Halloween Slasher Blog – The Prowler

b76abfb3565208f28be25f1c4dcb74dc Regia – Joseph Zito (1981)

È di nuovo ottobre, il mese di Halloween, unica nota positiva dello sfacelo autunnale. L’anno scorso, l’iniziativa di dedicare il blog allo slasher vi è piaciuta e quindi ho pensato di ripeterla: da qui al 31 ottobre, ogni mercoledì, Ilgiornodeglizombi parlerà di armi da taglio e gioventù affettata.
Cominciamo con il film che convinse la Paramount a far dirigere a Joseph Zito il quarto capitolo di Venerdì XIII, il più bello, secondo molti. Di sicuro il più ambizioso e costoso.
Zito, come regista, veniva dall’exploitation più becera e miserabile: aveva esordito nel 1975 con Abduction, che prendeva spunto dalla storia del rapimento di Patty Hearst e ne approfittava per mettere su un bel teatrino di nudità assortite. Nulla di particolarmente nuovo o scandaloso, per un B movie anni ’70. In seguito, Zito si era avvicinato ai territori dello slasher con il suo secondo film, Bloodrage (diretto sotto pseudonimo), dove un serial killer fa strage di prostitute. E già, in questa luridissima opera seconda, si comincia a notare quel gusto per il filmare omicidi di efferatezza estrema, ma con un occhio quasi hitchcockiano, come se Zito avesse studiato tutta la filmografia del maestro a memoria e poi l’avesse pucciata nel sangue, tenendo conto (è una puntualizzazione ovvia, ma sempre meglio essere precisi) dei mezzi espressivi infinitamente più limitati a sua disposizione.
Considerando che uno dei progenitori dello slasher è Psycho e che la famosa scena della doccia è stata ripresa più o meno in ogni slasher dagli anni ’80 in poi, non è poi delittuoso affermare che ogni regista cimentatosi, anche una sola volta in carriera, con lo slasher, abbia dovuto fare i conti con Hitchcock.
Nei due slasher veri e propri diretti da Zito, Hitchcock è la fonte di ispirazione per eccellenza. In The Prowler ancora più evidente e smaccata che nel quarto capitolo di Venerdì XIII, legato a una mitologia già esistente.

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L’ho già detto, ma lo ribadisco che non si sa mai: lo slasher può essere, per sommi capi, separato in due tronconi simili ma separati; il primo è quello più dozzinale, che fa capo a Jason e a tutti i campeggiatori nei guai; il secondo è un po’ più raffinato, con trame dotate di complessità maggiore e con antenati più nobili. The Prowler è uno slasher strambo e interessante perché sembra offrire una sintesi perfetta delle due tipologie. Da un lato, si concentra sull’offrire al pubblico pagante omicidi quanto più violenti e brutali possibile, dall’altro tenta di dare un senso estetico e cinematografico alla preparazione dei delitti e persino alle scene di raccordo, che di solito, in un qualunque slasher dozzinale sono girate con sciatteria e considerate un pegno da pagare per vedere il sangue. Zito, al contrario, semina dettagli importanti proprio in queste scene, fa recitare gli attori, usa l’alleggerimento comico quando necessario, sia per smorzare la tensione sia per distrarre lo spettatore e quindi colpirlo con ferocia superiore alla scena successiva.

La struttura di The Prowler è lineare e si attiene strettamente alla formula, anche se con qualche minuscolo tocco di classe, soprattutto nella costruzione della storia. Il prologo ci presenta il ritorno a casa dei reduci della seconda guerra mondiale, alternato alla stesura di una lettera, una Dear John letter, in gergo. Erano lettere in cui mogli e fidanzate rimaste a casa interrompevano le relazioni con gli uomini al fronte, a causa della lontananza, del tempo passato o di nuove storie d’amore. La lettera è firmata da una certa Rosemary.
Ci trasferiamo poi nella fittizia cittadina di Avalon Bay, dove è in corso un ballo scolastico di fine anno, contemporaneo alla celebrazione dei soldati rientrati a casa. Una coppietta si apparta e viene massacrata a colpi di forcone da un misterioso individuo vestito in uniforme da combattimento.
Trentacinque anni dopo, siamo ancora ad Avalon Bay e sempre alla fine dell’anno scolastico. Dopo quell’omicidio, di cui non si è mai scoperto il colpevole, le autorità cittadine hanno proibito qualunque tipo di festeggiamento alla fine della scuola. Ma al sindaco (anziano padre della vittima) è venuto un infarto e, da allora, vive da recluso in una sinistra magione isolata. Finalmente, anche Avalon Bay avrà il suo ballo.
Com’è logico, il killer torna a colpire.

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Come vedete, gli elementi standard dello slasher ci sono tutti: un passato oscuro, un torto subito che deve essere vendicato, un gruppo di giovinastri impegnati a divertirsi, ignari della presenza di uno spietato assassino. C’è la final girl di turno, Pam, personaggio meno scontato del solito e con delle risorse intellettive abbastanza spiccate (cosa destinata a tornare molto utile nel suo confronto finale con il killer). Soprattutto, c’è l’uomo nero, imprendibile e sovrumano, animato da furia cieca e forza erculea, quasi immortale, che non pronuncia mai una sola parola, neanche quando viene smascherato, mentre Pam continua, disperata, a chiedergli perché.
E ci sono, naturalmente, gli omicidi. Dalla loro, hanno una preparazione piuttosto lenta e climatica e una risoluzione brutale e sbrigativa. Memorabile è il primo, duplice delitto, con il ragazzo infilzato dalla testa alla gola e la ragazza pugnalata dal forcone sotto la doccia (sì, la citazione da Psycho è dichiarata e insistita, in ogni singola inquadratura). Gli effetti speciali, curati da Tom Savini, sono impressionanti e invecchiati benissimo, rappresentano uno dei tanti valori aggiunti a questo piccolo film, che spicca sui suoi colleghi proprio per l’impeccabile realizzazione tecnica.

Zito, infatti, pur non avendo chissà quale budget a disposizione, riesce a fare in modo che ogni singola scena abbia un qualche motivo di interesse: un’angolazione particolare, un piano sequenza invisibile, una scelta singolare di montaggio o di composizione del quadro o anche di fuoco. La sua regia non è mai piatta o dozzinale, si nota una ricercatezza che in analoghi prodotti (alcuni saranno anche analizzati nei prossimi giorni) è assente.
C’è una splendida scena di inseguimento tra la final girl e l’assassino, a metà film, ambientata nel dormitorio studentesco, dove Zito dimostra anche di saper brillare nell’azione pura. E, infatti, dopo le sue esperienze in campo horror, il regista finirà a dirigere quasi esclusivamente pellicole d’azione (di valore sempre più basso, bisogna ammetterlo), tra cui Rombo di Tuono.

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Credo che un film come The Prowler potrebbe essere apprezzato anche da chi non bazzica lo slasher con la frequenza con cui lo bazzico io. Certo, è necessario avere una certa sopportazione per la violenza, perché, vado a memoria, è uno degli slasher più violenti del ciclo produttivo dei primi anni ’80’. Violento, si badi, non è sinonimo di splatter, altrimenti si rischia di fare una certa confusione coi termini, ma anche di non capire bene cosa si sta guardando. In The Prowler è di sicuro presente un ammontare di gore superiore alla media del periodo, ma la violenza non è data dalla quantità cospicua di sangue finto sparsa da Savini, è data dalla totale oggettivazione delle vittime da parte del killer. Insetti da schiacciare e poco più. In questo, il soldato è parente stretto di Jason e Michael: con il primo condivide la furia e la forza fisica; con il secondo,  la mancanza totale di empatia. Non so se ci avete mai fatto caso, ma ciò che spesso distingue la final girl (o meglio, le final girl scritte con cognizione di causa) dai suoi amici morituri non è la verginità o la timidezza. Ciò che rende la final girl diversa dagli altri è che si tratta dell’unico personaggio davvero empatico del gruppo preso di mira dall’assassino di turno. E Pam non fa eccezione.

Per questo, per come il suo carattere è stato costruito gradualmente nel corso del film, il finale è uno shock non da poco. Una chiusura molto intelligente per uno slasher, perché riesce, da un lato, a dare al pubblico ciò che vuole (l’ultimo spavento), dall’altro frustra le sue aspettative, andando in controtendenza con le conclusioni classiche, che vogliono sempre l’assassino non essere morto sul serio. Invece Zito preferisce un tuffo allucinato nell’orrore puro, quasi sovrannaturale.
Spero di avervi convinto a dare un’occhiata a The Prowler. In Italiano credo si trovi con il titolo di Rosemary’s Killer. No, la colpa non è dei soliti titolisti malvagi. È uscito così in tutta Europa. Buona visione e buon ottobre a tutti.

6 commenti

  1. Venduto. Anzi, me ne dia due.

    1. Ne avrà ben quattro!

      1. Lo vedrò assolutamente!

  2. Ne avevo già sentito parlare bene, ora ne ho la conferma

  3. Fulci Forever · · Rispondi

    Ho letto giustappunto in questi giorni che a novembre esce il dvd italiano.

  4. Giuseppe · · Rispondi

    Il talento post-exploitation di Joseph Zito, purtroppo, ha potuto emergere sempre meno dopo la breve ma tosta fase horror (compreso il non ancora da me visto The Prowler)… che ci fosse altro al di là del suo gran fiuto per l’action dev’essere interessato a pochi, evidentemente😦

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