Phantasm: Ravager

poster_teaser_01 Regia – David Hartman (2016)

È stato con un misto di entusiasmo e diffidenza che ho iniziato a vedere il quinto capitolo della saga a cui Coscarelli ha dato vita nel 1979. Entusiasmo perché (devo anche spiegarvelo?) è dai tempi di Oblivion, e quindi da 18 anni, che aspettavo questo film. La morte di Angus Scrimm, avvenuta lo scorso gennaio, era avvenuta durante la lunghissima post produzione del film, a riprese ultimate quindi, che si sono svolte tra il 2012 e il 2013, ma comunque a lavorazione in corso. L’attore era molto anziano ed era ovvio che la sua partecipazione al film sarebbe stata limitata. Si trattava comunque, tuttavia, dell’ultima volta in cui avremmo potuto vederlo nei panni del personaggio che lo ha reso una delle icone più importanti dell’horror contemporaneo. Ed è qui che all’entusiasmo si sommava una fastidiosa diffidenza. Quanto avrebbe pesato il fattore nostalgia e, soprattutto, quanto ci avrebbero marciato gli autori del film? Autori, sì, perché è il primo sequel di Phantasm dove la regia non è di Coscarelli, qui nelle sole vesti di produttore e sceneggiatore. David Hartman, scelto per dirigere il film, è il responsabile delle (splendide, a dire il vero) sequenze animate di John Dies at the End, ma con il cinema vero e proprio non ha mai avuto poi molto a che spartire. A questo, aggiungete anche l’attesa infinita tra l’annuncio della fine delle riprese e l’uscita di Ravager: tre anni. Ora, a prescindere dai problemi economici che , in una produzione del genere, portata avanti a costi contenutissimi, sono endemici, cosa mai è accaduto di così terribile da tenere il film in naftalina tanto a lungo? Non si sa.
A un certo punto, quando JJ Abrams ha supervisionato di persona il restauro e l’edizione in 4K del capostipite della saga, si è tornati a parlare di Ravager, che è uscito, sia in sala (solo negli Stati Uniti), sia in VOD, praticamente a sorpresa. L’idea era quella di capitalizzare sulla nuova release di Phantasm e di accorpare i due film, così da spingere i fan a schiodare i culi da casa e andare al cinema.
E insomma, a me solo vedere il Tall Man, Reggie e Mike di nuovo insieme fa scendere la lacrimuccia per principio, ma gli auspici non erano proprio dei migliori.

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Cercherò di dividere questo post in due parti: quella scritta da una persona priva di senso critico e piena d’amore per una serie di film responsabili di aver scolpito il suo immaginario e quella scritta da una prospettiva critica distaccata. Solo così se ne esce vivi. Non per altro, il problema è che Phantasm: Ravager è così dentro la saga di Phantasm che chiunque non la conosca resterebbe disorientato, non capirebbe un accidenti del film e si annoierebbe anche. Ravager è un’opera pensata e realizzata a beneficio esclusivo degli appassionati del Tall Man e di tutto l’universo che a lui fa riferimento. Gli altri, mi dispiace, ne sono esclusi.

Detto ciò, cominciamo con la parte più difficile, ovvero tentare di imbastire un parere quanto più possibile obiettivo, affrontare con lucidità un qualcosa su cui non sono affatto lucida.
Prendiamo un bel respiro: Ravager è un film povero, anzi, davvero miserabile in alcuni aspetti. Quello degli vfx in primis, seguito a ruota da una recitazione approssimativa, che voi direte: “grazie al cazzo, Lucia, è dal ’79 che, con l’esclusione di Scrimm, Phantasm è interpretato quasi esclusivamente da non attori”. Sì, però forse Coscarelli riusciva a dirigerli. Qui vanno proprio a ruota libera e, se ai protagonisti si vuole bene per averli visti già tante volte, i comprimari sono improponibili. Il buon Reggie Bannister, che regge tutta la baracca ed è il vero motore narrativo ed emotivo della vicenda, ce la mette tutta e oramai ha il ruolo scolpito addosso, ma il livello generale rimane pur sempre amatoriale e, nel 2016, è una cosa che non ci si può più permettere.
Tutto il comparto tecnico supera a stento la sufficienza e la regia, comunque decente, di Hartman è lontana qualche migliaio di chilometri dall’estetica sfrenata di Coscarelli, potentissima anche con pochi mezzi.

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Eppure, tutte queste (gravi) mancanze, non pregiudicano la resa di un film realizzato (perdonatemi l’espressione trita) con tanto cuore. Certo, dovete avercelo al posto giusto anche voi spettatori, il cuore, per apprezzarlo. Dovete averlo lasciato nel 1979, a quando bastava il sussurro del Tall Man per tenervi svegli la notte. E qui la mia lucidità va a farsi benedire e inizio a parlarvi con un’altra voce, quella rotta dall’emozione perché, finalmente, ho avuto tutto ciò che desideravo: un ultimo film, triste e malinconico, che mette la parola fine alla saga. E lo fa nell’unico modo possibile, per quanto possa essere ritenuto involuto e sconclusionato. Lo fa abbattendo le barriere tra i mondi, tra le epoche storiche, tra sogno e realtà, gettando via qualunque pretesa di una narrazione lineare e regalando al pubblico un viaggio, l’ultimo, che procede a balzi e strappi attraverso tutti i film precedenti e riesce persino ad aggiungere qualcosa di nuovo.

Lo sapete meglio di me, se conoscete la mitologia di Phantasm: quanto mostrato sullo schermo non racconta una storia che procede dal punto A al punto B. Al contrario, va a strati, a livelli e sotto-livelli di realtà differenti; la coscienza dei personaggi umani è in uno stato di alterazione perenne e il mondo stesso è continuamente modificato dal Tall Man e dal suo potere. Il Tall Man, che non è soltanto distruttore di universi, ma anche creatore di essi. Si passa dal sonno alla veglia, da una dimensione all’altra, senza che ci sia soluzione di continuità. Questo disorienta, per forza di cose, ma orientarsi in Phantasm non serve. Al massimo ti fa impazzire. Quella che Reggie combatte dal 1979 è una guerra perduta in partenza, ma che va lo stesso combattuta, per la lealtà nei confronti dei suoi amici (e famiglia) perduti e per salvare quel poco che resta della dignità della specie umana.
In Ravager tutto questo è portato all’ennesima potenza. Non provate neanche a cominciarlo, se non avete visto i capitoli precedenti. Anzi, se si avesse il tempo, bisognerebbe guardare i cinque film uno dietro l’altro, e solo così si avrebbe (forse) un quadro complessivo.
Ora, se permettete, mi tocca SPOILERARE, quindi non proseguite la lettura o fatelo a vostro rischio e pericolo.

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Quello che molti critici hanno lamentato (andate su Imdb e vedete che il film è stato trattato maluccio, per usare un eufemismo), oltre alla scarsa coerenza logica e narrativa del film, è che la saga, nonostante gli autori sappiano che, per ovvi motivi, questo è l’ultimo capitolo e non ce ne potranno essere altri, non sembra non concludersi sul serio. Non c’è una resa dei conti vera e propria, un qualcosa che metta la parola fine, inequivocabile e tombale, sulla storia. In parole povere, secondo un gran numero di spettatori, Ravager non ha senso e non finisce.
Sul senso, mi dispiace, ma avete seguito per 37 anni la saga sbagliata. Se speravate che Ravager vi avrebbe spiegato i capitoli precedenti e avrebbe chiarito tutti i punti rimasti oscuri, mi domando come abbiate fatto a star dietro a Coscarelli fino a oggi. Non mi aspettavo spiegazioni o chiarimenti. Non fanno parte della natura del multiverso del Tall Man e, quanto a una conclusione netta e definitiva, come potete pretendere che una storia infinita si concluda? Una resa dei conti tra Reggie, Mike e il Tall Man, magari con la morte del mostro? Era questo che volevate?
No, Coscarelli ha scritto un film dove sta allo spettatore scegliersi il suo finale. Perché sono due, i finali del film, ed entrambi sono validi e possono coesistere in tutta tranquillità contemporaneamente: nel nostro mondo Phantasm finisce, Reggie muore, il Tall Man forse non è mai esistito ed è il frutto della demenza senile di cui il personaggio si ammala. Ma, in un altro mondo, la guerra tra Reggie, Mike, Jody e il Tall Man andrà avanti per sempre. Ed è un mondo esclusivamente cinematografico, quello dove la storia prosegue. Phantasm è figlio del cinema, dell’amore per il cinema e della capacità del cinema stesso di generare universi. È cominciato con un ragazzino che ha realizzato il suo film insieme a un gruppo di amici ed è finito con quello stesso ragazzino, ormai diventato adulto, che ha riunito quegli stessi amici, invecchiati (uno addirittura in fin di vita) e ha permesso loro di salutare chi li ha sempre seguiti.
C’è tanta, tantissima morte in Ravager, tante tristezza e malinconia e un senso di disfacimento e abbandono che spezza il cuore. Ed è giusto così, gli addii sono sempre tristi. Il grande regalo che Coscarelli ha fatto a tutti noi è però l’eternità del Tall Man, multiplo, infinito  e quindi invincibile. E delle sue nemesi, ancora lì a combatterlo.
Ma questa è un’altra storia, che non sarà mai raccontata.

8 commenti

  1. Giuseppe · · Rispondi

    Quei tre anni di attesa (davvero interminabile, e che cazzo) nascondono anche le motivazioni non economiche che hanno impedito a Ravager di superare l’amatorialità, e rimarranno un mistero al pari di questo epico e potentissimo Tall Man, mi sa… ma il cuore al posto giusto -so di avercelo anch’io- fa superare tutto questo riuscendo a farti affrontare anche il mistero del multiverso con tutte le sue realtà che si affiancano e, a volte, si sovrappongono. E chi non pensa con la “logica” del multiverso è pregato, davvero, di astenersi dalla visione😉

    1. eh già, questo film è solo per noi “Phans”, proprio una cosa di nicchia. Ed è ammirevole, perché non si è voluto “aggiornare” Phantasm a 2016, lo si è lasciato esattamente com’era nel ’79-

  2. Giuseppe · · Rispondi

    Com’è giusto che fosse. Proprio quel ’79 all’inizio di tutto nel quale, tra l’altro (e non a caso), si concludeva il precedente Oblivion… ma adesso devo chiederti scusa, perché evidentemente con l’età mi sto rincoglionendo: commento, commento e poi mi dimentico di farti i complimenti -da cuore di “Phan” a cuore di “Phan”- per quello che per me è il più bel post che si potrebbe mai dedicare a Ravager. In questa e nelle altre realtà😉

    1. Troppo buono🙂
      Diciamo che è un post scritto con tanto amore.

  3. Altra saga che non conosco per nulla😦 devo rimettermi in pari prima o poi.
    Non ti chiedo nemmeno se consigli tutti i primi quattro capitoli🙂

    1. Infatti li consiglio tutti e quattro in blocco, con maratona di Halloween che va a concludersi con il quinto😀

  4. Bellissima recensione Lucia, che mi trova d’accordo su tutto. Rivedrò a più riprese tutti i Phantasm, come faccio da una vita ormai.

    1. Grazie! La maratona dei Phantasm è tradizione buona e giusta.

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