bambini è un incubo fatto di sinistre apparizioni catodiche e bulli che dispensano ossa rotte e umiliazioni. Niente elogio dell’amicizia, niente sguardo malinconico sui primi amori. L’unica dimensione possibile, in Channel Zero, è il terrore, che aumenta quando Mike torna a casa, coinvolge altri bambini, miete altre vittime.
Altro fattore mancante è quello citazionista. Il che non significa che Channel Zero non abbia dei chiari riferimenti appartenenti all’immaginario horror di cui fa parte. Ci sono, spaziano dal solito IT a Poltergeist, passando per Serrador e Il Villaggio dei Dannati. Ma non sono dichiarate, non ci sono accenni alla cultura pop dell’epoca, non li fanno i personaggi, non se ne fa menzione attraverso tv, cinema, costumi o altri oggetti di scena. Channel Zero è come un limbo atemporale e il fatto che sia, in parte, ambientato nel 1988 pare del tutto accidentale.

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E in realtà, questo approccio privo dell’elemento nostalgico è giustificato da un punto di vista narrativo: i creepypasta sono il folclore dei nostri tempi, raccontini diffusi in rete che aspirano a diventare leggende. Molti di essi già lo sono e, anzi hanno avuto influenze persino sulla vita quotidiana, sono entrati nei fatti di cronaca, hanno sostituito, in un certo senso, la tradizione orale attraverso cui le storie narrate davanti ai falò nei campeggi venivano tramandate. Una serie televisiva tratta da essi deve aspirare alla mitopoiesi e quindi deve evitare, a tutti i costi, di apparire troppo derivativa. Soprattutto, deve mantenere quel nucleo di orrore primordiale che rende molti creepypasta (non tutti, ovviamente) così efficaci. Non si può permettere di essere dispersiva o di ammiccare al pubblico. Per farla il più breve possibile, ti deve spaventare e deve picchiare duro. Channel Zero fa egregiamente entrambe le cose, è horror puro, horror e basta, niente altro che horror.

Una concezione di horror che non si trova in altri prodotti per la tv che si fregiano di questo marchio: non è un festino splatter eccessivo come American Horror Story, non è una commedia slapstick al gusto di frattaglie come quell’altro capolavoro di Ash vs Evil Dead e non è un dramma o uno studio di personaggi con qualche elemento perturbante messo lì tanto per fare volume. Channel Zero è una serie dell’orrore, un racconto soprannaturale con il solo obiettivo di farvi drizzare i capelli in testa, di farvi lasciare una luce accesa quando andate a dormire, di farvi guardare alle spalle in un vicolo buio. Una serie nata e strutturata per far paura. Non spaventi meccanici (non ci sono jump scares, per esempio), ma paura vera, quella cosa sottile che ci spoglia delle nostre certezze, lasciandoci in un angolo a tremare, consci della presenza di qualcosa di più grande di noi, più cattivo di noi e che è lì per compiere il male.

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Pur rivendicando con orgoglio la sua natura di racconto dell’orrore, Channel Zero non è una serie che va vista a cuor leggero, pensando di trovarsi di fronte al classico prodotto di intrattenimento. Ricordate cosa dicevamo, solo pochi giorni fa, a proposito del perché io ami così tanto questo genere di solito bistrattato dalle persone perbene? Ecco, senza rifare tutto il discorso da capo, che era ingarbugliato e anche un po’ noioso, Channel Zero rappresenta l’esatta tipologia di horror che riesce a smuovere le mie corde emotive senza tradire se stessa e senza essere mai ricattatoria. È una storia tragica e durissima, quella creata da Nick Antosca. Proprio perché mancante del fattore nostalgia, è in grado di rendere quasi fisicamente percepibile il dolore che avvolge ogni personaggio, di approfondire dei rapporti complessi, come quello tra una madre e un figlio che non si vedono da anni e tentano di ricucire una lacerazione che ha lasciato segnati entrambi, o tra due gemelli che sono stati costretti a costruire un mondo tutto loro, perché al di fuori di esso non c’era nulla per cui valesse la pena vivere. Channel Zero affronta il lutto, la perdita, la sconfitta, il terrore esistenziale di rimanere soli e lascia davvero poche speranze, se non quella di aver fatto la cosa giusta, pur pagandone un prezzo altissimo.
C’è una raffinatezza di scrittura, in questa serie, che stupisce a ogni svolta narrativa. Sembra sempre che Channel Zero vada a rifugiarsi in un qualche territorio familiare e rassicurante e poi sterza all’improvviso e trascina lo spettatore nel buio, dove non c’è scampo per nessuno, dove anche il più piccolo barlume si spegne in un grido.

Il comparto tecnico è ottimo, molto originale anche quello, con una galleria di creature in grado di popolare i vostri incubi da qui all’eternità e delle scelte di illuminazione e montaggio anche piuttosto ardite, in controtendenza sia con i colori brillanti e patinati di altre serie horror, sia con la frenesia di tagli della durata di pochi fotogrammi che contraddistingue la tv più commerciale.
Splendidi tutti gli attori, con una menzione speciale per Fiona Shaw, interpretazione migliore del cast e personaggio indimenticabile.
Tra i produttori figurano due personaggi come Don Mancini e Max Landis, il che spiega molte cose.
È già in lavorazione una seconda stagione, prevista per l’autunno dell’anno prossimo. Il creepypasta a cui si ispira è NoEnd House, uno dei più inquietanti e con una struttura più articolata rispetto a Candle Crove. Noi siamo qui che aspettiamo con la bava alla bocca.

19 commenti

  1. Come ho scritto su FB, sono davvero contenta che ti sia piaciuta: mi manca ancora l’ultimo episodio ma fin dal primo Channel Zero mi ha fatto drizzare i capelli.

    Superficialmente, la cosa che ho adorato di più è il modo in cui hanno riproposto un programma per bambini catturandone alla perfezione sia l’aspetto infantile che quello inquietante (mi ha ricordato una serie intravista da bambina, di esploratori in un’isola di persone di colore dipinte a mo’ di scheletro… più che divertirmi a me metteva paura, altro che!) tipico di alcuni prodotti di quegli anni. Da lì, poi, parte la condivisione con tutto quello che hai scritto, con il quale sono d’accordo al 100%. L’unica cosa che non ho apprezzato, a livello strutturale, è la scelta di realizzare ogni episodio come una sequenza ininterrotta di scenette da un paio di minuti, cosa che secondo me spezzava parecchio l’azione e la rendeva meno fluida, e anche l’attore principale, che ho trovato poco carismatico.

    Per il resto, tanta roba e speriamo che l’esperimento Creepy Pasta continui!!

    1. Il programma Candle Cove è terrificante ed è vero che ricorda alcune cose orribili che guardavamo da piccoli e che venivano tranquillamente passate in televisione. Traumi infantili come se non ci fosse un domani😀

  2. Stai sicura che la vedrò, il problema è che fin quando non arriva in Italia e in italiano devo aspettare😉

    1. Però lo trovi facilmente con degli ottimi sottotitoli amatoriali in italiano!

      1. Si lo so ma siccome al momento sto cercando di recuperare altre serie entro la fine dell’anno credo che per il momento passo, a gennaio si vedrà😉

  3. Cavolo adoro i Creepypasta e in particolare quello che è stato tra i primi che ho letto. Mi fiondo a guardare la serie🙂

  4. Fra Moretta · · Rispondi

    Avevo molto aspettative per questa serie che grazie a Dio sono state mantenute. Personalmente Channel Zero è la prima serie televisiva Horror degli ultimi anni che è riuscita realmente a prendermi come non capitava da tempo. Essendo poi piuttosto stufo di una certa rappresentazione nostalgica degli anni 80 e con il citazionismo che (sempre personalmente) ha rotto le scatole ho particolarmente apprezzato le atmosfere crude e dolenti di questa serie.

    1. Infatti la cosa che salta subito agli occhi è che si tratta di una serie durissima. Non ci sono momenti distensivi, per esempio. È un continuo picchiare forte.

  5. Be’, ho visto solo il pilota e mi ha già rapito. Come sempre, grazie. (Z Nation 3 invece, boh, mi pare si stia inutilmente complicando, come una serie “adulta”, il beato cazzeggio delle prime due stagioni non lo ritrovo più).

    1. È diventata un po’ più seria, Z Nation, vero. Ma io apprezzo comunque questa svolta, anche perché era nell’aria già nella scorsa stagione. Rimane comunque una follia continua. Sono però molto, ma molto indietro.

  6. Che dire… un buon piatto di creepypasta non si può rifiutare, specialmente quando è davvero al DENTE (in tutti i sensi) come piace a noi!😉

    1. Ah, se penso al mostro fatto di denti, non dormo stanotte😀

  7. Innamorato a prescindere sorellina

    1. Guardala, se riesci, perché merita tantissimi❤

      1. La cerco subito!

  8. Fantastica, l’ho dovuta centellinare perché a guardarla la sera davvero mi metteva in uno stato ansiogeno. E’ tra i generi di orrore che preferisco, silenzioso, pacato, quotidiano, dove anche la violenza non ha rappresentazioni esaltate o eccessive ma arriva e passa come fosse (e ahimé lo è) naturale. In questo ho trovato ottimi anche tutti i personaggi, quotidiani, persone davvero normali, realistiche. Che bella scoperta, grazie Lucy della dritta🙂

    1. Sono davvero felice che ti sia piaciuto. Ora aspettiamo la seconda stagione e speriamo che si mantengano sulla stessa traccia di orrore quotidiano. Non ho voluto fare spoiler, nella recensione, ma credo che l’ultimissima inquadratura dell’ultima puntata sia di una potenza che atterrisce.

  9. Posso permettermi di dire che ne ho viste le prime due puntate e non l’ho trovato affatto ansiogeno? Interessante, certo. Finalmente non citazionista (ottimo!) e di certo per niente “facile”, in questo approvo in toto il tuo – come sempre illuminante – giudizio, ma ho ugualmente qualche perplessità. Prima di tutto riguardo al protagonista, che gira paciosamente in mezzo all’apocalisse come se nulla avesse, in fondo, importanza. O peggio: come se il suo personaggio non avesse tempo da perdere a lottare, perchè tanto “sa” da principio che le cose andranno come lui vuole che vada.
    SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER

    Arriva la polizia a casa? Beh, poco importa, tanto sa che nonostante ci sia molto di sospetto nel suo comportamento verrà subito rilasciato e potrà continuare a perseguire i suoi piani senza che gli altri gli facciano nulla più di qualche domanda. Nessuno gli crede? Poco importa, non ha bisogno di dimostrare altro, tanto sa che basterà un minimo evento fuori luogo perché i personaggi “giusti” credano automaticamente in lui o gli diano quantomeno lo spazio e il tempo giusti per continuare a fare quel che vuole. Sua figlia lontana evoca profezie di morte? Ops, accidenti, passiamo oltre.
    E poi eccolo a confessarsi a sua madre, dicendole una cosa assolutamente ORRIBILE senza il minimo dubbio, ripensamento, sentimento. “Ah, mamma, devo dirti una cosa in effetti, una cosa che non ti ho detto per 20 anni, ma che ora devo dirti perchè è il momento assolutamente giusto (da copione?)”.
    Quindi sono molto insicuro riguardo questo protagonista. Forse è poco carismatico (l’attore)? Forse è solo stordito (il personaggio) e vuoto, incapace di provare alcunché, e il suo stordimento è voluto dalla sceneggiatura? Ancora non l’ho capito, ma spero di farlo più avanti. Così come spero che il cartone animato di Candle Cove sia davvero un elemento essenziale e non semplicemente un’idea simpatica sopra e intorno alla quale è stata innestata un’idea che con esso c’entra poco o nulla.
    Un saluto!

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