The Monster

the-monster-2016-poster Regia – Bryan Bertino (2016)

Io, con l’horror, sono come il chitarrista protagonista di Almost Famous con la musica: quando alla fine del film viene intervistato, alla domanda: “Cosa ti piace della musica?”, lui risponde: “Tanto per cominciare, tutto”.
Ecco, io ragiono uguale. Dell’horror, tanto per cominciare, mi piace tutto. Non ho particolari predilezioni per dei sotto generi specifici, non mi disturba la ripetizione dei cliché, se ben usati, né mi suscita alcun fastidio il fatto che gli scheletri delle trame dei vari film, da più di un secolo a questa parte, divise in grandi macro-categorie, finiscano per somigliarsi tra loro. Non mi importa nulla, ma proprio nulla, dell’originalità e non ho alcun interesse per fare a gara a chi ce l’ha più indie. Perché, ripeto, dell’horror mi piace tutto. Questo non significa non essere selettivi. Al contrario, la selezione viene fatta sui singoli film, affrontati tentando di tenere da parte i pregiudizi, siano essi negativi o positivi.
C’è però un aspetto dell’horror che apprezzo particolarmente, ed è poi uno dei motivi fondanti il mio amore per il genere: l’horror, quando riesce a mostrare il suo volto più umano, è imbattibile nello stabilire un legame tra personaggi e pubblico. Certo, tutto sta a non scrivere e poi mettere in scena i protagonisti come se fossero carne soltanto carne da macello. E anche lì, quando è una scelta voluta e coerente ci può pure stare. Ma se il tuo obiettivo, come regista e sceneggiatore, è quello di coinvolgermi, allora sei obbligato a provare a instaurare quel legame così potente e viscerale tra me che sto seduta in tutta tranquillità sulla poltrona e un tizio sconosciuto sullo schermo, che rischia di essere sbranato da un mostro, affettato da un maniaco armato di machete, smembrato da un’orda di zombie e via ammazzando.

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Dico queste cose perché l’horror è, tra tutti i generi, quello più predisposto a tirare fuori il lato peggiore di noi. E lo ha fatto spesso, lo farà ancora, in un certo senso, fa parte del suo mestiere. Ma succede, a volte, che un film dell’orrore racconti delle vicende così umane e reali da rendere tutto ciò che accade ancora più spaventoso. Ci sono delle volte in cui un horror ha un valore emotivo che trascende lo spettacolo di gente che muore male, senza però dimenticarsi di dover offrire anche questo tipo di spettacolo. Ci sono alcuni horror che sembrano stati girati avendo in mente me e il mio modo di concepire questo genere troppo spesso relegato a esibizioni di bassa macelleria o umana idiozia. Ci sono film come The Monster, di Bryan Bertino, a cui diamo un caloroso bentornato, dimenticando la brutta parentesi di Mockingbird e nella speranza che non ci faccia aspettare altri otto anni per vedere un suo nuovo film.

Come è facile evincere dal titolo, The Monster è un film di mostri o, come dicono quelli bravi, un creature feature e vede due soli personaggi (madre e figlia) bloccati su una strada in mezzo ai boschi e assediate da uno strano essere, pericoloso e famelico.
Tutto qui?
In parte sì. Non “succede” poi molto in The Monster, anche perché dura 91 minuti titoli di coda compresi. La forza del film sta tutta nel rapporto tra le due protagoniste, e nel modo in cui la presenza estranea (il mostro del titolo) arriva a scombinare le carte, insinuandosi in una situazione di partenza già molto tesa e portandola al parossismo. Perché, con un uso molto intelligente dei flashback, Bertino ci fa capire quanto quel rapporto tra madre e figlia sia lacerato, quasi sul punto di finire lì per sempre (la bambina sta per andare a vivere con il padre e ha tutta l’intenzione di non voler tornare indietro), sottoposto a una continua opera di logoramento dall’attitudine tutt’altro che materna di Kathy (Zoe Kazan), incapace di badare a se stessa, figuriamoci a una ragazzina.

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E infatti, vediamo le due scambiarsi vaffanculo e dichiarazioni di odio reciproco e, ve lo assicuro, sono scene più dure da sopportare rispetto a centinaia di smembramenti: Bertino le filma in maniera impietosa, non risparmiandoci nulla, né la feroce disperazione di Kathy né il terrore e la rabbia di sua figlia Lizzy. Non c’è nessuna violenza di tipo fisico, sia chiaro, solo un’inadeguatezza e un’impotenza che lasciano ferite profonde.
E poi, lungo una strada buia circondata da alberi, dopo un incidente, sotto la pioggia, arriva il mostro e Kathy deve, forse per la prima volta in tutta la sua vita, comportarsi da persona adulta e da madre.
Non si tratta di riconciliazione, quella è difficile, forse addirittura impossibile. Si tratta di proteggere, fino alle conseguenze più estreme una persona che ha bisogno di essere protetta, di dimostrare, di fronte a un evento inesplicabile (cos’è quella creatura? Da dove viene? Tutte domande che rimangono senza risposta), quell’amore che ti è sempre stato chiesto e che tu non sei mai stata capace di dare.

Ma voi vi sarete anche rotti le scatole di sentirmi sproloquiare del dramma tra madre e figlia e vorrete sapere del mostro. Vi tranquillizzo: il mostro si vede poco, ma è bellissimo, realizzato dal vero, con l’interazione di stunt in costume e animatroni. Gli interventi in computer grafica sono limitatissimi e mirati, quasi invisibili. Il resto, è tutto fisicamente presente sul set, che doveva essere, tra le altre cose, in condizioni proibitive, dato che il film è girato sempre al buio e sempre sotto il diluvio.
La tensione è gestita alla grande dal buon Bertino, in alcuni momenti, tipo il primo attacco della creatura, diventa estenuante, insostenibile, tirata per diversi minuti, prima che l’essere zannuto si manifesti. O meglio, si manifestino i suoi effetti su un povero agente del soccorso stradale. Già, perché vedremo il mostro in campo, in tutto il suo splendore, solo dopo un’ora circa di montato. Gran parte del film si gioca sull’attesa, seguendo la lezione spielberghiana impartita ai tempi di Jaws. E c’è tanto Spielberg, in The Monster. Non solo Lo Squalo, ma anche Jurassic Park, da cui viene presa di peso la celeberrima sequenza della capretta, ma rielaborata in maniera molto più truce.
Altre influenze evidenti sono quelle ovvie da Cujo (la situazione è quasi identica, con il mostro al posto del San Bernardo) e quelle, meno scontate, da Aliens. Eppure non si tratta di un film derivativo. The Monster ha il respiro di un classico.

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Ma ha dei difetti questo film o ci stai prendendo per il culo?
Ce li ha, purtroppo: a una prima parte micidiale non corrisponde una seconda parte all’altezza. Quando si va a scontrare con le scene d’azione pura e semplice, Bertino si perde e diventa confuso, abusa della macchina a mano, sostituisce la tensione con il fracasso. Temo si tratti di un prezzo da pagare per ogni monster movie, specialmente se a basso budget: quello che si è suggerito con enorme eleganza va, a un certo punto, mostrato ed è lì che si scoprono le magagne, oltre al fatto che non tutti sono Steven Spielberg.
Ma va bene lo stesso. Il film si riscatta con un finale di grande impatto, anche quello, girato tutto dal vero, con un gusto per l’artigianato che è sempre un valore aggiunto in un horror.
Scende la lacrimuccia, cala il sipario e si ringrazia Bertino per averci spaventato, emozionato, fatto stare in pena per due personaggi così ben scritti da uscire dallo schermo e trascinarti in mezzo al fango insieme a loro.
È davanti a horror di questo tipo che mi torna la passione come quando avevo sedici anni, è davanti a horror di questo tipo che mi sento orgogliosa di amare così tanto il mio genere preferito.

19 commenti

  1. Avevo scoperto il trailer sul tubo è mi aveva ben disposto. Contento che l’istinto stavolta non mi ha ingannato, sorellina

    1. Sì, dal trailer si capiva che sarebbe stato un buon film, c’era subito una bella atmosfera.

  2. Babadook, Under the shadow, questo The Monster… la figura della madre continua ad essere analizzata a fondo dall’horror
    p.s. complimenti per il blog, anche quando non sono d’accordo ammiro la competenza e la passione che ci metti

    1. Sì, è vero. E sempre da prospettive molto interessanti, che non hanno niente da invidiare al cinema cosiddetto “impegnato”.
      Grazie. E comunque, non essere sempre d’accordo è un bene🙂

      1. E’ che l’horror (e il discorso si può allargare al fantastico in generale, ovviamente) permette al riguardo una capacità di analisi non ostacolata dai limiti che angustiano il cinema autodefinitosi “impegnato” -tendente a fottersene dei generi e della vitale varietà che rappresentano- e di conseguenza riesce ad aver molte cose da dire, magari riuscendo pure a dirle -bene- come si deve.
        Fra le altre cose, oltre alle ascendenze spielberghiane, The Monster mi dà l’impressione di mutuare qualcosina anche dal bellissimo The Host…

        1. The Host era più corale e apocalittico. Questa è davvero un storia minima e molto intima. Alla fine, ci sono solo due personaggi, gli altri che appaiono sono comparse o poco più. Però con The Host ha di sicuro in comune quel lato umano di cui parlavo all’inizio del post.

          1. Giuseppe · ·

            Sì, era proprio quella la mia impressione…

  3. Devo assolutamente vederlo, accidenti. Complimenti (scontati) sulla recensione!

  4. Un’altra piccola perla! Che anno meraviglioso per l’horror 😍 devo vederlo assolutamente. E complimenti, come sempre ottime recensioni 😉

    1. Sì, diciamo che sono due o tre anni meravigliosi di fila e non può che migliorare😉

  5. Molto molto bello. Soddisfa il mio amore per i film tesi e silenziosi, per il dramma è pure per i mostri. Anch’io ho apprezzato di meno la parte finale soprattutto per certe scelte che mi hanno convinto poco (se il mostro odia o teme la luce perché entra nella autoambulanza completamente illuminata? E curiosità scientifica, ma di cosa sarà fatto per prendere fuoco in quel modo, dopo essere stato sotto il diluvio?). Ma il rapporto tra le due, con quei flashback messi proprio al momento giusto, mi ha permesso di sentire il dolore della storia, ben oltre l’orrore della creatura, qualcosa che mi rimane dentro per un bel po’dopo aver spento la tv.

    1. Esatto. La seconda parte è più debole perché ci sono un paio di incongruenze sparse e danno fastidio, dopo la perfezione della prima ora. Ma va bene lo stesso. Ed è proprio la disposizione dei flashback a essere una meraviglia, perché arrivano quando ti aspetti il jump scare, spezzano il ritmo narrativo, vanno proprio a frustrare le tue aspettative.
      Davvero bello.

  6. Bellissimo articolo. La spiegazione del perché ti piace l’horror mi ha colpito molto. E ho adorato il modo in cui hai descritto questo film. Lo devo recuperare assolutamente.

    1. Ti ringrazio e spero che il film ti piaccia🙂

  7. Visione del giorno! Ti farò sapere😉

    1. Aspetto il tuo parere🙂

  8. […] è qui che, come ci ricorda la nostra amica Lucia Patrizi, interviene il segno lasciato dai maestri. Maestri come Spielberg, che hanno saputo costruire il […]

  9. Ah! Verissimo “l’horror è, tra tutti i generi, quello più predisposto a tirare fuori il lato peggiore di noi” ma anche il western, in particolare se si parla di Westworld. Concordo anche sul fatto che la forza del film risieda nelle due protagoniste ma purtroppo non concordo sul resto. Ho cercato di scriverlo anche nel mio davvero inutile blog: The Monster è una occasione mancata. Una occasione mancata in un modo molto intenso. Idea di base piccola ma funzionale ove il tocco in più sono proprio loro due, madre e figlia. Ove il tocco in più sono quei flashback dai quali si potrebbe creare un film a parte. Purtroppo però Bertino fa un gran casino, con tutto. Il film non mi ha coinvolto, non mi ha fatto sobbalzare, non mi ha fatto riflettere, non mi ha spaventato. Il buon Bertino ha preso una sequenza di Jurassic Park e l’ha gonfiata all’inverosimile. E su questo ha costruito il suo film senza concentrarsi invece sull’enorme potenziale che aveva davanti. L’idea c’è, si sente che potrebbe funzionare. Ma il film la sfrutta malamente. “Sostituisce la tensione con il fracasso”, scrivi tu parlando della seconda parte Per me il medesimo discorso vale anche per la prima parte. Ove il fracasso è la poca attenzione per un soggetto che avrebbe meritato molta, molta, più cura.

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