1945: Dead of Night

dead-of-night-1945-20183 Regia – Alberto Cavalcanti, Charles Crichton, Basil Dearden, Robert Hamer

“I have been here before, in my dreams. For some reason, I was given foreknowledge of the future. Why? I don’t know. I want to know! I must know!”

Ho saputo dell’esistenza di Dead of Night (uscito in Italia con il titolo di Incubi Notturni) grazie a un Almanacco della Paura di Dylan Dog, quello del 1998. Sono passati quasi vent’anni da allora, eppure è difficile dimenticare la curiosità che mi mise addosso la breve menzione di questo film all’interno di uno speciale dedicato alla Hammer. E voi vi chiederete cosa diamine abbia a che vedere un’opera del ’45 con una casa di produzione entrata nel pieno della sua attività una decina di anni dopo. Il punto è che il glorioso Almanacco le cose le spiegava per bene, essendo forse l’unica pubblicazione divulgativa in materia di horror e affini di facile reperibilità nel nostro paese all’epoca. E né la Hammer Films né la sua collega/rivale Amicus sarebbero mai esistite senza Dead of Night. Ma forse non sarebbero esistiti neanche parecchi episodi di Ai Confini della Realtà, nonché l’intera serie di Final Destination.
Di cinema inglese negli anni ’40 ne abbiamo già discusso in passato, proprio all’interno di questa stessa rubrica e quindi dovrebbe essere ormai un fatto assodato che l’horror britannico, ufficialmente, nasce proprio nel 1945, con questo film a episodi, prima pellicola prodotta in Inghilterra ad avere una chiarissima tematica soprannaturale e a non vergognarsi di voler spaventare lo spettatore.
I film dell’orrore erano stati addirittura banditi in Inghilterra durante la guerra e quindi fu un atto di coraggio, da parte della Ealing Studios, casa di produzione fino ad allora specializzata in commedie e drammi bellici, scegliere di finanziare questo piccolo horror, che appariva come una novità assoluta, e non solo per il pubblico e la critica britannici. Dead of Night aveva uno script poco convenzionale che, con la sua struttura episodica e circolare, rischiava seriamente di disorientare uno spettatore abituato a un altro tipo di narrazione.

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Un architetto si reca per il fine settimana in una casa che dovrebbe ristrutturare. Arrivato lì, si accorge di conoscere già i proprietari e le altre persone presenti, invitate come lui a trascorrere lì il weekend. Dice di averle sognate spesso, in un incubo ricorrente che finiva nella violenza e nel sangue. All’inizio nessuno gli crede, soprattutto uno psichiatra che si trova nella casa come ospite e che cerca di fornire una spiegazione scientifica e razionale ai suoi terrori. Ma, col passare delle ore, i dettagli del suo incubo cominciano a diventare sempre più simili alla realtà che tutti i personaggi stanno vivendo. Inoltre, ognuno di loro racconta di aver vissuto delle esperienze paranormali.
Come vedete, la narrazione è quella destinata a diventare classica dell’horror a episodi della Amicus: una cornice, un gruppo di persone che si trovano a condividere uno stesso spazio, e le loro storie personali che vanno a comporre la trama del film. Ma la situazione proposta (premonizioni, loop temporali, risvolti onirici e anti-realisti) ha molto a che spartire con tantissimo horror al di là da venire, un genere che, ricordiamolo, negli Stati Uniti doveva ancora uscire dall’impasse in cui erano bloccati i mostri Universal. Se si esclude l’esperienza unica della RKO di Lewton, l’horror americano non se la passava poi così bene. Le Old Dark House andavano ancora forte, ma gli studios stavano gradualmente abbandonando i film dell’orrore e i mostri classici erano ridotti a spartire la scena con Gianni e Pinotto, pur di portare la gente al cinema.

E non è un caso se sarebbe stata proprio l’Inghilterra, con Hammer e Amicus, a dominare la scena nel decennio successivo, mentre negli USA si viveva la straordinaria stagione della fantascienza anni ’50, spesso contigua all’horror, a dirla tutta. A partire proprio da Dead of Night, l’horror avrebbe soggiornato in Gran Bretagna e da lì non se ne sarebbe più andato.
Per questo motivo, soprattutto, Dead of Night è ricordato dagli appassionati di ogni dove. Ma, come accade spesso con questi cult che ormai cominciano ad avere un’età considerevole, lo hanno davvero visto in pochi. Io stessa sono riuscita a reperirlo soltanto un paio di anni fa. Da quel giorno lontano del 1998, il film di Cavalcanti e soci era stato un oscuro oggetto del desiderio e basta. Ed è pericoloso vedere un film tanto sospirato, e tanto nominato nelle varie storie del cinema horror lette e rilette, perché a volte porre le fondamenta per un qualcosa di importante non equivale a essere un buon film, ma solo un reperto storico.

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E invece, ha ragione Martin Scorsese quando afferma che Dead of Night è, ancora oggi, un film in grado di mettere paura, nonostante nel 2016 siamo abituati a ben altri spaventi. È un film fatto di piccoli tocchi crudeli e di sottigliezze, che a ogni visione racconta qualcosa di nuovo ed è sempre un passo avanti rispetto allo spettatore, impossibilitato a conoscere in anticipo le mosse della sceneggiatura. Un film pieno di ambiguità, dove la linea di demarcazione tra veglia e sonno, sanità e follia, realtà e fantasia non è mai tracciata con nettezza.
Ci possiamo fidare dei narratori che si avvicendano nel corso della storia? No, perché almeno uno di loro racconta dichiaratamente una bugia. Quanto conta la suggestione e quanto le varie esperienze dei personaggi sono vissute o soltanto immaginate, o ancora, abbellite per il gusto stesso del raccontare?
L’architetto è impazzito o ha davvero previsto il suo futuro?
Navighiamo nella nebbia dell’incertezza, guardando Dead of Night e non ci sarà nessuno, alla fine, a darci una spiegazione razionale di ciò che abbiamo visto. Non ci sarà la rivelazione che si tratta solo di una mascherata o di un trucco. I titoli di coda non arriveranno a darci alcun sollievo, anzi. Usciremo dal film ancora più inquieti di quando ci siamo entrati.

Dead of Night ha poi il grande pregio di spaventare a più livelli: quello immediato e un po’ superficiale dato dai fantasmi, dagli specchi maledetti e dalle altre creature misteriose che, con le loro apparizioni, scandiscono il ritmo del film. In questo senso, l’episodio più efficace è quello che vede protagonista il pupazzo di un ventriloquo, il papà di tutte le bambole del cinema horror da Magic in giù e di cui è debitore persino uno dei volumetti della serie Piccoli Brividi, per dire quanto è arrivata lontano l’influenza di Dead of Night.
Ma c’è anche un livello più profondo di orrore, ovvero l’angoscia esistenziale che scaturisce dall’essere in trappola, chiusi in un eterno ritorno da cui non ci può essere alcuna salvezza. La paura di non essere padroni delle nostre azioni, di non avere altra scelta se non quella di seguire, anche contro la nostra stessa volontà, un destino segnato.

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Anche se il film porta la firma di più registi, fu Cavalcanti a supervisionare l’intero progetto e a dirigere l’episodio del pupazzo, poi andato anche in onda in televisione da solo, estrapolato dal contesto.
La sceneggiatura è invece un incastro di tantissime suggestioni differenti. Tra le fonti di ispirazione accreditate c’è anche H.G. Wells, a cui è attribuita la storia originale su cui si basa l’unico momento in cui il film tira il fiato e si adagia sui ritmi della commedia: la vicenda di due golfisti rivali in amore e del suicidio di uno loro, che tornerà a perseguitare l’amico sopravvissuto. Nonostante la tematica sembri tragica, il segmento è un piccolo gioiello di umorismo surreale, nonché di crudeltà esemplare.
Degna di nota è anche la colonna sonora del  francese Geoges Auric, che era stato il compositore di Jean Cocteau e che avrebbe lavorato, in seguito, con Jack Clayton e Clouzot.
Una piccola curiosità: il regista inglese Christopher Smith, molto amato da queste parti, cita spesso tra le principali fonti di ispirazione del suo Triangle, Dead of Night. E, se guarderete questo film con attenzione, vedrete che le somiglianze sono moltissime.

Per il 1955 abbiamo tre film diversissimi tra loro: il primo è il film che ha fatto esplodere il fenomeno Hammer, The Quatermass Xperiment, di Val Guest; il secondo è un classico dei monster movie americani anni ’50, Il Mostro dei Mari, diretto da Robert Gordon; il terzo, invece, è un perfido noir in superficie, ma horror nel profondo, che porta il marchio di un genio, Henri-George Clouzot: I Diabolici. 

16 commenti

  1. valeria · · Rispondi

    questo non solo mi manca, ma vergognosamente non l’avevo neanche mai sentito nominare! devo assolutamente rimediare, sembra proprio una pietra miliare da non perdere 🙂

    1. Ma perché è un film davvero di un’altra epoca. Ed è poco noto rispetto all’influenza che effettivamente ha avuto.
      Lo trovi a pochissimo su Amazon e il dvd è pieno di interessanti contenuti speciali 🙂

      1. Giuseppe · · Rispondi

        E’ uscito anche da noi in dvd, ma gli extra sono decisamente ridotti all’osso -eufemismo- rispetto alla ricca edizione britannica…
        Lo vidi, comunque, lo vidi torrenteggiando ancora prima di sapere della sua esistenza in dvd ed effettivamente sì, Smith e Attenborough hanno più di un debito nei suoi inquietanti confronti 😉
        Per il resto, dove c’è Quatermass non può che esserci il mio voto!

        1. Sapevo che Quatermass avrebbe avuto il tuo voto 😉

  2. Non amo molto i film in BN e se poi sono horror italiani, beh… io passo.

    1. È inglese

      1. Peggio ancora. Non ho amato molto nemmeno La notte dei morti viventi di Romero in BN. Meglio il remake

  3. bella recensione 🙂
    Il mio voto va a Il Mostro dei mari

    1. Grazie 😉

  4. Sapevo della sua esistenza è della sua enorme influenza nel cinema… purtroppo non riesco a trovarlo da nessuna parte!

    1. C’è il dvd su Amazon a dieci euro. È un affarone. Mi pare ci sia anche il blu-ray, ma di sicuro avrà un costo superiore…

      1. Grazie della segnalazione.

  5. Scelta dura ma il fascino è la crudeltà dei diabolici l’ha avuta vinta.
    Mentre su Dead of night ho letto volentieri la recensione perché come osservavi in apertura è uno di quei titoli “iconici” che si citano quasi obbligatoriamente ma che in pochi possono dire di conoscere

    1. Sì, I Diabolici è davvero un film con un fascino irresistibile, anche se tra lui e Quatermass, suppongo che la scelta sia stata complicatissima 😀
      Dead of Night, fino a poco tempo fa, era quasi impossibile da reperire. Fortunatamente, adesso è tutto più facile e ce lo possiamo godere anche noi.

  6. Alberto · · Rispondi

    Ho saputo dell’esistenza di Dead of Night grazie al blog Il giorno degli zombi, nel 2016. Sono passati quasi due giorni da allora, ho visto il film e, diavolo, IGDZ aveva ragione ancora una volta.

    1. 😀
      Sono contenta di aver fatto le veci dell’Almanacco!
      Soprattutto, sono contenta che ti sia piaciuto.
      Quel finale me lo ricorderò finché campo.

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