I Dimenticati: Lucy, di Melanie Tem

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Questa, temo, la conosciamo solo io e qualche altro matto. Melanie Tem è forse la più dimenticata tra i dimenticati, almeno in Italia, dove, di circa una quindicina di romanzi e parecchie raccolte di racconti, è arrivato solo il suo esordio, Prodigal, adattato in Lucy in virtù del nome della protagonista, una ragazzina di dodici anni, attraverso il cui sguardo assistiamo all’intera vicenda. Non è una scelta del tutto sbagliata, ma è una semplificazione rudimentale di un romanzo molto complesso, a partire dal titolo.
Melanie Tem nasce Melanie Kubachko, nel 1949. La storia del suo cognome è interessante, perché non si tratta di uno pseudonimo, ma di un soprannome “congiunto” con il marito, anche lui scrittore (mai pubblicato qui da noi), Steve Rasnic. Insieme, dopo essersi sposati, hanno scelto di usare Tem per firmare le loro opere. Alcune le hanno scritte insieme, la maggior parte separatamente.
Tra tutti e due, hanno vinto una quantità impressionante di premi e hanno venduto una carrettata di libri. Sono autori stimati e riconosciuti un po’ ovunque. Ma qui da noi, nessuno li ha mai sentiti nominare, se si esclude, appunto, questo unico romanzo di Melanie (scomparsa nel 2015), uscito negli Stati Uniti nel 1991 e arrivato in Italia, con la Sperling, quattro anni dopo. In Italiano, potete trovarlo usato qui; in inglese, in cartaceo e in ebook, qui.

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Definire Prodigal un romanzo dell’orrore è riduttivo, non perché io abbia nulla contro i romanzi di horror puro (il prossimo mese ne affronteremo uno), ma perché, nonostante la storia ammicchi più volte al soprannaturale e lasci sempre qualche dubbio sulla presenza di figure non appartenenti a questo mondo, è soprattutto un viaggio nella mente di una ragazzina che sta crescendo. E la sua crescita avviene in un contesto a dir poco anomalo. Lucy è la terza di sette fratelli e ha vissuto un’infanzia abbastanza serena, con due genitori che si amano e amano i loro numerosi figli. Fino a quando il maggiore di loro, Ethan, non entra in modalità pecora nera, diventa tossicodipendente, scappa di casa e scompare nel nulla per mesi, per essere poi ritrovato cadavere dall’assistente sociale che si occupava del suo caso. Passa un anno, e una sorte simile capita alla secondogenita, Rhae: sparisce durante la notte dalla sua camera, non si sa se fuggita di sua volontà o rapita.
Lucy, convinta di essere la prossima, deve confrontarsi molto presto con la sua fragilità esistenziale e, soprattutto, con l’impotenza dei genitori, che comincia a sospettare siano incapaci di fornire l’adeguata protezione ai propri figli.

Diciamo subito che Prodigal è un romanzo lento. Il che non è un difetto, ma una impostazione precisa data dalla Tem alla sua storia. Comincia quando la tragedia di Ethan è già accaduta da un po’ e la famiglia si sta leccando le ferite e cercando di ripristinare una parvenza di normalità quotidiana. Il grosso scossone della scomparsa di Rhae fa precipitare le cose, ma sempre fino a un certo punto: ci sono i bambini piccoli che non possono capire a cui va concessa quel minimo di serenità per crescere, c’è la vita di tutti i giorni da portare avanti, nonostante il dolore e l’angoscia, ci sono le incombenze da svolgere, la scuola da frequentare E anzi, il ritmo, in una scelta che può apparire bislacca, ma non lo è affatto, rallenta ancora, perché si entra in un limbo fatto di attesa e rassegnazione, la cui vittima principale è proprio Lucy, la figlia più grande rimasta, l’unica che ha una precisa coscienza dell’inferno che stanno passando i suoi genitori.

Melanie e Steve

Lo abbiamo detto prima: siamo, per tutto il romanzo, nella mente di Lucy, che si trova in un momento cruciale del suo processo di crescita. Siamo, in un certo senso, all’interno del più classico coming of age horror, ma spogliato dalla patina nostalgica e dolce con cui di solito si raccontano le storie di preadolescenti alle prese con eventi più grandi di loro. Ci sono tanto rancore e tanta rabbia, in Lucy. Non c’è tempo e modo di fare poesia sul diventare adulti. L’ingresso di Lucy nell’età adulta è traumatico, doloroso, da un certo punto di vista, addirittura squallido. Assistiamo impotenti come lei al degrado della sua famiglia, allo sfacelo della sua casa, che appassiscono e muoiono proprio mentre lei dovrebbe fiorire. E non è neanche facile identificarsi con Lucy o provare simpatia nei suoi confronti, perché è un personaggio spigoloso, che non fa nulla per compiacere il lettore. Certo, è una ragazzina confusa e si trova in una situazione che spezzerebbe le ossa al novanta per cento di noi, ma la Tem non l’ha scritta per suscitare pietà. La Tem va molto a fondo, così a fondo che a volte si ha l’impressione di affacciarsi in un abisso, un paesaggio mentale popolato da mostri orribili e feroci.

Dan Simmons, non l’ultimo arrivato, ha paragonato la scrittura di Melanie Tem a quella di Shirley Jackson. Forse è un’affermazione leggermente iperbolica, ma è vero che l’esplorazione di un disagio che si fa sempre più opprimente e che viene affrontato in totale solitudine, nell’incomprensione degli altri e nel terrore di essere ignorati, è comune a entrambe le scrittrici. La paura di Lucy, la più grande, è che la scomparsa dei due fratelli diventi, per i suoi genitori, più importante della sua stessa vita, che sia l’unico collante della sua famiglia, il momento fondante della sua crescita.
Tutto, per Lucy, è un incomprensibile frastuono, un caos che la circonda e la schiaccia. E noi siamo partecipi di quel frastuono. Lo viviamo insieme a lei. Per questo, Prodigal è un romanzo che lascia molti punti oscuri, che confonde realtà, fantasia, desiderio e terrore, perché è tutto parte dell’incomprensibile flusso di sentimenti, pulsioni e slanci che passa attraverso Lucy e ci viene restituito con una precisione quasi chirurgica.
Prodigal va interpretato un po’ come volete. Può essere un thriller, una ghost story sui fantasmi della mente, infestata alla stregua di un vecchio castello pieno di stanze segrete, una vicenda tristissima su una giovane donna che arriva a scoprire se stessa nel modo peggiore. È comunque un’esperienza che vi consiglio di fare, se non altro per rendere giustizia a un’autrice che da noi ha ricevuto un trattamento scandaloso.

13 commenti

  1. Bello, me lo segno🙂

    il marito Steve Rasnic Tem aveva pubblicato un racconto breve – intitolato “Corpi e teste”, mi pare – nell’antologia “Il libro dei morti viventi” degli Squali Bompiani.
    In un’atmosfera generale improntata al gore estremo o alla parodia comica, lui spiccava proprio per lo stile freddo e straniante

    1. Sì, credo che di Rasnic Tem siano arrivati dalle nostre parti dei racconti brevi pubblicati in varie antologie, sempre roba d’epoca. Pure una di quelle andrebbe riesumata. Ci si trovavano delle vere perle.

  2. mai sentito nominare in effetti… ma immediatamente aggiunto in lista🙂 già solo per il riferimento alla jackson, che adoro, non posso perdermelo.

    piccolo OT: sono finalmente riuscita a vedere don’t breathe (mi rifiuto di usare il titolo italiano) e concordo in pieno con i tuoi pensieri: l’ho trovato davvero ben fatto e riesce perfettamente nel suo intento, ovvero creare tensione e intrattenere per tutta la durata. alvarez é decisamente da tenere d’occhio🙂

    1. Eh, lo so… sono ricordi lontani di un’adolescenza buttata in romanzacci dell’orrore, quando in libreria ne trovavi a pacchi, di romanzacci dell’orrore😀
      Contenta che Don’t Breathe ti sia piaciuto.

      1. Giuseppe · · Rispondi

        Belli i tempi di quelle librerie, lo sappiamo bene🙂
        Peccato non aver conosciuto la Tem ai tempi della sua unica e dimenticata pubblicazione italiana (e, di conseguenza, non averla conosciuta del tutto fino ad oggi), ma non me la farò sfuggire ancora, visto che ne parlano così bene due colleghi di degnissima fiducia: tu e Dan Simmons😉

  3. Quindi in Lucy il mistero legato alla morte del fratello e alla scomparsa della sorella non trova una soluzione?

    1. La trova. Non voglio fare spoiler, ma ovviamente la trova. Lascia altri punti oscuri.

  4. Purtroppo non conosco questo libro (così come l’autrice) ma quest’articolo mi ha convinto a prenderlo. E’ proprio quel genere di romanzi che piace a me.

    1. Non è conosciuta quasi per niente da noi, purtroppo..

  5. Ottima autrice di racconti.
    Una lacrima alla memoria della benemerita Sperling & Kupfer, che fece davvero tanto per l’orrore in Italiaprima di scomparire.

    1. La Sperling, la collana squali della Bompiani… Tutte sparite nel nulla, senza lasciare traccia.

  6. Fulci Forever · · Rispondi

    Bah, ho proprio trovato una copia tempo fa.😀

    1. Ottima cosa!

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